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NOVEMBRE 2012

Il Dio che crede nell’uomo

Il Dio che crede nell’uomo
Il cambio di rotta e la gioia di essere responsabili
Lc 19,1-10

1 Ed entrato, attraversava Gerico.
2 Ed ecco un uomo chiamato col nome di Zaccheo, ed egli era un arcipubblicano
ed egli era ricco.
3 E cercava di vedere Gesù chi è. E non poteva per la folla perché era piccolo di statura.4 E correndo innanzi salì su un sicomoro per vedere lui,
Poiché per quella (via) stava passando.5 E quando venne sul luogo, alzati gli occhi, Gesù disse a lui: Zaccheo, affrettati a discendere, poiché oggi nella tua casa bisogna
che io dimori.
6 E si affrettò a discendere, e accolse lui gioendo.
7 E, visto, tutti borbottavano dicendo: Presso un uomo peccatore entrò a riposare.
8 Ora, fermato in piedi, Zaccheo disse al Signore: Ecco, la metà di quanto ho, Signore, do ai poveri, e se estorsi qualcosa a qualcuno rendo il quadruplo.
9 Ora Gesù disse a lui: Oggi la salvezza venne in questa casa, perché anche lui è figlio di Abramo.10 Poiché il Figlio dell’uomo venne per cercare e salvare ciò che è perduto.

 

La comunità di Luca ci presenta un episodio che ha dell’incredibile! Gesù di Nazaret nel suo percorso verso Gerusalemme, il centro del potere economico, politico e religioso, annuncia ai suoi amici per tre volte, il numero completo, la sua passione, morte e resurrezione: il simbolo di ogni vita umana. I suoi stessi discepoli che camminano, mangiano e dormono con lui, non capiscono nulla (Lc 18,34), sono ciechi (Lc 18,35-43) e non vedono in lui la novità e l’alternativa di Dio.

Ma il Papà di Gesù non si arrende. Anche se l’ideologia neoliberale domina il mondo fin dentro le coscienze, fondandolo sulla sete del denaro, non si dà per vinto. Anche se l’Africa è svenduta alla Cina e Stati Uniti, alle multinazionali, e ai suoi capi, spesso corrotti, non molla. Lotta controcorrente con ostinata speranza, senza sosta con quei pochi che ci stanno. Uomini e donne, giovani che, in silenzio, nel quotidiano, passo dopo passo, avanzano come il lievito nella pasta (Lc 13,20-21) e il chicco di senape nella terra (Lc 13,18-19). Il sogno del Regno non gli dà tregua. Anche se suo figlio è incompreso, rifiutato e respinto dalla sua gente di Galilea (Lc 4,29-30), e da noi oggi, ci prova ancora. E con tutti! Perfino con gli irrecuperabili e gli impresentabili. I casi persi insomma. La sua passione per l’umanità è al punto che non si vuol perdere neanche uno dei suoi figli (Lc 15,4-7). Per un cuore che ama non c’è matematica o soldi che tengano: perdere uno vuol dire perdere tutto. E se manca una cosa sola per seguirlo ed essere felici vuol dire che manca tutto (Lc 18,22). E’ un Papà appassionato della vita. E per i bambini, i giovani e l’Africa perde letteralmente la testa!

Così ci prova anche con Zaccheo, un tipo che aveva scelto già da un pezzo il denaro. Come i grandi potentati economico-finanziari che dominano il mondo (dai piedi di argilla) delle borse e degli affari affamando l’umanità. Gridava Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso dal 1983 al 1987 prima di essere ucciso: “Parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel”.

