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GIUGNO 2010 - Vivere come Risorti! (Lc 24,13-35)

padre Domenico Guarino

Vivere come Risorti!
(Lc 24,13-35)


Viviamo in un mondo "gravemente ammalato" e "minacciato di morte". Scossi dalle crisi di progetti alternativi viabili, stiamo diventando incapaci di pensare, e, soprattutto, di realizzare una società diversa, a misura della persona e della natura. Il neoliberalesimo continua a distruggere vite umane, a rafforzare un sistema di precariato nel lavoro, a devastare la vita dello stesso pianeta...
Ci troviamo immersi in una società che sta percorrendo le strade della violenza, della guerra, dell'esclusione, della contaminazione e della miseria. Non si tratta solo di un progetto economico sbagliato, ma anche di una proposta di vita centrata sul profitto e che colpisce tutte le sfere della vita, in primis, le relazioni tra le persone. La dinamica del processo è conosciuta: si globalizza la miseria e si concentra la ricchezza; si escludono facendo diventare invisibili migliaia di persone e si rafforzano i grandi gruppi economici; sull'altare del bene comune si privatizzano i servizi pubblici; agli impoveriti ed emarginati è negato il diritto alla salute, all'educazione, a una casa... Crediamo in un'altra società possibile perché questa è già diventata impossibile: questa sistema sta accumulando così tanta morte e distruzione che la stessa vita dell'umanità e del cosmo è in un imminente pericolo.
Davanti a tutta questa realtà che causa la morte prima del tempo e tanta sofferenza ingiusta, nasce l'urgenza e il bisogno di saper guardare oltre ciò che sta succedendo, in profondità. E' necessario approfondire il nostro sguardo sulla storia affinché la stessa comprensione di Dio sia più profonda e sincera.

E' l'esperienza vissuta dai discepoli di Emmaus dopo la crocifissione di Gesù. I due si sentivano tristi, abbandonati, forse persino arrabbiati. Tutto era finito. Nel giro di una settimana erano sfumati progetti, speranze e illusioni tessuti pazientemente in tre anni di sequela fedele e attenta. Tutte le cose che avevano costruito, per le quali avevano lavorato, lottato e pianto, erano definitivamente sigillate e oscurate dietro quella grande pietra rotolata contro l’entrata di quel sepolcro. Una delusione totale! Dopo la morte di Gesù, la maggior parte degli Ebrei credeva che l'esilio non fosse realmente finito e le grandi promesse profetiche non si erano compiute. Sulla croce, insieme a Gesù, erano finite anche le speranze nazionaliste del popolo giudaico. 
Ed è proprio in questo momento, quando la comprensione della storia era diventata difficile e complessa, Gesù si fa compagno. L’iniziativa dell’incontro è presa da Lui che li accompagna per quella strada. I discepoli non solo non fanno nulla perché l’incontro possa accadere, ma quasi accettano il viandante con indifferenza, a malincuore e frappongono l’ostacolo della delusione, della rinuncia a credere e a sperare. Mentre parlano, Gesù li ascolta e li fa parlare dando rilievo alla loro libertà, che dapprima scoraggiata e rinunciataria, viene via via rigenerata e aperta alla speranza, alla fiducia nel disegno di Dio sulla storia dell’umanità.
 Gesù fa questo senza dire cose nuove, ma sono parole che avevano bisogno di sentirsi ridire e che assumevano, in quel determinato momento e in quella specifica situazione, un significato nuovo. Gesù li accompagna nella lettura e interpretazione di quella realtà così difficile da accettare perché carica di dolore, però luogo privilegiato per "leggere" la sua Parola e "ascoltare" la sua voce.
Le parole di vita pronunciate lungo il cammino, si ritrovano poi attorno a una tavola. Lo spezzare il pane diventa il "l'esperienza culminante" di quel camminare. Sono il segno della capacità di condividere e il simbolo della propria vita spezzata per gli altri. E' lì che la piccola comunità (i due discepoli), riunita nella quotidianità della casa, riconosce non solo la proposta alternativa di Gesù, ma anche la sua validità storica che fa rinascere la speranza nei loro cuori. La condivisione del pane così come la propia vita condivisa, permettono spezzare non solo la sensazione di delusione che la comunità stava vivendo, ma anche le leggi ingiuste che  generano l'accumulo delle ricchezze nelle mani di pochi. Nel rimettersi in cammino, i discepoli  rimettono in gioco la propria vita per un progetto storico di vita.

Vivere come "risorti"

Come i discepoli di Emmaus, nella quotidianità della vita del Rione Sanità (Napoli), Daniela, Maria, Peppe, Rosaria, Carlo ed altri, un giorno alla settimana, si ritrovano per leggere un testo della bibbia. Nella loro semplicità e in comunità, fanno della realtà e della loro vita, un punto di partenza per poter vivere la propria fede nel Dio della Vita. Rendono credibili la loro preghiera e l'eucaristia celebrata ogni domenica, nell'impegno quotidiano di essere vicini a chi soffre insieme ai legittimi sforzi per trasformare la realtà secondo il progetto di Gesù. E' la storia della salvezza narrata nella bibbia che viene riletta per farla diventare anche oggi una "Buona Notizia" nella nostra storia. Ripartire dalla storia in comunità aiuta a superare l'impotenza, il timore, l'incertezza, lo sconcerto che spesso sperimentiamo nel nostro impegno quotidiano, soprattutto per chi cerca di condividere la causa degli ultimi. La comunità, impegnata nella storia, diventa spazio di speranza e solidarietà perché resiste all'economia di mercato dove le persone sono trasformate in oggetto. Nella comunità solidale si riscopre il valore della persona come soggetto capace di pensare criticamente la realtà e quindi di essere presente con una logica diversa, quella della condivisione.
Infine, da questi incontri e dalla dinamica di vivere la fede "in" e "come" comunità, scaturiscono alcune conseguenze nella pratica cristiana:
Saper leggere la storia con gli occhi di Dio, dei poveri, per evitare facili illusioni e inutili pessimismi che non permettono vedere la presenza de Regno che, nella semplicità e con pazienza, avanza.
Cristiani non si nasce ma si diventa. Non è uno "status" che si acquista con il battesimo, ma un impegno e uno stile di vita che si riscopre con la cresima. Avere la forza e il coraggio di passare dalla comprensione della storia con i suoi meccanismi, alla sua trasformazione attraverso la condivisione di quello che si ha e della propria vita.
Cristiano è chi riesce a creare spazi umani, economici, sociali e politici dove gli impoveriti, gli emarginati e tutti coloro che soffrono ingiustamente, possono vivere con dignità.
L'impegno cristiano è sempre un'opera collettiva. Si riparte come comunità nei piccoli e semplici impegni quotidiani.
Rinnovare costantemente l'opzione per poveri. Dio è colui che ha scelto ciò che agli occhi del mondo è fragile, che si è compiaciuto rivelare ai piccoli il messaggio del Regno.


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