giovaniemissione.it

Vangelo di Luca: Introduzione

campo di Roma 2008

 

Introduzione al Vangelo di Luca



Il Vangelo di Luca non è che il primo volume della sua opera, gli Atti degli Apostoli costituiscono la seconda tavola del dittico, inseparabile dalla prima. L’intenzione di Luca era quella di offrirci un resoconto ordinato (Lc 1, 3), mostrando come la buona novella iniziata in Galilea “dopo il battesimo predicato da Giovanni” (At 10,37) si sia poi diffusa “fino all’estremità della terra” (At 1,8).
Vogliamo ripercorrere l’itinerario spirituale di Luca e la sua riflessione, nello sforzo che ha fatto di coordinare il suo Vangelo in una certa maniera. Infatti gli evangelisti non adoperano a capriccio il materiale (narrazioni, lettere, manoscritti riguardanti la vita di Gesù) che hanno a disposizione, disponendolo in una maniera o in un’altra; lo fanno intenzionalmente, perché hanno delle finalità che essi raggiungono proprio nell’adattare, nello strutturare in una determinata maniera il materiale evangelico preesistente. È di qui che nasce la “teologia” di Luca, di Marco, di Matteo e di Giovanni, ossia la spiritualità di ciascuno degli evangelisti.
Alcuni definiscono il Vangelo di Marco: “Vangelo del catecumeno”, perché ha lo scopo di aiutare chi viene introdotto alla fede e si appresta a diventare in un certo senso un discepolo del Signore. Il Vangelo di Matteo, invece, è il “Vangelo del catechista”, cioè il Vangelo per aiutare colui che deve introdurre altri alla fede.
Il Vangelo di Luca, invece, è il “Vangelo del discepolo” di Cristo, vale a dire di colui che ha intrapreso a seguire Gesù e lo vuol seguire nonostante tutto. Molti sono gli elementi che avvalorano questa intenzione di Luca, per esempio, quel detto che è riportato soltanto nel suo vangelo: “Chi mette mano all’aratro e poi si volge indietro non è adatto per il regno di Dio” (Lc 9,62). Non basta intraprendere, non basta fare un bel tratto di strada, bisogna andare fino in fondo senza pentimenti. Un altro elemento importante per capire il ruolo del “discepolo” è dato dalla “grande inserzione” lucana, che va dal capitolo 9,51 fino al capitolo 19,28. Questo blocco letterario caratteristico di Luca, descrive il viaggio di Gesù a Gerusalemme, quasi a dire che chi crede in Cristo deve percorrere questo “faticoso” itinerario che culmina in Gerusalemme, cioè la città del sacrificio e della morte. Nella prospettiva lucana il discepolo di Cristo è colui che “segue” il Maestro ovunque egli vada, fino al martirio, se è necessario.


L’autore

Chi ha scritto questo vangelo? Questo scrittore è quel Luca di cui parlano le lettere di Paolo (Cl 4,14; Fm 24; 2 Tm 4,11)? La tradizione antica, da Ireneo di Lione (Adv. Haer, III,1,1; 14,1) alla fine del II secolo, non ha dubbi al riguardo.
Altri antichi documenti e scrittori ci danno informazioni ancora più precise: Luca è originario di Antiochia di Siria, medico di professione, celibe, discepolo degli apostoli e compagno di Paolo. Questa concordanza della tradizione antica nell’attribuire a Luca il vangelo si può spiegare con la tendenza a collocare gli scritti canonici sotto l’autorità degli apostoli o dei discepoli degli apostoli.
Luca è quel discepolo anonimo che racconta negli Atti alcuni episodi in prima persona durante il secondo e terzo viaggio di Paolo (At 16,10-17; 20,15-21,18; 27-28,16). Infatti fra tutti i compagni di Paolo soltanto Luca può aver composto quelle sezioni in prima persona che sono imparentate, per vocabolario e stile, con il resto degli Atti. In breve quel discepolo compagno di Paolo è l’autore degli Atti. Ora Vangelo e Atti formano chiaramente un’opera unitaria; dunque Luca è l’autore del vangelo.
Si tratta di un cristiano convertito dal paganesimo, o forse meglio di un giudeo-ellenista convertito; così si spiegherebbe meglio la sua familiarità con la Bibbia nella versione greca liturgica.
Egli ha alle spalle un’esperienza missionaria vissuta con Paolo e Barnaba. Nei suoi viaggi, che lo hanno portato a contatto con le chiese più importanti (Gerusalemme, Antiochia, Efeso, Cesarea, Roma), ha potuto avere informazioni di prima mano. È venuto a contatto con la tradizione evangelica più antica; forse ha potuto conoscere anche il vangelo di Marco (a Roma). Di questo materiale Luca si e servito per comporre il suo vangelo. Egli è dunque debitore al testo di Marco, come documento fondamentale, a una tradizione che gli autori indicano con la sigla Q (quelle, fonte), che comprendeva una serie di piccole raccolte a forma di trattati o cicli di tradizioni evangeliche, alle quali fa riferimento anche il vangelo di Matteo; e infine altre tradizioni orali e scritte dei circoli giudeo-cristiani e di altri ambienti cristiani. Fra questi la tradizione giovannea, con la quale Luca ha particolari affinità tematiche.