 Gesù di Nazaret era stato chiaro sulla scelta da fare nella vita: o Dio o il denaro! (Lc 16,13). Non ci sono alternative o mezze vie. Ma il piccolo esattore delle tasse, al soldo degli odiati invasori romani, ha messo al centro della sua vita gli affari, si è arricchito alle spalle della gente e punta tutto sull’accumulo e sul consumo. Il suo comportamento e la sua mentalità contribuiscono a schiacciare i poveri. Uomo di bassa statura fisica e morale, un poco di buono, odiato e disprezzato dalla gente. Comunque in ricerca o almeno disponibile al cambiamento di rotta. Perché il denaro non sazia. “Se hai, hai per dare” ricorda Enrico Chiavacci, professore di etica. “Non vi è purezza di fronte a Dio che sia legata a osservanze cultuali: solo se siamo pronti a dare quello che abbiamo siamo puri di fronte a Dio” (Lc 11,39-41)

Così il piccolo Zaccheo cerca di vedere il volto dell’opportunità storica, ma è sommerso ancora dalla sete del denaro e non raggiunge la liberazione. Non si arrende e osa il futuro. Corre avanti, si allontana dal suo passato e punta all’oggi (quell’oggi che in Luca diventa chiave tematica di comprensione dell’intero Vangelo!). Come noi quando, senza dimenticare, ci concentriamo sul presente. In questo sono maestri i nostri fratelli e sorelle africani che non possono permettersi il lusso del domani. Certo memoria e tradizione in loro sono molto forti e condizionano l’oggi. Ma quello che conta è vivere meglio possibile adesso.

La salita e la svolta! Gesù alza lo sguardo e vede ognuno di noi. Ci conosce bene fino in fondo, dalla testa ai piedi, passando per il cuore (Lc 5,22;6,8;9,47). Crede in noi nonostante tutto. E invita a scendere, dare e servire. In direzione ostinata e contraria rispetto alla logica neoliberista del salire, accumulare e comandare.

Zaccheo scende allora più veloce che può e l’accoglienza si trasforma in gioia. Come quella della nostra gente africana dei villaggi che si mette in moto per preparare la festa con la polenta di miglio, il pollo, il the, i tamburi e la danza. La gioia vera non si contiene e le parole non bastano. Servono gesti che comunicano vita.

Ma, mentre la gioia del piccolo caso disperato è alle stelle, tutti critichiamo perché ci sentiamo superiori, adeguati, a posto. Cioè senza possibilità di cambiamento. Un po’ come il fariseo in piedi nel tempio a pregare con arroganza e superbia. Mentre l’esattore delle tasse (l’episodio prepara il cambio di Zaccheo) si riconosce indegno di fronte a Dio e incapace di amare (Lc 18,9-14). Qualcuno può dirsi fuori dal bisogno di cambiare rotta? Perché se ci guardiamo davvero dentro chi può dirsi in regola? Non siamo forse tutti irregolari, clandestini, ospiti e immigrati sulla Terra?

Ma Zaccheo non si preoccupa più di quello che dice la gente (e noi?). Sente dentro la bellezza del dare e la gioia di essere finalmente responsabile della vita e della gioia degli altri. Il vero segreto del Vangelo e della vita è che più dai e più ricevi (Lc 9,24). L’amore è quell’energia che circola e si riproduce nell’atto stesso del donarla. Si tratta di quello spirito evangelico che moltiplica quello che si divide e condivide (Lc 9,10-17). Il piccolo esattore, spogliandosi delle ricchezze e dell’accentramento su di sé, diventa veramente ricco. Ricco non è chi accumula per sé ma chi condivide e mette al centro della sua vita Dio e quindi i fratelli e le sorelle (Lc 12, 16-21). Il libro del Levitico imponeva di restituire l’importo più un quinto e lui va molto oltre. Supera la legge e trova la libertà. Ora non è più posseduto dai beni ma ottiene finalmente la vita vera.
Gesù non si tiene dalla felicità e coglie come la persona, liberandosi dalla sete della ricchezza accoglie finalmente il Padre e i fratelli. La sete cambia nome e ora ha per oggetto la giustizia! E’finalmente liberazione. Nell’adesso di Gerico tanti anni fa e nel nostro adesso!

Ora Gesù può ripartire. Era venuto per rimettere in piedi colui che era caduto e strisciava. Viene ancora oggi per autoinvitarsi da noi, un incontro personale, unico. Che libera e rimette dritti. Pronti al cammino per ribaltare il mondo. Cosa aspettiamo?

P. Filippo Ivardi

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