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“Italia ripensaci” - campagna sulla messa al bando delle armi nucleari

Attraverso una petizione popolare di raccolta firme si sostiene il disarmo e la messa a bando delle armi nucleari. C'è tempo fino al 24 giugno per far sentire la propria voce.
Tanti sono i suggerimenti che ci vengono dati nell'articolo per approfondire questo tema ed acquisire una coscienza critica del fenomeno in Italia.

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Si sta concludendo la campagna “Italia Ripensaci” promossa da Senzatomica e Rete italiana per il Disarmo per spingere anche l’Italia ad aderire al Trattato di messa al bando delle armi nucleari. Oltre alla petizione, la seconda iniziativa della campagna è stata un appello rivolto ai Consiglieri Comunali per inserire nell’o.d.g. del Consiglio un punto a sostegno del Trattato, da inoltrare al Presidente del Consiglio, al Parlamento e al Senato.

 

La prima fase della campagna si è articolata in una petizione popolare e in un appello rivolto ai Consiglieri Comunali di numerosi comuni italiani per inserire nell’o.d.g. del proprio Consiglio un punto a sostegno del Trattato, da inoltrare al Presidente del Consiglio, al Parlamento e al Senato.

La fase 2.0 della campagna prevede la sottoscrizione in tutta Italia delle cartoline per sostenere l’azione in favore del disarmo nucleare. L’azione è portata avanti da organizzazioni italiane in coordinamento con le attività internazionali di ICAN (Premio Nobel per la Pace 2017) e che si concluderà il 7 luglio, primo anniversario dell'adozione da parte delle Nazioni Unite del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari.

 

Il 7 luglio 2018 Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo vorrebbero poter celebrare questo anniversario consegnando al Presidente del Consiglio una valanga di cartoline firmate da cittadine e cittadini, le firme raccolte in precedenza e di Ordini del Giorno e le mozioni approvati dal maggior numero possibile di Enti Locali, che impegnano il Comuni a seguire la questione della messa al bando delle armi nucleari e relazionarsi con il Governo sul tema.

 

Chiunque non avesse ancora compilato la cartolina può contattare Alessandra al seguente indirizzo: alessandra.pepe91@gmail.com.
Ma il tempo stringe: c’è ancora tempo fino al 24 giugno, vi invitiamo a farlo subito! Anche i minorenni possono partecipare!

 

Perchè è così importante parlare di questi temi?

 È stato pubblicato a maggio 2018 il Rapporto dell’Istituto di ricerca internazionale di pace di Stoccolma - SIPRI, secondo cui nel 2017 la spesa militare mondiale è stata di 1.739 miliardi di dollari (leggi il Rapporto dell’Istituto di ricerca internazionale di pace di Stoccolma - SIPRI - di maggio 2018). In particolare si è registrato un aumento di 81 miliardi di dollari in nuovi investimenti a favore della produzione di armi nucleari. L’Italia ha speso 29,2 miliardi di dollari registrando un aumento del 2,1 %.

 L’Italia, attualmente impegnata in 32 missioni militari, si rende anche complice di alcuni conflitti, come quello in Yemen. Inoltre, secondo il recente rapporto di Amnesty International “Assistenza mortale”, l’Italia insieme a Regno Unito, Germania e Paesi Bassi sta supportando il programma statunitense dei droni, consentendo agli Stati Uniti di gestire basi militari col conseguente impiego di comunicazioni e infrastrutture d’intelligence che permettono la trasmissione di informazioni dagli operatori dei droni negli Usa ai droni armati che lanciano attacchi mortali in tutto il Pianeta.

Per investigare su quali e quanti droni (o meglio, gli APR - Aerei a Pilotggio Remoto) dispongono le Forze Armate Italiane e quali sono i costi che ne derivano, l’ Osservatorio Mil€x sulla spesa militare italiana ha redatto un dossier sugli APR italiani.

I droni sono stati finora usati dall’Italia solo in missioni di ricognizione, ma stanno per essere armati con bombe e missili, scelta, quest’ultima, estremamente delicata dal punto di vista etico e politico che, incredibilmente, non è mai stata dibattuta ne tantomeno autorizzata dal Parlamento.