Il contenuto

La figura di Gesù tratteggiata da Luca è ricca e articolata e, ovviamente, nelle sue linee fondamentali è comune anche agli altri vangeli. Tuttavia ci sono sottolineature particolari, come ad esempio l’universalità, la predilezione per i poveri, la misericordia e il perdono. Uomo di chiesa e di tradizione, Luca è anche uomo dai vasti orizzonti e di delicata sensibilità, specialmente nei confronti dei peccatori, degli emarginati, dei pagani e dei poveri.

 Il Vangelo della salvezza universale
Un unico grande piano inizia nel Vangelo e si compie in Atti. Sia il vangelo che Atti iniziano nella Gerusalemme messianica con il dono dello Spirito (Lc 1,5-2,52;3,21-22; At 1-2). Il Vangelo ci presenta poi il ministero galilaico di Gesù (Lc 4,1-9,50) e il suo viaggio a Gerusalemme (Lc 9,51-19,28). Il libro degli Atti continua questo piano descrivendo il primo ministero degli apostoli, limitato per la massima parte all’ambiente giudaico (At 8,15), a cui fa seguito il viaggio di Paolo al centro del mondo: Roma. Non soltanto esiste questo parallelo tra il Vangelo e gli Atti, ma noi vediamo che gli Atti continuano là dove il Vangelo termina.
In Luca Gesù non predica direttamente ai pagani, né porta a termine l’instaurazione del suo regno. Il regno deve includere anche i pagani, ma questa dimensione universale è realizzata soltanto dopo l’ascensione di Gesù, nel ministero della Chiesa, come viene descritto in Atti.
Ma nella sua predicazione Gesù annuncia che il perdono è offerto a tutti gli uomini, e possiamo così dire che Luca ha composto il “Vangelo della salvezza universale”. La tavola genealogica (Lc 3,23-38) non circoscrive la stirpe di Gesù unicamente alla linea regale di Davide, come avviene in Mt 1,1-16, ma colloca Gesù nell’albero genealogico dell’intera razza umana in quanto figlio di Adamo che era figlio di Dio. La fede di Abramo può essere condivisa da tutti gli uomini, che diventano per ciò stesso figli di Abramo (Lc 3,8).

Il Vangelo della misericordia
Egli scrive il “Vangelo della misericordia” o il “Vangelo dei grandi perdoni”. Tra i sinottici Luca è il solo che include episodi o parabole quali la donna peccatrice (Lc 7, 36-50); la pecora smarrita, la dramma perduta, il figlio prodigo (cap. 15); la presenza di Gesù nella casa di Zaccheo (Lc 19,1-10); il perdono di Gesù ai suoi carnefici (Lc 23,34); il buon ladrone (Lc 23,39-43). Luca (6,36) riporta le parole di Gesù: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro”. Tutto il discorso della “pianura” accentra l’attenzione sul vincolo sociale della carità (Lc 6,17-49).

