Mapuordit (Sud Sudan) 6 Agosto 2008
Festa della Trasfigurazione del Signore
Carissimo amico, carissima amica!! Jambo!
Ti sembrerà strano che ti scriva in questo mese così assolato e vacanziero per voi ma molto freddo per noi a Nairobi. Siamo nella stagione fredda. Credo che non abbia mai scritto nel mese di agosto proprio perchè è un mese molto busy per me e per la nostra pastorale a Korogocho. Anche perchè in tutti questi anni questo mese d’agosto rappresenta il passaggio di molti italiani e altri visitatori che vengono a trovarci per conoscere la nostra missione ed esperienza di vita.
Ma anche per condividere la loro esperienza di missione e di ciò che hanno osservato e visto nelle missioni e in Kenya. Quest’anno saranno ancora pochi rispetto agli anni scorsi in quanto ciò che è successo all’inizio dell’anno con la “guerra” che abbiamo vissuto ha scoraggiato molti turisti e visitatori e quindi a posporre passaggi in terra kenyana. Almeno per il momento....
Ti sarai accorto/a che ti sto scrivendo dal Sud Sudan e non da Korogocho o dal Kenya. No...non sono fuggito da Koch anzi!!
Sono venuto qui per un paio di settimane invitato dai miei confratelli comboniani giovani a Juba, la nuova capitale del Sud Sudan. Abbiamo condiviso qualche giorno formativo sul tema “leadership” nella nostra vita quotidiana e nel nostro istituto. E’ anche un momento di gioia per me! E’ la prima volta che vengo in Sudan la terra tanto amata da San Daniele Comboni, il nostro fondatore che ha donato interamente la sua vita per questa gente che a quel tempo veniva chiamata “Nigrizia” e non veniva ancora considerata parte della Chiesa Universale. Una grande sfida che ancora oggi si presenta a noi con sfumature diverse ma con la stessa intensità!! Grazie Daniele Comboni di averci aperto il cuore e la nostra vita a questa grande missione per l’Africa!!
Ho avuto anche il dono di riincontrare qui a Juba senza nessun appuntamento programmato Suor Giovanna Sguazza, comboniana del mio paese, che è stata da poco eletta provinciale, cioè superiora delle suore comboniane del Sud Sudan. Era appena arrivata dagli Stati Uniti dove risiedeva in questi ultimi anni e pronta a rientrare in questa nuova avventura missionaria di un Sudan che ha molta speranza di vivere la pace conquistata dopo tantissimi anni di guerra, morte e divisioni. Sono stato molto contento di rivederla e auguro davvero grandi benedizioni del Dio della Pace a lei, alle sue missionarie e al popolo sudanese che lo merita grandemente.
Poi dopo una settimana a Juba sono partito per una piccola missione dal nome Mapuordit, vicino a Rumbek (diocesi di Mons. Cesare Mazzolari, comboniano) dove sono venuto a stare per quasi una settimana anche per visitare la comunità comboniana e soprattutto un compagno di noviziato che non vedevo da molto tempo, fratel Rosario Iannetti, medico in questo ospedale, annesso alla missione, che ha messo in piedi in questi ultimi 6 anni con circa 100 posti letto. Davvero una benedizione per questa zona! Tutto questo durante il tempo della guerra qui in Sud Sudan che è finita soltanto 3 anni fa se ricordate....Ora la guerra è finita in questa parte del paese e così si può parlare di ricostruzione e miglioramento dell’educazione, salute e guardare avanti per il futuro dei giovani. Anche se sappiamo bene che non lontano da qui il genocidio del Darfur continua.....la politica e l’economia si mischiano a danno dei poveri, del popolo, dei giovani. Anche qui pochi politici locali, il governo arabo del nord Sudan, multinazionali e centri di potere vogliono spartirsi in punta di piedi il paese perchè ricco di petrolio e tante altre risorse.
Alla fine della settimana tornerò a Korogocho per rimanerci l’ultimo mese prima di rientrare in Italia a metà Settembre e poi.....
NAIROBI – NAMUGONGO (UGANDA)!! 800 KM DI PEACE...
E’ stata un’esperienza di fede stupenda quella che abbiamo vissuto per 2 settimane, dalla fine di maggio al 5 giugno, camminando per la pace e per la riconciliazione in Kenya. Da Nairobi a Namugongo (Kampala – Uganda) 800km di distanza. I pellegrini erano 33 giovani e adulti da 17 parrocchie di Nairobi (soprattutto dagli slums della città). Credo che ricordiate molto bene ciò che vi raccontavo nella mia ultima lettera di Pasqua 08 come era la situazione in Kenya nei primi due mesi dell’anno. Uccisioni, divisioni e caos avevano caratterizzato l’inizio del nuovo anno 2008. Seguiti anche da sospetti, minacce e marginalizzazione anche all’interno della Chiesa locale.
Così il pellegrinaggio è diventato un momento significativo per tutti noi. Siamo tornati trasformati da questa esperienza di vita e di fede. Partenza il 24 maggio con circa 300 persone che ci accompagnavano per i primi 20 km giornalieri che avevamo programmato. Poi dopo il saluto all’arrivo della tappa quotidiana proseguivamo con un pulman fino alla tappa successiva dove ci aspettavano parrocchie o altri centri di accoglienza. Ogni giorno si pregava con la comunità che ci accoglieva e che camminava con noi fino al termine dei 20km giornalieri. Siamo passati in tutti i punti caldi del paese e anche in 6 campi degli sfollati di diverse etnie. Camminavamo tutti con una bandiera della pace in mano e una del Kenya in fronte a noi. Chi ci vedeva in maggioranza ci salutava oppure ci inveiva dietro in modo aggressivo dicendoci di portare la pace all’altra etnia che ne aveva bisogno più della sua.
Abbiamo constatato come sia ancora troppo fragile la calma che è tornata nel paese ma che resta diviso etnicamente in alcune zone e regioni. Esattamente dove ci sono stati più scontri, violenze e uccisioni. Ci vorranno anni e generazioni ora per ricostruire una convivenza pacifica in queste zone.
