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Febbraio 2012: IL TEMPO di DIO (Gv 10,1-18)

di sr Mariolina Cattaneo

 

 IL TEMPO DI DIO

Il tempo è uno degli elementi più importanti della nostra vita. La nostra immersione nel tempo dipende dalla percezione che ne abbiamo. Per tipi come me, il tempo è sempre insufficiente... corro dietro al tempo, cercando disperatamente di averne di più... e avendone sempre di meno. Il tempo ci sfugge, sia nel senso che la vita trascorre velocemente, sia nel senso che non riusciamo a capirne fino in fondo il significato, non riusciamo ad immaginarci un tempo senza tempo.


Il tempo di Dio è profondamente diverso perché Dio non è legato al tempo, non si inserisce nei giorni, settimane, mesi, anni della nostra vita. Dio ne è al di là. Eppure, in qualche modo Dio diviene presente nel tempo, si fa carne e sangue, si fa parola e azione di liberazione, si fa figlio, fratello, amico in Gesù di Nazaret.
Proprio perchè il tempo è così importante per noi, Dio ne fa una parte della sua avventura con noi.
Ed è cosi’ che lo percepisce Pietro nella famosa prima predica il “giorno di Pentecoste”, in cui il “mistero” venne compreso attraverso la presenza dello Spirito che permise ai dodici di capire e di trasformare l’esperienza vissuta con Gesù di Nazaret in annuncio. (At 2, 14-24)
E questo annuncio non è separato dalla storia del popolo di Israele, ma ne è parte e incarnazione. L’annuncio risulta così potente e inaspettato da provocare la reazione delle persone che ascoltano e non capiscono, prendendo i discepoli per ubriachi. (At 2,15)

Mi piace l’idea che la prima predica venga fatta con l’aiuto di un testo del Primo Testamento. Troppo spesso, infatti, cadiamo nella tentazione di giudicare i libri della Rivelazione ad Israele come libri superati, antiquati., oppure semplicemente precursori di una rivelazione maggiore o migliore.
Pietro, che non aveva duemila anni di esperienza cristiana alle spalle, da buon ebreo comincia proprio con una profezia dalle parole forti e potenti.
Già ai suoi tempi la profezia di Gioele deve essere stata particolarmente significativa. Gioele non si ferma ad immaginare un futuro possibile, sogna "alla grande"  parlando degli ultimi giorni. E’ possibile che proprio questa idea abbia spinto Pietro all’uso di questo testo all’interno della comprensione che la venuta dell’atteso Messia concidesse con la fine dei tempi.  E’ interessante pensare che proprio nel 2012, mentre si parla di previsioni millenariste (e ne sentiremo sicuramente delle belle prima di dicembre) la profezia di Gioele non parli di una fine spaventosa... ma di una fine “profetica”, dove TUTTI e TUTTE saranno in grado di sognare e di condividere i loro sogni. Gioele non pensa alla FINE ma al NUOVO INIZIO che viene dopo la fine, l’inizio di un mondo nuovo, l’inizio di un’epoca nuova. Per Pietro e i suoi questo nuovo inizio aveva un nome: Gesù.
“Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.” (At. 2, 22-24)
Il nuovo inizio di Dio descritto da Gioele diventa ancora più significativo perchè è legato ad una persona e a degli eventi storici concreti. Così la profezia di Gioele non rimane persa nel limbo delle possibilità ma è già avvenuta: il tempo di Dio è il qui ed ora della storia che viviamo, fatta di momenti difficili, di “congiunture storiche” come si ama chiamarle. Il qui ed ora della storia siamo noi, con le nostre difficoltà, i nostri limiti, il nostro “sembrare ubriachi” (At 2, 15). E’ qui che la profezia trova senso, che l’effusione dello Spirito diventa segno tangibile, come lo stesso spirito era divenuto carne in Maria di Nazaret.
Allora la profezia di Gioele diviene non un sogno effimero, ma una realtà concreta, oserei dire quotidiana:
“Avverrà: negli ultimi giorni - dice Dio - su tutti effonderò il mio Spirito; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni.
E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno.
Farò prodigi lassù nel cielo e segni quaggiù sulla terra, sangue, fuoco e nuvole di fumo.
Il sole si muterà in tenebra e la luna in sangue, prima che giunga il giorno del Signore,
giorno grande e glorioso. E avverrà: chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.” (At. 2, 17-21)
Il tempo di Dio, “gli ultimi giorni” sono il tempo della profezia condivisa. E’ interessante notare come Gioele, e Pietro di conseguenza, affermano che lo Spirito permetterà a tutti di parlare, renderà tutti/e capaci di leggere i segni della realtà, di dar loro un nome  e di giudicarli.
Figli e figlie, giovani e anziani, liberi e schiavi.... tutte e tutti sono inclusi negli ultimi giorni, e non ci saranno più esclusi. Lo stesso Paolo lo afferma nella lettera ai Galati (3, 26-28)
“Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.”  Non ci sono più esclusi nel tempo di Dio, tutti uomini e donne, greci e giudei, vecchi e giovani, schiavi e liberi, tutti sono parte del tempo di Dio, tutti hanno la capacità di leggere la vita e la realtà se lo vogliono.
Tre verbi vengono espressamente usati : profetizzare, avere visioni e sognare. Tre termini particolarmente difficili da attualizzare in un mondo che ci dice che non c’ è più spazio per i sogni, che avere visioni non è possibile perchè la vita è dura e bisogna solo abbassare lo sguardo e andare avanti, che il futuro non contiene nulla di meglio del presente.
Tre verbi importanti che chiamano all’azione:
Profetizzare il bene in un mondo che sembra vivere solo del male pubblicizzato e amplificato.
Curare la realtà con lo sguardo di Dio, che appassionatamente desidera  una vita dignitosa per tutti, al di là di ogni credo e di ogni ideologia.
Continuare a sognare il futuro di Dio e con Dio, un futuro che appartiene a tutti e a tutte e non solo ad un gruppo ristretto, non solo a dei pre-scelti.
Il tempo di Dio si forma sulla nostra capacità di agire nella profezia, nella visione e nel sogno per non lasciarsi accecare, appiattire, addomesticare da ideologie di ogni sorta. Occorre di nuovo sollevare lo sguardo, alzarsi in piedi e camminare sulla scia di questo sogno, malgrado il sole possa scomparire e la luna divenire rosso sangue.
Vivere la profezia di Gioele, vivere la prima predica dopo Pentecoste richiede il coraggio della speranza che da sempre si basa sul desiderio della fede: fede in Dio e fede nell’umanità che cerca, ama, sogna.

Sr Mariolina Cattaneo mc


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