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GIM Padova: Dio tra noi, presente in ogni cultura

dicembre 2001

Dio tra noi
Presente in ogni cultura

Veglia del  I G.I.M. Padova 
dicembre 2001

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1 Cor 9,16. 19-23

<< Dio è come il cielo, copre tutta la terra >>
proverbio Makua

Introduzione e lettura del Vangelo
I valori religiosi del popolo Makua
Il banchetto delle culture
Pezzettini di Dio
Spunti di riflessione

Introduzione:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo 

La  Veglia di preghiera che oggi celebriamo vuole essere un invito a riflettere sulla presenza in ogni cultura e, quindi, in ogni uomo, del senso religioso, cioè, di quella  insopprimibile domanda di senso che sgorga dal di dentro di ogni essere umano. LÂ’uomo sente nostalgia di Dio e tutta la sua esistenza – di cui la cultura è una delle maggiori espressioni – è impregnata di una misteriosa e universale inquietudine. Così, infatti, si esprimeva SantÂ’Agostino nelle prime righe del suo capolavoro “Le confessioni”: “… , perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finchè non riposa in Te”. In un clima di preghiera, oggi, siamo chiamati a riconoscere le traccie dÂ’eternità impresse nella storia dei popoli e nella nostra storia personale.

CANTO:

  VANGELO: 1 Cor 9,16. 19-23

 

I VALORI RELIGIOSI DEL POPOLO MAKUA

 

Oggi affermiamo pacificamente che in ogni cultura v’è un seme di Dio.

Tuttavia, non è stato sempre così per tutti. Leggiamo cosa scriveva nel XIX sec. Sir Samuel Baker a proposito dei Nilotici del Sudan Settentrionale: << Senza alcuna eccezione,essi infatti non solo sono privi di una fede in un Essere Supremo, ma non hanno nemmeno altre forme di culto o di idolatria. Il buio delle loro menti non è illuminato nemmeno dai raggi della superstizione >>.

Stasera ci “mettiamo in ascolto” di un anziano di un popolo africano che vive in Mozambico: i Makua. Vediamo se il buon Sir Baker aveva ragione.

MULUKU

Sono un anziano Makua, il mio nome è Joannes Capinenga. Noi Makua chiamiamo Dio: Muluku. E’ una parola formata dalla particella mu che nel sistema linguistico Makua appartiene alle persone e Wuka che significa riunire, giuntare. Infatti, Dio è colui che mette insieme i pezzi che formano il mondo: il saldatore dell’Universo.

DIO NELLA CREAZIONE

Il centro dell’Universo per noi Makua è il monte Namuli, sito in Zambesia.

Sulla cima di questo monte v’è una caverna nella quale si trovano, incise sulla pietra, le impronte di tutti gli animali, quelle dei vegetali commestibili oltre a quello dell’uomo e dei suoi utensili di lavoro. E’ il luogo in cui Dio creò tutti gli esseri viventi che poi si sparsero in tutto il mondo.

DIO NEL LINGUAGGIO QUOTIDIANO:

Per noi Makua è impossibile  immaginare che Dio non esista.<<Muluku okhala>>, Dio esiste. Sarebbe come negare la nostra vita, negare radicalmente noi stessi e il nostro mondo di relazioni globali.

Muluku okhala, dicono le donne, quando nasce un bambino.  Ma con la stessa frase piange la donna a cui muore una creatura. Lo fa in un atto di fede nel Dio misterioso che pur avendogli dato un figlio, rimane <<Muluku Karwele yaka>> cioè il Dio <<son-venuto-per-ciò-che-è-mio>>. EÂ’ il nome proprio del nostro Dio nella sua libertà di dare e riprendere. Ma non c’è ne disperazione ne fatalismo. C’è, invece,  sia la certezza che il figlio sta con Dio, sia che <<Muluku okhala>> feconderà di nuovo il suo seno, Lui che alla luna da il potere di rinascere.

LA RAFFIGURAZIONE DI DIO

Noi non raffiguriamo Dio. Le persone interrogate rispondono:<<Muluku Esuputha>>, Dio è come un metallo malleabile. Vuol dire che Dio può cambiare facilmente, cioè che egli ha dei sentimenti, ama e perdona. Non è una materia inerte come sarebbe se raffigurato, né un idolo materiale.

PROVERBIO MAKUA

<< Muluku mutokwene>>, Dio è grande, anziano, quando nasciamo già lo troviamo.

CANTO

 

SEGNO

 

IL BANCHETTO DELLE CULTURE

 

Un giorno, alle pendici di un alto monte si riunirono la cultura europea, quella africana, quella asiatica e quella americana per fare un banchetto e conoscersi meglio. Ogni cultura era giunta al banchetto con un po’ di diffidenza e quasi per dovere. Quando arrivarono al posto stabilito si fermarono in piedi, lì, una davanti all’altra. Nessuna aveva il coraggio di parlare perché aveva timore di essere fraintesa. La cultura europea pensava tra sé: << avrei potuto restare a casa a leggere i miei libri o a guardare la tv>>. Anche la cultura africana pensava tra sé: << Magari avrei potuto portare un regalo per loro >>.

