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NOVEMBRE 2009 - I poveri prima di tutto

padre Domenico Guarino

I poveri prima di tutto


Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:

Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore.

Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fàllo anche qui, nella tua patria!». Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
 All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. (Luca 4, 14-30)

Contesto

Il Regno di Dio è il punto centrale, fondamentale della predicazione e missione di Gesù (Mt 4,17.23; Mc 1,15; Lc 8,1). E' il centro della sua vita e riconosce che per questo è stato mandato (Lc 4,43). Gesù non solo annuncia, ma anche realizza il regno di Dio. La sua presenza e la sua manifestazione, la sua opera e le sue parole, i suoi segni e i suoi miracoli e, soprattutto, la sua morte e risurrezione, lo fanno presente. Gli apostoli sono inviati da Gesù a compiere la stessa missione. (Mt 10,7; Lc 10,9-11).
Luca scrive che Gesù iniziò il suo ministero messianico e profetico pieno di Spirito Santo.
Nella sinagoga di Nazaret, Gesù insegna con autorità, con la testimonianza immediata e puntuale della sua vita; spiega non solo la sua missione, ma anche come il Regno di Dio si fa presente attraverso gesti e azioni che generano vita e guarigione. I destinatari sono, prima di tutto, i poveri, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi, coloro che sono esclusi volontariamente da un "sistema" che emargina invece di accogliere. Gesù fa presente l'anno di grazia del Signore, nella sua persona e nelle sue opere, fuori dal tempio e dal sistema sacrificale, una sfida aperta e diretta al potere religioso. Ciò che in Isaia era un annuncio (Is 61, 1-2a), in Gesù diventa realtà: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi". La sinagoga (assemblea del popolo) si trasforma in uno spazio dove si può ascoltare, capire e parlare, non nella lingua unica usata dall'impero romano che imponeva dure condizioni di oppressione e sfruttamento, ma in quella dei poveri e degli abbandonati, dove Dio si manifesta come Colui che da la Vita.
T
utto ciò scatena il rifiuto della sua gente; la sua manifestazione messianica è ostacolata dalla diffidenza e dall' ostilità degli ascoltatori. Gli abitanti di Nazaret non accettano Gesù come l'"Inviato di Dio", hanno paura di riconoscere il volto "paterno e materno" di Dio presente in mezzo a loro nella persona di Gesù.

La vita

Sono scappato dai conflitti in Sierra Leone e dopo 11 mesi sono arrivato a Lampedusa. Ero molto contento di raggiungere l'Europa, ho fatto domanda d'asilo ma è stata respinta. Da 4 anni sono senza documenti, non ho un posto fisso dove vivere, mi sposto da un posto all'altro cercando lavoro, dormo in queste case abbandonate in brutte condizioni. Il mio grande problema sono i documenti, senza non si può trovare un lavoro, casa…" (J., 26 anni, viene dalla Sierra Leone, incontrato a Rosarno, RC)

Oggi il fenomeno dell'immigrazione in Italia è molto complesso. Da una parte assistiamo alla criminalizzazione degli immigrati che non hanno il permesso di soggiorno, e, dall'altra, al loro sfruttamento perché necessari al sostentamento delle economie locali. L'utilizzo di forza lavoro a basso costo, la negazione di condizioni di vita decenti, il mancato accesso alle cure mediche sono oramai aspetti ben noti. Aumenta il razzismo istituzionale e popolare, così come sono molto più frequenti gesti di intolleranza nei confronti degli immigrati. Sono a miglialia le persone che muoiono nelle acque del Mediterraneo per raggiungere le nostre coste. Gli sforzi dei movimenti e dei comitati è notevole per ridare vita e speranza, ma spesso sono "paralizzati" dalla poca participazione della gente, il settarismo e gli interessi particolari.
In questa realtà, anche noi, come Gesù, abbiamo la missione di annunciare e fare presente il regno di Dio. Dobbiamo annunciare la Buona Notizia e farla diventare una "buona realtà", soprattutto per chi vive nel proprio corpo la sofferenza di essere escluso, rifiutato e messo da parte. Il rispetto dei diritti fondamentali della persona dev'essere alla base di qualsiasi politica nei loro confronti. La dignità delle persone è una priorità nel nostro agire quotidiano, soprattutto dove è violata e calpestata. E' un invito a uscire dal tempio e "ri-metterci in cammino" per poter incontrare l' "Altro/a" che si trova ai bordi della strada. Questo comporta:

 

- Analizzare in profondità i sistemi sociali, politici, economici ed ecclesiali. Capire quali sono i meccanismi che permettono l'esistenza di un sistema ingiusto.

- Leggere la "Parola di Dio " con occhi nuovi e scoprire che Gesù non è neutrale. I poveri, gli immigrati, sono il "Vangelo che si fa carne", il regno di Dio che si fa storia.

- Guardare il presente e, soprattutto il futuro, con con occhi e cuore carichi di speranza. E' importante scoprire che "la realtà va al di là delle rappresentazioni che ce ne facciamo, perché è piena di opportunità e promesse che vogliono realizzarsi" (F. Gesualdi)

- Evitare azioni e metodi paternalistici, per ripensare la carità in chiave di giustizia. Dobbiamo con urgenza riflettere su come passare dalla "solidarietà diretta" (risposte immediate alle situazioni di emergenza) alla "solidarietà organizzata", dove gli immigrati sono i protagonisti della loro storia, e non l' "oggetto" dei nostri buoni desideri.

- Crescere in uno spirito autentico di dialogo, fraternità e solidarietà.

- Pensare e costruire insieme un nuovo modello di "cittadinanza" e di società.

- Evitare che le nostre "differenze" diventino "divisioni". Camminare insieme senza rinunciare alla propria cultura.

In questo "camminare", la compassione (cum-patere / soffrire con) è esssenziale per creare e vivere una relazione diversa, molto più profonda, con gli immigrati. Nasce dall'ascolto delle loro storie che trasmettono tristezza e dolore. Dietro ogni loro parola scopriamo che c'è un'umanità costretta a scappare perché non può più sopravvivere nella sua terra, c'è la rabbia di sapere che ci sono due tipi di umanità divise dal colore della pelle o da un passaporto, per essere nato in un posto o in un altro. Nell'ascolto scompare la distanza tra chi racconta e chi sta ad ascoltare, lo sguardo diventa contemplativo e ci accorgiamo che i poveri, i nostri fratelli immigrati, hanno una forza ed una dignità più forti di noi, capaci di affrontare le situzioni limite e andare oltre. Attravrerso il loro cuore e i loro occhi abbiamo la possibilità di guadare questo mondo in un modo diverso, perchè loro sono ancora capaci di "sognare un futuro diverso". 


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