Il Vangelo dei poveri
Questo stesso interessamento misericordioso è offerto a tutti i poveri e umili, così che Luca merita di essere definito il “Vangelo dei poveri”. Questo spirito si manifesta chiaramente nei racconti dell’infanzia, nei quali i poveri e gli insignificanti sono scelti per i più grandi privilegi: la coppia sterile, Zaccaria ed Elisabetta; Maria e Giuseppe scelti tra oscuri nazareni; i pastori della campagna; un vecchio e una vecchia vedova al tempio. Luca conserva questa grande stima per la povertà di fatto nelle beatitudini, nello scrivere “beati voi che siete poveri”. Egli inserisce l’intero testo di Isaia che riguarda i poveri ai quali sarà predicato il vangelo (Lc 4,18; 7,22). La parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro è esclusiva di Luca (Lc 16,19-31). Altri detti sulla povertà inclusa una parabola, si trovano soltanto in Luca (Lc 12,13-21).

Il Vangelo dell’assoluta rinuncia
Non sorprende, però il fatto che Luca oltre che presentarci un Gesù amico dei poveri, dei peccatori, degli ultimi, ci mostra anche un Gesù esigente nella sua sequela e nei suoi insegnamenti. Per questo il suo vangelo può anche essere definito: il “Vangelo dell’assoluta rinuncia”. I discepoli devono lasciare ‘tutto’ (Lc 5,11). Di riscontro, un’altra asserzione, propria al solo Luca (9,62), insiste sulla dedizione totale a Gesù. Soltanto Luca aggiunge la parole ‘moglie’ alla lista di ciò che ad alcuni verrà richiesto di abbandonare per amore del regno (14,26). Ancora, dove Matteo scrive “accumulatevi dei tesori nel cielo” (6,20), Luca ha, “vendete quello che possedete e datelo in elemosina” (12,33). Luca estende la sopportazione della croce dal singolo momento escatologico (Mc 8,34; 16,24) alle continue sofferenze della vita di ogni giorno (9,23). La realtà della sofferenza e della rinuncia sono presentati come mezzi per attuare il compimento glorioso, viene sottolineata dalle ripetute affermazioni che Gesù ‘deve soffrire’ (9,22; 13,33; 17,25; 22,37; 24,7.26.44).

Il Vangelo della preghiera e dello Spirito Santo
Tale distacco e tale rinuncia sono possibili perché Gesù e i suoi discepoli sono presentati in un continuo impegno verso Dio in questo “Vangelo della preghiera e dello Spirito Santo”. Luca ci raffigura Gesù in preghiera prima di qualsiasi tappa importante nel suo ministero messianico: al suo battesimo (3,21); prima della scelta dei Dodici (6,12); prima della professione di fede di Pietro (9,18); alla trasfigurazione (9,28), prima di insegnare il “Padre Nostro” (11,1); nel Getsemani (22,41). Gesù era il maestro della preghiera e insistette con frequenza che anche i suoi discepoli fossero uomini di preghiera (6,28; 10,2; 11, 1-13; 18, 1-8; 21,36).
Luca allude ininterrottamente al ruolo dello Spirito (1,15.35.41.67; 2, 25-27; 3,16.22; 4,1.14.18; 10,21; 11,13; 12,10.12). Dove Matteo (7,11) parla delle cose buone che il Padre dà a coloro che gliele chiedono, Luca (11,13) parla dello Spirito come del dono per eccellenza. Concesso nel passato ai Giudici dell’Antico Testamento questo Spirito è ora inviato a Giovanni Battista (1,15.80) e ai suoi genitori (1,41.67). Gesù è concepito per opera dello Spirito Santo (1,35) ed egli stesso è ripieno di Spirito Santo (4,1). Ciò che avvenne per Gesù deve continuare ad avvenire per la Chiesa, fino alla parusìa (manifestazione finale di Gesù). Lo Spirito di conseguenza occupa lo stesso ruolo di primaria importanza anche in Atti: la Chiesa continua la missione di Gesù, l'era escatologica, inaugurata da Cristo che durerà fino a quando lo Spirito la porterà a compimento in un certo momento del futuro.

