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Il cuore luogo della lotta spirituale

Gim Venegono

…si deve sapere per quali motivi si lotta,

e si deve cominciare da noi stessi,ogni giorno da capo…

Una volta che si comincia a camminare con Dio,
si continua semplicemente a camminare
e la vita diventa un’unica, lunga passeggiata.

C’è un luogo preciso in cui si svolge la lotta spirituale. Più in generale, tutta la vita spirituale procede da un organo centrale dell’uomo che la Bibbia chiama «cuore». Il cuore è il luogo dell’intelligenza e della memoria, della volontà e del desiderio, dell’amore e del coraggio, è l’organo che meglio rappresenta la vita nella sua totalità. È nel cuore, la parte più segreta di ogni essere umano, che è impressa l’immagine di Dio in noi. ’È nel cuore, la parte più segreta di ogni essere umano, che è impressa l’immagine di Dio in noi. È evidente che è proprio questo il terreno su cui si radica la lotta spirituale. Se infatti il cuore è il luogo dell’incontro intimo e dell’alleanza tra Dio e l’uomo, esso è però anche sede di cupidigie e passioni fomentate dalla potenza del male: «dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini» – ha detto con chiarezza Gesù – «escono le intenzioni cattive» (Mc 7,21). Il cuore diviene così il luogo in cui si scontrano le astuzie di Satana e l’azione della grazia di Dio. Sì, prima di essere realizzato esternamente e di condurci sui sentieri mortiferi della dissomiglianza da Dio, ogni peccato è già stato consumato nel nostro cuore…                                                                                                                                           (Enzo Bianchi)


 Salmo 18

 
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo, e baluardo, mia potente salvezza.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
 
Stese la mano dall’alto e mi prese,
mi sollevò dalle grandi acque,
mi liberò da nemici potenti,
da coloro che mi odiavano
ed eran più forti di me.
 
Mi assalirono nel giorno di sventura,
ma il Signore fu mio sostegno;
mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuol bene.
 
Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
la tua bontà mi ha fatto crescere.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.
 
Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti,
non sono tornato senza averli annientati.
Li ho colpiti e non si sono rialzati,
sono caduti sotto i miei piedi.
Tu mi hai cinto di forza per la guerra,
hai piegato sotto di me gli avversari.
 

Il cammino è duro
 

L’esperienza di Etty: la prima fase della sua battaglia è costellata dall’alternarsi di alti e bassi, di sconforto e entusiasmo, di prese di posizione e di fragilità, di vittorie e di sconfitte…

Mi sento così leggera e raggiante e contenta… Mi sono proprio guadagnata questa gioia interiore, ho dovuto lottare contro l’irrequietezza del mio cuore che batteva all’impazzata. Sono diventata una persona pronta a combattere… Mi rifiutavo di salire verso quel futuro di gradino in gradino. E ora, ora che ogni minuto è pieno, pieno sino all’orlo di vita e di esperienza, di lotta e vittorie e cadute, ma subito dopo di nuovo di lotta e talvolta pace, ora non penso più a quel futuro perché sono certa che ne verrà fuori qualcosa.
Devo badare a tenermi in contatto con me stessa, altrimenti potrebbe andar male, potrei smarrirmi a ogni momento.
Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo.
E’ tutto sbagliato un’altra volta. Mi sento presa di nuovo da una grandissima irrequietezza e ansia di ricerca. E’ ricominciata quella scontentezza, quel cercare irrequieto e sentire il vuoto dietro le cose, sentire che la vita non trova un suo compimento ma è un rimescolio senza costrutto.
Ieri, per un momento, ho pensato che non avrei potuto continuare a vivere. La vita e il dolore avevano perso il loro significato, avevo la sensazione di ‘sfasciarmi’ sotto un peso enorme, ma anche questa volta ho combattuto una battaglia che poi all’improvviso mi ha permesso di andare avanti.
A volte mi sento proprio come una pattumiera… E’ qui, ora, in questo luogo e in questo mondo, che devo trovare chiarezza e pace e equilibrio… Ma è tutto terribilmente difficile e proprio per questo mi sento così oppressa.
Devo trovare io stessa una forma, la mia forma.
E’ in te che le cose devono venire in chiaro, non sei tu che devi perderti nelle cose.
La nascita di un’autentica autonomia interiore è un lungo e doloroso processo… L’unica responsabilità che puoi assumerti nella vita è la tua. Ma devi assumertela pienamente.
Dal caos, dal non aver preso posizione nei confronti delle cose, da ciò devo ora formare me stessa, dunque ora sì prender posizione, confrontarmi con le cose, anche se ogni volta sarò presa dal dubbio.
Una crescente svogliatezza e stanchezza: forse un fatto puramente fisico, dopo tutto? Tante piccole schegge del proprio io, che tagliano la strada a spazi più ampi. Questo io tanto ristretto, coi suoi desideri che cercano solo la loro limitata soddisfazione, va strappato via, va spento.
Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita… Saprò anche accettare l’irrequietezza e la lotta. Non voglio essere niente di così speciale, voglio solo cercare di essere quella che in me chiede di svilupparsi pienamente. Prometto di vivere questa vita sino in fondo.
 
