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Presentazione tappa di Torino: la Pace è possibile, se ...

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Vita piena per tutti: adesso, non domani!

Lettera di presentazione della tappa di Torino

 

LA PACE E' POSSIBILE, SE C'E'  "VITA PIENA PER TUTTI: ADESSO, NON DOMANI!"

A TORINO, LA CAROVANA DELLA PACE, PIAZZA CASTELLO, 10 - 11 SETTEMBRE 2004

 

I missionari e le missionarie comboniani insieme ai giovani del G.I.M. ( Giovani Impegno Missionario ) tornano a proporre la Carovana della Pace. Iniziata in occasione del Giubileo degli oppressi del 2000 ha come scopo di portare all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale i drammi e le sofferenze dei senza voce, e dei più poveri del mondo.

Da allora, per altre due volte, le carovane hanno viaggiato su e giù per l'Italia facendo tappa in città e località incontrando persone, associazioni e gruppi. Sempre accompagnate da testimoni della Pace provenienti da paesi del Sud del mondo.

Quest'anno a settembre da Limone sul Garda ( paese natale di San Daniele Comboni ) tre carovane partiranno per convergere alle basiliche paleocristiane di Cimatile ( Nola - Napoli) e a Pomigliano d'Arco, i giorni 18 - 19 Settembre. Saranno composte da giovani e missionari, da testimoni del Brasile, del Congo e del Kenya e da rappresentanti dei nostri fratelli e sorelle immigrati.
L'esperienza si concluderà con la testimonianza sui luoghi visitati durante il Convegno Missionario Nazionale.

UN "EVENTO" DA VIVERE CON LA CITTA'

Per due giorni (10 - 11 settembre) la carovana farà tappa a Torino, che, attraverso i suoi innumerevoli gruppi ecclesiali, associazioni di volontariato, botteghe del mondo, movimenti di reti di solidarietà e amministrazioni, sarà chiamata a farsi da tramite per comunicare alla cittadinanza e al mondo intero la convinzione che: "La pace e' possibile" solo se c'è vita piena per tutti, adesso, non domani!".

La pace e la giustizia lavorano sempre "in solidum" per cambiare le sorti della umanità, hanno bisogno altresì, per ritrovare lo smalto, di declinarsi nel nostro territorio in forme di sensibilizzazione e attraverso scelte coraggiose da parte di tutti. Per questo il messaggio della carovana ci spinge ad incontrare e comunicare con i diversi volti della città.
E, affinché la carovana non sfiori la città, ma diventi un vero e proprio evento coinvolgente e dirompente, tutti dobbiamo collaborare per trasformare questo passaggio in "evento". Di quelli che segnano una svolta. E che rivelano, anche col proprio significato simbolico, l'improvviso riemergere alla superficie di cantieri della speranza promossi dal variegato mondo delle fedi religiose e dei movimenti della società civile. 

AFFINCHE' TORINO TORNI A PARLARE IL LINGUAGGIO DELLA PACE

Un occasione perché Torino ritorni a parlare. Non la Torino delle finte riconversioni, delle pseudo nuove variazioni ludiche e turistiche, ma la Torino, religiosa e sociale, corposa e solidale. Capace di "camminare insieme" con la gente ai crocicchi della disperazione, accogliente verso gli immigrati e solidale con le "vertenze" della Fiat delle altre fabbriche rimaste. Torino, consapevole della sua anima sanguinante e alla ricerca della propria identità.
Torni a parlare Torino, dopo che il pendolo della storia è ritornato inesorabilmente a oscillare nella direzione dell'indifferenza e assuefazione ad atrocità e genocidi: dal Darfur, all'Iraq, dalla Cecenia alla Repubblica Democratica del Congo. Come nel mondo intero, anche in Italia, aumentano le spese per gli armamenti come dimostra la vicenda della nuovissima portaerei della Marina Militare "Cavour", costata 900 milioni di Euro per il momento, mentre diminuiscono quelli per la cooperazione internazionale e al 92% dei milioni di sieropositivi nel mondo ( la maggior parte dei quali in Africa ) è negato l'accesso ai farmaci salva-vita.

