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Il genocidio della gioventù nera e povera in Brasile

Camminare per le strade, stare nelle piazze pubbliche, giocare a pallone in campi aperti e partecipare alle attività sociali sono attività che dovrebbero accadere liberamente e in qualsiasi momento in un paese con un sistema democratico. Ma non è quello che succede in Brasile, specialmente con la gioventù nera e povera. Valdênia A. e Renato Paulino Lanfranchi, due attivisti brasiliani, ne hanno parlato all'incontro GIM di Vengono.

Ciò che ci si aspetta da un paese con un sistema democratico è, come minimo, il diritto di andare e venire come un bene sacro. Camminare per le strade, stare nelle piazze pubbliche, giocare a pallone in campi aperti, partecipare alle attività sociali sono attività che dovrebbero accadere liberamente e in qualsiasi momento. Ma non è quello che succede in Brasile, specialmente con la gioventù nera e povera.

"Era nel posto sbagliato al momento sbagliato", si sentì dire la madre di Alex che piangeva mentre si chinava sul corpo di suo figlio che era appena stato assassinato dalla polizia militare. Questa espressione così usata dagli agenti di polizia e spesso riprodotta dalla gente, cerca di giustificare l'ingiustificabile, cioè il genocidio della gioventù nera e periferica. Da quando la vita ha un tempo e un luogo giusti per essere protetta? Ogni giorno circa 70 giovani neri sono giustiziati in questo paese. A volte da agenti dello Stato, a volte da altri giovani coinvolti nel crimine, materializzando la disuguaglianza socioeconomica del paese e la negligenza delle autorità. Ecco, forse non esiste altro fenomeno sociale che meglio riveli e concretizzi la perversità del sistema neoliberale che domina oggi il Brasile.

Non possiamo più nasconderci dietro le frasi fatte, costruite per naturalizzare e giustificare le violenze commesse contro la gioventù nera e povera del Brasile. Il Ministero della Salute (DataSus) mostra che, nel 2017, di un totale di 63.880 omicidi (record storico), 42% sono giovani tra i 15 ei 24 anni (pari a 26.800 giovani) e che 72% sono persone nere. Uno studio dell'Istituto di ricerca economica applicata (Ipea) ha rilevato che la possibilità che un adolescente nero venga ucciso è di 3,7 volte quella di un adolescente bianco. La Mappa della violenza prodotta dall'UNESCO ha evidenziato che tra il 2002 e il 2012 la vittimizzazione della popolazione nera è passata dal 73% al 146,5% in più rispetto all'omicidio dei bianchi. Il rapporto ONU del 2014 indica il Brasile come responsabile del 10% degli omicidi di tutto il mondo.

La violenza contro i giovani, in particolare la gioventù nera, è peggiorata in modo tale che nel 2015 e nel 2016, sotto la pressione della società civile, il Congresso nazionale ha istituito due Commissioni di inchiesta parlamentari (CPI) per indagare sulla denuncia di genocidio.

Il Brasile ha ratificato la Convenzione internazionale per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nel 1952, attraverso il decreto n. 30.822. Secondo la Convenzione, il genocidio è definito come "un crimine contro l'umanità, che consiste, tra gli altri tipi legali, nell’uccisione di membri di un gruppo nazionale, etnico, religioso o di razza, ai fini della distruzione totale o parziale di quel gruppo". Sulla base di questo documento, è stato richiesta l'apertura delle CPI. Le relazioni finali riconoscono che un vero e proprio processo di “genocidio” della gioventù nera e povera è in corso nel paese.

Il documento finale della CPI della Camera sottolinea che i giovani neri assassinati sono per lo più maschi, hanno una scolarizzazione bassa e sono residenti in periferie dove i servizi pubblici sono scarsi o insufficienti. Un altro punto affrontato è stata la disparità di trattamento tra bianco e nero da parte della polizia.

Posto all’ordine del giorno dal Congresso Nazionale della Gioventù Nera (FONAJUNE) del 2007, il tema del genocidio entra, timidamente, nell’agenda del governo federale nel 2010, ma non raggiunge gli ordini del giorno degli stati federati. Nel 2015, la questione arriva al ramo legislativo nazionale con l'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta, come sopra menzionato, riconoscendo l'esistenza del genocidio. Ma dopo la pubblicazione delle Relazioni finali delle CPI, il problema non diventa priorità nell'agenda delle autorità. Al contrario, con il peggioramento della crisi politica, il dibattito pubblico è diminuito, mentre le violenze hanno continuato ad aumentare.

Dopo il “golpe” parlamentare che ha provocato l'impeachment della presidente Dilma, il governo Temer annuncia il congelamento del bilancio pubblico per 20 anni, che ha un impatto diretto sulle politiche sociali. Il Ministro della Giustizia del suo governo, che in seguito sarebbe stato nominato alla Corte Suprema del paese, dichiara che "il Brasile non ha bisogno di ricerche e studi, ma di armi e munizioni per trattare la sicurezza pubblica".