Un piccolo anedotto di ciò che abbiamo vissuto in questi giorni di grazia camminando sulle strade del Kenya e dell’Uganda.
Quando arrivammo a Nakuru andammo subito a visitare uno dei due campi di sfollati dove c’erano migliaia di persone sotto tende di plastica e un sole che batteva fortissimo. Andammo sicuri che ci avrebbero accolto come ci avevano già accolto molto bene in quello di Naivasha. Invece al cancello del campo alcuni giovani cominciarono ad inveire contro di noi. Non volevano farci passare perchè volevano soldi. In una lingua locale cominciarono a farci pervenire messaggi violenti e la minaccia di tirarci pietre per scacciarci. Noi volevamo solo pregare insieme alla gente, cantare con i bambini e dare un messaggio di incoraggiamento. Ma.....niente da fare. Abbiamo dovuto retrocedere piano piano con le nostre bandiere della pace ammainate e rientrare nel pulman prima che la violenza scoppiasse contro di noi. A quel punto non sapevo cosa fare....visto che i pellegrini erano rimasti scossi e dovevamo andare a visitare anche l’altro campo. Chiesi così con voce allegra cosa ne pensassero di andare all’altro campo. Solo un paio risposero affermativamente....gli altri rimasero in silenzio ancora shockati dall’esperienza precedente. Allora proprio in quel momento dal vetro frontale del pulman un grande arcobaleno appariva nel cielo e stava proprio di fronte a noi per darci un grande messaggio di Pace. Il Signore ci dava un incoraggiamento....quello che portavamo sulle bandiere della pace forse senza grande coscienza fino a quel momento. Ciò è bastato per farci sentire meglio....Siamo andati nel grande stadio Afraha di Nakuru dove c’erano gli altri rifugiati. Il cancello era chiuso stavolta. Nessuno davanti ad esso. Piano piano tutti scesero dal pulman....e ci dirigemmo all’entrata. Aprimmo il portone e con nostra grande sorpresa....centinaia di bambini ci accolsero con grande calore. Una grande danza esplose e tutti insieme, pellegrini, bambini, donne e uomini del campo all’interno dello stadio cominciammo a danzare intorno all’anello del campo di calcio. Stupendo dono di un Dio Pellegrino!! Gesù camminava con noi e aveva il volto dei bambini che dovunque andavamo ci sorridevano e ci accoglievano a braccia aperte specialmente nei campi profughi. Per loro non esisteva la barriera del tribalismo.....
Per non dirvi dell’esperienza a Namugongo, il santuario dei martiri ugandesi uccisi duecento anni fa ad opera del Kabaka, il re pagano che non voleva che si convertissero al cristianesimo. E una quarantina di questi giovani cristiani, cattolici e anglicani e anche musulmani vennero uccisi perchè non veneravano la figura del re locale. Bruciati vivi o tagliati a pezzi in varie parti di Kampala, la capitale dell’Uganda.
Ancora oggi da quel tempo ogni anno milioni di ugandesi e tanti altri africani fanno pellegrinaggio per esserci il 3 giugno, giorno della loro commemorazione. Gente che viene a piedi, bicicletta, con camion pieni zeppi, pullman e qualsiasi mezzo. Un’esperienza di fede così di massa che non avevo ancora vissuto in Africa....un milione e duecentomila persone nel giorno della commemorazione in mezzo a tanta palta la notte precedente perchè aveva piovuto e la gente si adattava a dormire sul terreno fangoso per aspettare la celebrazione. Ogni anno questo pellegrinaggio continua a veder crescere il numero di pellegrini da tante parti d’Africa. Segno che questi giovani martiri hanno lasciato un segno che non si può cancellare. Un segno di fede rinunciando a tutto ciò che il Kabaka, il re dei Baganda offriva loro. Un segno di cui abbiamo bisogno fortemente in questo tempo di secolarismo e di superficialità di vita.
Proprio per questo voglio regalarti una breve riflessione di Don Tonino Bello che ormai credo tu conosca bene visto che ogni tanto nelle mie lettere ne riporto alcuni dei suoi brani migliori:
GESU’ E’ IL MODELLO
“Se Gesù Cristo è il modello sul quale dobbiamo costruire la nostra esistenza redenta, anche noi, come lui, dobbiamo farci uomini. Se lui è l’archetipo (la parola un pò difficile sta a significare lo stampo originale) della nostra condotta vuol dire che dobbiamo intraprendere anche noi quella difficile carriera di umanità nella quale pensavamo di essere, per diritto di nascita, professionisti consumati, mentre siamo costretti a riconoscerci appena novizi, alle prese con le prime regole dell’apprendistato. Esperti di umanità, capaci di comprensione e perdono, di accoglienza e di sorriso, di lacrime e di ebbrezze. Disponibili all’ascolto e all’attesa, al credito e al compatimento, all’indulgenza e all’incoraggiamento. Pronti a scomettere e a ricominciare, a parlare i linguaggi della povertà e a non scandalizzarci per le miserie altrui, a capire le lentezze e ad accellerare i segni della speranza. Esperti in umanità. Uomini fino in fondo. Anzi, fino in cima! ”.
INSIEME COSTRUIAMO LA PACE!!!
Oltre al pellegrinaggio, come coordinatore del Kutoka network, che lavora con 25 team pastorali di parrocchie vicine o dentro gli slums di Nairobi, abbiamo pensato che per contribuire a diminuire le tensioni e i sospetti in vari ambiti della società Kenyana, era indispensabile proporre delle iniziative di pace e di riconciliazione soprattutto mettendo insieme varie categorie di persone ed etniche diverse per creare dei forum di lavoro per la riconciliazione e la condivisione. E così il Signore ci ha dato una mano. Infatti provvidenzialmente ci ha aperto strade e porte impensate facilitandoci questo ingrato lavoro. Tessere relazioni con chi chiunque avesse a cuore la Pace e con grande cuore e voglia di pace stava già programmando altre iniziative. Così ci siamo messi insieme chiedendo anche di essere sostenuti dalla conferenza episcopale kenyana che aveva bisogno anche loro di ritrovare questa unità e riconciliazione. Sotto il cappello dei vescovi cattolici abbiamo lanciato 6 commissioni che si occupavano di varie iniziative di pace e di riconciliazione a livello teorico e pratico a breve, medio e lungo termine.
