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Speranza e casa: Roma, 5/6/7 ottobre 2019

La vera sfida è portare nel mondo, a tutti, una scintilla di quanto si è vissuto perché solo così sarà possibile appassionare nuove persone per la causa dell’Amazzonia e per quel Dio della Vita che cammina con l’umanità.

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Speranza e casa. Se dovessi racchiudere in due parole quanto vissuto nei giorni scorsi a Roma sceglierei queste.

La speranza era negli occhi degli indigeni dell’Amazzonia, arrivati fino a Roma per chiedere giustizia per la loro terra e per farci capire che, a guardar bene, è terra anche nostra. Cantare con loro, avere il volto dipinto con una terra arancione e profumata, ricevere l’anello di tucum (dono, ma anche impegno) è stata un’emozione bellissima.

Il momento che però ha toccato di più le corde del mio cuore è stato lunedì, quanto abbiamo accompagnato Papa Francesco e i padri sinodali all’aula dove si svolgeranno i lavori del Sinodo. È stato lì che ho visto questi uomini e donne della foresta che salutavano i loro rappresentanti con le lacrime agli occhi per la gioia di sentirsi ascoltati e con la supplica di lottare in difesa della casa comune.

Uno dei canti che abbiamo intonato dice: Mi Padre, en tu corazón encuentro mi sintonía y quiero consagrar ahora a mi pueblo toda mi vida, mi Amazonía. I popoli dell’Amazzonia davvero stanno consacrando se stessi alla difesa della loro terra, con la quale vivono in una connessione vitale e fortissima: la terra, l’acqua, la foresta sono tutti elementi che penetrano il loro modo anche di pregare, di celebrare Dio Padre, Madre e Creatore.

Amazzonia casa comune. Non è solo questo il motivo per cui l’altra parola che ho scelto è casa. Casa è la Chiesa di cui facciamo parte e della quale ho visto Papa Francesco portare tutto il peso, fisicamente, sulle spalle, con la fatica di guidarla verso orizzonti nuovi.

Infine, casa, è la famiglia comboniana. Una famiglia che ho incontrato quasi dieci anni fa ormai e della quale mi sento in qualche modo parte. Incontrare amici dei GIM di tutta Italia e sentirsi subito in sintonia, parlare con suore e padri e ascoltare i loro racconti dal mondo, pregare secondo lo spirito missionario semplice e libero da sovrastrutture, pensando a tutte le Nigrizie di oggi. Non so che dire se non: che bello! Siamo una bella famiglia! A volte un po’ pazza e fra le nuvole forse, ma tanto bella.

Sono tante le cose che stringo nel cuore di questi giorni, speciali e intensi. Come sempre, dopo queste esperienze, bisogna tornare nel cammino quotidiano ed è lì la vera sfida: portare nel mondo, a tutti, una scintilla di quanto si è vissuto perché solo così sarà possibile appassionare nuove persone per la causa dell’Amazzonia e per quel Dio della Vita che cammina con l’umanità, Dio dei poveri e degli oppressi, Dio Crocifisso e torturato in tutte le situazioni che ancora oggi ci interrogano e ci chiedono di metterci la faccia, le mani, il cuore.  

Viva l’Amazzonia e Viva S. Daniele, che ci guidi sul giusto cammino, insieme a P. Lele, per la difesa della nostra casa comune. Siano loro a infonderci la speranza.

Un abbraccio,

Maria

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