Il Vangelo della gioia messianica
Lo Spirito, posseduto da Gesù, irradia gioia e pace fra tutti coloro che lo ascoltano. Luca scrisse il “Vangelo della gioia messianica”. Vari termini greci che esprimono la gioia o l’esultanza ricorrono con notevole frequenza. Una lettura sia pure affrettata dei singoli vangeli lascia l’impressione che Matteo abbia un’impostazione seria e quasi maestosa, Marco il candore non impegnato di un diario, ma Luca trabocca di gioia non appena la persona si è resa conto della realtà stupenda che si è attuata. Più di qualsiasi evangelista, Luca riporta l’ammirazione delle folle che seguivano Gesù (5,26; 10,17; 13,17; 18,43). Questo spirito di gioia diffuso tra la gente è l’adempimento della promessa di Gesù che i suoi seguaci saranno “felici” e “fortunati” (1,45; 6,20-22; 7,23; 10,23; 11,27ss.; 12,37ss.; 14,14ss.; 23,29).


La comunità

La prospettiva che Luca persegue nella sua opera non è frutto di scelte private o di preferenze personali, ma riflette le preoccupazioni e gli interrogativi delle comunità e dell’ambiente cristiano in cui Luca vive e opera. Per conoscere la sua comunità, egli ci ha lasciato il testo degli Atti, con il quale confrontare il vangelo. In questa seconda parte del suo lavoro Luca espone il seguito di quel percorso salvifico che ha il suo centro nella morte e risurrezione di Gesù e continua e si prolunga nella storia della prima chiesa. Nel tracciare il quadro dell’espansione storica del messaggio cristiano da Gerusalemme a Roma, Luca non obbedisce a criteri documentaristici, cioè non intende raccogliere o fare l’inventario dei documenti d’archivio della chiesa di Gerusalemme o di Antiochia o fare il reportage dei viaggi missionari di Paolo. La storia della prima chiesa è uno specchio ideale per l’oggi in cui vive Luca, per la vita delle sue comunità. Così, percorrendo le pagine degli Atti, è possibile scoprire gli interrogativi e le preoccupazioni, le esigenze e le aspirazioni dei cristiani che stanno attorno a Luca e per i quali egli ha steso il vangelo.
Sono i cristiani della seconda generazione, che vivono fuori della Palestina, a contatto con un mondo culturale e religioso diverso da quello nel quale visse e operò Gesù e anche, in parte, i primi testimoni del vangelo. I contrasti con il giudaismo ufficiale stanno ormai alle spalle, dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C. Il movimento cristiano, affermatosi nelle città ellenizzate del bacino del Mediterraneo orientale, ha acquistato piena autonomia. Questo fatto costringe i cristiani a ripensare la propria identità in confronto con le comunità degli inizi, con il messaggio e la missione storica di Gesù. Il distacco dall’ambiente e dalla cultura giudaica dà loro la possibilità di rivedere anche il proprio rapporto con la tradizione biblica alla quale si rifà il messaggio di Gesù e gli schemi culturali ad esso soggiacenti. La tensione apocalittica iniziale si e attenuata; le impazienze storiche e i fanatismi di estrazione apocalittica, all’interno della comunità cristiana, si sono smorzati; o meglio una maturazione storica dell’esperienza cristiana, provocata anche dai fatti del 70, ha contribuito a ridimensionare alcuni estremismi di matrice apocalittica (At 1,6.11).
Lo slancio missionario è ancora vivace e promettente e il messaggio cristiano trova buona accoglienza presso quei simpatizzanti del monoteismo che, nel mondo greco-romano, un tempo gravitavano attorno alle sinagoghe giudaiche. Nonostante le resistenze di alcuni nostalgici del rigorismo e della chiusura dei primi tempi, le comunità accolgono con entusiasmo i nuovi convertiti. Non mancano certo tensioni all’interno, con casi di defezioni e rilassamento, e difficoltà all’esterno, per le avvisaglie di nuove persecuzioni e per i sospetti e le calunnie dell’ambiente pagano come di quello giudaico.
L’evangelista Luca, da una parte è sensibile e attento a questa svolta culturale dell’esperienza cristiana e alla nuova situazione delle comunità, dall’ altra ha viva coscienza della continuità storica del messaggio trasmesso dalla prima generazione. Il suo messaggio evangelico risponde a questa esigenza di fondo: una ripresa e un ripensamento della tradizione nella nuova prospettiva culturale e storica della sua chiesa.


