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Aprile 2011: Perchè questo spreco? (Mt 26,1-16)

di p. Alberto Maggi

PERCHÉ QUESTO SPRECO?
(Mt 26,1-16)


Qual è il fatto più importante di tutto il vangelo?
Dovendo annunciare la buona notizia di Gesù, quale episodio della sua vita, o quale insegnamento andrebbe privilegiato?
Probabilmente verrebbero scelti i casi più clamorosi, quali la risurrezione di Lazzaro o la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la pesca miracolosa o la tempesta sedata. Segni che manifestano la potenza di Dio, gesti che solo un essere divino può compiere, e che gli uomini possono solo ammirare.
Questo è il criterio degli uomini.
Non quello del Signore.

Dio è Amore, e si manifesta e può essere compreso solo attraverso gesti di amore e non di potere.
Il potere occulta Dio, l’amore lo manifesta.
Il potere ha bisogno di mostrare segni straordinari, l’amore si manifesta nell’ordinario, tanto ordinario da non attrarre l’attenzione.
La risposta su quale episodio del vangelo sia talmente importante da dover essere annunciato a tutto il mondo, viene da Gesù (Mt 26,13) con una scelta sconcertante, poiché vede come protagonista una donna, l’essere umano considerato il più distante da Dio.
In una religione dall’impronta fortemente maschilista, le donne erano emarginate e tenute distanti dalla sfera del sacro. Il flusso del sangue mestruale non solo rendeva le donne ciclicamente immonde, ma causa di impurità per tutto quel che toccavano o avvicinavano, fossero cose o persone (Lv 15,19-30).
Con Gesù si è aperta una nuova era, in cui le diversità sessuali non sono fonte di emarginazione, e le differenze tra gli esseri umani non causano alcun ostacolo per la relazione con il Signore, per il quale “non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina”, perché tutti sono “uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28).
Per Gesù, uomini e donne sono uguali, e il suo comportamento verso gli uni e le altre è identico. Egli ama Lazzaro, ma anche le sue sorelle Marta e Maria (Gv 11,5); accoglie uomini al suo seguito, ma anche delle donne (Lc 8,1), parla con i maschi, ma anche con le femmine, contravvenendo così ai dettami della morale e della tradizione (Gv 4,27).
Se il comportamento di Gesù nei confronti di uomini e donne è identico, senza alcuna preferenza o privilegio, non così la loro risposta. Mentre i personaggi maschili nei vangeli sono presentati quasi tutti in maniera negativa, quelli femminili sono quasi tutti positivi, e sarà proprio il gesto di una donna che Gesù chiederà espressamente venga annunciato al mondo intero.