Il secondo Rapporto sulle spese militari italiane 2018 approfondisce la questione dei P2HH, i droni armabili di fabbricazione italiana (Piaggio Aerospace e Leonardo): se le Camere dovessero approvare la richiesta avanzata dal Ministero della Difesa in piena campagna elettorale il costo complessivo per programmi di droni militari italiani raddoppierebbe immediatamente arrivando ad attestarsi su (almeno) 1.434 milioni di euro fino al 2023.

 

Quanto ad armamenti non è finita qui: il 25 aprile scorso il Pentagono ha siglato con la casa produttrice Lockheed Martin (azienda americana attiva nei settori dell'ingegneria aerospaziale e della difesa) un nuovo contratto contenente l’ordine italiano per un nuovo pacchetto di cacciabombardieri F-35 JSF (Joint Strike Fighter). Il contratto rientra nel piano di acquisto italiano di 90 cacciabombardieri Programma F-35 e si è concretizzato con un acconto versato di dieci milioni di dollari che dà avvio al percorso di acquisizione di otto aerei.

Se l’acquisizione verrà portata a termine, il totale degli F-35 finora acquistati dall’Italia sarà di 26 macchine, di cui dieci già consegnate (Leggi di più su http://milex.org - L’Italia ha ordinato almeno altri 8 cacciabombardieri F-35).

 In questo quadro drammatico diversi eventi della società civile stanno portando avanti iniziative ed azioni concrete di contrasto alle politiche che favoriscono le armi e le attività belliche

 

L'azionariato critico è uno strumento per far sentire la propria voce e la propria partecipazione in modo non nonviolento:

 L'azionariato critico è uno strumento per far sentire la propria voce e la propria partecipazione in modo non nonviolento: in pratica si acquistano delle azioni di una società per poter entrare e partecipare attivamente alle assemblee e quindi porre questioni cruciali dall'interno.

La Fondazione Finanza Etica e Rete Italiana per il Disarmo sono tra gli azionisti critici di Rheinmetall, colosso tedesco della produzione militare (nel nostro Paese la holding controlla direttamente sia Rheinmetall Italia sia RWM Italia Spa) e di Leonardo, il principale produttore italiano di armamenti, il cui maggiore azionista è il Ministero del Tesoro italiano. Esse intervengono attivamente alle loro assemblee per chiedere chiarimenti in merito alla fabbrica di armi in Sardegna e la conseguente complicità italiana nella guerra in Yemen.

 

In occasione della celebrazione del 72esimo anniversario della Festa della Repubblica Italiana la Rete della Pace si è così espressa:

«Per questo chiediamo che le spese militari e l’impiego delle forze armate rientrino nel dettato costituzionale, che si rilanci la ricerca e la produzione civile e sostenibile anziché quella militare; inoltre riteniamo che i 25 miliardi di euro che saranno impiegati anche quest'anno per le spese militari vadano contro la Costituzione e sperperino denaro sottratto alle tante necessità attuali (lavoro, sanità, istruzione, cultura, ricerca, protezione civile, pensioni, ecc.)» (leggi il comunicato della Rete della Pace “2 giugno, festeggiamo la Repubblica. L'Italia è fondata sul lavoro e ripudia la guerra”).

 

C’è tanto da fare!

 Rete italiana per il Disarmo sta cercando di organizzare un primo confronto con le Commissioni Esteri e Difesa del nuovo governo, su temi come il controllo dell’export militare italiano, la riduzione della spesa militare, la ridefinizione di obiettivi e strumenti delle missioni militari all’estero, la partecipazione dell’Italia a processi concreti di disarmo nucleare, la difesa civile non armata e nonviolenta, le azioni di controllo sull’utilizzo dei droni armati e la messa al bando preventiva delle armi completamente autonome.

