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GIM Verona: Missione è Fare Causa Comune

ottobre 2003

FARE CAUSA COMUNE

Gim Verona, ottobre 2003

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FARE CAUSA COMUNE

 

Canto iniziale:

Nessuno può prendere il tuo posto

Signore,

perché sono così instabile nei miei umori?

Un giorno mi alzo felice

e il giorno dopo il mondo mi crolla addosso:

una mattina mi sento il padrone del mondo

e quella seguente mi sento uno straccio,

incapace di compiere il più piccolo dei passi.


Signore,

una tempesta agitata è la mia vita,

con il vento che cambia continuamente direzione,

con le onde che mi mandano alla deriva,

lontano dai miei desideri di felicità.


Signore,

la sento troppo dura questa salita,

mi sembra di essere sempre allo stesso punto di partenza.

Cosa è cambiato rispetto ad un anno fa?

Dove sono andati a finire i miei buoni propositi

Di cambiamento, di impegno, di rinnovamento?


Forse è meglio che mi rassegni,

che mi ritagli un pezzettino di vita

in cui nascondermi e tentare di sopravvivere.

Forse è meglio che mi renda conto, una volta per tutte,

della mia nullità, della mia inettitudine ed inutilità:

chi mai si accorgerà di me,

di quello che veramente sento e provo in profondità?

“ Alza gli occhi dalla tua fragilità

e il mio aiuto verrà a te.

Non lascerò vacillare il tuo piede,

né naufragare la tua giovane vita.

Sarò il tuo custode, il tuo vero amico

il tuo consolatore.

Non sprecare le tue energie ad inseguire

i soffi del tuo umore,

perché è issando le vele del coraggio e della perseveranza

che realizzerai i tuoi sogni.

Se ti ripieghi su te stesso,

incurverai le tue risorse in tediose lamentele.

La verità è che nessuno può prendere il tuo posto.

Ci sono sorrisi che solo tu puoi far splendere sul tuo volto.

Ci sono missioni che solo tu puoi compiere.

Avventure che solo tu puoi intraprendere.

Sogni che solo tu puoi realizzare.

Nessuno può prendere il tuo posto su questa terra.

Tu sei unico e irrepetibile.

Tu sei ciò, che nessun altro sarà.


Tu sei come un prezioso frammento del mosaico dell’umanità:

se ti butti via o sciupi la tua esistenza

nessuno potrà mai riempire quel vuoto.

Nessuno può sudare al tuo posto,

sarebbe toglierti la dignità dello sforzo.

Nessuno può sostituirsi al posto tuo,

sarebbe come toglierti la fiducia nelle tue possibilità.

Sta a te prendere quella decisione totale,

fiera e coraggiosa,

finalmente piena di te e della tua forte Volontà di bene.

Sono al tuo fianco,

mettimi alla prova:

chiedi e ti sarà dato,

bussa e ti sarà aperto!

Sono il tuo Dio!

I cieli narrano la mia gloria,

mentre il firmamento intero annunzia l’opera delle mie mani.

La mia Parola è lo scudo per la tua salvezza!

 

 

Ti cingo della mia forza

e ti incito alla lotta,

ma sta a te decidere di compiere la tua battaglia,

perché nessuno, figlio mio, può prendere il tuo posto!”

(Silenzio e ripresa spontanea di qualche frase della preghiera)

 

Omelia di Daniele Comboni a Khartum, 11/5/1873 

Il primo amore della mia giovinezza fu per l'infelice Nigrizia, e lasciando quant'eravi per me di più caro al mondo, venni, or sono sedici anni, in queste contrade per offrire al sollievo delle sue secolari sventure l'opera mia. Appresso, l'obbedienza mi ritornava in patria, stante la cagionevole salute che i miasmi del Fiume Bianco presso S. Croce e Gondocoro avevano reso impotente all'azione apostolica. Partii per obbedire: ma tra voi lasciai il mio cuore, e riavutomi come a Dio piacque, i miei pensieri ed i miei passi furono sempre per voi. Ed oggi finalmente ricupero il mio cuore ritornando fra voi …

Io ritorno fra voi per non mai più cessare d'essere vostro, e tutto al maggior vostro bene consa­crato per sempre. Il giorno e la notte, il sole e la pioggia, mi troveranno egualmente e sempre pronto ai vostri spirituali bisogni: il ricco e il povero, il sano e l'infermo, il giovane e il vecchio, il padrone e il servo avranno sempre eguale accesso al mio cuore. Il vostro bene sarà il mio, e le vostre pene saranno pure le mie.

Io prendo a far causa comune con ognuno di voi, e il più felice dei miei giorni sarà quello, in cui potrò dare la vita per voi.


Dalla lettera di Alex Zanotelli al GIM, ottobre 2003-10-22  (Lettura personale in silenzio)

Il primo amore..

E’ stato uno dei discorsi più belli della sua vita. “Il primo amore della mia giovinezza fu per l’infelice Nigrizia”… “Il primo amore”… c’è un amore ancora più passionale che quello tra un uomo ed una donna. E’ quell’amore che ti porta a buttare la vita per qualcosa che vale.

