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Marzo 2014 - Un SÌ appassionato

sr. Elianna Baldi


UN SÌ APPASSIONATO

Cari giovani, mi porto dentro il tema che vi accompagnerà nel mese di marzo. Me lo ripeto durante i vari momenti della giornata, aspettando l’ispirazione giusta. È un momento speciale della mia vita, dopo il mio “sì per sempre” a Dio per la missione, e mentre ritorno nel mio amato e martoriato Centrafrica.
Sento tutta la carica del momento condiviso con i gruppi e le comunità in Italia, la passione che Dio mi fa crescere dentro, il desiderio di “tornare a casa” e di incontrare sorelle, fratelli, amici, di camminare con loro.
Alla vista dell’immenso campo degli sfollati dell’aeroporto non posso fermare le lacrime... e nemmeno quando apprendo che la famiglia di una cara collaboratrice è stata spogliata di tutto e vive nel campo della comunità dei Comboniani... e soprattutto non posso trattenerle quando Benedetta mi dice che suo marito, il mio amico Didier, non è più. Non me lo aspettavo, il nostro quartiere è abbastanza tranquillo. Ma lui lavorava con Emergency e già dall’inizio del colpo di stato, dovendo spostarsi nel Paese, sentiva molto l’insicurezza e la paura e aveva cominciato a soffrire di problemi di pressione, fino a morirne, come molti giovani uomini e donne, purtroppo.
Devo elaborare questi e altri lutti... aiutata dall’humour della gente che fin da subito ha soprannominato “Ledger” l’enorme campo, come il nome del grande hotel di Bangui, in cui un caffè costa una settimana di salario. Così, ridendo, non dicono che non hanno una casa e dormono al campo sfollati, ma che dormono al Ledger.

Aiutata da M.J. che con il viso sereno mi dice che tutto è stato distrutto o rubato, ma che Dio si è reso presente in quelle ore orribili e ha preservato la vita sua e di tutta la famiglia, e termina ringraziando il Signore.
Aiutata da Boris, che, bloccato un po’ dal mio dolore, mi racconta di come fino alla fine il suo grande amico Didier abbia edificato gli altri a guardare al futuro con speranza.
A che cosa dire sì, cara amica, caro amico? Dire sì alla Vita, che è piena, debordante, generosa, se abbiamo lo sguardo capace di andare al di là della morte e delle tenebre.
E che cosa significa che il nostro sì è appassionato, in questi momenti in cui è difficile persino guardare negli occhi i bambini anemici e affamati, le madri stanche e prive di mezzi?
Per noi giovani molte volte passione fa rima con sensazioni di effervescenza e allegria, con una specie di senso di “onnipotenza”. Qui mi sembra chiaro invece che la passione con cui dire sì al Dio della Vita fa più rima con com-passione, con quell’amore viscerale e materno con cui non si può non sentire la mia felicità legata a quella del fratello e della sorella vicini o lontani; con l’indignazione di fronte alla sofferenza ingiusta e inumana che troppe persone devono ancora sopportare senza aver diritto di parola; con la stima profonda per la capacità di ricominciare da zero senza ribellarsi a Dio, anzi, sentendolo l’Unico compagno fedele con cui sempre c’è una nuova possibilità; con il sentirsi privilegiato a condividere pezzi di cammino con persone di chiesa, educatori, giornalisti, artisti, giovani, che stanno rischiando la loro vita per parlare di pace e comunione laddove è in atto una spaccatura sociale da guerra civile...
Il sì appassionato alla Vita è un’alleanza profonda, che si sente e si sigilla nelle viscere del ventre, e che chiede di offrirsi a generare vita condividendo anche le doglie del parto...
Dio è là, per illuminare, incoraggiare, consolare, guarire, risuscitare... basta abbandonarsi tra le sue mani e lasciarsi portare in alto, come su ali d’aquila. Ti va di prendere il volo?


Sr. Elianna Baldi

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