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Con lo Spirito di Gesù… scon-volti e ricoin-volti (Atti. 9,1-19)

OrmeGiovani scritto da padre Saverio Paolillo e pubblicato nel numero di Nigrizia di marzo 2017

Nelle sue lettere Paolo non descrive mai la sua conversione. Ne fa allusione (Gl 1,13-15; 1Cor 15,8; Fl 3,12). Negli Atti deli Apostoli, al contrario, se ne parla per ben tre volte (At 9,1-19; 22,1-16 e 26,9-18). Unito a Paolo da una profonda amicizia, Luca ci tiene a raccontare quello che Dio ha fatto con il suo amico trasformandolo da persecutore in Apostolo delle genti.

Conosciuto come Saulo, Paolo è un giudeo zelante che, fremente di odio, perseguita coloro che riconoscono in Gesù la via che porta alla pienezza della vita. Si reca dal Sommo Sacerdote e chiede autorizzazione per recarsi a Damasco. Vuole arrestare tutti i cristiani che frequentano le sinagoghe. Non lo fa per cattiveria. Lo fa “per amore a Dio”. La sua è una vera e propria crociata contro gli infedeli. È in gioco la “sopravvivenza del Dio di Abramo”. La tradizione giudaica è in pericolo. I cristiani costituiscono una minaccia alla religione dei Padri e soprattutto alla Legge, la cui osservanza è l’unica garanzia di accesso ai beni eterni.

Da Gerusalemme a Damasco ce n’è di strada da fare. Il viaggio è lungo e faticoso. C’è di mezzo il deserto. Ma c’è lo zelo a dare la carica necessaria per affrontare le difficoltà. Saulo, però, non fa i conti con l’imprevisto. A pochi chilometri dalla destinazione, una luce folgorante scende dal cielo e lo avvolge. Non è una luce qualunque. È la stessa che illumina il monte Tabor nel giorno della Trasfigurazione (Lc 9,28-36). Luca lo fa di proposito. Sul monte Tabor avviene la Trasfigurazione di Gesù. Sulla strada di Damasco, in un contesto di odio e persecuzione, avviene quella di Saulo. Il grande nemico della Chiesa sta per diventare il prototipo degli Apostoli. Saulo perde l’equilibrio e cade per terra. Si ode una voce. Ha inizo un dialogo sconvolgente con una domanda che lo incastra al suolo: “Saulo, perché mi perseguiti?”. È un pugno nello stomaco per chi crede di essere giusto e aver sempre preso le difese di Dio. C’è ancora la speranza che il Signore abbia sbagliato indirizzo, ma il resto del dialogo non lascia dubbi: Saulo è sulla strada sbagliata. I cristiani non sono i nemici di Dio, ma i suoi autentici testimoni, perché hanno deciso di lasciare tutto per seguire Gesù Via, Verità e Vita. La fede non è l’adesione a una dottrina o l’obbedienza cieca alla legge, ma è mettersi in cammino alla sequela di Gesù di Nazaret facendo del suo programma il proprio progetto di vita.

Il Dio di Gesù di Nazaret è fatto proprio così. Aspetta dietro l’angolo per fare lo sgambetto alle nostre presunzioni religiose, scaraventare per terra le nostre immagini distorte a suo rispetto, stravolgere le nostre idee, spegnere le nostre visioni e coinvolgerci nel suo progetto lasciandoci condurre per mano dal suo Spirito.

Non è la prima volta che Dio interviene con interpellanze a bruciapelo. “Adamo dove sei?” (Gn 3,9), chiede al partner che, morto di vergogna, ha perso letteralmente la faccia e non ha più il coraggio di guardare in faccia Dio dopo aver fatto la scelta di liberarsi di Lui e continuare la vita a modo suo. Subito dopo è la volta di incastrare Caino; sentendo la mancanza di Abele nel cui volto luminoso ancora riesce a riconoscere i suoi tratti, Dio incalza Caino con una domanda sconvolgente: “Dov’è Abele,Tuo fratello?”. E Caino, a testa bassa e scuro in volto, risponde in maneira agghiacciante: “Non lo so! Sono forse il custode di mio fratello?” (Gn 4,9). Dio si sarebbe aspettato una risposta affermativa, ma deve fare i conti con il fallimento del suo progetto. L’umanità ha perso la faccia e ha rovinato tutto! Senza più i tratti di Dio, il volto umano non è più una finestra aperta all’accoglienza fraterna dell’altro, ma una voragine da cui si sprigiona l’indifferenza, il sospetto, la rivalità e l’odio mortale. Eppure Caino è religioso. Anche lui presenta le offerte a Dio. Ma di Dio non ha capito proprio niente. Così come avviene con Adamo e Saulo. Questi addirittura crede che può uccidere in nome di Dio.

