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Gim Pesaro: Solo l'amore, per sfidare il sistema

14 marzo 2009

VEGLIA GIM PESARO

SOLO L'AMORE, PER SFIDARE IL SISTEMA

Canto iniziale: Kumbaya

UN'ONDA CHE SI PROPAGA DOLCEMENTE

Il piccolo stagno sonnecchiava perfettamente immobile nella calura estiva.
Pigramente seduto su una foglia di ninfea, un ranocchio teneva d'occhio un insetto dalle lunghe zampe che stava spensieratamente pattinando sull'acqua. Presto sarebbe stato a tiro e il ranocchio ne avrebbe fatto un solo boccone, senza tanta fatica.
Poco più in là, un altro minuscolo insetto acquatico, un ditisco, guardava in modo struggente una graziosa ditisca. Non aveva il coraggio di dichiararle il suo amore e si accontentava di ammirarla da lontano.
Sulla riva a pochi millimetri dall'acqua un fiore piccolissimo, quasi invisibile, stava morendo di sete. Proprio non riusciva a raggiungere l'acqua, che pure era così vicina. Le sue radici si erano esaurite nello sforzo.
Un moscerino invece stava annegando; era finito in acqua per distrazione. Ora le sue piccole ali erano appesantite e non riusciva a risollevarsi, e l'acqua lo stava inghiottendo. 
Un pruno selvatico allungava i suoi rami sullo stagno. Sulla estremità del ramo più lungo, che si spingeva quasi al centro dello stagno, una bacca scura e grinzosa, giunta a piena maturazione, si staccò e piombò nello stagno.
Si udì un "pluf!" sordo, quasi indistinto, nel gran ronzio degli insetti.
Ma dal punto in cui la bacca era caduta in acqua, solenne e imperioso, come un fiore che sboccia, si allargò il primo cerchio nell'acqua, lo seguì il secondo, il terzo, il quarto...
L'insetto dalle lunghe zampe fu carpito dalla piccola onda e messo fuori portata dalla lingua del ranocchio.
Il ditisco fu spinto verso la ditisca e la urtò: si chiesero scusa e si innamorarono.
Il primo cerchio sciabordò sulla riva e un fiotto d'acqua scura raggiunse il piccolo fiore che riprese a vivere.
Il secondo cerchio sollevò il moscerino e lo depositò su un filo d'erba della riva, dove le sue ali poterono asciugare.
 Quante vite cambiate per qualche insignificante cerchio nell'acqua!

UN CUORE LIMPIDO E DISARMATO...


Leggiamo ora dei brani di alcune lettere di Rachel Corrie alla sua famiglia. Rachel aveva 23 anni quando fu uccisa a Rafha, durante un’azione di opposizione non violenta alla distruzione delle case palestinesi da parte delle ruspe israeliane.

27 Febbraio 2003


Vi voglio bene. Mi mancate davvero. Ho degli incubi terribili, sogno i carri armati e i bulldozer fuori dalla nostra casa, con me e voi dentro. A volte, l'adrenalina funge da anestetico per settimane di seguito, poi improvvisamente la sera o la notte la cosa mi colpisce di nuovo: un po' della realtà della situazione. Ho proprio paura per la gente qui. Ieri ho visto un padre che portava fuori i suoi bambini piccoli, tenendoli per mano, alla vista dei carri armati e di una torre di cecchini e di bulldozer e di jeep, perché pensava che stessero per fargli saltare in aria la casa. In realtà, l'esercito israeliano in quel momento faceva detonare un esplosivo nel terreno vicino, un esplosivo piantato, a quanto pare, dalla resistenza palestinese. 


…Mi spaventava pensare che per quest'uomo, era meno rischioso camminare in piena vista dei carri armati che restare in casa. Avevo proprio paura che li avrebbero fucilati tutti, e ho cercato di mettermi in mezzo, tra loro e il carro armato. Questo succede tutti i giorni, ma proprio questo papà con i suoi due bambini così tristi, proprio lui ha colto la mia attenzione in quel particolare momento, forse perché pensavo che si fosse allontanato a causa dei nostri problemi di traduzione.