Nelle piazze dopo le marce contro i deliri della guerra, è calato il silenzio. Questa afasia ha bisogno della vitalità nuova di uno scossone comunicativo incarnato nella nuova realtà della Torino "che cambia".

Per questo il passaggio della carovana può diventare l'occasione per riprendere i contatti tra di noi ed elaborare un linguaggio nuovo comprensibile alla gente, che nasce dallo:

"...sforzo di metterci in ascolto della cultura del nostro mondo, per discernere i semi del Verbo, già presenti in essa, anche al di là dei confini visibili della Chiesa. Ascoltare le attese più intime dei nostri contemporanei, prendere sul serio desideri e ricerche, cercare di capire cosa fa ardere i loro cuori e cosa invece suscita in loro paura e diffidenza, è importante per poterci fare servi della loro gioia e della loro speranza. Non possiamo affatto escludere, inoltre, che i non credenti abbiano qualcosa da insegnarci riguardo alla comprensione della vita e che dunque, per vie inattese, il Signore possa in certi momenti, farci sentire la sua voce attraverso di loro..."  ( I Vescovi Italiani, "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 34 ).

Il linguaggio delle relazioni e dei volti.

Non della fretta e del sorpasso, ma capace di fermarsi e "abbassarsi" per incontrare i volti delle persone. Che ascolta nel profondo della gente i racconti dell'insopprimibile voglia di "altrove" e che, negli anfratti dell'insicurezza e incertezza dilaganti, scopre i desideri di prossimità provenienti dalle innumerevoli solitudini cittadine, dove spesso si aggregano i grumi del rancore e delle violenze quotidiane.

Il linguaggio di una "nuova antropologia".

Quella "sommersa", non più basata sui rapporti di forza, sull'aggressività e sull'egoismo, ma che elabora una nuova grammatica della "prossimità" sociale ed religiosa per chiunque oggi rappresenti il "malcapitato" lasciato solo e "mezzo morto" ai bordi delle strade della nostra città. Un "farsi prossimo" declinato dalla vicinanza, dal dialogo e dai legami di reciprocità che riscattino la speranza e l'eclissi di una fede smarrita e disorientata.

Il linguaggio della solidarietà.

Quello delle reti territoriali, delle numerose botteghe del mondo e del distretto di economia solidale che da una parte lanciano ponti di eticità e giustizia con le povertà lontane e dall'altra scavano nel sociale per portare alla luce le reti carsiche del volontariato e della gratuità. E della Torino che ribadisce il suo perentorio no alla "prigione" del Centro di Permanenza Temporanea di corso Brunelleschi, con l'esperienza fattiva di numerosi luoghi di integrazione dove si sperimentano gli antidoti alla discriminazione e alla disgregazione sociale e si vincono le paure del "diverso" attraverso l'elaborazione di forme pratiche di accoglienza e di integrazione, di interculturalità e di condivisione.

Il linguaggio della verità e del perdono.

Che denuncia le false giustificazioni di guerre e atrocità e dall'altra smaschera l'idolatria del profitto nella conduzione degli affari del mondo. Che riscatta il ruolo delle Istituzioni Internazionali, quale unico e legittimo forum per dirimere con la diplomazia le dispute tra le Nazioni e garantire il rispetto dei diritti fondamentali di ogni essere vivente. Un linguaggio che invita all'accettazione delle responsabilità individuali e nazionali fino all' "assurda" richiesta di perdono, perché i subappalti delle colossali imprese di ingiustizia planetaria sono collocati nei nostri cuori e negli interessi economici della parte ricca del mondo.

Il linguaggio della speranza.

Che, con tutte le tonalità di cui è capace, si riappropri del futuro della nostra città, a garanzia della sua sopravvivenza. Che solleciti Torino a recuperare dalla propria storia la lunga tradizione di solidarietà e la investa oggi a favore di tutti gli operai e le loro famiglie in attesa trepidante dell'esito della metamorfosi di una città in bilico fra l'alternativa di rimanere "territorio produttivo" o mutarsi in "città morta". Fratta e slabbrata dai vuoti lasciati dalle fabbriche dissestate e oggigiorno riempita da palazzi estemporanei e da "zone residenziali" addobbate con fatiscenti condomini freneticamente in costruzione, ad indicare l'avvicinarsi inesorabile dello spettro di una città messa ... "in vendita".

