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"Dai segni di vita!" è stato il tema del primo weekend GIM di Padova. P. Alessio ci accompagna nel capire come Gesù ha dato il suo primo segno e come ci chiama a fare altrettanto

È tempo di nozze (Gv 2, 1-12) - Catechesi di Padre Alessio Geraci per i giovani del GIM di Padova

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Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». 4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». 6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le anfore»; e le riempirono fino all'orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». 11Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. 12Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.  

 

Siamo a Cana, una cittadina galilea, a una quindicina di km da Nazaret, che nel Nuovo Testamento, solo Giovanni menziona, ed è qui che Gesù inaugura i suoi “segni” di vita.             A Cana quel giorno si respirava aria di festa per uno sposalizio. Possiamo immaginarci per un attimo lí: la musica, i balli, le luci, tanti invitati che vogliono condividere con gli sposi quell’allegria enorme.  Anche Gesù e sua madre Maria figurano tra gli invitati a queste nozze. Ma il Maestro non cammina mai da solo ed infatti nel primo capitolo di Giovanni abbiamo visto come attorno a Gesù cominciano a radunarsi i primi i discepoli, che diventano una vera e propria piccola comunità. Dove c’è il Maestro, ci saranno anche i suoi discepoli: come una vera famiglia. È il giorno più bello della vita di questi giovani sposi e come accade anche ai giorni nostri, ogni dettaglio viene curato fin nei minimi particolari, perchè tutto deve essere perfetto. Ed effettivamente tutto sembrava perfetto, peró succede qualcosa che potrebbe cambiare completamente lo scenario: viene a mancare il vino.  Ad essere necessaria per vivere sappiamo che è l’acqua, ma il vino rappresenta l’abbondanza della gioia e della festa e quindi per questo banchetto nuziale, ad essere necessario è proprio il vino.  Se in una festa di nozze viene a mancare il vino, infatti, i due sposi si ricoprono di vergogna perchè non sono stati capaci di organizzare bene la loro festa. Ricorderanno quel giorno come un giorno di vergogna e non di festa. E sarà un cattivo presagio per il loro futuro. Giovanni sottolinea che non é Gesú a rendersi conto che manca il vino, ma sua madre. Ed é bello che sia proprio lo sguardo materno di questa giovane donna ad accorgersi di questa mancanza e delle sue conseguenze per la festa e l’onorabilitá degli sposi.  Quanto abbiamo da imparare da Maria! Specialmente stare attenti ai sogni e ai bisogni degli altri e renderci disponibili per intervenire. In prima persona. Maria presenta a suo figlio queesta drammatica situazione, senza esigere niente ma solo aprendo il suo cuore di madre. È quello che fa ogni volta che la invochiamo per intercedere presso suo figlio: presenta a Gesù le nostre situazioni, i nostri dolori, i nostri dubbi, le nostre speranze, le nostre debolezze, le nostre dipendenze. Li presenta con fiduciosa speranza e con speranzosa fiducia. La risposta di Gesù, sembra spiazzare sua madre; “non è ancora giunta la mia ora”. Siamo di fronte ad una delle parole chiavi nel Vangelo di Giovanni; una parola, l’ora, che si riferisce al momento culminante della vita di Gesù: Passione, Morte, Risurrezione ed Ascensione. Ma Maria sembra tutt’altro che spiazzata: capisce infatti che Gesù ha compreso la situazione ed agirà di conseguenza. Per questo dice ai servi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Maria è donna di fede, ed in questa frase riecheggia la fede del popolo di Israele, quando sul monte Sinai, per rispondere alle esigenze dell’Alleanza, proclamò con solennità: «quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!    (Es 19,8).  Ma quella di Maria è una frase rivolta anche a noi oggi. Qualsiasi cosa ci dica Gesù, facciamola, perchè la sua, è una Parola degna di fede, è una Parola di vita, è una Parola che cerca solamente accoglienza per poter dare frutto. Perchè ascoltare la Parola non basta. Occorre ascoltare e mettere in pratica la Parola. C’è una certa insistenza da parte di Giovanni nell’annotare dettagliatamente alcuni particolari sulle giare: erano 6 (simbolo di imperfezione), erano di pietra e servivano per la purificazione dei Giudei.  Da un punto di vista simbolico, non è casuale quest’annotazione: serve infatti all’evangelista per contrapporre il mondo dei Giudei a quello di Gesù. Il mondo dei Giudei si colloca nell’ambito dell’Antica Alleanza, considerata come stabile ed immutabile: le pietre delle giare richiamano le pietre della Legge di Mosè; i riti di purificazione erano molto importanti a tal punto che Gesù criticherà duramente il ritualismo eccessivo dei farisei.                                                               