28 Febbraio 2003 (alla madre)

sono testimone di questo genocidio cronico e insidioso, e ho davvero paura, comincio a mettere in discussione la mia fede fondamentale nella bontà della natura umana. Bisogna che finisca. Credo che sia una buona idea per tutti noi, mollare tutto e dedicare le nostre vite affinché ciò finisca. Non penso più che sia una cosa da estremisti. Voglio davvero andare a ballare al suono di Pat Benatar e avere dei ragazzi e disegnare fumetti per quelli che lavorano con me. Ma voglio anche che questo finisca. Quello che provo è incredulità mista a orrore. Delusione. Sono delusa, mi rendo conto che questa è la realtà di base del nostro mondo e che noi ne siamo in realtà partecipi. Non era questo che avevo chiesto quando sono entrata in questo mondo. Non era questo che la gente qui chiedeva quando è entrata nel mondo. Non è questo il mondo in cui tu e papà avete voluto che io entrassi, quando avete deciso di farmi nascere. Non era questo che intendevo, quando guardavo il lago Capital e dicevo, "questo è il vasto mondo e sto arrivando!" Non intendevo dire che stavo arrivando in un mondo in cui potevo vivere una vita comoda, senza alcuno sforzo, vivendo nella completa incoscienza della mia partecipazione a un genocidio.
…Quando sono in compagnia di amici palestinesi mi sento un po' meno orripilata di quando cerco di impersonare il ruolo di osservatrice sui diritti umani o di raccoglitrice di testimonianze, o di quando partecipo ad azioni di resistenza diretta. Danno un ottimo esempio del modo giusto di vivere in mezzo a tutto questo nel lungo periodo. So che la situazione in realtà li colpisce - e potrebbe alla fine schiacciarli - in un'infinità di modi, e tuttavia mi lascia stupefatta la forza che dimostrano riuscendo a difendere in così grande misura la loro umanità - le risate, la generosità, il tempo per la famiglia - contro l'incredibile orrore che irrompe nelle loro vite e contro la presenza costante della morte.  
… Dopo stamattina mi sono sentita molto meglio. In passato ho scritto tanto sulla delusione di scoprire, in qualche misura direttamente, di quanta malignità siamo ancora capaci. Ma è giusto aggiungere, almeno di sfuggita, che sto anche scoprendo una forza straordinaria e una straordinaria capacità elementare dell'essere umano di mantenersi umano anche nelle circostanze più terribili - anche di questo non avevo mai fatto esperienza in modo così forte. Credo che la parola giusta sia dignità. Come vorrei che tu potessi incontrare questa gente. Chissà, forse un giorno succederà, speriamo.
Rachel {mospagebreak}

BRACCIA APERTE TUTTO INTORNO...


Ascoltiamo queste parole che ci raccontano brevemente la vita di un’altra donna, testimone di amore e lotta per la vita e per la pace.