Infatti, oltre al Trattato per la messa al bando della armi nucleari, attualmente si sta rendendo necessario anche un Trattato internazionale per vietare i Killer Robots, obiettivo portato avanti dalla Campagna “Stop Killer Robots”, una coalizione globale di organizzazioni non governative che ha lavorato a partire dall'aprile 2013 per vietare preventivamente la produzione e l’utilizzo delle armi completamente autonome “FAWS” (note anche come sistemi d’arma autonomi letali “LAWS”), sottoscritta ad oggi da 22 Paesi.

 informazioni "Italia Ripensaci" :

Le “istruzioni per l’uso” su come aderire e dove trovare le cartoline

La descrizione della nuova fase di “Italia, ripensaci”

La storia della mobilitazione

 Per ulteriori contatti:

Senzatomica - ufficiostampa@senzatomica.it – +39 338 6167247

Rete Italiana per il Disarmo - segreteria@disarmo.org – +39 328 3399267

legambientevicenza dove leggere l'articolo integrale scritto da Alessandra


Chi sono gli Enti citati nell’articolo:

 Fondazione Finanza Etica

La Fondazione Finanza Etica è nata a Padova nel 2003. Fa parte del Sistema Banca Etica (www.bancaetica.it) e ha come obiettivo la promozione di reti di nuove economie sostenibili e di una nuova cultura economica e finanziaria al servizio della società e dell'ambiente.

Nel 2007 FFE ha acquistato un numero simbolico di azioni di Enel ed Eni per «portare la voce della società civile e dei movimenti del Sud del mondo nelle assemblee delle più importanti società italiane» e per «promuovere il ruolo dei piccoli azionisti e il loro contributo alla vita dell'impresa». Nel 2016 sono state acquistate anche azioni di Finmeccanica. Le iniziative di azionariato critico della Fondazione sono sostenute da Re:Common e Rete Disarmo. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.fcre.it.

Rete Italiana per il Disarmo

La Rete Italiana per il Disarmo è un organismo nazionale di coordinamento sulle tematiche della spesa militare e del controllo degli armamenti. Fondata nel 2004 è composta da: ACLI - Archivio Disarmo - ARCI - ARCI Servizio Civile - Associazione Obiettori Nonviolenti - Associazione Papa Giovanni XXIII - Associazione per la Pace – Assopace Palestina - Beati i costruttori di Pace - Centro Studi Difesa Civile - Conferenza degli Istituti Missionari in Italia - Coordinamento Comasco per la Pace - FIM-Cisl - FIOM-Cgil - Fondazione Finanza Etica - Gruppo Abele - Libera - Movimento Internazionale della Riconciliazione - Movimento Nonviolento – Noi Siamo Chiesa - OPAL Brescia - Pax Christi - Un ponte per...

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito: www.disarmo.org

Rete della Pace

Aderenti: ACLI, AGESCI, Accademia apuana della pace, Ambasciata democrazia locale, Amici della mezza luna rossa palestinese, ANSPS, AOI – Associazione di cooperazione e di solidarietà internazionale, Ara pacis iniziative, Archivio disarmo, ARCI, ARCI Bassa Val di Cecina, ARCI Verona, ARCS, Arci servizio civile, Associazione Perugia Palestina, Associazione per la pace, Associazione per la pace di Modena, AssopacePalestina, AUSER, CGIL, CGIL Verona, CNCA, Comunità araba siriana in Umbria, Coordinamento comunità palestinesi, Coordinamento comasco per la pace, Coordinamento pace in comune Milano, CTA – centro turistico Acli PG – Encuentrarte, FIOM Cgil, FOCSIV, Fondazione Angelo Frammartino, Fondazione culturale responsabilità Etica, GLAM – Commissione Globalizzazione e Ambiente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, IPRI – rete CCP, IPSIA, Lega per i diritti dei popoli, Legambiente, Link2007 cooperazione in rete, Link – coordinamento universitario, Lunaria, MIR, Movimento europeo, Movimento nonviolento, Nexus Emilia Romagna, Per il mondo, Peacewaves, Piattaforma ong MO, Restiamo umani con Vik Venezia, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Rete della pace umbra, Tavola della pace valle Brembana, Tavola pace val di Cecina, Tavola sarda della pace, Tavola della pace di Bergamo, U.S. Acli, UDS, UDU, UISP, Un ponte per…, Ventiquattro marzo.

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