Gesù viene a portare a compimento l’antica Legge, viene a dare un senso nuovo a tutte le cose già dette o fatte, viene a dare vita nuova ed abbondante. Ed infatti ordina ai servi di riempire le giare d’acqua; i servi le riempirono fino all’orlo, e questo ci parla di abbondanza, di pienezza. Ed ecco il grande segno: l’acqua diventa vino di ottima qualità, il vino delle nozze messianiche.                                                                        

Nella tradizione biblica (Os 2,16-25; Is 62,5) le nozze infatti erano considerate il simbolo messianico dell’alleanza tra Dio (lo Sposo), e il suo popolo (sua sposa).  Gesù è lo Sposo del popolo di Dio, così come lo avevano annunziato i profeti e a Cana di Galilea inaugura la Nuova Alleanza, fondata sull’amore, che porterà a compimento nel mistero pasquale. Ogni anfora riempita di acqua conteneva 100 litri: 600 litri di vino rappresentano l’abbondanza della vita, della gioia, della festa.  Il segno che Gesù compie esprime esattamente ciò che questa parola rappresenta: manifestare qualcosa o qualcuno ad altri. Infatti, secondo il Dizionario italiano Treccani, una delle accezioni di segno è proprio “ qualsiasi fatto, manifestazione, fenomeno da cui si possono trarre indizi, deduzioni, conoscenze”. 

Attraverso questo primo segno, ci dice l’evangelista Giovanni, Gesù, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. La finalità di questo segno non è suscitare meraviglia ma di rivelare concretamente l’amore di Dio per ogni uomo ed ogni donna, di ogni latitudine geografica e di ogni tempo storico; un amore che è da accogliere e da condividere. Eravamo partiti da una situazione drammatica, la mancanza di vino in una festa di nozze; la situazione, alla fine del racconto evangelico, è totalmente ribaltata: dall’assenza si passa all’abbondanza. Molte volte nella nostra vita ci manca il vino della speranza, della felicità piena, della tenerezza, dell’amore.  Ci manca vita, perchè spesso sopravviviamo invece di vivere. Dio continua a chiamarci alla vita piena, in abbondanza, alla vita capace di essere un dono per gli altri.                                                                                                                                 Questo è considerato come il segno “principe”, il segno “programmatico” della prassi di Gesù, perchè ci rivela in maniera chiara ed univoca che la relazione tra l’uomo e Dio non è  di paura o sottomissione ma di festa nuziale, di gioiosa allegria È quindi un legame di amore eterno, abbondante di vita.v                                                                                 

È bello per noi poter vedere come Gesù comincia il suo ministero pubblico non nel deserto, non nel tempio, ma condividendo l’allegria di una festa di nozze.                    Gesù viene a donarci una comprensione nuova su Dio: è il Dio della gioia, della festa, della pienezza di vita, dell’abbondanza. Si, è proprio tempio di nozze, le vere nozze!  

 

Spunti per la riflessione personale 

-          Qual’è il vino che è venuto a mancare nella mia vita?

-          “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Ascolto e metto in pratica la Parola di Dio, considerandola come fonte di vita, oppure mi limito a scegliere della Parola di Dio, quello che mi piace, che mi conviene, selezionandola, come nel menù di un ristorante?

-          Nella prima parte del testo, manca il vino (Gv 2, 1-6), e nella seconda parte, dopo il segno di Gesù, il vino, di ottima qualità, abbonda (Gv 2, 7-10). Gesù è capace di cambiare qualsiasi situazione di dolore in vita piena, abbondante. Fai memoria, con gratitudine, di tutte le volte che la tua situazione è cambiata notevolmente, dandoti nuova forza vitale? Riesci a riconoscere che Dio cammina con te, accanto a te, perchè ti vuole felice?

Il GIM è un percorso di spiritualità per giovani dai 18 ai 35 anni organizzato dalla Famiglia Comboniana, pensato per accompagnare i giovani verso la propria strada di vita piena attraverso i quattro pilastri di Preghiera a partire dall parola di Dio, Servizio agli ultimi, INformazione critica, Accompagnamento spirituale. Il GIM c'è a Padova, Venegono, Verona, Roma, Napoli, Bari.

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