OCCASIONE PER UN NUOVO INIZIO

Questa è la declinazione obbligata del linguaggio della pace, che può segnare anche la rinascita di Torino, di un nuovo modo di fare "politica" ( lavorare per il bene della "polis" - della città ) che si configura in un nuovo immaginario denso di elementi sorprendenti e inediti di rappresentanza e partecipazione.
In questo modo, il passaggio della carovana può fare un vero "miracolo", spingerci oltre se stesso e fornirci un punto di osservazione straordinariamente efficace sul futuro, da cui declinare insieme alla gente i linguaggi della pace e nonviolenza, superare gli individualismi per ritornare a lavorare in rete e così restituire un'anima alla nostra città, si mutata, ma tuttora ricca di potenzialità. Perché non ci può essere pace senza giustizia e ... "vita piena per tutti adesso, non domani" anche qui a Torino! 

Questo linguaggio della pace pare azzardato, ma vi invitiamo a farlo vostro e a diffonderlo!

UN APPELLO PER TUTTI:  CITTADINI, ASSOCIAZIONI, GRUPPI E CREDENTI 

A  PARTECIPARE NUMEROSI AI MOMENTI PUBBLICI

1. PIAZZA CASTELLO: LE TENDE DELLA PACE
Da venerdì pomeriggio e per tutta la giornata dI sabato in Piazza Castello saranno allestite due tende. Una ospiterà una mostra sulla pace e nonviolenza. L'altra è messa a disposizione di gruppi e associazioni per fare conoscere ed esporre i progetti e attività nel campo della pace e giustizia.
Padre Alex Zanotelli con gli altri testimoni della carovana saranno presenti il Venerdì pomeriggio e il Sabato mattina disponibili ad incontrare i gruppi e/o parrocchie.
Vi chiediamo inoltre di aiutarci a fare volantinaggio e distribuire ai passanti il volantino con il messaggio della carovana.

2. SALONE DEL MAGLIO: CONVEGNO SUL TEMA: "VITA PIENA PER TUTTI"
Venerdì 10 Settembre con inizio alle ore 20.45, in via Andreis, 18 ci sarà un Convegno sul tema della marcia. I relatori saranno Padre Alex Zanotelli, Nannio Salio, i testimoni del Sud del mondo. Marco Revelli modererà l'incontro.

3. MARCIA DELLA PACE
Sabato 11 Settembre ore 20,30, con partenza da Piazza della Consolata la marcia seguirà un itinerario a tappe fino a piazza Castello. E' il momento culminante per mostrare alla cittadinanza la volontà di lavorare insieme per la Pace. La marcia sarà cadenzata da momenti di riflessioni sulla Pace proposti da alcuni rappresentanti delle fedi religiose e del mondo laico. Si terminerà con un momento gioioso e conviviale arricchito da musiche e danze etniche.

AD ADERIRE ALLA CAROVANA DELLA PACE

Chi volesse aderire alla carovana della Pace, fare volantinaggio in Piazza Castello, esporre del materiale o incontrare padre Zanotelli nelle tende della Pace, è pregato di informare i seguenti:

Le adesioni finora avute sono le seguenti:
ACLI, Rete Lilliput, Torino Social Forum, Scuola per l'Alternativa, Missionari della Consolata, Pax Christi, CISV, Caritas Migranti, Tavolo dei Migranti del Social Forum, Associazione ACF, ACMOS, ASAI, Rete di Comuni Solidali, Comuni per la Pace (CoCoPa).

Si aspetta la conferma di numerosi altri gruppi e/o associazioni.

Per informazioniriguardanti il passaggio della carovana a Torino:

p. Antonio : amvitalia@missionariconsolata.it  o Federica: fedimeo@yahoo.it

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