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Aprile 2007

"Chi è quest'uomo che perdona?" (Lc 7,36-50)

OGGI, SCEGLI LA VITA!

Aprile è un mese importante per noi cristiani: celebriamo la Pasqua, quella ebraica (liberazione dall’Egitto), quella cristiana (la Crocifissione di Gesù, il Risorto). Non è semplicemente ricordare un evento passato, ma fare memoria significa vivere quell’evento nell’oggi, è l’oggi della tradizione profetica: “Il Signore non stabilì questo patto con i nostri padri, ma con noi che siamo qui oggi tutti quanti in vita.” (Dt. 5,3).


E’ l’oggi di Dio che ti tira fuori Israele dall’impero faraonico perché possa essere comunità alternativa all’impero. E’ l’oggi della Pasqua cristiana: passaggio, esodo dalla morte alla vita, la fedeltà di Dio al Crocifisso e a tutti i Crocifissi della storia.

La Pasqua è l’invito pressante dello Spirito di Gesù a vivere come Lui è vissuto in quella Galilea sfidando il tempio e l’impero e pagando di persona. Se noi viviamo come Gesù sfidando oggi l’impero del denaro la pagheremo cara! E’ la “grazia a caro prezzo” come ci ricordava il grande martire anti-nazista D. Bonhoeffer.

Come seguaci di Gesù non abbiamo  oggi altra scelta in un momento così difficile della storia umana sia a livello economico-finanziario, sia militare come ecologico. L’abisso fra chi ha e chi non ha, non è mai stato così profondo (oltre 3 miliardi di persone vivono con meno di due dollari al giorno) La sofferenza dei poveri, dei crocifissi della storia, delle vittime del sistema, non è mai stata così grande. Chi ha ( il 20% del mondo ricco) deve difendere con armi potentissime il proprio stile di vita, siamo oggi sull’orlo di una guerra atomica . Gli scienziati atomici hanno posto le lancette dell’orologio atomico a cinque minuti dalla mezzanotte (un attacco all’Iran potrebbe precipitare una guerra atomica dalle conseguenze catastrofiche) e infine il nostro fragile ecosistema sotto i colpi micidiali di un consumismo insostenibile da parte del 20 % ricco del mondo e dell’assurda militarizzazione che ne consegue  è sull’orlo del collasso.

Mai come oggi il Dio che ha fatto risorgere Gesù dai morti, il Dio della vita ci spinge a vivere la nostra Pasqua nell’OGGI. Mai come oggi la vita umana e l’ecosistema sono stati così gravemente minacciati dall’uomo. Questo Dio che ha impiegato oltre 4 miliardi di anni a far arrivare la vita dove è arrivata oggi, questo Dio così appassionato della vita e dell’umanità ci spinge tutti a sporcarci le mani perché vinca la vita, perché avvenga la Pasqua.

Cari giovani, mai come oggi è stato così esaltante vivere l’avventura umana. Abbiamo tra le mani un’incredibile responsabilità storica che nessun altra generazione ha avuto: decidere se questa stupenda avventura della vita potrà avere un futuro o no. Siamo davanti a una scelta di vita o di morte per tutti. Giovane, vuoi vivere la tua Pasqua? Butta la tua vita per qualcosa che vale perché tutti abbiano vita e l’abbiano in abbondanza (Gv. 10) Gesù l’ha data ala sua vita per amore, per questo è vivo. E tu, sei capace di darla, di fare Pasqua OGGI? Solo chi è capace di buttare la propria vita per qualcosa che vale, sperimenta la gioia del vivere e celebra oggi la Pasqua del Signore.

GIM Napoli



“Chi è quest’uomo che perdona?” (Lc 7,36-50)
Alla ricerca della chiave per aprire il mondo alla speranza
Leggendo il brano del vangelo di Luca mi porta ad un episodio successo alcuni anni fa mentre mi trovavo sul treno Roma-Milano. Un uomo di circa quarant’anni iniziò non solo a criticare ma a condannare apertamente la società, gli immigrati, le prostitute, la politica e la chiesa. Tutti, per lui erano ingiusti, peccatori e quindi secondo il suo modo di vedere, condannati. Poi concluse il suo discorso con una frase che tuttora risuona nella mia mente: “Ma che e’ venuto a fare Gesù nel mondo se non è riuscito a cambiare nulla? Dopo 2000 anni il mondo è ancora uguale! Per me è morto per niente!”... Silenzio... Lui aveva finito!
Ma il mondo, le persone si possono veramente cambiare?

