La Koroghoco di cui non ti hanno parlato... 
di Oluoch Japheth

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Oluoch Japheth è un giovane come te, con un sogno nel cassetto: diventare giornalista e raccontare la sua gente. Leggiamo ed ascoltiamo le sue parole...

 

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LA KOROGOCHO DI CUI NON TI HANNO PARLATO

by Oluoch Japheth

 

Molte ricerche sono state scritte su Korogocho. I mass media, nazionali e internazionali, sono visitatori comuni qui. Moltissime missioni internazionali tornano ogni anno. Questo non accade senza disguidi. Quelli che scrivono di Korogocho vedono “un popolo illegale in una terra illegale”. Gli scrittori apocalittici parlano come di una terra di disoccupazione, di poveri servizi educativi, di alto tasso di criminalità e di molteplici bande di delinquenti. Questa, dicono, è la storia dietro Korogocho,  nome associato ad un uomo Kikuju soprannominato Kurugucu , che significa inutile o brandello.

 

Korogocho è il terzo più grande slum in Kenya dopo Kibera e Mathare. Si trova a est di Nairobi, a circa 11 km dal centro finanziario del Kenia. Korogocho occupa circa 1 kmq ed ospita circa 150.000 residenti, secondo i Matrix Development Consultants.. Gli abitanti dello slum, comunque, non possiedono la terra su cui poggiano le loro baracche. Essi sono di solito accusati di occupare la terra illegalmente. Il governo li minaccia di sfratto. Una volta sfrattati, questa terra viene usata per alcuni progetti di sviluppo da potenziali investitori, la maggior parte dei quali sono politici e persone vicine alla classe dirigente.

 

Contrariamente alla figura di Korogocho che è stata dipinta da cosiddetti giornalisti e ricercatori, Korogocho è uno slums attivo, pieno di vita. Tutti coloro che lo visitano, celebrano la speranza e la determinazione dei baraccati. Korogocho stessa è un importante mercato e la maggior parte dei residenti sono occupati in attività commerciali.  A parte l’impiego nel settore informale, la maggior parte delle donne operano in unità di affari marginali dove gli abitanti dello slum acquisiscono beni a basso costo. Gli uomini, al contrario, preferiscono guadagni basati sui lavori manuali, impegnandosi così in attività di carpenteria, saldatura e costruzioni.

 

La Chiesa Cattolica di St. John, situata nel cuore del bassofondo di Korogocho gioca un ruolo molto importante. Gestita come un centro comunitario, residenti di diverse culture e religioni guardano a St. John come riferimento. La stessa Comunità di St. John è strutturata in modo da rendere possibile svolgere questo difficile compito. Ai Cristiani che frequentano la Chiesa Cattolica di St. John viene consigliato di unirsi ad una “Jumuijyia” (piccola comunità cristiana). Ci sono circa 20 Jumuiyia e i cristiani sono incoraggiati ad unirsi ad una vicino a loro. Le persone si incontrano alle Jumuiyia ogni settimana per pregare insieme e discutere di argomenti riguardanti il loro quotidiano. Poi cercano delle soluzioni ai loro problemi. Essi lavorano sotto la supervisione di un padre che propone sfide più difficili. Attualmente padre Daniele Moschetti è il responsabile della Chiesa Cattolica di St. John. Egli vive a Grogon, uno dei 9 villaggi che formano Korogocho. L’ aver deciso di vivere in mezzo al “gregge” invece di vivere nella Parrocchia Posho Kariobangi, dove i preti risiedono normalmente, ha incoraggiato molti cristiani dello slum.

 

Essere in una Jumuyia non è abbastanza. Ogni membro della Jumuyia è incoraggiato ad appartenere ad almeno una “Huduma”. Queste sono varie commissioni e dipartimenti creati dalla chiesa per la facile amministrazione e per assicurare che a ciascuno sia data uguale possibilità di partecipare alla gestione degli affari della chiesa. Alcune delle Huduma includono : commissione di pace e giustizia, Huduma Ya Wagonjwa (commissione per i malati), Huduma Ya Maskini (commissione per i poveri), la sezione per la Liturgia, la sezione per la famiglia  (per coloro che sono sposati), la sezione per gli sport, e il ministero dei giovani. Attraverso queste Huduma la Chiesa è unificata in una singola unità integrata.