Devo dire che proprio nell’anno di preparazione al 2° sinodo africano che si terrà a Roma nel 2009, non poteva esserci occasione migliore per poter contribuire con eventi significativi e mirati a far crescere la sensitività su temi come la pace, giustizia, verità e solidarietà sopratutto in tempi di dolore e divisione per il paese.
E così la nostra commissione chiamata “Channels of Peace” cioè “Strumenti di Pace” ha programmato tantissime iniziative:
Ø creare 8 libretti per i giovani e le piccole comunità cristiane su temi come pace, riconciliazione, vita, compassione, giustizia ecc..
Ø Abbiamo fatto preparare in Italia (perchè qui ci costavano un occhio...) 1500 bandiere della pace con la scritta in inglese (peace) e kiswahili (amani) da esporre nel cortile o davanti alla chiesa come simbolo di Pace e Riconciliazione. Le abbiamo distribuite e donate alle 1100 parrocchie di tutte le diocesi del Kenya attraverso i loro vescovi con allegato un piccolo libretto preparato da Camilla e dagli amici della redazione del nostro sito www.korogocho.org che spiegava il significato della bandiera della pace e dell’arcobaleno partendo dalla Bibbia e dalle tradizioni e cultura africane e di tutto il mondo. Molto apprezzato! Grazie alla mia famiglia e amici e a padre Alberto Pelucchi, provinciale dei missionari comboniani italiani per il loro contributo non solo economico ma soprattutto di preghiera e di solidarietà nel finalizzare questa attività a nome del popolo kenyano.
Ø Abbiamo stampato migliaia di volantini che abbiamo distribuito in varie parti del Kenya, con la preghiera di san Francesco “Fammi uno strumento della Tua Pace!” e con altre proposte concrete di riconciliazione e di pace a livello individuale e comunitario.
Ø Costruzione di centri per la pace e documentazione per i giovani in zone del paese dove ci sono state queste divisioni.
Ø Stiamo proponendo attraverso la conferenza episcopale kenyana a 11 sindaci e comuni dove c’è stata più violenza di dedicare una via o una piazza della città a ricordo di quegli eventi che hanno visto distruzione e morte ma che non vogliamo dimenticare velocemente. Dopo aver visto morire 1500 persone e circa 400.000 persone sfollate che praticamente hanno perso tutte le loro proprietà e che non sono ancora state totalmente rilocate, abbiamo il dovere di “fare memoria” per non dimenticare....ma dedicare queste vie o piazze a persone o nomi che ci ricordino il dovere del costruire la pace e la giustizia in questo paese che ancora non è guarito dalle divisioni e dal tribalismo.
Ø A metà giugno abbiamo organizzato un grande torneo di calcetto misto (cioè con anche donne) a 8 squadre nel più grande stadio di Nairobi. Abbiamo messo insieme musicisti e artisti molto conosciuti nel paese, consiglieri comunali e politici di Nairobi, preti cattolici, imams musulmani e pastori di varie chiese, Nazioni Unite, membri della società civile, giornalisti e giovani degli slums. Hanno vinto gli artisti.....che dopo aver vinto alla grande il torneo di calcetto hanno intrattenuto nel pomeriggio le migliaia di persone gratuitamente con un concerto per la pace e la riconciliazione. Tutti contenti e pronti per un nuovo torneo e concerto ogni anno....questo è ciò che già chiedono chi vi ha partecipato!!
Ø Abbiamo organizzato una scalata al monte Kenya, il monte sacro del paese quasi 5200 metri. Dal 8 al 12 settembre insieme a varie persone conosciute come Paul Tergat o Cathrine Ndereba e rappresentando Chiesa, società civile, politica, sport, giovani, Nazioni Unite e religioni diverse scaleremo insieme il monte per riconquistare simbolicamente questa vetta a nome del popolo kenyano che ha sofferto immensamente all’inizio dell’anno ma che ancora continua a soffrire per una politica che è ancora lontano dalla gente. Vuole essere un segno di solidarietà e condivisione. Sulla vetta metteremo una bandiera del Kenya, della Pace e anche una croce simbolo della sofferenza di Gesù e del popolo Kenyano. Sarà la mia ultima attività! Nei giorni successivi e dopo aver salutato la mia comunità di Korogocho rientrerò in Italia.
E FINALMENTE UPGRADING DI KOROGOCHO…..
E’ giusto dirlo!! Finalmente cominceremo l’upgrading cioè la fase di riflessione e programmazione del miglioramento di Korogocho. Dopo tantissimi anni di lotta per la terra e per le infrastrutture per i poveri e per tutta la popolazione dello slum finalmente abbiamo assistito due settimane fa al lancio ufficiale davanti a quasi 700-800 persone del progetto di risanamento/miglioramento della baraccopoli.
E’ stato un lungo percorso cominciato con Alex più di 15 anni fa e che ci ha portato piano piano a esplorare varie soluzioni e proposte durante tutti questi anni. L’ultima è stata grazie anche al vostro contributo con la campagna W Nairobi W (ve la ricordate ancora?) dove sono state mandate migliaia di cartoline di pressione al fu governo Berlusconi nel 2004 e alla conferenza episcopale italiana ricordando loro gli impegni presi durante il Giubileo del 2000, sul condono dei debiti.
Credo che la strada intrapresa qualche anno fa ora sta portando in Kenya ad alcuni risultati e non solo a Korogocho. I 44 milioni di Euro che il governo italiano ha deciso di convertire (Swap) in sviluppo locale nei prossimi 10 anni d’accordo con la controparte Kenyana prevede aree di sviluppo quali: acqua, salute, educazione e upgrading di Korogocho. Quindi non sono soldi soltanto per Korogocho ma la campagna ha permesso l’apertura a progetti di miglioramento e sviluppo anche di altre zone del Kenya. E l’attività sta andando avanti dall’anno scorso.
Per Korogocho siamo in ritardo di un anno rispetto ai tempi concordati sia per ciò che è successo all’inizio dell’anno (in quanto Korogocho era uno degli epicentri della violenza) ma anche per l’incompetenza del ministero preposto a questa iniziativa.