Il cuore è dunque il luogo della lotta invisibile. È lì che può avere inizio il ritorno a Dio, la conversione, oppure si può soccombere alla seduzione del peccato e alla schiavitù dell’idolatria. È una lotta durissima quella per tendere ad avere un «cuore unificato», capace di collaborare alla vita nuova operata in noi dal Padre, attraverso la fede in Cristo morto e risorto, nella potenza dello Spirito santo: ma è proprio questa la battaglia fondamentale a cui il cristiano è chiamato.  (Enzo Bianchi)

 Silenzio


E’ necessario armarsi
 
L’esperienza di Etty: anche Etty, pian piano trova le sue armi (il raccoglimento, il silenzio, la tenacia, la costanza, la pazienza, una guida, il sacrificio, la preghiera…)

 Non lasciarsi più guidare da quello che si avvicina da fuori, ma da quello che si innalza dentro. E’ solo un inizio, me ne rendo conto. Ma non è più un inizio vacillante, ha già delle basi.

Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi; e non vedo nessun’altra soluzione, veramente non ne vedo nessun altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappar via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo stesso senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. Dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove.
 
Ogni giorno ci si libera di qualche piccolezza.
Se tu vivi interiormente, forse non c’è neanche tanta differenza tra essere dentro o fuori da un campo.
Questo lavoro spirituale, questa intensa vita interiore, hanno valore soltanto a condizione che possano essere proseguiti in qualsiasi circostanza.


Mi innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offra riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più ‘raccolta’, concentrata e forte. La concentrazione interna costruisce alti muri fra cui ritrovo me stessa e la mia unità, lontana da tutte le distrazioni. Questi muri mi impediranno di sfasciarmi, perdermi e rovinarmi. 
Ogni volta so ritrovare me stessa in una preghiera – e pregare mi sarà sempre possibile, anche nello spazio più ristretto.
In me c’è un silenzio sempre più profondo.


Dalla lettera di San Paolo apostolo agli Efesini  (Ef 6, 10-18)
Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi.

Come il cristiano può affrontare la lotta spirituale?

Innanzitutto è necessario chiarire che nella lotta spirituale avviene una sinergia inestricabile tra l’azione dell’uomo e quella preveniente di Dio: l’uomo è chiamato a predisporre tutto affinché la grazia del Signore Gesù Cristo agisca in lui, a cedere alla grazia che lo attira.La lotta invisibile del cristiano si fonda sulla fede nella resurrezione di Gesù Cristo, avvenuta nella potenza dello Spirito santo, evento che ha segnato la vittoria definitiva sulla morte e su «colui che della morte ha il potere, il diavolo» (Eb 2,14). Se infatti ogni peccato è in definitiva un tentativo maldestro di affrontare la paura della morte, l’arma più efficace della lotta è proprio la fede nella resurrezione.Chiarito questo primum imprescindibile, l’esortazione, per i cristiani, è quella di indossare l’armatura di Dio, ossia quella che Dio prepara e mette a disposizione di quanti aderiscono a lui. Gesù è più forte rispetto al demonio, che pure con la sua forza cerca di sedurre gli uomini: è solo in lui e attraverso di lui, dunque, che è possibile lottare contro il Nemico e disarmarlo. La lotta del cristiano non è rivolta contro altri uomini («la carne e il sangue»), ma contro le forze malefiche che tendono a ricondurre il cristiano alla sua situazione pre-battesimale.Il primo atteggiamento richiesto con insistenza al credente è quello dello stare, del resistere. Tale saldezza consiste innanzitutto nell’affrontare gli attacchi del Nemico, senza fuggire davanti a lui: in questo senso è esemplare la condotta di Cristo, che accettò di dimorare quaranta giorni nel deserto, guardando in faccia senza timore le seduzioni di Satana. Senza l’esposizione a questa dura fatica preliminare, a questa attiva passività, la lotta è persa in partenza.Il cristiano è chiamato a «rivestirsi del Signore Gesù Cristo» (cf. Rm 13,14): questa è l’arma di gran lunga più efficace nella lotta spirituale. E il terreno in cui può germogliare l’esercizio mai finito di assunzione del sentire e dell’agire di Cristo, è quello della preghiera.La preghiera, che è lei stessa una vera e propria lotta, deve essere incessante, avvenire «in ogni momento». Ciò non significa impegnarsi nel ripetere continuamente formule, ma vivere un’esistenza contrassegnata da quella che i Padri chiamavano memoria Dei, il ricordo costante di Dio, ossia lottare per essere sempre consapevoli della sua presenza in noi.Il cristiano è chiamato a consentire che lo Spirito preghi in lui e trasformi la sua vita in preghiera. E tutto questo al fine di giungere a una comunione sempre più piena con Dio e con i fratelli.E infine la preghiera è preparata dalla grande virtù della vigilanza. La vigilanza, atteggiamento globale di tensione interiore per discernere la presenza del Signore e di apertura per far spazio in sé alla sua venuta, immette il credente in uno stato di lucidità spirituale. Essa è in radice la matrice di tutte le virtù cristiane, perché tempra il credente facendone una persona capace di resistere, di combattere, di trasformare l’energia vitale sviata o bloccata nelle passioni idolatriche in energia per conseguire l’unico vero scopo della lotta spirituale: l’agápe, l’amore verso Dio, verso tutti i fratelli e tutte le creature.   (Enzo Bianchi) 

