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Insieme contro la tratta di persone

Prostituzione e sfruttamento sessuale, caporalato, commercio illegale di organi, lavoro forzato minorile, bambini-soldato, traffico di droga, matrimoni forzati. A questo scenario vogliamo e dobbiamo opporre un nostro impegno concreto, a cominciare dall’informazione critica verso noi stessi e verso chi abbiamo intorno.

La sera di venerdì 8 febbraio 2019 ho partecipato, in occasione della giornata mondiale contro la tratta, alla veglia organizzata da una commissione nata all’interno della chiesa diocesana di Padova. La veglia era divisa in una prima parte di cammino dalla stazione al Tempio della Pace (a cui purtroppo non ho potuto partecipare) e in un secondo momento di preghiera e riflessione all’interno della chiesa. Io sono arrivata al Tempio della Pace un po’ prima dell’inizio del secondo momento, ed è stato toccante vedere ad un certo punto entrare le persone che venivano dalla stazione e portavano candele accese e cartelloni.

La preghiera è cominciata, dopo il canto d’inizio del coro Rinascita, proprio con la lettura di tali cartelloni. Mi ha colpito in modo particolare quello su cui era scritto Non ci sono mai stati tanti schiavi nella storia come oggi. Credo che tale consapevolezza non sia ancora diffusa nella maggior parte della società. Ci hanno insegnato che la schiavitù è stata abolita. Invece, schiavi e schiave sono presenti nella nostra stessa città e in ogni paese del mondo. Il 72% di loro sono donne, il 30% sono bambine e bambini.

 

La veglia è continuata con la preghiera a Bakhita, una donna rapita da bambina nel suo villaggio in Sudan da mercanti di schiavi e, una volta liberata dopo terribili sofferenze, entrata a far parte delle suore canossiane Figlie della Carità. Proprio l’8 febbraio, data della sua morte avvenuta a Schio (Vicenza) nel 1947, è stata scelta come giornata conto la tratta.

Abbiamo poi ascoltato il video della testimonianza di Blessing, una donna nigeriana vittima di tratta (un momento della preparazione al Sinodo dei giovani dello scorso anno). Ho trovato molto interessante anche la testimonianza di Darlen, una ragazza volontaria dell’Associazione Tu-Io, sorta per incontrare in strada ragazze e donne sfruttate nella prostituzione.

 

Successivamente, Don Luca Facco, direttore della Caritas, ha letto e commentato il brano del Vangelo di Luca in cui Gesù, nella sinagoga di Nazareth, legge il rotolo del profeta Isaia sulla venuta dell’anno di grazia ed afferma che “Oggi si è compiuta questa Scrittura” (Lc 4, 14-21). La riflessione di Don Luca ha spaziato in un orizzonte ampio e sfaccettato, come è la problematica della tratta: prostituzione e sfruttamento sessuale (per i due terzi), caporalato, commercio illegale di organi, lavoro forzato minorile, bambini-soldato, traffico di droga, matrimoni forzati.

Don Luca ha espresso preoccupazione per i crescenti sentimenti di indifferenza e razzismo che si stanno diffondendo in Italia, come in tutta l’Europa, a livello sociale, culturale e politico; per la crescente tendenza a dimenticare che tutte le persone in fuga dal proprio paese sono anch’esse esseri umani, spesso vittime di tratta, ed invece si vedono considerate come numeri od oggetti causa di problemi. A questo scenario vogliamo e dobbiamo opporre un nostro impegno concreto, a cominciare dall’informazione critica verso noi stessi e chi abbiamo intorno.

A conclusione di questa riflessione, siamo dunque stati invitati a discutere in piccoli gruppi su come prenderci un tale impegno concreto. Mi è piaciuto molto il fatto che nella veglia sia stato inserito anche un momento così ‘attivo’, perché evidenzia come il fine ultimo della preghiera sia la volontà di cambiare la situazione mettendoci in gioco nel nostro quotidiano.

 

La veglia è stata infine conclusa dal Padre Nostro in più lingue (francese, inglese, spagnolo, cinese, rumeno ed italiano) e dalla preghiera di Etty Hillesum, di cui vorrei riportare un paio di frasi: L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di Te in noi stessi, mio Dio. […] Tocca a noi aiutare Te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi”.

Durante queste preghiere, delle matasse di fili colorati sono state fatte passare fra le persone, in modo che alla fine fossimo tutti collegati da una grande rete di solidarietà: una rete che intreccia le nostre vite e mette in comunicazione il nostro essere con quello dell’altro, affinché possiamo prenderci cura di ogni essere umano, in particolare di chi è più oppresso e sfruttato. Alla benedizione finale di Don Luca abbiamo alzato verso l’alto la rete colorata e poi concluso con il canto finale.

 

Rispetto all’anno scorso, un numero maggiore di persone ha partecipato alla veglia, e questo è segno di una crescente consapevolezza e presa di posizione, anche nella fascia di età dei giovani.

L’impegno concreto che porto con me dopo questa veglia è quello di condividere l’informazione critica che posso avere su questo argomento con persone ed amici intorno a me, in particolare con quelli al di fuori della ‘bolla’ di coloro che già sono sensibili al tema.

Eventi come questo dovrebbero essere ‘pubblicizzati’ e raccontati anche al di fuori degli ambienti di fede e di volontariato, ad esempio nelle scuole, all’università, al lavoro. Solo così si potrà riuscire a diffondere in tutta la società la ‘cultura della cura degli esseri umani’ contro la ‘cultura della tratta.

 

Valeria Vanzani

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