Per la Pace, andavano in pellegrinaggio...

di Oluoch Japheth

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PER LA PACE, ANDAVANO IN PELLEGRINAGGIO

by Oluoch Japheth

 

Il cielo era limpido. Era il 3 settembre 2003. Si potevano vedere solo alcune nuvole che si muovevano come se stessero facendo le prove per il loro pellegrinaggio. Gli avvoltoi del vicino Mukuru Dumping erano stranamente silenziosi. Anch’essi sembravano riflettere un inizio del grande giorno. Alle 8, tutti i partecipanti si erano riuniti nella Cappella della Chiesa Cattolica di St. John che era stata appena restaurata. Gran parte dei partecipanti erano membri del gruppo Light Heart Youth, i giovani della Chiesa Cattolica St. John di Korogocho. Anche se stavano per intraprendere un lungo viaggio a piedi, un lungo viaggio in una tale pace, la loro determinazione era grande. Il momento di lode e venerazione tenutosi nella cappella aveva rallegrato lo stato d’animo.

 

Il programma del giorno cominciò con le istruzioni di Padre Daniele Moschetti, il responsabile della Chiesa Cattolica di St. John. Egli ci raccontò la sua esperienza di quando intraprese un lungo pellegrinaggio quando stava ancora nella suo paese di origine, l’Italia. Parlava del suo sogno. “Un giorno mi piacerebbe tornare in Italia a piedi”. Egli incoraggiò i giovani ad usare il loro pellegrinaggio a Kibera, 20 km. da Korogocho, non solo come una missione per la pace fisica, ma anche per la pace interiore. Un momento per riconciliarci con il nostro Dio, disse.

 

La scelta di Kibera era significativa. Kibera e Korogocho sono tra i più grandi slums nell’Africa Orientale e Centrale. I due slums hanno una popolazione di circa un milione di persone. La terra su cui poggiano le loro baracche appartiene al governo. Essi possono essere espulsi in qualunque momento il governo voglia cominciare un “progetto di sviluppo”. C’è assenza totale di qualunque comfort primario. Gli standard di sicurezza sono molto bassi. La polizia è raramente presente sulla scena dei crimini. La maggior parte degli agenti passa il tempo raccogliendo tangenti dai commercianti di Chang’aa (una bevanda illecita).

 

Portando con sé bandiere, il gruppo partì da Kibera. Lo stendardo più visibile era quello di Daniele Comboni, Salvare l’Africa per mezzo dell’Africa. Era un tributo a Daniele Comboni, un vescovo italiano che visse e morì per l’Africa; “Salvare l’Africa per mezzo dell’Africa” era il suo slogan. Egli credeva che liberare gli Africani dal giogo della schiavitù richiedesse la diretta partecipazione degli Africani stessi. Per l’instancabile contributo al rinnovamento dell’Africa fu santificato da Papa Giovanni Paolo II, in una pittoresca cerimonia tenutasi a Roma, Italia, il 5 ottobre di quest’anno (2003).

I giovani del Light Heart hanno anche presentato uno spettacolo teatrale “Salvare l’Africa per mezzo dell’Africa”, “Africa o Morte”, dedicato a Daniele Comboni.

Rivolgendosi ai partecipanti, come parrocchia S. Teresa, Teddy Obel, un aspirante comboniano, parlò del bisogno per gli abitanti dei quartieri bassi di condurre l’iniziativa “Migliorare il luogo in cui viviamo”. Egli si chiedeva perché la maggioranza di un popolo sia condannato a vivere nei bassifondi, ma non ne possieda le strutture. I suoi sentimenti erano sostenuti da Gerald Mose, un altro aspirante comboniano che stava ricevendo la sua formazione al Golgotha Vocation Centre di Karungu. Egli ripetè che la vita nei bassifondi è piena di ingiustizie contro l’umanità. Era necessario che gli stessi abitanti stessero in prima linea nell’assicurare che la pace e la giustizia prevalessero, disse.

Ciò che distinse il pellegrinaggio fu la messa in scena dello spettacolo teatrale di Comboni. Esso attrasse moltissimi dei più alti membri delle Missioni Comboniane. Sotto la luce delle videocamere, i giovani del Light Heart presero Kibera  “d’assalto”. Il loro contributo durante la messa portò vita alla messa stessa. Urla di “Polo! Polo!” occuparono l’aria quando una grande parte del gruppo iniziò le danze processionali. (Polo è una parola Luo che significa Cielo).

 

Quando lasciammo Kibera, tutti erano convinti che eravamo partiti per una missione e che la missione era stata portata a termine. Questo è stato un pellegrinaggio per la pace, ci sarà la pace nello slum?

 

(Chi scrive è un membro della peace and justice Commission e un giovane leader alla Chiesa Cattolica di St. John, Korogocho)

 

Email: japhol2002@yahoo.co.uk.

 

P. Alex Zanotelli 

è un missionario Comboniano che ha vissuto per 12 anni nella baraccopoli di Korogocho in Kenya, dove sono i più poveri fra i poveri, i più esclusi fra gli esclusi. Attualmente è rientrato in Italia, ha scelto di vivere inserito in un quartiere popolare di Napoli e si impegna nell'animazione di gruppi, comunità e associazioni 

in tutta Italia.

Precedentemente era stato missionario in Sudan e per molti anni direttore della rivista Nigrizia. Ancora adesso collabora per questa rivista e lo scorso anno ha curato le riflessioni di  Ormegiovani

 

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