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Carovana Nord Ovest

Firenze, 3 ottobre - L'autenticità del quartiere Le Piagge e l'entusiasmo di marciare per "liberare la Parola"

Firenze, 3 ottobre 2008


La Carovana diventa sempre più ricca di provocazioni: volti, incontri che si affollano nella mente e dei quali ancora non si riesce a comprendere tutta la ricchezza che ne deriva; ci vorrà un po' di tempo, certamente, per focalizzare bene il tutto ma la sensazione è davvero quella di stare ricevendo molto.

Iniziamo a percepire il termine di questa esperienza e con questo si inizia a pensare a come dare continuità a questo impegno che ci siamo presi e che non è “per nulla”. E' stato più volte ricordato, in questi giorni, che in quanto carovanieri abbiamo delle responsabilità davanti all'Italia e al mondo.


Questa mattina ci siamo divisi in quanto a esperienze: la maggior parte di noi è andata in visita a un monastero per trascorrere una mattina in preghiera;

un'altra parte ha invece tenuto un incontro in un liceo scientifico di Empoli, per raccontare l'esperienza della Carovana della Pace: l'idea di fondo era di raccontare i giorni che stavamo vivendo, traendo qualche spunto di riflessione per portare ai giovani qualche parola nuova. Ovviamente le testimonianze che hanno ascoltato non appartengono alla loro quotidianità, sono quelle esperienze che non si sentono nella vita di tutti i giorni, e da parte nostra la sfida era quella di trovare il modo e i termini giusti per stimolare interrogativi.


Nel pomeriggio, i carovanieri si sono posti di nuovo all'ascolto di uno dei profeti del nostro tempo: don Alessandro Santoro, che con altri abitanti della sua comunità (Francesca, Carla, Fabrizio, Elisabetta, ...) ci ha raccontato la storia, iniziata nel 1994, della comunità di base Le Piagge. 

Siamo alla periferia di Firenze e il quartiere è apparentemente molto semplice: qualche palazzo, una bottega del commercio equo e solidale, un salone che svolge varie funzioni, e un po' di verde.

La grandezza di questo posto, del resto, non risiede nella fastosità dell'architettura ma nella radicalità con cui alcune persone hanno deciso di vivere la propria fede.

Francesca ci spiega proprio riguardo a questo che di fatto mancano tantissimi luoghi che di norma farebbero pensare a un quartiere, ad esempio manca la piazza come luogo d'incontro. Ma l'elemento fondamentale di questa realtà è quello di rendere gli abitanti coscienti del luogo in cui stanno.

Tutti si danno da fare, offrendo ognuno le proprie capacità e mettendo a disposizione il proprio saper fare. Le attività che si svolgono a Le Piagge sono poste su diversi piani, quello spirituale (e si badi, non religioso – l'idea è quella di creare legami fra tutte le persone che che sentono il desiderio di andare in profondità), quello politico, quello sociale e infine quello economico. In generale, alla base di questa scansione di ambiti c'è comunque la volontà di portare avanti un messaggio di cooperazione. Ci raccontano dell'esperienza di microcredito (basata sui due motti di Balducci “Se hai, hai per dare” e “Non arricchirti”), come della scuola, che invece segue l'esempio di don Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana, secondo la quale “tutto quello che si fa è e deve essere scuola” e si deve “dar voce a chi voce non ha”.

E' molto affascinante questa idea di cultura che anima la società delle Piagge, il credere che l'alfabetizzazione e l'istruzione siano innanzitutto un modo per comprendere la realtà che ci sta intorno, e che dando la parola a queste persone, si dà loro dignità e le si rende autonome nelle scelte


Quando la parola passa a don Alessandro, si rimane stupiti per come una persona che ha dato la propria vita per vivere il più radicalmente possibile la propria fedeltà al Vangelo e ha costruito una comunità attraverso legami di fiducia che si sono venuti  a creare a poco a poco con la gente del luogo, possa trasmettere un'umiltà disarmante.

Don Alessandro è così, non lo si sentirà mai farsi un complimento o riconoscere di aver fatto qualcosa...Il suo discorso si apre con le parole “Sono tutti i volti che ho incontrato” e con l'affermazione che ognuno di noi è un crocevia di incontri e diventa espressione di tante esperienze vissute.

Una delle domande che hanno spinto don Alessandro a questa scelta è stato il porsi la domanda che nasce nel discepolo che ascolta da Gesù la Parabola del Buon Samaritano,ovvero: “Chi è il mio prossimo?”. Come l'uomo che scendeva da Gerusalemme, don Alessandro ha voluto scendere dalla tante Gerusalemme, che poi, di fatto, indicano le proprie sicurezze e le proprie certezze. Ha deciso di spogliarsi di tanti privilegi e di incarnarsi sempre più nella realtà.

La strada giusta è sempre difficile da trovare, ma quando ti senti perso e ti sembra di non cavartela, trovi negli altri degli appigli sicuri che possono aiutarti nel cammino.

Lo spirito di contemplazione si tramuta in spirito di indignazione: lo spirito di cambiamento ha una forza enorme solo se ci lasciamo coinvolgere nella stessa speranza di cambiamento. Le difficoltà comunque sia, come ovvio, ci sono in questa fase di cambiamento: ti senti davvero spogliato e ti accorgi che le persone ti guardano per quello che sei e non per quello che rappresenti.

Racconta, poi, la sua vita in relazione alla sua fede, alla Chiesa, alla preghiera, che, secondo lui, di fatto si esercita nell'incontro con le persone. 

Tanti principi, dunque, che motivano la scelta di vivere a Le Piagge, ma su tutti uno da ricordare come fondamentale: “L'idea - dice don Alessandro- era di buttare la vita per qualcosa che vale”.


Alla sera, momento conclusivo della tappa toscana: una marcia per la pace tra le vie del centro di Firenze. Vogliamo manifestare la solidarietà con tanti uomini e donne immigrati che si trovano a vivere situazioni piuttosto complesse nel momento in cui arrivano in Italia e chiedono semplicemente 'dignità'.  

La manifestazione diventa un momento davvero entusiasmante della nostra Carovana, è bello gridare, cantare, far sentire la nostra voce...


“Y seas paz de nuestros pueblos

  y seas paz de nuestros corazones

  y gritando a justicia de cada dia

  la paz en nuestras manos no es solo utopia!”

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