Gesù diceva: Fratello, se la tua vita la tieni a denti stretti, sei già fregato, sei già morto. Ma se tu sei capace di perdere la tua vita, di buttarla… sei vivo! L’amore è questa capacità di perdere la propria vita come ha fatto Gesù, in quella Galilea di disperati, e di buttarla per la sua gente.

Comboni l’ha buttata per l’infelice Nigrizia. Era l’Africa alla vigilia del Congresso di Berlino: un continente pronto per le potenze colonizzatrici, un’Africa dissanguata per tre secoli dalla tratta degli schiavi (Comboni ha lottato tanto contro quella tratta!). Come missionario, sente profondamente che la tua vita ha un significato se è data per chi soffre in nome dell’Abbà (papà) alla sequela di Gesù.

Il primo amore” della mia giovinezza…. E tu, giovane, cosa te ne fai della vita?

Te la tieni stretta per te? Carissimo, solo il giorno in cui la tua vita la butterai scoprirai la gioia del vivere. Una vita buttata per costruire un mondo che sia altro da quello che abbiamo fra le mani: un mondo dove ogni volto abbia la propria dignità.


Io ritorno fra voi per non mai più cessare di essere vostro”, diceva sempre Comboni. “Il giorno e la notte, il sole e la pioggia mi troveranno egualmente pronto ai vostri spirituali bisogni. Il vostro bene sarà il mio e le vostre pene saranno pure le mie”. 

Comboni era inebriato di Dio e solo quando uno è inebriato di Dio in carne ed ossa può buttare la propria vita. Un Dio che sogna il suo popolo Israele come società alternativa all’impero e alle città stato, costruite su profonde disuguaglianze e ingiustizie. Questo sogno ha preso corpo e volto in Gesù, il carpentiere di Nazaret che ha solidarizzato con i poveri a immagine di quel Dio che lui chiamava Abbà: il Dio dei poveri, degli ultimi, degli schiavi e degli emarginati.

Ha solidarizzato a tal punto che l’impero lo ha visto come una minaccia e lo ha condannato ad essere crocifisso, una morte riservata agli schiavi e ai sobillatori contro Roma. A quello schiavo crocifisso l’Abbà è rimasto fedele: Gesù è risorto e nel suo nome si rilancia il sogno sulle strade dell’impero. Il Dio che ci ha rivelato Gesù è il Dio della vita, che vuole che tutti i suoi figli vivano.

Giovane, sei disposto a convertirti a questo Dio, il Dio di Gesù? La prima conversione è quella personale. Seguendo questo Gesù, sei disposto a giocarti la vita con i tanti tuoi fratelli condannati a morte?

  “Io prendo a far causa comune con ognuno di voi - concludeva Comboni in quella sua prima omelia a Khartoum - e il più felice dei miei giorni sarà quello in cui potrò dare la mia vita per voi”.

Lui, Comboni, la vita l’ha data per l’Africa. E tu?

(Condivisione, preghiere spontanee, rilettura di frasi… intercalate da un mottetto)

Non dire Padre se…

Non dire: Padre,se ogni giorno non ti comporti come un figlio.

Non dire: Nostro, se vivi isolato nel tuo egoismo.

Non dire. Che sei nei cieli se pensi solo alle cose terrene.

Non dire: Sia santificato il tuo nome, se non lo onori.

Non dire:Venga il tuo Regno, se lo confondi con un risultato materiale.

Non dire: Sia fatta la tua Volontà, se non l’accetti quando è dolorosa.

Non dire: Il nostro pane quotidiano, se non ti preoccupi della gente che ha fame.

Non dire: Perdona i nostri debiti, se conservi rancore verso tuo fratello.

Non dire: Liberaci dal male, se non prendi posizione contro il male.

Non dire: Amen, se non hai capito o non hai preso sul serio la parola del Padre Nostro.

 

SILENZIO: I giovani sono invitati a firmare i fogli bianchi posti ai piedi dell’altare, come segno di

impegno nel cammino Gim, di impegno a fare causa comune tra loro e con le situazioni del mondo…

Come desiderio di occupare il proprio posto!

 

SIGNORE GESU’ CRISTO, aiutaci perché possiamo maturare una sensibilità nuova. Perché possiamo essere capaci di contestare questo sistema disumano di oppressione. C’è tanta gente che, mentre noi parliamo, sta morendo di fame.

SIGNORE aiutaci a capire che, anche come Chiesa, come comunità cristiana, dobbiamo cominciare a protestare: l’uomo non va ucciso. Non va ucciso nel grembo della madre – anche quello è un delitto atroce – ma non va ucciso neanche dopo che è partorito. Non va ucciso per fame. Non va ucciso per esclusione. Non va ucciso per emarginazione.

Tu sei venuto a portare la libertà: non la libertà dei forti, non la libertà selettiva per cui possono vincere e arrivare a mangiare al banchetto della vita soltanto quelli che hanno denti buoni.

SIGNORE fa che possiamo essere specialisti nell’annunciare un mondo altro, diverso da quello che stiamo vivendo. Annunciare sì la dimensione escatologica che non deve mancare nella nostra profezia, però dobbiamo essere annunciatori di un mondo altro.

Allora, questa nostra terra, piano piano, cesserà di essere l’atomo opaco del male e diventerà il giardino in cui possono fiorire le speranze più belle.

(Don Tonino Bello)

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