E’ stata dura l’anno scorso mettere insieme tutti i ministeri e organizzazioni che devono essere interessati a questo upgrading: ministero della terra, local government, casa, finanza, ufficio del Presidente, Nazioni Unite, Comune di Nairobi, Cooperazione Italiana e la comunità di Korogocho.
E dopo aver anche ricevuto personalmente altre minacce da parte degli structure owners (proprietari delle baracche ...non della terra che è dello Stato) ora tutto sembra che si sia instradato nella giusta direzione. Questo incontro ufficiale che abbiamo fatto a Korogocho con tutta la comunità riunita alla presenza di rappresentanti di tutti i ministeri e altre organizzazioni che sono interessate alla riuscita di questa iniziativa è stata un successo di persone e di informazione ufficiale che ha aperto la strada al miglioramento della baraccopoli. Sono molto contento perchè personalmente mi ha preso moltissimo tempo della mia presenza a Korogocho e a Nairobi per la lotta per la terra e per il diritto ad una casa anche per i poveri. C’è ancora molto da fare! Molto da tenere sotto controllo e fare in modo che tutti lavorino come dovuto. Parto in questo momento favorevole a questo upgrading contento di essere riuscito con i dovuti tempi e con le dovute persone a mettere le pedine al giusto posto con i dovuti tempi. Ora la palla passa a padre Paolo Latorre e padre John Webootsa a continuare questa importante parte del ministero pastorale qui a Koch. Auguri e siate forti!! Tuko pamoja! Ne avrete bisogno....con i tanti interessi di vari gruppi all’interno e all’esterno di Koch!!
SITO WEB INGLESE–ST JOHN SPORTS SOCIETY–LIBRO.....
SITO WEB INGLESE. Il 22 Giugno di quest’anno durante la nostra festa patronale di San Giovanni Battista abbiamo rilanciato il nostro sito www.korogocho.org versione inglese. Dopo 2 anni che lo abbiamo fatto crescere nella versione italiana (con qualche articolo in inglese) ora abbiamo pensato che fosse arrivato il tempo di fare anche la versione inglese in maniera permanente.
Con l’aiuto di Giulio e Michele che credo ormai abbiate conosciuto (ricordate la tourneè italiana dell’anno scorso?) abbiamo approntato un piccolo corso per la piccola equipe della redazione inglese di Korogocho composta da circa 7 giovani della nostra comunità. Giulio e Michele sono venuti a Koch per dieci giorni e insieme ai giovani hanno organizzato il tutto. Se volete vedere di persona o consigliarlo ad altri amici l’indirizzo è www.korogocho.org/english . Con padre John Webootsa e padre Paolo Latorre, Japheth Oluoch e questi giovani che hanno deciso di scrivere articoli e documentare la vita di Koch e della nostra comunità vedremo crescere ancor di più la realtà giovanile e la voce della gente di Korogocho. Auguro a tutti loro un proficuo lavoro perchè attraverso questo strumento del sito possa esserci sempre più solidarietà tra di noi e soprattutto con altre realtà di baraccopoli in giro per il mondo che internet può facilitare e mettere in comunicazione e in rete!!
LA ST. JOHN SPORTS SOCIETY di cui ho parlato abbastanza nella mia ultima lettera sta crescendo e dimostrando come lo sport può diventare uno strumento fondamentale per dare più forza e coscienza ai giovani e alle donne della baraccopoli. E anche creare lavoro e futuro! Fra qualche tempo avremo anche il sito web della società sportiva. Seguitelo!!
Dopo aver avuto la possibilità di uno sponsor per le attività di quest’anno e una tre giorni formativa per i capitani e i loro allenatori, abbiamo deciso di organizzare per tutta Korogocho una settimana di sports, pace e riconciliazione. Costruire la pace è un dovere di tutti e siccome abbiamo promosso molte attività fuori di Korogocho non ci siamo dimenticati di organizzarne anche all’interno del nostro villaggio. Questa è un’ultima proposta. Sarà una settimana dove inviteremo tutti i giovani dei villaggi di Korogocho, anche quelli che hanno partecipato alle violenze all’inizio dell’anno. L’Obiettivo è quello di permettere loro di avere un forum dove incontrarsi, parlarsi, condividere e attraverso sports differenti (calcio, netball, boxing, volleyball, tae-kwondo, karate, football ecc.) ma vogliamo anche invitarli ad avere momenti di dialogo e formazione sul valore della pace e della riconciliazione. Inviteremo come relatori gente a loro conosciuta come cantanti, artisti e altri personaggi che sono impegnati in questa lotta per un Kenya migliore. Vogliamo parlare a tutti: bambini, giovani, donne e uomini. Suddivisi in queste categorie per creare dialogo tra loro. Ogni giorno una categoria diversa. L’ultimo giorno vogliamo invece fare una riflessione comune. Mattina dialogo, pomeriggio sports e ogni sera di tutta la settimana una storia vera di sports diversi attraverso films su sports e valori. Metteremo a disposizione le strutture della nostra comunità siccome è aperta a tutta la gente di Koch. L’abbiamo organizzata durante l’ultima settimana di agosto con relative finali e premiazioni nel week-end.
LIBRO. Un amico di Napoli, Gianluca, ha letto molte delle mie lettere da Korogocho e le ha apprezzate. Siccome ha una piccola editrice chiamata Edizioni Creativa vorrebbe metterle insieme e farne un piccolo libro da presentare verso la fine di quest’anno. E’ anche un ottimo modo di fare una sintesi di questi ultimi 7 anni qui a Korogocho. Ho accettato con la condizione che ciò che verrà raccolto con l’eventuale vendita di questo libro possa essere destinato alla comunità di St John per i loro progetti. Se potete date una mano!!