Silenzio
Canto 

Verso un cammino di liberazione

L’esperienza di Etty: poter essere un balsamo per molte ferite.“Ci si abbandonava smodatamente alle proprie tristezze, sino all’autodistruzione”. Ora non succede più. Anche nei giorni di grande stanchezza e tristezza non mi lascio cadere così in basso. La vita rimane una corrente ininterrotta, forse in questi giorni un po’ più lenta e ostacolata, ma continua a scorrere.Il dolore ha sempre preteso il suo posto e i suoi diritti. Quel che conta è il modo con cui lo si sopporta, e si è in grado di integrarlo nella propria vita e, insieme, di accettare ugualmente la vita… So tutto, sono in grado di sopportare tutto, sempre meglio, e insieme sono certa che la vita è bellissima, degna di essere vissuta e ricca di significato. Malgrado tutto. Si può esser stanchi, ma anche questo fa parte della vita, e dentro di te c’è qualcosa che non ti abbandonerà mai più.  Ho il dovere di vivere nel modo migliore e con la massima convinzione, sino all’ultimo respiro. Non ho nessun bisogno di fare una figura coraggiosa, ho la mia forza interiore e questo mi basta, il resto è irrilevante.  Ho imparato che un peso può essere convertito in bene se lo si sa sopportare.  Non mi sento nelle grinfie di nessuno, mi sento soltanto nelle braccia di Dio… Nelle braccia di Dio credo che mi sentirò sempre. Forse mi potranno ridurre a pezzi fisicamente. E forse cadrò in preda alla disperazione e soffrirò privazioni che non mi sono mai potuta immaginare. Ma anche questa è poca cosa, se paragonata a un’infinita vastità, e fede in Dio, e capacità di vivere interiormente.  Ti prometto una cosa, Dio: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Tu non puoi aiutare noi, ma siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.  Ora è importante che io ti porti con me, intatto attraverso tutte queste vicissitudini, e che ti rimanga fedele così come ti ho sempre promesso.  Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio. Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di te. E cerco di disseppellirti dal loro cuore, mio Dio. 

  

Solo Gesù Cristo, che vive in ciascuno di noi, può vincere il male che ci abita, e la lotta spirituale è esattamente lo spazio nel quale la vita di Cristo trionfa sulla potenza del male, del peccato e della morte. Ogni nostra vittoria è nient’altro che un riflesso della vittoria pasquale di Cristo, lui che sa compatire le nostre debolezze, essendo stato tentato in ogni cosa, come noi, ma senza commettere peccato, e ora «è sempre vivente per intercedere a nostro favore».     (Enzo Bianchi)
 

Silenzio e Condivisione

O Signore,mostrami ciò che in me è disordine e confusione.Purifica il mio cuore,ordinai miei desideri,rettifica le mie intenzioni,affinché io scelga prima di tutto te,Bene supremo,e affinché io veda tutti gli altri beni che sono necessari a me e agli altri,per i quali bisogna lavorare.Signore,tutte le persone e le cose del mondo sono belle,ma nell’ordine che Gesù ci insegna,che tu Gesù, nostro Messia,vero uomo e vero Dio,ci insegni con la tua morte e risurrezione.   (Card.Martini) 

 

Dio mio, ti ringrazio perché mi hai creata così come sono.
Ti ringrazio perché talvolta posso essere così colma di vastità,
quella vastità che non è poi nient’altro che il mio essere ricolma di Te.
Ti prometto che tutta la mia vita sarà un tendere verso quella bella armonia,
e anche verso quell’umiltà e vero amore di cui sento la capacità in me stessa,
nei momenti migliori.  
 

 

 

 

 

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