Nel vangelo di Luca 7,36–50 Gesù si trova nella stessa situazione e risponde attraverso un incontro concreto puntando i riflettori su due persone.
La prima una donna! Forse una prostituta, si dice che era una peccatrice molto conosciuta in città, quasi una VIP “Very Important Person” del passato. Probabilmente aveva già incontrato Gesù perchè Luca ci dice:  “Ecco una donna, una peccatrice di quella città ...venne... e si rannicchiò ai piedi di Gesù .... cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato”(vv. 37-38). Chi è Gesù, davanti al quale la donna, non curante delle critiche degli altri, si umilia, usando gesti riservati solo agli schiavi? Chi è questo uomo che ha il potere di toccare il cuore, sì da far piangere i propri peccati, donando la forza e il coraggio di cambiare vita?
Subito dopo, Gesu’ interpella un’altra fascia di peccatori nella figura di Simone il fariseo, il giusto: “A quella vista il fariseo pensò tra sé: “Se costui fosse un profeta saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice” (v. 39).
Gesù non rifiuta la commensalità neanche con quel tipo di peccatori che sono i “giusti”. Il peccato del giusto – l’unico che va veramente contro Dio che è amore – è quello di comperarsi il suo amore con la moneta sonante delle proprie opere buone. E’ l’insidia di tutte le religioni, che suppongono un Dio cattivo da imbonire. Questo può essere vinto solo da una esperienza di amore gratuito non meritato, al quale si risponde con altrettanto amore. Simone che si reputa il giusto, si appropria del diritto di giudicare non solo la donna ma pure Gesù.

Chi è la peccatrice?
L’altra, l’altro? O io? A tutti, Gesù pone la stessa domanda come ai farisei che accusano l’adultera: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”... “Udito ciò se ne andarono ad uno ad uno cominciando dai più anziani fino agli ultimi”. (Gv. 8,7). Anche oggi, tra di noi è pensiero comune credere che noi siamo i più bravi perchè cristiani, noi siamo i civilizzati perchè ricchi! Non le donne che lavorano per la strada prostituendosi: quelle sono da eliminare, anche in modo violento se posse possibile, senza tener conto della loro storia di sopravvivenza e di schiavitù forzata nella quale queste donne immigrate ed emarginate vi si trovano senza volerlo. Non che la prostituzione sia un bene, non che il male sia bene, ma il fatto resta che quando si tratta di giudicare e condannare gli altri si diventa spietati. E poi gli uomini, con i quali queste donne sono forzate a concedersi, dove sono? Nel vangelo non si trovano, l’adultero non si trova.
Una sorprendente realtà che colpisce chi legge tutti e quattro i vangeli, sta nel fatto che con le donne, sebbene siano le emarginate, le colpevoli, i capri espiatori, Gesù usa misericordia e perdono, in alcuni incontri le eleva, le esalta e pone fiducia in loro.

Il brano di Luca continua e si sviluppa poi attorno alla parabola dei due creditori, ed è qui che Gesù sfida  Simone: “Chi dunque di loro lo amerà di più?” (v.42). Simone rispose: “Suppongo quello a cui a condonato di più”. Ma ciò che sorprende e capovolge il pensiero del giusto, della società detta “per bene” sono i versetti 44 e 47: “Volgendosi verso la donna disse a Simone ... per questo ti dico: “Le sono perdonati i suoi molti peccati,  perché ha molto amato”. Poi disse a lei: “Ti sono perdonati i tuoi peccati”. All’udire questa frase, il fariseo resta scosso, perchè il brano di Luca pone sulla sua bocca la seguente domanda: “Chi è quest’uomo che perdona?”.

