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Dicembre 2015: Mia madre, il più bel regalo di Natale

OrmeGiovani ComboniFem - Monica De Spirito

"In nome del Padre" inaugura il segno della croce. In nome della madre s'inaugura la vita. (E. de Luca)

 

 Da quando sono diventata "grande" non ho mai amato particolarmente il Natale... sono un tipo più da Pasqua io. Mi rattristava fin da bambina l'idea che Gesù tornasse a nascere per poi morire di nuovo. Quanta sofferenza! La Pasqua, invece, mi affascinava tantissimo con tutta l'attesa della Resurrezione; talmente tanto, che ogni venerdì santo, di ogni anno, mettevo sul capo una coperta bianca a fingere un velo e me ne andavo per casa piangendo la morte di Gesù come se fossi sua madre: ero inconsolabile davanti alla TV guardando il Gesù di Zeffirelli. Del Natale, invece, ho sempre fatto fatica a cogliere l'aspetto spirituale, sommerso com'è da nastri, luci e pacchetti colorati. Non capivo cosa significasse veramente "essere generati" da Dio. 

Fino all'anno scorso, quando mi sono ammalata. Mia madre è stata la persona più importante per me in tutto il periodo lungo e difficile, dell'operazione e delle terapie. Mia madre si chiama Velia, Maria di secondo nome. E' la quinta di dieci figli di una bella famiglia del Sud. Ha sempre lavorato anche dopo essersi sposata giovanissima ed aver avuto mio fratello e me. Conosce la fatica ma non c'è un momento della mia vita in cui io ricordi mia madre senza un sorriso. Quando le comunicai della malattia io, ovviamente crollai, lei no: mi disse che era giusto che mi disperassi ma che mi sarei dovuta dar da fare e che lei ci sarebbe stata sempre. Quanto soffrisse mia madre in quel momento io non lo saprò mai. Non so cosa significa temere che la tua unica figlia possa morire nel giro di poco tempo, cosa significa vederla disperarsi, provare la paura più profonda che un essere umano possa provare e tuttavia dover essere forte anche per lei. Non si è mai spostata dal mio fianco per tutti i sette mesi di terapia. Dov'ero io era lei, se io soffrivo forse lei soffriva di più; mi diceva spesso "io ti ho fatta nascere, il mio sangue è il tuo sangue e la tua carne è la mia. Se tu provi dolore, io lo provo il doppio". Ma io non capivo. Non capivo come potesse provare il mio dolore se era la mia carne ad essere tagliata e le mie vene ad essere bucherellate. Così come non capivo perchè Dio stesse permettendo che tutto quello che stava accadendo, stesse succedendo a me. Non capivo perchè mi avesse fatta nascere per soffrire così tanto, così come da piccola non comprendevo perchè permettesse che Gesù nascesse ogni anno per poi morire. Eppure mia madre comprendeva come nessun altro il mio dolore, la mia disperazione, ed allo stesso tempo era la mia roccia, la mia speranza. Le chiedevo in continuazione di dirmi che sarei stata bene prima o poi, perchè una madre non mente, e se lei diceva che sarei guarita allora era vero. Contemporaneamente lo chiedevo a Dio. In quei mesi, credo di aver fatto combaciare spesso le mie preghiere a Dio con le richieste fatte a mia madre. Il giorno della prima chemio terapia, mia mamma non ce la fece a guardare mentre l'infermiera mi posizionava la prima flebo. Ricordo perfettamente quella scena, e ricordo di averla amata come mai prima in quel momento perchè mi stava mostrando tutta la sua umanità, la sua disperazione ed il suo essere impotente di fronte ad una cosa tanto grande. Non poteva proteggermi come quando ero piccola, poteva solo starmi accanto e darmi la forza di credere che insieme ce l'avremmo fatta. Mi vegliava di notte quando avevo incubi, sempre pronta a rassicurarmi quando avevo paura. Mia madre è stato il più bel regalo di Natale che io abbia mai ricevuto. Fare eperienza del suo amore profondo, sentirmi così tanto figlia amata nel momento più terribile della mia vita ha fatto sì che io comprendessi almeno in parte l'amore di Dio per me; cosa significhi per me credere in un Dio che è padre e madre. La maternità di Dio, non deve essere così lontana da quella di mia madre. In quelle settimane, lentamente, ho realizzato che così come lei faceva di tutto per darmi forza, allo stesso tempo Dio faceva del suo meglio affinchè io trovassi ogni giorno la forza necessaria per alzarmi dal letto. Ogni giorno sono rinata in quei lunghissimi sette mesi. Ogni mattina era un ricominciare d'accapo, un affidarmi alle braccia di mia madre che erano il prolungamento di quelle di Dio e, grazie a loro, andare avanti. Dio opera per strade misteriose, si sa, e per farsi prossimo a noi ha bisogno di aiutanti in terra; ecco, io sono convinta che mia mamma sia stata il più splendente dei suoi angeli. Ogni giorno della mia vita, ora, io ricordo di essere stata intessuta da Dio nel grembo di mia madre grazie al suo "sì" e di essere in vita grazie al mio "sì" alla Vita che verrà. Questo è il Natale per me adesso: la riscoperta di un amore talmente profondo e vero da riuscire generare vita lì dove non c'è più speranza, lì dove c'è disperazione. Tutti i giorni accade questo miracolo, per le strade, negli ospedali, in ogni parte del mondo, in ogni storia di donna e uomo. Il Natale arriva per ricordarci che sì, c'è qualcuno che festeggia la nostra presenza nel mondo, che c'è qualcuno disposto a lottare con noi e per noi anche quando noi non ne siamo in grado. In moltissime occasioni io non avevo forza nemmeno di respirare, figuriamoci di lottare, eppure Dio e mia madre l'hanno fatto per me, permettendomi di andare avanti fidandomi di loro e facendo sì che io potessi abbandonarmi alle loro coccole che tanto bene mi stavano facendo. Quando parliamo di Natale, allora, proviamo a fermarci a pensare alle nostre mamme, a tutte le paure ed i dolori che hanno sopportato per noi. Guardiamole, amiamole e forse tra i loro sorrisi e le loro grida, saremo in grado di cogliere almeno in parte quella scintilla di Verità che le rende simili nell'Amore a Dio. Cos'è il Natale per me oggi? E' la consapevolezza di potermi abbandonare a due braccia grandi pronte a custodirmi quando sono fragile, inerme ed indifesa proprio come Cristo nella mangiatoia. E' la riscoperta dell'Amore perfetto che nonostante sia consapevole che ogni anno arriverà il Venerdì Santo, decide di amare di nuovo e generare vita, proprio per essere accanto ai suoi figli nella notte più dura e dar loro la forza di alzarsi di nuovo e uscire alla luce. Ringrazio Dio di avermi amata così tanto da aver scelto mia madre per fare le sue veci qui vicino a me, e mia madre per aver scelto di fidarsi del Padre per farmi nascere di nuovo, formando così la più perfetta delle natività: un Padre che sostiene, una madre che custodisce ed una figlia profondamente amata. 

di: monica de spirito

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