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Novembre 2015: Quel cerchio di abbracci

OrmeGiovani ComboniFem - Giovanna Ferrari

Ricordo ancora quando, diciannovenne timida e insicura, ma alla ricerca di qualcosa a cui non sapevo dare un nome, ho varcato la soglia della casa dei missionari comboniani a Padova per partecipare a un campo estivo di servizio agli immigrati....
Come spesso succede, la persona che abita più vicino arriva in ritardo e così io, unica partecipante di Padova, sono arrivata per ultima. Gli altri campisti erano riuniti in cerchio in cucina e, con mia enorme sorpresa, quando sono entrata nella stanza non ho ricevuto nessun rimprovero per il mio ritardo. Non ho avuto neanche il tempo di scusarmi, perché ogni persona presente è venuta a salutarmi e abbracciarmi.

Quel cerchio di abbracci, da parte di ragazze e ragazzi che non conoscevo, è stato per me un benvenuta davvero importante. Un gesto che, a partire da quel giorno e per il resto del tempo, mi ha fatto sempre sentire a casa nella Famiglia comboniana. Sono passati ormai dieci anni da quel 17 agosto 2005 – ricordo addirittura la data…
I missionari comboniani li ho conosciuti grazie a un amico che mi aveva portato ad ascoltare padre Alex Zanotelli a una conferenza e che poi mi aveva fatto avere il volantino con il calendario dei Campi estivi di quell’anno: da lì è iniziato un lungo cammino, che prosegue fino ad oggi; un cammino fatto di tanti passi, di tanti amici, di tanti pianti e momenti di gioia, di tanti sogni, di tante domande e altrettante inquietudini, di molte scelte e di tanti cambiamenti interiori. 

Già, perché faccio fatica a ripensare alla Giovanna di allora guardando chi sono adesso, dopo aver partecipato al Gim1 e al Gim2,* che mi hanno portato a scegliere di vivere per tre anni in Venezuela al servizio di una comunità dei quartieri più periferici e poveri di Ciudad Guayana. Non avrei mai potuto immaginare, quando ero una diciannovenne timida e insicura, che avrei potuto dare vita ai miei sogni più profondi, grazie all’incontro con un Dio che ha sempre creduto in me perché io arrivassi a credere in chi sono veramente, fino a diventare la donna che sono oggi.

E così anche quest’anno ricomincio il Gim. Che privilegio grande poter portare un dono che si è ricevuto con gratuità e continuare a camminare insieme ad altri giovani nella consapevolezza che da soli non si può andare lontano e che il cammino non finisce mai, soprattutto quello per avvicinarsi a Dio. Sì, perché di sogni e paure che animano il mio cuore ce ne sono ancora tanti, come è ancora tanta la voglia di lasciare aperta la mia vita alle sorprese che mi si presenteranno, fiduciosa nel futuro.

E sicuramente tutta questa strada che ho percorso non sarebbe stata possibile senza la mia accompagnatrice spirituale. Voglio ringraziare con tutto il cuore suor Lorena Ortiz, che mi ha affiancata per la maggior parte di questo cammino accogliendo le mie fatiche, le mie paure, le mie lacrime, e sostenendo i miei passi incerti, le mie scelte, i miei piccoli e grandi traguardi. Non è facile, ora che sta per ripartire per il Sud Sudan, salutarla, perché è difficile separarsi da una sorella di cammino a cui voglio bene e con cui sono cresciuta così profondamente. Ma è grande la gioia nel vedere come a volte i ruoli si invertano: così come lei mi ha sostenuto alla mia partenza per il Venezuela, perché potesse prendere vita quel sogno che era in me, ora con il mio affetto sostengo la sua partenza che continuerà a dare vita al sogno di amore che Dio ha messo nel suo cuore.

Grazie, Lorena! Sei stata un dono grande per me, come per gli altri giovani del Gim, e sicuramente continuerai a esserlo per le persone che incontrerai nei prossimi passi del tuo cammino.

 

 

di: Ferrari Giovanna

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