VOLTI
ZACCARIA E ANTHONY MUGO
E’ la storia di due vecchietti di Korogocho. Due macchiette dovrei dire. Ma con il sorriso sempre pronto ad un’età che arriva sicuramente oltre gli 80 per tutte e due. Due anziani della nostra comunità di St. John che io considero tra le nostre colonne di fede. Tutte e due sono passati in mezzo a grandi sofferenze nella loro vita e con i loro figli. Sono a Korogocho da sempre....cioè da quando lo slum si formò alla fine degli anni 70. Sono due miei grandi amici e amici tra loro. Quando ci vediamo è un momento molto bello e mi riempie sempre il cuore. Sono molto accoglienti e non mi hanno mai chiesto aiuti, favori o soldi in tutti questi anni. La loro fede in Dio e in Gesù è sempre stata per me un esempio da seguire. Anthony vive in una baracca ed è assistitito dall’ultimo figlio che è anche alcolista. Non riesce più ad alzarsi dal letto. Solo pochi metri e poi si ferma a sedersi. La mobilità è diventata un problema e anche così lui continua a pregare per noi, per me, per la nostra comunità. E’ un suo impegno e ogni volta che vado a celebrare messa da lui alla sera me lo ricorda sempre!! E’ un uomo di Dio!
Zaccaria è quasi cieco ma con la sua età e acciacchi dovuti alla vecchiaia è uno dei più fedeli all’adorazione e messa della domenica mattina. L’adorazione è molto presto la domenica verso le 7. Zaccaria è sempre il primo davanti all’altare anche alle 6.30. A volte scherzando mi dice che arriva prima lui di me, quasi come se fosse una piccola competizione tra me e lui. Ed è vero. Mi piace vedere come lui nella sua vecchiaia, con i suoi piccoli e grandi acciacchi faccia una gran fatica a venire dalla sua baracca dove vive solo da sempre fino alla chiesa senza che nessuno l’accompagni. Piano piano ma sicuro!! Ed è uno dei più fedeli anche nella sua piccola comunità cristiana. Quando interviene nella sua comunità o è per fare qualche battuta per far ridere la gente oppure per richiamare ai valori cristiani. Non ci vede molto con gli occhi ma vede lontano con il cuore!!
Grazie amici!! Grazie Zaccaria e Anthony! Mi mancherete sicuramente.... So che non vi perderò...attraverso la preghiera e che continuerete a sostenermi! Mi mancherà la vostra allegria e la saggezza dell’età e testimonianza di fede e sacrifici!! Il Signore vi continui a dare una fede grande per condividerla sempre più!! Mungu awabariki!
MOSES OCHIENG JUMA
E’ uno dei nostri giovani della comunità. 20 anni e figlio di una vedova che ha 7 figli. Un bravo ragazzo che ha sempre cercato di servire la comunità in tutti questi anni. Ora ha avuto davvero la grazia di continuare i suoi studi proprio in Italia. Ricordate nell’ultima lettera? Vi raccontavo che uno dei frutti della tourneè dell’anno scorso è stata l’opportunità dataci da alcuni amici che sono legati all’Università Luiss di Roma. Andrea e Giulio di Roma con l’appoggio anche di Michele di Lecce attraverso il rettore e l’amministrazione dell’università hanno dato una borsa di studio per un giovane di Korogocho per un corso in inglese di tre anni in “Business and Economics”. Moses mi e ci è sembrato quello che avesse le potenzialità e anche i numeri giusti per poterlo frequentare. Abbiamo aspettato fino al mese di febbraio prima di decidere chi fosse il fortunato a poter frequentare il corso perchè i risultati delle scuole secondarie in Kenya vengono rilasciati solo in quel periodo ogni anno. E guardando i risultati e le persone che potevano avere la possibilità abbiamo pensato di dare a Moses questa opportunità, non solo per se stesso e per la sua famiglia, ma anche per Korogocho. Spero che Moses possa aprire una strada per altri. Ritornare a Korogocho e nel loro paese per poter essere meglio al servizio in maniera professionale a ciò che sogniamo: una nuova Korogocho per i poveri!! Ora è già in Italia!
Moses è un giovane serio e capace. Un pò timido ma sono certo che avrà la capacità di inserirsi e fare bene dentro una realtà come quella italiana e romana che lo tenterà in maniere diverse. E’ un salto non da poco......culturalmente, socialmente, accademicamente...e anche religiosamente!! Grazie agli amici Andrea, Giulio e Michele per la loro sempre costante presenza......anche perchè si sono accollati la responsabilità di essere amici e compagni di Moses in questi tre anni importanti di vita del nostro giovane.
Moses è anche un ottimo calciatore....”sicuramente meglio di Totti”....magari sfonderà nel calcio italiano?? Cosa ne dici Giulio?? Ciò che mi dà conforto è che Moses è un giovane di fede e che prega. Spero che questo rimanga nella sua vita innocente e semplice aldilà delle tentazioni e provocazioni della nostra società secolare italiana!! E’ un segno di speranza per la gente di Korogocho!
BONIFACE OMOLLO
Boniface è uno dei nostri “wazee” (anziani) della nostra comunità di St. John. Ha più di 65 anni. E’ catechista, ministro straordinario dell’eucaristia. E’ anche impiegato insieme ad altri due a livello parrocchiale nel Social Service, cioè un ufficio che verifica i bisogni dei poveri, dei malati, della gente che ha bisogno. Ci dà una mano per discernere i casi veritieri prima di aiutarli finanziariamente o in altro modo. E’ un’uomo molto umile, onesto e saggio. Ho sempre apprezzato i suoi consigli in tutti questi anni. Prima e dopo il mio arrivo a Korogocho. Sia da scolastico nei miei primi passi a Korogocho e quando tornai nel 2001 fino ad ora. Non vuole mai prevalere nelle sue decisioni ma molto discretamente e saggiamente riesce sempre a dare la parola giusta al momento giusto. E’ un uomo di pace e sicuramente ci ha aiutati in tutti questi anni che è stato con noi a dare forma a questa comunità cristiana multietnica che all’interno dello slum ha tentato di portare pace e riconciliazione in diversi momenti storici dove c’erano scontri etnici, violenze e uccisioni. E’ sposato da oltre 30 anni e ne è fiero tutte le volte che presenta sua moglie all’altare durante qualche festa per le famiglie. E’ una persona sulla quale possiamo contare in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione. Negli ultimi anni la salute lo sta attanagliando. La pressione alta ogni tanto gli fa brutti scherzi. In parrocchia il parroco dice che presto dovrà metterlo in pensione e per lui inizierà una nuova vita. Per il momento è ancora con noi....ma credo che fra qualche tempo tornerà nella terra dei Luo, dove dopo tanti anni ha costruito per sè e per sua moglie una casa per la vecchiaia. E’ ed è stato una colonna di fede per questa comunità cristiana. Se siamo arrivati dove siamo arrivati a St. John Catholic Church lo dobbiamo anche a lui. Asante sana Boniface!! Grazie mille per la tua testimonianza e saggezza!! Quando penso agli “anziani africani di un tempo”, mi viene in mente subito Boniface e anche Anthony e Zaccaria. Gente saggia, con il cuore in pace e capaci di dare consigli e risolvere questioni tra famiglie e giovani. Auguri anche a te Boniface!!