Azione sacerdotale
Gesù ha annunciato la sua fine imminente, una fine ingloriosa, infamante, come quella di essere appeso a una croce, la morte dei maledetti (Dt 27,26; Gal 3,13).
In una sessione straordinaria del sinedrio, massimo organo giuridico di Israele, i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo, convocati da Caifa, hanno infatti deciso di non attendere più oltre ed eliminare Gesù. Che sia il figlio di Dio a loro non interessa. È altro il loro dio, l’interesse, il profitto, la convenienza, il mammona (Mt 6,24).
I capi religiosi la loro scelta l’hanno già fatta. All’annuncio dell’arrivo del regno di Dio, proclamato dal Battista prima e da Gesù poi, le autorità religiose non rispondono con la conversione, ma con la violenza.
I capi non intendono essere governati da Dio, ma in nome di Dio pretendono di dominare il popolo.
Per questo è urgente assassinare Gesù, un pericolo costante per l’istituzione religiosa e, menzogneri e assassini come il loro padre, il diavolo (Gv  8,44), i capi decidono di “catturare con un inganno Gesù e ucciderlo” (Mt 26,4).    
Gesù e i suoi, per il momento, sono nascosti in un rifugio sicuro: la casa di un lebbroso, luogo immondo che è l’ultimo posto dove lo andrebbero a cercare. Ed è qui che Gesù ai discepoli annuncia la sua fine.
La prima a rispondere è una donna.
È anonima, e non va confusa né con la peccatrice di Luca (Lc 7,36-50), né con Maria, la sorella di Lazzaro (Gv 12,1-8). L’evangelista la qualifica semplicemente come donna, termine che in greco (gyné) significa anche sposa.
La risposta della discepola alla morte imminente del suo maestro è un’azione dall’alto valore simbolico: si avvicina a Gesù, “con un vaso di alabastro di profumo molto prezioso” (Mt 26,7).
Nel Cantico dei cantici, il profumo è segno dell’amore della sposa verso il re suo sposo (“Mentre il re è sul suo divano, il mio nardo effonde il suo profumo. L’amato mio è per me un sacchetto di mirra…”, Ct 1,12-13). Il profumo della donna è definito molto prezioso, segno del grande amore che viene offerto.
Versando il suo profumo, la discepola-sposa non solo riconosce il Cristo come sposo e come re, un re la cui regalità si manifesterà nella sua morte in croce (“Questi è Gesù, il re dei Giudei”, Mt 27,37), ma dimostra la sua fede nella risurrezione che Gesù ha annunciato ben tre volte (Mt 16,21; 17,22; 20,18): il profumo, segno di vita, annulla infatti gli effetti (fetore) della morte (“Versando questo profumo sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura”, Mt 26,12).
L’evangelista, nel fare risaltare l’azione della donna, specifica che versò il profumo “sul capo” di Gesù, compiendo lo stesso gesto dei sacerdoti o dei profeti nella consacrazione del re (1 Re 1,39; 2 Re 9,1-3). Matteo vede nell’azione della donna la funzione sacerdotale-profetica, esclusivo privilegio dei maschi.
E gli altri discepoli?
Mentre la donna ha dato adesione incondizionata a Gesù, associandosi al suo destino, essi non ne hanno alcuna intenzione, anzi, protestano vivacemente esprimendo il loro sdegno: “Perché questo spreco?” (Mt 26,8). E per dare maggior forza alla loro protesta, ora, improvvisamente, si ricordano dei poveri (“lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!”, Mt 26,8).
Proprio loro, che non si erano mai mostrati solidali verso i poveri, che si erano dimostrati restii a condividere il loro pane con gli affamati (Mt 14,15-17), che volevano mandare via la donna cananea (Mt 15,23) e allontanare i bambini da Gesù (Mt 19,13), ora si ricordano dei poveri.
I discepoli, nonostante la proclamazione delle beatitudini, sono rimasti all’idea di elemosina, non hanno accolto l’invito di Gesù alla condivisione (Mt 5,3).
Per i discepoli i poveri sono soggetti estranei ai quali c’è da donare qualcosa. Non hanno capito che per Gesù sono invece fratelli ai quali c’è da donare se stessi, perché mentre l’elemosina suppone un benefattore e un beneficato, è solo la condivisione che può generare dei fratelli.
Non capendo il dono generoso della donna, i discepoli non potranno capire quello di Gesù e anche la sua morte, come il versamento del profumo, è uno spreco. Per i discepoli la morte del loro maestro è solo un fallimento. Non hanno compreso le parole di Gesù, che chi dona la sua vita non la perde ma la realizza pienamente (Mt 16,25).
Per questo, al momento della cattura di Gesù, lo abbandoneranno tutti e fuggiranno via, terrorizzati dal dover fare la stessa fine del loro maestro (Mt 26,56): presso la croce di Gesù non ci sarà alcun discepolo, solo “molte donne”¸ quelle che lo avevano seguito fedelmente fin dalla Galilea. E saranno esse a dover annunciare ai discepoli che il maestro è risuscitato (Mt 28,10).
Questo è il messaggio che Gesù chiede venga annunziato al mondo intero: la vita è più forte della morte, perché la luce è più potente delle tenebre, e la verità avrà sempre la meglio su ogni menzogna.

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