La cultura Americana non pensava, ma fischiettava un motivo brasiliano battendo il piede per segnare il ritmo.

La cultura asiatica pensava: << tra un po’ ci stancheremo di stare in piedi e il banchetto avrà inizio>.

Improvvisamente uno scuotimento tellurico fece perdere l’equilibrio alle culture ed esse furono costrette a sedersi per non rovinare a terra bruscamente. Finalmente sedute, le culture continuavano a osservarsi attentamente senza proferire parola. Ad un certo punto, l’Africa alzò il viso e disse: << Io ho fame!!! >>, simultaneamente le altre ribatterono:

<< anche io!!! >>. Felicissime di sapere che quel noto languore le accomunava iniziarono con gioia a mangiare, dopo aver fatto un gesto verso lÂ’alto come di ringraziamento.

Ciascuna cultura aveva portato un pasto e alla fine quella americana offrì il caffè. Mangiavano tutte allo stessa mensa, avvolte da un senso misterioso di appartenenza ma, ancora, non conoscevano granchè l’una dell’altra.

Ogni cultura aveva capito di avere delle cose in comune con le altre e si domandava se in tempi lontani non fossero appartenute alla medesima famiglia. Un particolare durante il pasto aveva attirato l’attenzione delle culture. Ciascuna lo ammirava di nascosto quando – nell’usuale movimento che si fa per portare il mangiare alla bocca – inclinava il capo e la fronte prominente copriva i propri occhi in modo da non vedere in quale direzione si stia guardando. Ciò che attirava tanto l’attenzione delle culture era un oggetto che la cultura europea portava al collo. Soprattutto, le altre culture non capivano perché su quel pezzettino di legno fosse rappresentato un uomo con le braccia aperte e i piedi incrociati.

La cultura africana pensava fosse un antenato molto importante come tanti essa ne annovera. La cultura asiatica, invece, pensava fosse un sapiente o una guida spirituale di grande rilievo, come i suoi guru.

Nel silenzio intenso del banchetto, ciascuna cultura si era scoperta attirata e quasi affascinata da quell’oggetto misterioso, ma non osava chiedere spiegazioni, ne la cultura europea, che pure aveva intuito l’interesse delle altre verso l’oggetto che portava al collo, aveva minimamente pensato di condividere la storia che lo avvolgeva, forse perché pensava che in fin dei conti quella culture non avrebbero potuto capire le sue spiegazioni. In realtà le culture africana, americana, asiatica -che certo erano felici di essere com’erano- avevano avvertito quella sera, misteriosamente, una magica attrazione verso quell’oggetto e non sapevano darsi una ragione.

Era come se quell’uomo sul legno gli parlasse intimamente e dicesse: “ Ho sete della tua acqua, ho fame dei tuoi cibi, voglio abitare presso di te”.

Stavano, ormai, per andare via. Le ombre della sera erano calate e le cime dellÂ’alto monte nascondevano gli ultimi raggi di sole. Ognuna, oggi, aveva capito di avere qualcosa in comune con lÂ’altra, che ,forse, un tempo avevano avuto addirittura, un padre e una madre in comune.

Si salutarono e andarono via. Si allontanavano lentamente e pensierosamente. Nessuna, però, si era accorta del segno che esse, stando sedute in terra, avevano lasciato sull’erba: una croce!, che adesso – senza saperlo – le univa tutte insieme.

 

PEZZETTINI DI DIO

 

 

Mio Signore e mio Dio,

quanto è grande il Tuo nome su tutta la terra!

A loro insaputa ami, come figli unici, lÂ’uomo e la donna.

Sì Padre perché, in principio,

Tu eri un “ammasso d’amore” che palpitava di gioia

A tal punto da scoppiare

e riempire lÂ’Universo di tanti pezzettini di Te,

sparsi ovunque come miriadi di coriandoli.

Siamo impastati di Te

Del Tuo Santo Spirito che è gioia, fragranza e vita.

Sono così contento che vorrei gridarlo a tutti

I miei fratelli e le mie sorelle:

siete pezzettini di Dio!

Che io li veda sempre così, per tua grazia.

E se un giorno fossi tentato di esser felice da solo

Ti prego, non esitare a ricordarmi

Che per condividere la Tua felicità

Hai dato la vita.

Per chi?

Per i Tuoi piccoli coriandoli.

Amen.

 

CANTO

 

SILENZIO

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE

 

1.  In te, ritrovi quellÂ’inquietudine di cui parlava SantÂ’Agostino?

 

2.  La cultura è parte di noi stessi. Sai distinguere in te gli atteggiamenti culturali da quelli più propriamente di fede?

 

3.  Hai mai fatto unÂ’esperienza dÂ’interculturalità? Se vuoi puoi raccontarla.

 

 

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CANTO FINALE E BENEDIZIONE

 

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