JAPHETH OLUOCH OGOLLA
Non potevo concludere questa mia ultima lettera da Korogocho senza ricordare un giovane e un personaggio che molti di voi che seguono il sito web già conoscono. Si chiama Japheth Oluoch Ogolla, 24 anni, della nostra comunità cristiana e uno dei leader dei giovani, della commissione giustizia e pace e tante altre cose. Lo voglio menzionare perchè Japheth in tutti questi anni è stato un fedele servitore e anche creativo per il sogno di una Korogocho nuova. Japheth, ormai adulto è stato una delle prime persone che battezzai quando arrivai a Korogocho. Molte delle cose che siamo riuscite a fare a Korogocho sia io che come comunità di St John lo dobbiamo a lui. Alla sua intelligenza e doti, alla sua pacatezza e attenzione nel riuscire a far parlare Korogocho attraverso i molti articoli che ha e abbiamo scritto insieme sia per la stampa kenyana che quella internazionale anche attraverso il sito web. Ora Japheth continuerà con il sito in inglese e con tante altre responsabilità all’interno della comunità. E’ un contabile professionista che si è fatto da sè seguendo per diversi anni alla sera la scuola secondaria arrivando al diploma. Poi ha voluto iscriversi sempre di sera a un corso di contabilità professionale ed è uscito con voti molto alti. In tutti questi anni lo abbiamo aiutato in vari modi e lui ha ridonato a noi e alla comunità le sue competenze e capacità. Sia nei report economici e meetings che ogni tanto ha fatto per la comunità e anche fuori. E’ stato a Taizè per tre mesi qualche anno fa e anche in altri posti e convegni a rappresentare la nostra comunità. Ha capacità di riflessione, criticità e di intervento pratici ed efficaci.
E’ stato un dono per tutti noi e ne sono grato a lui per tutto ciò che è stata questa crescita della nostra comunità e anche mia personale. Sono contento di lasciare della gente preparata e capace come Japheth e come lui ne abbiamo altri che stanno crescendo in mezzo ai nostri giovani ma anche tra i nostri wazee e donne. La Korogocho nuova è già una realtà!! Ho sempre detto che per me il vero upgrading (miglioramento) di Korogocho non è soltanto quello di costruire o creare nuove infrastutture o case. Anzi!! Primo fra tutti è quello di creare una comunità nuova dove le persone, i giovani, gli adulti possano pensare e vivere in modo diverso partendo dalla propria fede e talenti!! E Japheth ne è uno di questi esempi! Spero che Japheth sia fedele a questa missione per continuare a sognare e costruire insieme una Korogocho Nuova, un Kenya nuovo!!
KOROGOCHO AD – DIO.....!!
Non è facile scrivere questa parola....!! Ma so che è importante farlo! Non è un ADDIO!! Ma un AD – DIO! Cioè voglio offrire Korogocho e la sua stupenda gente che ho amato intensamente in tutti questi anni proprio nelle mani del Dio della Vita, della Pace, della Solidarietà!! So che non sarà facile per me e non lo è già ora che vi sto scrivendo. Quando l’ho comunicato qualche settimana fa ai nostri leaders ci sono state reazioni di “protesta pacifica” e commenti tristi. Sia a livello personale che a livello di gruppi non hanno accolto molto bene questa notizia. Alcuni addirittura proponevano di fare una marcia di protesta ai comboniani per fermare questa decisione. Ma me lo aspettavo perchè il legame che mi e ci unisce non inizia soltanto dal 2001 cioè 7 anni fa quando ritornai dall’Italia dopo aver vissuto una stupenda esperienza con i giovani del GIM. Ricordo che all’inizio della mia missione pastorale con i giovani nel 1996 non ero molto entusiasta di essere in Italia e intraprendere una missione che non avevo scelto io. Volevo restare a Korogocho e iniziare da subito questa avventura missionaria che avevo cominciato dal 1992 al 1996 ad apprezzare e gustare intensamente prima a Kibera, il più grande slum di Nairobi con i giovani. Poi a Korogocho con alcolisti e ladri ma con la testimonianza di Alex, Antonio, Gino e tanta gente che poi avrei ritrovato ritornando come prete in mezzo a loro nel 2001. Il mio grazie per ciò che avevo ricevuto in quei 4 anni negli slums di Nairobi è stata la mia tesi sull’urbanizzazione in Africa la crescita degli slums nelle città africane. Come paradigma avevo preso proprio Korogocho. Poi divenne anche libro pubblicato dalla Gaba Publications: “Urbanization in Africa: needs for new models”. Per me fu importante perchè è diventato la base del mio ministero fino ad oggi. Questo legame con la comunità di St John si è ulteriormente intensificato nel 1995 quando ho professato i miei voti di consacrazione perpetua proprio nella chiesa di St John con i miei compagni comboniani. Di fronte alla comunità in festa venimmo accompagnati all’altare da persone che ancora sono in questa comunità e altre ci hanno già lasciato: bambini di strada, prostitute, alcolisti e malati. Uomini e donne dai volti e storie precise che conosco e che ho apprezzato nel tempo. C’è un legame forte che ci lega e mi fa sentire unito a questa comunità. E lo sarà per sempre!! Il battesimo dei poveri ti rinnova e ti dà Forza Nuova!!! E’ Dio che ci parla e ci dona il Suo Amore attraverso di loro!! I poveri ci evangelizzano veramente!!