Per quale motivo Gesù usa misericordia?
Gesù rivela il vero volto di Dio e sa che ogni creatura umana può cambiare solo attraverso l’amore chiamato perdono. Questo è il cuore del vangelo! In altre parole, Dio non lo si incontra nel farsi o dichiararsi giusti, ma nell’aprire onestamente gli occhi su se stessi. E’ passare attraverso l’esperienza scontante del buio del peccato, sentirsi perduti, per poi scoprire un Dio nella profondità del cuore che ti perdona. Da quest’amore nasce la guarigione del cuore e la ricostruzione della nuova umanità.
“Ti sono perdonati i tuoi peccati”.
Pensando al vangelo di oggi, mi ritorna alla mente il periodo trascorso in Italia, a quando ricevetti il permesso di visitare i carcerati una volta alla settimana, in un anno conobbi un buon numero di loro, la maggior parte immigrati. Li avevo scelti perchè sapevo che oltre la solitudine non avevano familiari con i quali parlare e confidare la loro disperazione; quest’ultima emarginazione era la piu’ dolorosa. Ricordo in particolare l’incontro con un uomo di 35 anni della Colombia, Luìs, carcerato da un anno, ma sempre con la speranza di poter uscire e tornare al suo paese. Ogni volta che lo incontravo mi raccontava della sua famiglia e poco della sua vita, fino a quando inaspetatamente chiese la preparazione al sacramento della Riconciliazione. Lo preparai. Ma il giorno in cui facemmo l’ultima prova pratica della confessione e giunti al punto dove si devono esprimere le proprie colpe gli spiegai: “Non dire le tue mancanze a me, solo al sacerdote. Ricorda Luis, agli occhi di Dio, il male che hai fatto sarà tutto cancellato attraverso il Suo Perdono”. A queste parole Luis, scoppiò in pianto. In sette mesi non lo avevo mai visto piangere! Mi disse;”Sento il bisogno di dire tutti i miei peccati ora”. E disse tutto, piangendo, singhiozzando e poi concluse: “I miei genitori hanno sofferto molto a causa mia per le scelte sbagliate della mia vita, un fallimento in tutti i sensi! Ora voglio cambiare lasciare il male e iniziare a fare il bene, il Signore mi dia la forza di farlo!”. Uscii da quell’incontro commossa e piena di gioia per Luis che aveva trovato il coraggio accogliere il perdono di Dio.
Che differenza c’e’ tra la legge e l’amore? Tra la disperazione e la speranza? IL PERDONO!
La legge non lascia spazio al perdono gratuito. L’amore va altre la legge. Nel buio della disperazione, è il perdono che dona speranza. Per questo Gesù è morto ed è risorto.
Circa due anni fa, quando la nostra scuola così chiamata CMS Center (Comboni Missionary Sisters) nella parocchia di Lilanda, Lusaka – Zambia era agli inizi per alcune ragazze orfane, dai 14 ai 18 anni, non c’era futuro. Vivendo nelle baracche e in un ambiente degradato, il rischio più grande era quello di diventare donne di strada oppure sposarsi in età prematura per sopravvivere. Infatti, alcune sono state abusate, altre hanno vissuto momenti di grande sofferenza e ingiustizia, una di loro è sieropositiva. All’inizio della scuola, le vedevamo chiuse in se stesse, paurose; oggi sono cambiate, hanno ritrovato speranza, dignità e fiducia in se stesse. E’ vero, dove altri demoliscono non è facile ricostruire, ma sicuramente il Signore attraverso di noi, con pazienza, costanza e fiducia, fa sì che le giovani diventino a poco a poco nuove creature, attuando un sogno che per loro sta diventando realtà. Un lavoro di autonomia e autostima.
A te giovane che hai nel cuore il vivo desiderio di voler cambiare il mondo, di costruire qualcosa di nuovo, una umanità  più giusta, dove il perdono e la pace possono camminare insieme e portare vita, Gesù chiede come primo passo la forza non di fare grandi cose per cambiare il mondo, ma di resistere alla tentazione più grande: il giudicare e condannare solo gli altri, quando invece il vero coraggio è il saper guardarsi dentro. Nessuno ha il potere di cambiare gli altri, il mondo, ma è cambiando se stessi che il mondo cambia. Questa è la chiave, il segreto della vita che Cristo ci ha dato!
 Ti auguro di usare questa chiave per aprire il mondo alla speranza!

Sr. Maria


Luis Espinal


Luis Espinal Camps  nacque vicino a Manresa (Barcellona), in un paese chiamato Sant Fruitòs de Bages, nel 1932.


Nel 1949 entra  nella Compagnia di Gesù.
Dopo aver finito la sua formazione e diventato sacerdote, parti per Bergamo nel 1964 per studiare  Giornalismo  Audiovisivo. Dopo due anni di lavoro nella TV e di critica cinematografica a Barcellona, nel 1968 partì per Bolivia, dove visse 12 anni , fino alla sua uccisione.
Espinal arriva nel momento di maggiore effervescenza latinoamericana, dove il popolo oppone resistenza alle dittature militari che si sono imposte in tutto il Cono Sud e in altri paesi di America Latina.
È il momento apice della Teologia della Liberazione, sono gli anni di due incontri molto importanti dell’Episcopato Latinoamericano in Medellin (1968) e in Puebla (1979), tempo di lotta nella America Centrale, di instabilità politica in Bolivia dove “Che Guevara” venne assassinato nel 1967.
L’11 Giugno 1970 ottenne la nazionalità boliviana.
Dedicò tutta la sua vita alla critica cinematografica, alla TV, alla radio e al giornalismo. Collaborò con Radio Fides, coi giornali “Presenzia” e “L’ultima ora” della Paz;aveva prodotto diversi cortometraggi per la TV boliviana, fece parte del gruppo produttore cinematografico Ukamau.
Scrisse 10 libri sul cinema e fu professore dei Mezzi di Comunicazione Sociale nelle Università “Mayor de San Andrés y Católica de la Paz”.

Il 21 Marzo del 1980 fu sequestrato a mezza notte, torturato e assassinato  da un gruppo di paramilitari.
Due giorni dopo fu assassinato in San Salvador Monsignor Oscar Romero.

Quest’uomo, dotato di una speciale sensibilità artistica e poetica, non si limitò ad essere un professionista dei mezzi di comunicazione, ma fece di questi uno strumento al servizio del popolo  senza speranza e senza voce della Bolivia.
L’esperienza della dittatura franchista che aveva sofferto in Spagna, ma soprattutto, la sua integrità personale e un elementare senso della giustizia, lo convertirono in un profeta della libertà e della speranza.

Si trovò a scegliere: tra la vita e la morte, tra gli idoli del potere e la vita del popolo minacciato. Lui scelse la vita  e il Dio della Vita.
La sua parola si consacrò a esorcizzare gli dei della morte e a potenziare la fede nella vita.. Tutto ciò con una radicalità tale, che lo portarono a donare la sua vita per il popolo.

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