Maria Elena Moyano era nata il 29 novembre 1958, nel distretto di Barranco a Lima, in una famiglia di sette figli. La sua storia s’intrecciò ben presto con la nascita e la crescita di Villa El Salvador, uno dei municipi più recenti dell’area metropolitana della capitale peruviana, sorto, in pieno deserto, il 1° maggio del 1971 da un’invasione di terreni demaniali.        
Lì, Maria Elena, fu animatrice instancabile di tutte le iniziative che potessero rendere la vita più umana e dignitosa: strade, scuole, acqua, luce, posti di lavoro, cibo. Fondò, per la prima volta in Perù, la Federazione delle Donne, impegnandosi a organizzare i Club delle Madri, i Comitati per il Bicchiere di Latte, le Mense Popolari, i Centri di Raccolta, organizzando marce e mobilitazioni. Sempre all’ insegna del dialogo, della chiarezza e della non-violenza. Il 15 febbraio 1992, mentre assisteva a un'iniziativa di un Comitato del Bicchiere di Latte a Villa El Salvador, in compagnia dei suoi figli, Gustavo e David Pineki, Maria Elena fu fatta saltare con la dinamite da elementi dell’organizzazione terroristica Sendero Luminoso. Il suo funerale vide la presenza di oltre trecentomila persone e rappresentò una delle più imponenti manifestazioni che il Perù ricordi.  
Gustavo Gutiérrez, il padre della teologia della liberazione, pregando alle sue esequie, disse: “Ti rendiamo grazie, o Padre, per la vita che hai donato a Maria Elena. Grazie, Padre, per averci insegnato, attraverso lei, qual è il cammino per vincere la fame che uccide e le pallottole assassine, per averci insegnato la solidarietà, la speranza, l’allegria, l’offerta spontanea di se stessi. [...] Coloro i quali l'hanno fatta saltare in aria, pensando di farla così scomparire, altro non hanno fatto se non spargere i semi di questa amica nei nostri cuori, semi di vita”.

Oggi mi è venuta voglia di scrivere
tutto ciò che sento.
Sento impotenza,
sento di amare profondamente
come mai ho amato.
Sento un gran desiderio
dentro di me
di non piegarmi.
Sento di amare gli altri.
Come amo sentire ciò che
io sento.
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VANGELO: Gv 20, 11-18

Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro  e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.
Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse:  “Signore, se l' hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria! “. Essa allora voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro!  Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro:   Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.  Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “ Ho visto il Signore”  e anche ciò che le aveva detto.

Ora avremo un po’ di tempo per il silenzio, per la condivisione possiamo, se vogliamo, lasciarci guidare da queste domande

  • Abbiamo letto le testimonianze di due donne che hanno saputo donare la propria vita per opporsi a situazioni di violenza, ingiustizia e oppressione… ci muovono qualcosa dentro?
  • E noi, cerchiamo qualcosa? O Qualcuno? Chi cerchiamo?
  • Siamo disposti a donare tutto o anche solo una parte di noi?

Gesto

Dopo la propria condivisione ciascuno di noi potrà lasciar cadere una goccia di colore nella tavolozza, durante il canto finale potremo tutti insieme colorare gli spazi vuoti del cartellone.

Preghiera finale

Là dove, in ogni umile aurora mi aiuti ad essere
Colui che avanza senza disperazione.
Là dove mi doni la forza di non soccombere alla tristezza
E mi precedi sulle vie di pace.
Là dove mi togli quella paura che mi rende mediocre nell’amore.
Là dove è naturale la sincerità di cuore e
I miei giorni non si dissipano nella vanità
Né i miei anni nella tristezza.
Ti incontro là nella profondità dell’essere,
dove Tu ed io siamo ciò che abbiamo sempre sperato,
gesti e sincerità,
finalmente amore.

Luigi Verdi

Canto finale

Apri Le Braccia: (Voglia di amare)

Apri le braccia
apri le braccia
fiore di roccia nel tuo cuore
libera amore.

Dove andavi fratello
come il fiume così il tempo va
dietro la notte c'è un castello
corri fratello.
Dentro al mare la terra
non ha polvere nel cuore no
torna la luce e nasce un fiore
fiore di serra.
Con il cielo e l'acqua del mare
(libera amore)
la sua ombra è luce di sole
(libera amore)
apri la terra
dalla terra nasce un fiore. 
Apri le braccia
apri le braccia
fiore di roccia nel tuo cuore
libera amore.

Dentro al mare la terra
non ha polvere nel cuore no
torna la luce e nasce un fiore
fiore di serra.
Re dei fiori grande Signore
(libera amore)
re della terra sei fatto d'amore
(libera amore)
dalle tue mani
nasce il giorno cresce il sole.

Apri le braccia
apri le braccia
fiore di roccia nel tuo cuore
libera amore. Libera amore (sfumando…)



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