Non è facile lo sento e i sentimenti ed emozioni si fanno intensi pensandoci, riflettendoci e pregandoci. Ma credo che sia arrivato il tempo! La Missione chiama a fare un passo in avanti.....
Dopo la partenza di padre Alex, per tre anni e mezzo rimasi solo come comunità comboniana in un tempo difficile per Korogocho e per la comunità cristiana. Il Signore mi diede la Forza e la Grazia di perseverare in una difficile missione e ne sono felice ora vedendo le meraviglie che ha compiuto attraverso di me, di noi, della comunità e dei suoi leaders!! E attraverso quelle che sono state le vostre preghiere!
Ora la comunità comboniana è di 4 persone (me compreso): 2 padri e un fratello con ancora Gino, il volontario che “resiste” nel tempo (ora sono 15 anni). La comunità cristiana ha fatto dei passi da gigante e davvero posso dire che il Signore ci ha concesso la Grazia di vedere dei grandi frutti di questa crescita. Ci sono leaders ben formati e giovani capaci della comunità che si sono inseriti nei vari progetti di riabilitazione e di sviluppo. Abbiamo migliorato anche l’aspetto economico dei vari progetti che grazie anche al vostro contributo continuano a sostenere i vari bisogni della comunità.
Il Kutoka Network delle parrocchie che sono e lavorano vicino o negli slums sta andando avanti molto bene dopo 7 anni di lavoro. Recentemente abbiamo fatto le elezioni discernimento e il mio ruolo come coordinatore è stato preso dal mio confratello padre John Webootsa. Spero che tutto il lavoro di empowerment fatto dei leaders dei nostri slums e parrocchie continui con lo stesso entusiasmo e sia segno di una Chiesa che sceglie e condivide con i poveri delle baraccopoli.
L’upgrading di Korogocho a cui tenevo molto sta prendendo forma e ne sono veramente felice! Ci saranno sicuramente difficoltà ma dove non ce ne sono?? Credo davvero che Paolo e John con l’aiuto di fratel James e magari con l’arrivo anche di un carissimo amico comboniano come padre Stefano Giudici in un prossimo futuro possano davvero far fare un’altro passo in avanti a questa comunità cristiana. Ognuno porta il suo mattone per costruire Vita Nuova!!
Un rammarico c’è!! Non essere diventati parrocchia....ma sono convinto che il Signore ha già preparato anche questo! Più avanti nel tempo! Senza padre Daniele...almeno fisicamente ma sicuramente uniti spiritualmente! Farò sempre tifo per Korogocho!
Non credo che dobbiamo riuscire a realizzare tutto prima di ripartire per altra missione....altrimenti cosa rimane per chi resta?? E’ una grande sfida ma sono certo che i miei confratelli e la comunità ne saranno all’altezza!! Forza e coraggio!!
Nessuno mi ha chiesto di lasciare questa missione. Nè superiori, nè cardinali o vescovi, nè la mia comunità comboniana, nè la gente di Korogocho. Sento semplicemente che sia arrivato il tempo di saper sapientemente tirare i remi in barca (simbolicamente...) e lasciare che altri rematori continuino il viaggio. Ho fatto la mia parte. Ora altri faranno la loro convinto che lo faranno con la passione e l’intensità che mi ha caratterizzato in tutti questi anni!! Tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile!!
I sandali che Alex mi lasciò a suo tempo (ricordate la mia prima lettera agli amici? Andate a rileggerla...) sono ormai consumati e finiti da tempo. Lascerò certo i miei sandali ora perchè simbolicamente questa missione che Qualcuno ci ha donato possa continuare in umiltà e saggezza. Qui e altrove. Aprire nuove strade per un ministero dentro le baraccopoli delle città di quest’Africa che cambia!! E’ una sfida per noi missionari, comboniani e Chiesa intera! Io sono pronto.......a continuare!!
E IL FUTURO??.....VERSO GERUSALEMME!!
A metà settembre tornerò in Italia per un paio di settimane per prepararmi e ritirare il visa che mi permetterà di entrare in Israele, nuova meta della mia missione. Poi il 4 ottobre partirò per Gerusalemme! Vi chiederete perchè a Gerusalemme? Da quasi tre anni dovevo già fare il corso che tutti i comboniani dopo 10 anni di ordinazione sacerdotale fanno o in Sudafrica o in Messico chiamato Anno Comboniano. Un periodo di formazione permanente che aiuta a fare riflessione e sintesi della missione vissuta fino a quel momento. Siccome lo abbiamo postposto d’accordo con i superiori per circa tre anni per motivi di impegni pastorali e di responsabilità provinciali, ho pensato e proposto loro di poter vivere questo tempo sabbatico a Gerusalemme dove risiederò per circa 9 mesi e poi rientrerò in Italia per altri due o tre mesi per formazione comboniana e animazione missionaria. Ringrazio anche i miei superiori Teresino e Mariano e loro Consigli per avere accolto questo desiderio e proposta!
Il desiderio di vivere questa esperienza a Gerusalemme è sempre stato dentro di me da lungo tempo. Almeno una volta nella vita! Vivere un periodo della mia vita nella terra di Gesù. Cercando il suo volto e seguendo le sue orme che credo troverò in Terrasanta. Non che la Terrasanta sia speciale rispetto ad altre Terresante di questo mondo come per esempio Korogocho. Lo è e lo sarà sempre una Terrasanta per me, per Alex e per altri che sono passati e vissuti nei sotterranei della Storia del mondo e di Korogocho. Vi ho trovato Uomini santi e strumenti di Dio!!
Ma ciò che cerco è vivere una dimensione contemplativa di questa Vita dopo aver vissuto una dimensione veramente intensa di una missione e di ricchezza spirituale a Korogocho e in Italia con i giovani precedentemente! Dall’azione alla contemplazione!!
