Carovana Nord Est
Firenze, 2 ottobre - Incontro con Généviéve Makaping
L'accoglienza del vicario del vescovo della diocesi di Firenze, mons. Claudio Maniago, è stata calorosa e sentita. Nel suo benvenuto ha avuto parole di ringraziamento soprattutto per il fatto che la Carovana Missionaria della Pace viene da lontano: quest'esperienza infatti è partita dal Giubileo del 2000 che per molti è stato un fuoco d'artificio, mentre la Carovana è stata ed è una scintilla che ha acceso un fuoco capace di contagiare.
Mons. Maniago ha quindi augurato che anche le diocesi, sempre di più, si facciano coinvolgere da questo spirito missionario per continuare a camminare sulle orme di quel Gesù che, prima di vincere la morte, volle incontrare gli occhi e i cuori delle genti del suo tempo, animando comunità e inviando a sua volta donne e uomini nel mondo per accrescere la sua speranza. Egli ci ha lasciato la pace come eredità. Questo invito ha percorso la storia e abita ora anche i nostri cuori. Dopo questa benedizione la Carovana è scesa per le strade e le piazze di una Firenze ricca d'arte e piena di turisti, oltre che di fiorentini frettolosi e distratti. Il nostro intento è stato di coinvolgere la gente alle nostre attività; la modalità adottata è stata il volantinaggio e la parola liberata nell'incontro. Il tema proposto per questo passaggio della Carovana era l'accoglienza dell'immigrato e su questo abbiamo riscontrato una diffusa resistenza. Tutti i carovanieri hanno vissuto con intensità la dimensione della diffusione del messaggio evangelico dell'apertura dei cuori all'accoglienza, e spesso si è dovuto assumere quel passaggio del Vangelo che prevede lo scrollarsi la polvere dai sandali davanti al rifiuto.
Con grande gioia ci si è potuti comunque accorgere durante la serata, con la conferenza dal titolo 'Vinci la paura, accogliendo l'altro', molte delle persone incontrate per strada hanno accolto il nostro invito e si sono poi presentate a questo momento pubblico. Ospite d'eccezione era Généviéve Makaping, scrittrice e docente di Antropologia culturale all'università di Reggio Calabria. Era prevista la partecipazione di Jean Leonard Touadi, parlamentare italiano di origine congolese, che purtroppo non ha potuto raggiungerci. Généviéve, donna energica e molto preparata, ha saputo intrattenerci trasferendoci nozioni non scontate e punti di vista provocatori. La riflessione ha toccato l'argomento del razzismo sempre collegato alle dinamiche di potere. La relatrice, che si è definita donna, africana, camerunese, italiana, bamiléké, calabrese, ha invitato tutti all'attenzione per non ritrovarsi ad assumere atteggiamenti razzisti. Il razzismo è una deriva culturale ideologica di gravità estrema e risulta particolarmente diffuso anche nel nostro paese. La discussione si è spostata poi ad analizzare le varie forme di razzismo che si riscontrano tra gli italiani. Il razzismo a volte si struttura a partire da semplificazioni categoriali che inducono ad associare a parole come 'schiavo' un uomo o una donna di colore, oppure a parole come 'nigeriana', una prostituta. Questo processo determina pericolose generalizzazioni che ci spingono a togliere dignità e significato alle persone che hanno storie ben precise e spesso non raccontate. Ciò avviene per trovare facili giustificazioni all'applicazione della logica del capro espiatorio e alla conseguente rinuncia dell'assunzione di responsabilità. Un esempio per tutti la criminalizzazione delle prostitute distoglie le centinaia di migliaia di clienti (spesso nostri connazionali benestanti e altolocati) dall'ammissione della loro complicità a questa enorme sofferenza e ingiustizia che vede schiavizzate giovani donne innocenti.
Généviéve ci ha ricordato inoltre che i figli di questa Italia che non fa più figli sono sempre più spesso creature nate da donne venute da lontano: sono loro le madri dei nuovi italiani. Guai dunque a chi fomenta la cultura della razza. In Camerun la parola vergogna è una parola così forte che chiunque la perde può impazzire; è importante continuare a vergognarsi dunque di chi esclude schiavizzando e anche di chi, compresi molti africani, favorisce la tratta e l'accumulo sconsiderato di ricchezze.

