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Aprile 2012

di Sr. Mariolina Cattaneo

…chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. … le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. …
… Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,  per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.
(Gv 10)

Pastori e mercenari, lupi e agnelli.

Ci si ritrova spesso a pensare e a parlare in termini di opposti. Il vangelo di Giovanni, in modo del tutto particolare, riporta questa tendenza e ci fa pensare che il mondo sia un “bianco e nero”, senza nessuna mediazione.
Cosi’, a un certo punto, in pochissimi versetti Giovanni fa dire a Gesu’ che lui e’: il buon pastore, la porta delle pecore, colui che da la vita. E dall’altra parte ci sono le pecore che riconoscono la voce, ci sono i mercenari e persino I lupi, come nelle favole di una volta.
Certo che in un mondo dove le pecore si vedono molto poco, le parole di Gesu’ risuonano strane. Eppure, intuiamo la dinamica, il messaggio al di la’ delle immagini. La forza della Parola supera il limite della nostra conoscenza e ci fa entrare in un mondo familiare per I tempi di Gesu’, e per molti oggi sulla terra, ma estraneo a molti di noi che vivono in occidente.
Cio’ che ci e’ familiare e’ parlare della vita, desiderare la vita. Tutti noi cerchiamo di vivere “al meglio” al di la’ di cosa intendiamo per il meglio. Per Gesu’ il vivere al “meglio” significa dare vita, offrire la propria vita perche’ ce ne sia in abbondanza per tutti. Lui “offre la sua vita” (Gv 10,17) perche’ ce ne sia in abbondanza per tutti, e non solo per alcuni, per coloro che gia’ si conoscono, ma anche per tutti coloro che sono lontani dal nostro mondo e dalla nostra realta’.
Se il desiderio di dare vita e’ insito nell’uomo spesso questo viene confuso con il desiderio di vita vissuto come luogo solitario, confinato nel piccolo universo dell’individuo singolo.
Gesu’ ci invita sempre a uscire, a non restare nell’ovile, ma ad entrare e uscire, ad imparare a riconoscere che anche al di fuori del conosciuto c’e’ sempre una voce che guida e che si riconosce. Imparare a riconoscere la voce vera, quella che da vita, che costruisce speranza.
Lupi e mercenari non conoscono questo modo di vivere, non si ritrovano nella dinamica di essere legati a qualcuno al punto da essere disposti a donare la vita per cio’ che si ritiene piu’ importante della propria vita. Il mercenario, il ladro e il lupo sono tipologie di  vita, sono l’immagine delle scelte che si fanno ogni volta che si rifiuta il destino dell’unita’ dell’umanita’, il destino dell’essere insieme, il destino della comunione.  
La parola di Gesu’ continua ed  entra nella dinamica della scelta: la vita vissuta e offerta in contrasto con una vita da mercenario, una vita in vendita, incapace di relazioni vere e profonde, incapace di rivelarsi e di rivelare, o con una vita da brigante o da lupo, fatta di distruzione.
Una delle realta’ piu’ vere della missione e’ che ti riporta a questo brano continuamente. Ti riporta non alla domanda: “ma da che parte stai?”, che significherebbe fermarsi a soppesare NOI cio’ che e’ giusto o cio’ che e’ sbagliato. Al contrario la domanda che ci pone e’:  “cosa stai dando in questo momento di te?”, perche’, di fondo, non c’e nulla di piu’ che possiamo fare della vita che farne un dono per altri, nulla di piu’ significativo che “offrirla” affinche’ ci sia vita in abbondanza per tutti.
La dinamica a cui Gesu’ ci chiama e’ quella dell’offerta perche’ ci sia una vita piu’ abbondante per tutti, noi compresi!
La missione richiama a questo ogni giorno perche’ ti fa vivere al di fuori di se stessi, protesi nella realta’ altra e nel mondo altro in cui ci si trova. Richiede una crescita costante per non tornare a farsi un proprio “buco” di vita ma a far crescere la propria e l’altrui vita.
Offrirsi non vuol dire che non si e’ piu’ ma che si e’ di piu’: si e’ porta, pastore, guida, voce…. E forse l’immagine piu’ bella come missionari e’ proprio quella della porta: essere porta, luogo d’incontro, luogo di aperture, luogo d’invito per altri… se e quando e’ aperta.
Per questo la chiesa e’ tutta missionaria, perche’ la chiesa e’ porta, luogo dell’incontro e dell’apertura. Sfortunatamente le porte delle nostre chiese, simbolo delle porte dei nostri cuori, sono sempre piu’ chiuse per paura dei ladri, dei mercenari, dei malandrini, dei lupi… ed in fondo paura del mondo che ci circonda, paura che impedisce di creare quei pascoli dove tutti ci si puo’ sedere e riposare.
Mi e’ stato detto non molto tempo fa che devo parlare di piu’ della missione… ma quale missione? Quella geografica o quella di Cristo, che da “ricco che era si fece povero”, che da “Dio che era si fece uomo” affinche’ tutti noi potessimo raggiungere la divinita’ che ci e’ stata promessa.
La differenza non e’ nel dove si vive ma nel come si vive, nell’abbondanza di vita che riusciamo a condividere cosi’ che ce ne sia sempre di piu’.
L’uscire da se’, dal proprio paese dalla propria realta’, non solo geograficamente ma nel cuore, e’ sicuramente un passo fondamentale per la riscoperta di questa dimensione. E non e’ a caso che proprio Daniele Comboni ci abbia donato questa dimensione in modo particolare:
 “io ritorno fra voi per non mai piu’ cessare d’essere vostro, e tutto al maggior vostro bene consacrato per sempre. Il giorno e la notte, il sole e la pioggia, mi troveranno egualmente e sempre pronto ai vostri spirituali bisogni: il ricco e e il povero, il sano e l’infermo, il giovane e il vecchio, il padrone e il servo avranno sempre eguale accesso al mio cuore. Il vostro bene sara’ il mio, e le vostre pene saranno pure le mie.
Io prendo a far causa commune con ognuno di voi, e il piu’ felice de’ miei giorni sara’ quello, in cui potro’ dare la vita per voi. “ (D. Comboni)

Sr Mariolina cattaneo


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