 

Il ministero dei giovani è uno delle sezioni con più successo. I giovani si dividono in due categorie: quelli sotto i 16 anni e quelli sopra i 16 anni. Attualmente ci sono circa 150 giovani alla Chiesa Cattolica di St. John, di cui 50 sono sopra i 16 anni. Quest’anno è stato un anno pieno di attività per i ragazzi più grandi. All’inizio dell’anno sono andati  nei 9 villaggi di Korogocho con un teatro di strada. Il loro spettacolo incoraggiava i  valori familiari. Esso si incentrava sui bambini di strada, sui matrimoni prematuri, sull’HIV/AIDS, sul rifugio/terra, sull’abuso dei diritti umani, sulla droga e sull’alcool. Questi sono i maggiori problemi riguardanti gli slums. Padre Daniele parla di loro come ad un’”Apartheid sociale”, mentre i giovani parlano di “mostro della schiavitù rivestito di nuovo”. Quest’anno ha anche visto i giovani giocare un ruolo importante nella facilitazione della Campagna Lanten. La Campagna Lanten è una iniziativa per cui la Chiesa Cattolica focalizza la sua attenzione sulle realtà delle nostre comunità. E’ sostenuta dalla commissione di Pace e Giustizia.

 

Il momento culminante delle attività dei giovani è stato quello dello spettacolo (Salvare l’Africa per mezzo dell’Africa – Africa o morte) – dedicato a Daniele Comboni, che è stato canonizzato dal Papa a Roma lo scorso 5 Ottobre. Lo spettacolo è stato portato in diverse parti del paese. Esso ci conduce attraverso la bellezza del continente africano, in particolare prima che i colonizzatori lo mettessero in ginocchio. Lo spettacolo passa poi ad esaminare la schiavitù dei giorni nostri e a come i Comboniani di oggi stiano lottando per far vivere il sogno di Comboni di rigenerare l’Africa per mezzo dell’Africa.

 

La Chiesa Cattolica di S. John gestisce anche una scuola informale, la Scuola Informale di S. John. Originariamente concepita per la riabilitazione dei bambini di strada, essa è cresciuta fino a diventare la maggior scuola di Nairobi. E’ importante notare che ci sono solo due scuole del governo a Korogocho (per 150.000 abitanti, ndr). Prima che il Governo iniziasse il programma per l’educazione elementare gratuita, molti bambini non avevano la possibilità di frequentare queste due scuole. La scuola informale ha registrato i migliori risultati accademici negli esami nazionali, di conseguenza, ogni anno molti studenti della scuola si uniscono alle scuole Secondarie e alle istituzioni professionali di tirocinio. La Chiesa gestisce anche un biblioteca della comunità. Essa è pensata per la scuola, anche se è aperta a tutti. L’accesso al servizio bibliotecario è gratuito. Ogni giorno, 200-250 lettori visitano la biblioteca. Oltre ad essere provvista di libri per le istituzioni per l’insegnamento, la Biblioteca di S. John ha anche tra le altre sezioni per la lettura generale sezioni per i giovani, sulla salute, sulla pace e sulla giustizia e una sezione spirituale.

 

Il programma più interessante è quello per l’educazione degli adulti. Non ho mai visto gente lavorare così duramente come gli “allievi” che partecipano a questo programma. Molte persone anziane stanno velocemente imparando a leggere e a scrivere. In futuro molti di loro potranno sostenere gli esami finali per il diploma.

 

In conclusione, è ora chiaro che può richiedere anni mettere in risalto gli sforzi degli abitanti dello slum di Korogocho per migliorare le loro condizioni di vita. Ciò che è richiesto è un giornalismo responsabile e un cambiamento di atteggiamento verso gli abitanti dello slum. Non dovremmo guardare a Korogocho come a uno “slum di disperazione e corruzione”, ma come a un ricco “slum di speranza”. Dobbiamo perciò, mentre comprendiamo il fatto che Korogocho affronta alcune sfide enormi che richiedono soluzioni istituzionali e individuali, mettere in risalto le strategie di promozione e prevenzione per l’alleviamento della povertà.

 

(Chi scrive è il segretario del gruppo dei giovani  alla St. John Catholic Church, Korogocho)

 

E-mail: japhol2002@yahoo.co.uk.

 

P. Alex Zanotelli 

è un missionario Comboniano che ha vissuto per 12 anni nella baraccopoli di Korogocho in Kenya, dove sono i più poveri fra i poveri, i più esclusi fra gli esclusi. Attualmente è rientrato in Italia, ha scelto di vivere inserito in un quartiere popolare di Napoli e si impegna nell'animazione di gruppi, comunità e associazioni 

in tutta Italia.

Precedentemente era stato missionario in Sudan e per molti anni direttore della rivista Nigrizia. Ancora adesso collabora per questa rivista e lo scorso anno ha curato le riflessioni di  Ormegiovani

 

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