A Gerusalemme frequenterò dei corsi biblici che sceglierò all’Istituto Biblico Francescano per i due semestri ma seguirò anche i percorsi biblici girando per tutta la Terrasanta sulle orme di Gesù! In una terra martoriata da violenze e uccisioni, divisioni e muri. Ebrei contro Palestinesi! Ancora lotta e sangue proprio nella terra di Gesù. Anche questo sarà pane quotidiano per la mia preghiera, per capire e contribuire se possibile a costruire Pace! Vivrò dalle suore Comboniane a Betania al confine tra Palestina e Israele. Hanno il muro che divide le due zone proprio nel loro giardino. E lì vicino i soldati che fanno da guardia per far verificare chi vuole entrare in Gerusalemme.
Sicuramente farò anche apostolato e pastorale in mezzo alla gente che incontrerò. Non sarà certo una vacanza…..anzi!! Missione in Terrasanta!!
Vi farò partecipe scrivendovi di questa nuova missione e parte della mia vita. Molti mi hanno già preceduto in questa Terra di Gesù e molti di voi ci sono già stati e capiscono cosa stia dicendo. Mi confortano molto le parole di un personaggio che voi conoscete e che mi ha consacrato sacerdote a Milano qualche anno fa: il Cardinal Carlo Maria Martini. Oggi malato, si era preparato da tempo a ritornare a Gerusalemme scrivendo anche un libro che vi consiglio:
“Scopo primario di un pellegrinaggio in Terrasanta è vivere un’esperienza di fede, approfondire la nostra fede. Diceva san Girolamo (che visse fino alla morte in una grotta vicina a quella della nascita di Gesù) a un gruppo di pellegrini del suo tempo: “Impossibile enumerare tutti i vescovi, i martiri che vennero a Gerusalemme. Erano convinti che mancava qualcosa alla loro fede o alla loro scienza, erano convinti di non poter raggiungere la perfezione se non avessero adorato Cristo proprio in quei luoghi dove il Vangelo, prima che altrove, aveva irradiato dalla croce il suo splendore”. E spiegando come avrebbero dovuto vivere il pellegrinaggio aggiungeva: “Canteremo instancabilmente, piangeremo con frequenza, la preghiera non avrà interruzione, feriti dall’amore infuocato del Salvatore ripeteremo all’unisono: Ho trovato Colui che la mia anima cercava; lo terrò ben stretto e non mi staccherò più da Lui”.
Cardinal Carlo Maria Martini
dal suo libro “Verso Gerusalemme”, Feltrinelli ed., 2002, pg. 31
Dopo questo periodo in Terrasanta e anno sabbatico sarò pronto di nuovo ad accogliere la Volontà del Signore. Il mio desiderio e sogno è di vivere intensamente ancora la missione in una delle tante baraccopoli delle città africane. Non tornerò nell’amata Korogocho! Ora la comunità cristiana e comboniana sta camminando da sé e con forza e intensità!! Sosteniamola con la nostra preghiera e amicizia!! Credo che dobbiamo moltiplicare la nostra presenza e missione in tante parti di questo stupendo continente africano che sta vedendo esplodere sempre più questo fenomeno dell’urbanizzazione che porta con sè una grande povertà urbana per i milioni di giovani che continuano ad affollare le baraccopoli. E sopratutto degli slums/baraccopoli come Korogocho. Korogocho come paradigma delle tante baraccopoli di un giovane continente che cambia!! Dobbiamo essere pronti a questa sfida che è già una realtà che ci sorpassa!! Chiedo già a voi di pregare per questa intenzione e desiderio! Che il Signore guidi i miei e nostri passi sulla via della Pace!
FORSE NON C’ENTRA NIENTE MA......
Forse non c’entra veramente niente con questa lettera ma prima di concludere voglio donarvi questa riflessione di Eduardo Galeano che ho trovato ma che ritengo molto vera per tutti noi e per la nostra vita. Leggete e meditate gente!!
PREOCCUPAZIONI
Di quello che ti preoccupa:
- 40% non succede mai. L’ansia è il risultato di una mente stanca;
- Il 30% si riferisce a decisioni precedenti che non possono più essere cambiate;
- Il 12% riguarda critiche, per lo più false, fatte da persone che si sentono inferiori;
- Il 10% è in relazione alla tua salute, che peggiora preoccupandoti...
- L’8% è legittimo;
Questo 8% dimostra che la vita non offre grandi problemi reali e che quelli che presenta li potrai affrontare quando avrai eliminato tutte le preoccupazioni senza senso.
Eduardo Galeano
CONCLUDENDO.....
Vi saluto tutti e vi ringrazio per questo viaggio di fede e di missione che abbiamo vissuto insieme in tutti questi anni a Korogocho. Credo che mancherà anche a voi. Mi raccomando non lasciate Korogocho anche voi...almeno affettivamente. Per me non è proprio possibile! Non sarà facile lasciare come vi ho già detto. Sono certo che riuscirò a fare sintesi e ad apprezzare ancora di più questa esperienza vissuta di fede e di lotta con il popolo di Korogocho quando sarò a Gerusalemme! E’un grande dono ricevuto che desidero ridonare al più presto ad un’altra comunità simile a Korogocho!! Lui saprà dove e quando.....Non ho timore!! Korogocho Ad – Dio!! E Gerusalemme è proprio il posto giusto per offrire le lotte e i gridi di dolore dei poveri e della gente di Koch!! Saremo più forti insieme come Mosè e Aronne che pregavano sul monte durante la lotta del popolo!!
Ci rivediamo in Italia presto, per coloro che riuscirò a vedere in questo breve tempo che ci passerò....altrimenti restiamo in contatto....epistolare da Gerusalemme!! Ti manderò il mio nuovo indirizzo di posta. Intanto prendi nota del nuovo indirizzo email e telefono.
Prega per me! Io prego sempre per te!!
Tuko pamoja e un Mondo di Amani!!
Padre Daniele
Dal 15 Settembre fino al 4 Ottobre 2008 questo è il mio nuovo indirizzo email e telefono:
+39 349 5245170
SALMO 122
Saluto a Gerusalemme
Quale gioia, quando mi dissero:
“Andremo alla casa del Signore”.
E ora i nostri passi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.
Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore
Secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i seggi del giudizio, i seggi della casa di Davide.
Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano,
sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi.
Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su di te sia pace!”
Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.