Le domande sconvolgenti di Dio, pertanto, sono fondamentali per la teologia e l’antropologia cristiana. Ci aiutano a fare chiarezza sul vero volto di Dio e, quindi, sul vero volto dell’Uomo. È alla luce del volto di Dio che noi ritroviamo la nostra autentica identità. Chi può illuminarci con questa luce è soltanto Gesù, autentico volto del Padre. È lui, infatti, ad incrociare Saulo per strada per stravolgere completamente la sua vita e rivelare la vera identità di Dio.

Saulo ha bisogno di questa luce. Pensava di vederci chiaro, ma, in realtà, era sprofondato nelle tenebre. Sulla via di Damasco si trova faccia a faccia con Gesù. Colui che era stato messo sulla croce come un impostore ed era stato definitivamente sepolto dietro una pesante pietra, gli si presenta vivo e con il volto di coloro che lui perseguita. Gesù ha lo stesso volto di Stefano alla cui morte Saulo aveva assistito quando ancora era un ragazzino (At 7,58). In quell’occasione approvò la lapidazione del primo martire cristiano (At 8,1). Ora tocca proprio a lui pendere il posto di Stefano. Ma c’è molta strada ancora da percorrere. Gesù gli propone un percorso da fare. La condizione è lasciarsi condurre con fiducia come un cieco. Non è roba facile per chi è sempre stato abituato a comandare. La meta è la comunità cristiana, proprio quella contro cui Saulo era pronto a scatenare la sua ira. È là che Saulo dovrà presentarsi per conoscere Gesù, il vero volto di Dio, grazie alla testimonianza dei suoi discepoli. Prima, però, dovrà rimanere tre giorni senza vedere, mangiare e bere. Insomma deve seppellire il suo passato e morire a se stesso per risorgere a nuova vita in Cristo.

Ma, perché tutto ciò avvenga, è necessario che ci sia un’altro sconvolgimento. Questa volta nella stessa comunità cristiana. Anche Anania, indicato dallo Spirto per istruire Saulo, ha bisogno di convertirsi. È grande la sua diffidenza a rispetto di Saulo. Di lui conosce il suo storico di persecutore. Non ce la fa a fidarsi. Ci sono tutti gli estremi per credere che sia uno stratagemma per infiltrarsi tra i cristiani, identificarli e arrestarli. Nella resistenza di Anania, Luca dipinge la fatica della comunità cristiana a credere che Dio possa agire nelle persone e nelle situazioni che sembrano impossibili.

Ma ancora una volta lo Spirito entra in azione per stravolgere la diffidenza di Anania. Il Signore ha già fatto la sua scelta. Ha scelto Saulo per sè come uno strumento eletto per portare il Suo nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele. Non sarà facile. Anche lui dovrà fare i conti con la passione. Sentirà sulla sua pelle la sofferenza che il mondo infligge a chi si mette a servizio del Vangelo. 

Anania accetta la sfida. Si si prende cura di Saulo. Il suo volto illuminato dallo Spirito di Gesù si apre all’accoglienza di quest’uomo che non è più un nemico, ma un fratello. Su di lui impone le mani e gli trasmette lo Spirito di Gesù che è l’Amore. A quel punto dagli occhi di Saulo cadono delle squame. “Penso che le squame di Saulo siano state le sue perfezioni, la sua ideologia religiosa perfettissima, la migliore che ci sia stata al mondo” (Silvano Fausti). Poi recupera la vista ed è battezzato. A partire da ora è l’apostolo Paolo. Dopo alcuni giorni già è in giro per parlare di Gesù. Non riece a contenere la voglia di raccontare quello che gli è successo.

Dio stravolge le idee di Saulo e lo coinvolge nel cammino di Gesù. Anania, da parte sua, è stravolto nella sua diffidenza e si lascia coinvolgere come compagno di questo nuovo viaggio che Saulo sta per intraprendere. Da questi stravolgimenti nasce Paulo, apostolo delle genti, e sorge una comunità cristiana sempre più coinvolta nell’accoglienza di tutti coloro che, indipendentemente dal loro passato, hanno una voglia matta di conoscere Gesù.

 

P. Saverio Paolillo

Missionario Comboniano

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