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Fatti di Pace

Una testimonianza del postulante comboniano Giuseppe Mantegazzo sulla marcia per la Pace del 27 Gennaio a Padova

Canti  e balli africani,  appelli rivolti dalle autorità presenti (vice-sindaco Lorenzoni in testa), all’accoglienza, alla fratellanza ed alla solidarietà verso gli emarginati ed i più deboli; un tratto di strada in silenzio lungo le vie dell’Arcella,  ricordando le vittime dell’olocausto nel giorno della memoria, l’assembramento finale allo stadio Colbacchini, prima della santa Messa, celebrata nella Chiesa di San Carlo Borromeo all’ Arcella, dal Vescovo: questi, in sintesi, i momenti salienti della Marcia della Pace 2019 di Padova, che la scorsa Domenica, 27 Gennaio, ha visto la partecipazione di più di duemila  persone, tra cui religiosi, giovani, donne e bambini di diverse realtà ed associazioni cattoliche (tra le altre, oltre a noi comboniani di Padova ed a diversi nostri amici dei vari cammini comboniani, l’ azione cattolica, le Acli, il CSI, l’ Agesci e la Comunità di S. Egidio).

 

Un  clima di allegria e di festa, ma anche di commozione, nel ricordo delle vittime della Shoa e per le vittime delle migrazioni di questa nostra epoca, e di indignazione per le attuali scelte politiche di divisione, di chiusura dei porti, d’innalzamento di muri di diffidenza e di odio verso i più deboli, attuate dal Governo in carica. E proprio nei migranti (veri e propri capri espiatori di una politica violenta e debole), il tema implicitamente centrale dell’evento, che proprio nell’Arcella, quartiere periferico di Padova, considerato uno dei più multiculturali e multietnici d’Italia, ha avuto la sua passerella principale (la marcia è partita da una zona  limitrofa alla stazione e si è conclusa allo stadio del quartiere di periferia).

 

"Arcella laboratorio di pace, periferia da amare, perchè amata da Dio", un Dio che proprio nelle difficoltà, nei meandri bui della storia, nelle vie più periferiche ed abbandonate dagli interessi mondani, fà vincere il bene, come testimonia "il vessillo della vittoria del mite agnello sul serpente", incisi sul pastorale che impugnava il Vescovo,  mentre raccontava- durante l’omelia della Messa,  partendo proprio da questa immagine e metafora, del bene di Cristo, del bene che agisce nelle vite e nelle comunita’, “trasformando le relazioni con il volto della solidarieta’ e della carita’”, - del bene che si concretizza, proprio in questo quartiere periferico di Padova, attraverso una miriade di  progetti di promozione umana, d’integrazione culturale, di rigenerazione economica e sociale: veri e propri "Fatti di pace", come l'eloquente titolo dato alla marcia. L’omelia di Monsignor Claudio Cipolla continuava con  l’invito ai fedeli – “a lavorare per respingere l’indifferenza, a respingere quella percezione, distorta e creata artificialmente, che  “frammenta la società”, che “crea guerra tra poveri” - proseguiva con l’ invito all’informazione critica, alla memoria storica, al favorire processi  virtuosi verso la buona politica al servizio della pace (come ha ricordato Papa Francesco), ed infine si concludeva con l’invito a “saper piangere di compassione” ed a “tenere la barra dritta sul Vangelo”, perchè “la pace vince, proprio come l’agnello sul serpente”.

 

All’inizio ed alla fine della celebrazione della Messa, tanta emozione, commozione e gioia tra i fedeli, mentre assistevano, partecipi, ai canti di un gruppo di richiedenti asilo africani ed alle danze eseguite da un gruppo di mamme, con i loro piccoli neonati portati in fasce sui propri grembi: movimenti di grazia, di bellezza e di amore di madri e di bimbi all’unisono, uniti nella speranza verso il futuro, verso un futuro che in quel quartiere, più che in altri luoghi,  e’ già presente. Un futuro da affrontare con coraggio, con la certezza, per noi cristiani, che la pace vince, perchè Dio è più forte. Lo testimoniano i tanti fatti di pace dell’Arcella.  

 

Giuseppe Mantegazzo  

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