La lista dei retrocessi annunciati era enorme, ma il peggio doveva ancora venire. L'élite politica ed economica del paese, molto ben rappresentata nel Congresso e nella Magistratura, sfruttando il controllo dei mass media, la diffusione del pentecostalismo come strumento politico elettorale, con l'appoggio dell'ala conservatrice della Chiesa cattolica, elegge, nel 2018, una maggioranza nel Congresso e un Presidente il cui obiettivo comune è lo Stato minimo. A pretesto sono usati la lotta alla corruzione e all’insicurezza, e l’odio al Partito dei Lavoratori che aveva governato prima per 13 anni, accusato ora di tutti i mali del paese, attraverso l’uso astuto delle reti sociali. La composizione del nuovo governo, come mai visto nel regime democratico, ha nei principali ministeri, ciò che esiste di peggiore dei settori militari e del mercato. Il ridotto potere di regolamentazione statale è posto a completa disposizione del capitale neoliberale internazionale. Il sostegno del governo degli Stati Uniti a questa politica non è casuale.

L'anno 2019, oltre al congelamento della spesa pubblica per 20 anni, inizia con la politica di flessibilità per l'uso delle armi da fuoco; il non riconoscimento della partecipazione della società civile nei consigli istituiti per discutere le politiche pubbliche; l'estinzione di importanti diritti del lavoro, favorendo di nuovo il lavoro schiavizzato e colpendo a morte i sindacati; con l’ideologia della “Scuola senza partito” (non si può parlare di politica o di genere nelle scuole); con minacce di ingenti tagli finanziari per l’educazione; una proposta di riforma della previdenza che, se approvata, renderà molto difficile la pensione per larghe fasce dei lavoratori; una forte politica di incarcerazione, in un paese che ha già la terza popolazione carceraria nel mondo; con la criminalizzazione ufficiale di leaders e movimenti sociali, in particolare il Movimento dei Senza Terra e quelli per l’abitazione urbana; con sempre più frequenti episodi di uccisioni da parte delle forze dell’ordine, seguiti dalla totale impunità.

Il sarcasmo espresso dai figli del presidente di fronte all'assassinio della consigliera comunale di Rio de Janeiro, Marielle Franco, avvenuto nel 2018, le cui indagini indicano che il gruppo di miliziani responsabile per l’esecuzione è collegato ad almeno uno dei figli del Presidente, simbolizza la direzione della politica di sicurezza del governo attuale. Nella stessa direzione, la tragedia ambientale, con la morte di quasi 300 persone, causata dalla rottura della diga di residui minerali – proprietà dell’impresa Vale do Rio Doce – a Brumadinho, Stato di Minas Gerais, all’inizio dell’anno, non ha per nulla inciso sulla politica di privatizzazioni annunciata dal governo.

Si può vedere a occhio nudo la battuta d'arresto dei progressi raggiunti negli ultimi due decenni con il Partito dei Lavoratori. Nel campo sociale si sente già un violento impatto. La popolazione in situazione di strada, i senza-tetto, è in crescita, in particolare bambini e adolescenti, come non si vedeva da tempo; aumenta il numero di persone arbitrariamente arrestate; leaders e movimenti sociali sono perseguitati come terroristi. Il genocidio della gioventù nera e povera, prima denunciato alle autorità pubbliche, ora fa parte della politica di Stato.

Felicemente, il caos sopra descritto, non riscontra passività e servilismo da parte della società civile organizzata. I giovani esigono sempre più una migliore qualità dell'insegnamento; usano graffiti, hip hop, poesia, teatro e danza per denunciare e resistere alla violenza; formano "collettivi giovanili" intorno ai diritti della donna, dei neri, degli omossessuali, per proporre e rivendicare politiche pubbliche. Le madri si riuniscono per risignificare il dolore e il lutto causati dal genocidio e si organizzano per ottenere giustizia. I movimenti sociali stanno reinventando le loro strategie di lotta al fine di potenziarle e aumentare la solidarietà tra di loro. La CNBB (Conferenza dei vescovi del Brasile), incoraggiata dall'opzione coraggiosa e fedele per i più poveri adottata da Papa Francisco, si è pronunciata pubblicamente contro le politiche di morte annunciate dal governo e dal Congresso brasiliano.

Lo scenario presentato qui non è limitato al Brasile. Sfortunatamente, si estende a diversi paesi dell'America Latina e, in modi diversi, ad altri paesi del sud del mondo, con forti impatti nei paesi sviluppati. Questo perché il centro nevralgico di questa situazione è la politica capitalista neoliberista adottata dai gruppi che controllano i mezzi di produzione, il mercato finanziario, i mezzi di comunicazione di massa – il lato oscuro e nefasto della globalizzazione. Il documento dei vescovi lo chiama “esacerbato e perverso neoliberalismo”.

Non v'è dubbio che qualsiasi cambiamento verrà dall’organizzazione della società, delle lotte di base, dalla solidarietà tra i popoli che devono tenere a mente la necessità di valori diversi per quanto riguarda il consumo e l'accumulo di beni materiali, gli atteggiamenti verso chi è diverso e il rispetto alla natura.

Insieme possiamo sfuggire alla trappola che ci è stata imposta, quella di credere che il sistema è astratto, che le cose sono fatalmente come sono e nessuno ci può fare nulla. Questa bugia deve essere decostruita. Qualsiasi sistema politico è costituito da esseri umani. Quindi possiamo sconfiggerlo o modificarlo. La strada è la partecipazione e l’impegno politico nell'associazione di quartiere, nei gruppi ecclesiali, nei collettivi giovanili, nei partiti politici, nei movimenti sociali creando alternative nelle narrative dominanti del sistema.

 

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Maggio 2019  

 

Valdênia A. Paulino Lanfranchi

Renato Paulino Lanfranchi

Attivisti e difensori dei diritti umani

São Paulo / Brasile

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