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Carovana Nord Ovest

Bevera (Lc), 27 settembre - Incontro con il presidente della provincia e il progetto Yaakaar (Senegal)

Bevera (LC)
27 settembre

Arriviamo a Bevera in mattinata, ci accolgono i nostri manifesti e le bandiere della pace: noi abbiamo appena letto sul Corriere della Sera della polemica di Verona e ci spunta un sorriso a metà tra il dolce e l'amaro. La mattina è abbastanza libera, a dispetto del fitto programma che ci attende nel pomeriggio. Sfruttiamo al massimo il tempo, con una condivisione estemporanea per mettere sul tavolo le prime riflessioni da carovanieri. Sentiamo, come giovani 'gimmini', la mancanza di giovani provenienti dalle altre realtà missionarie, avremmo desiderato un maggior scambio e una maggior 'diversità'. Ci interroghiamo insieme sulle ragioni, alcune pratiche, alcune legate alla forse diversa percezione del senso della carovana. Rimaniamo comunque pronti ad accogliere quello che verrà nei prossimi giorni di cammino, pronti a invitare, integrare e spiegare.

Il pomeriggio, come preannunciato, è fitto di testimonianze: una collaborazione Italia-Senegal che porta avanti la produzione di vestiti 'equi' in Senegal, una realtà di una bottega del commercio equo presente all'interno della casa dei missionari della Consolata e, soprattutto, evento atteso, l'incontro con il presidente della Provincia di Lecco. Abbiamo ascoltato le politiche di questo territorio rispetto al tema dell'immigrazione e possiamo dire che siamo rimasti soddisfatti da quella che poi si è trasformata in chiacchierata, con anche l'assessore ai servizi sociali. Anche se spesso gli interventi della provincia vengono bloccati o vincolati dalla legislazione regionale e nazionale, i punti da cui si parte sono quelli di un'integrazione e soprattutto di un'accoglienza dei migranti, presenti anche in sala.

Alla sera, improvvisata, una riunione del coordinamento del GAS (Gruppo d'Acquisto Solidale) aperta dalla visione di un filmato sulle condizioni dei lavoratori di cotone in India. Allucinante.


Bevera - Senegal: il progetto Yaakaar

Le origini del progetto Yaakaar si devono all'incontro di Mirko e Ombretta in un ingrosso di tessuti. Mirko a quel tempo era il commesso di questo punto vendita, mentre Ombretta cercava stoffe da portare in Senegal per cucire abiti alla moda europea. Si dà così vita a questo progetto che ormai vanta 10 anni di cooperazione ed è legata al commercio equo. Questa associazione nasce in un quartiere di Dakar, Medinà, quartiere popolare ma che, a differenza di altri, si trova in una posizione centrale. L'associazione ha voluto dare una possibilità in più ai giovani senegalesi, offrendo loro un'alternativa  utile alla scuola, cercando però di garantire un lavoro una volta conseguito l'attestato. Del progetto raccontano in modo particolare le attività di tipo artigianale, soprattutto legate al settore tessile, ma non mancano gli spunti legati a forme di energia alternativa, di sostenibilità ambientale, di formazione per gli artigiani ed attività di esportazione legate al commercio equo. E' così nata una 'cooperazione meticcia', tra senegalesi e italiani, attraverso la quale si è vista la compenetrazione di diverse culture. A Medinà, non essendoci però grosse risorse, la vendita è diretta soprattutto a turisti.  Con il tempo l'attività è stata gestita in modo sempre più raffinato: si è iniziato a produrre tessuti direttamente là, per poi confezionare abiti su modelli europei. Nasce quindi un lavoro di integrazione di diverse culture, integrazione che non significa ovviamente naturalizzarsi, far finta di essere come loro, ma accettare i diversi modi di vedere le cose. Riguardo all'integrazione, riconosciamo un doppio tipo di razzismo che impera nella nostra società. Uno si manifesta attraverso gli sguardi, le battute verso chi appartiene a una comunità diversa dalla nostra. L'altro, molto più vigliacco, meno esposto, prende forma nel sociale e si manifesta nella difficoltà di conquistarsi un modo di vivere dignitoso.

 

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