Data e luogo di composizione

La data di composizione si può desumere approssivamente da alcuni indizi circa la caduta di Gerusalemme, punto discriminante per la datazione dei vangeli. Il discorso di Luca ‘sulla fine’ (cap. 21) ha riferimenti così precisi e dettagliati all’assedio di Gerusalemme (21,20.22; cfr. 19,42), quali furono possibili soltanto dopo gli avvenimenti stessi. Anche la distinzione che fa Luca tra la fine di Gerusalemme e la venuta del Figlio dell’uomo, depone a favore di una stesura del discorso, e quindi del vangelo, dopo la caduta della città. Così tenendo conto, da una parte della dipendenza di Luca da Marco, scritto verso gli anni 70/75, dall’altra del suo modo di riferirsi ai fatti del 70, si può proporre per il vangelo lucano una data intorno agli anni 80/85.
Il luogo di composizione del terzo vangelo può essere cercato in una comunità cristiana fuori della Palestina. Una tradizione antica (Ireneo, Prologo monarchiano) indica la Grecia meridionale (Corinto?).


Suddivisione del Vangelo

Vangelo dell’infanzia o origini di Gesù (1-2)
Ispirandosi ai moduli letterari dell’Antico Testamento e dell’ambiente giudaico, Luca presenta una sintesi della professione di fede cristiana in Gesù Messia e Figlio di Dio (1,32.35), Salvatore e Signore (2,11). Questa proclamazione di fede viene inquadrata in piccole scene, annuncio e nascita, alle quali sono contrapposte le scene simmetriche di Giovanni, in modo che dal contrasto risalti la novità e grandezza di Gesù.

Attività in Galilea (3,1-9,50)
Luca ha cura di concludere il curriculum del Battista in modo che quando appare sulla scena Gesù, la missione di Giovanni è completamente esaurita. Con il profeta di Nazaret inizia il tempo nuovo, il tempo definitivo della salvezza annunciato e preparato dalla ‘legge e i profeti’.
A Nazaret Gesù, in un discorso ufficiale durante un’assemblea liturgica, annuncia il compimento della salvezza: Oggi la promessa di Dio si compie.
La raccolta d’istruzioni ai discepoli qualifica subito il Vangelo di Luca come ‘la buona notizia per i poveri’, grazie alla solenne apertura: “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio”.
I gesti successivi di misericordia e di accoglienza rivelano una sua scelta di campo: Gesù è un profeta “potente in parole e opere” (24,19), che rende attuale e a portata di mano dei più miseri la salvezza di Dio.

Il cammino verso Gerusalemme (9,51-19,28)
Il cammino di Gesù è diretto verso Gerusalemme, il centro e simbolo dell’antico popolo di Dio, il cuore di tutte le attese e speranze d’Israele. Ma Gesù va a Gerusalemme per consumare il suo progetto e portare a compimento tutte le profezie. È un cammino verso la morte per entrare nella gloria. Per questo la lunga marcia di Gesù è scandita non solo dagli annunci classici della passione, ma anche da alcune sentenze profetiche proprie di Luca, per mezzo delle quali Gesù interpreta la propria morte violenta alla luce del giusto perseguitato e del profeta rifiutato.

L’ultima ‘visita’ alla città di Gerusalemme (19,29-21,38)
La visita di Dio diventa il giudizio storico, la separazione dalla città e dal popolo che essa rappresenta. È la rottura con l’antica storia del popolo di Dio, ma perché il progetto di Dio possa continuare nel nuovo popolo.

Passione e Risurrezione (22,1-24,53)
Luca ha ampliato il racconto dell’istituzione eucaristica in modo che la cena eucaristica, disposta in parallelo e simmetria con la cena pasquale antica, appaia come 1a pasqua del nuovo popolo di Dio.
Luca intende presentare ai cristiani Gesù come il profeta rifiutato dai capi del popolo, il martire, modello di fedeltà e bontà per i discepoli, che accoglie e salva i peccatori.
La pasqua può aver luogo soltanto nel centro della storia salvifica, in Gerusalemme: Luca vuol mostrare la continuità tra il compimento della salvezza nella morte e risurrezione di Gesù e il suo prolungamento storico nel tempo della chiesa. I racconti della risurrezione convergono verso la scena madre, l’incarico di missione agli apostoli.


(Cfr. I Vangeli, Cittadella Editrice, Assisi, p.919.937)

Condividi questo articolo:

Registrati alla newsletter