Dall’inizio del 2007 ad oggi: 959 morti, 165 dei quali annegati nel canale di Sicilia. E’ in memoria dei tanti Samir, Alì, Fethia e di quella donna in lacrime con il suo bambino che domenica 16 settembre si è svolta la tappa siciliana della Carovana della pace 2007, organizzata dalla Famiglia comboniana (suore e laici) in collaborazione con l’Arcidiocesi di Agrigento. La giornata è cominciata al cimitero di Favara (Ag) dove sono state accolte diciassette vittime di questa immane tragedia che ormai da troppo tempo si consuma nel Mar Mediterraneo. In questo piccolo cimitero si è vissuto così un momento di commemorazione per queste vite stroncate durante un viaggio ingiusto e disumano che ha spento i loro sogni di un futuro più dignitoso e felice. Un tempo di silenzio e di preghiera per rendere omaggio a questi uomini e donne posti insieme in pochi loculi e riconosciuti e ricordati solo attraverso delle sigle al posto dei loro nomi: SN2, TN3, UNL. Nessuno saprà mai con certezza chi fossero. Corpi, solo corpi. A noi la loro catalogazione ha solo comunicato il sesso e l’appartenenza alla razza: nera. Un momento di silenzio per invocare la misericordia di Dio Padre per questi nostri fratelli e sorelle, per la loro storia sacra, ma anche per invocare il Suo perdono perché tutto questo accade ancora sotto i nostri occhi, sotto lo sguardo indifferente del nostro mondo troppo opulento che riconosce l’altro nella sua diversità e disperazione solo come minaccia. Chissà se ai responsabili dei nostri paesi, ai politici interessa sapere che gli squali del Mediterraneo hanno cambiato la loro rotta perché ormai seguono quella dei barconi che arrivano da noi! Questo primo momento della tappa si è concluso con la Celebrazione Eucaristica nella cappella del cimitero di Favara, presieduta da don Nino (cappellano) e P. Giorgio Poletti (comboniano) in presenza delle autorità civili del luogo. Durante la messa il sacrificio di tutti questi nostri fratelli e sorelle si è unito al sacrificio di Cristo. Il secondo momento ci ha visti riuniti nella piazza centrale di Porto Empedocle (Ag) dalla quale è partita la fiaccolata verso il porto della stessa cittadina, testimone dei continui sbarchi e dell’arrivo dei corpi senza vita di molti migranti. I canti africani e i tamburi accompagnavano i tanti partecipanti che di certo sono stati un monito per chi lascia cadere nel vuoto il grido di queste tragedie quotidiane. Sul molo sono seguite testimonianze dei superstiti dei “viaggi della speranza” (come la storia di Abdallah che lo scorso anno ha perso il braccio destro durante uno sbarco nell’isola di Linosa), poesie e canti per concludere infine con una preghiera di suffragio inter-religiosa (cristiana e musulmana). Corone di fiori, con al centro alcune candele accese, sono state deposte in mare (grazie all’aiuto e alla disponibilità della capitaneria di porto) per rendere l’ultimo saluto ai tanti Samir, Alì, Fethia e…a quella donna in lacrime con il suo bambino. Ora riposano tutti in pace in fondo al caro “mare nostrum”, il Mediterraneo.
“Lo straniero: nemico, profeta o fratello? In nome di chi non ha più nome. In nome dei migranti morti in mare.” Così abbiamo voluto intitolare la nostra tappa della Carovana della pace 2007 per tutti i migranti che continuano a morire nel Mediterraneo sotto lo sguardo indifferente di chi ha la responsabilità di fermare questo “sterminio multietnico” mettendo in atto politiche di vera pace e di vero sviluppo nei paesi dove maggiore è il flusso migratorio. Si è voluto così fare memoria, credendo e sperando che un mondo nuovo è possibile, perché non c’è futuro se non si accoglie l’altro, lo straniero, chi giunge sulle nostre coste… come un fratello.
Palermo, 28 settembre 2007 
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