Solidarietà a 

Famiglia Cristiana 

 

Giovaniemissione esprime solidarietà al settimanale che appoggia  

l'obiezione alle spese militari 

 

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Il settimanale Famiglia Cristiana si espone con coraggio facendo conoscere le varie forme di 

Obiezione Fiscale alle Spese Militari.

Partono molte critiche e commenti aspri. 

 

Giovaniemissione appoggia chi fa informazione critica e fa conoscere le alternative popolari ad un sistema sempre più sofisticato e potente di morte.

Scrivi anche tu a Famiglia Cristiana in segno di solidarietà: famigliacristiana@stpauls.it 

Intervento di Famiglia Cristiana: la presa di posizione del settimanale, la testimonianza di don Gianni,  altri articoli e commenti

Commento critico del ministro Giovanardi

Risposta della lega Obiettori di Coscienza al ministro

Evoluzione della vendita di armi

Informazioni utili su:

www.disarmo.org 

I passi verso la Difesa Popolare Nonviolenta : pagare per la pace, non per la guerra 

L'obiezione di coscienza alle spese militari

 

Famiglia cristianaSì A OBIEZIONE SPESE MILITARI

(AGI) - CdV, 26 gen. - "Famiglia Cristiana" dice sì alla detrazione dalle tasse della somma che lo Stato destina agli armamenti, proposta da "Pax Christi" e dai "Beati Costruttori di Pace". "L'obiezione alle spese militari - scrive il direttore Antonio Sciortino - non può essere liquidata semplicisticamente come trasgressione delle leggi e del bene comune cui ogni cittadino contribuisce con il pagamento delle tasse. Non si può ignorare il valore positivo finalizzato a contrastare la difesa armata e obbligare lo Stato a organizzare vie alternative".  Il settimanale cattolico esalta la testimonianza di don Gianni, parroco pacifista al quale e' stata pignorata l'automobile per avere detratto il 3 per mille dalla sua denuncia dei redditi , in concreto 25 euro. "Non e' un evasore - scrive don Sciortino - ma solo una persona che dichiara interamente il proprio reddito ma deliberatamente e pubblicamente detrae una quota del dovuto, destinando tale somma a iniziative di pace". Del resto, conclude l'articolo, "la potente industria bellica dei paesi ricchi va al di là di un pur ragionevole scopo di difesa ed e' una profonda ingiustizia nei confronti della massa dei poveri e dei diseredati dell'umanità. (AGI)  261255 GEN 05

 

26/01/2005 FAM.CRISTIANA A FAVORE DELL'OBIEZIONE ALLE SPESE MILITARI  

 Giusto rifiutarsi di pagare per una difesa armata .- Città del Vaticano, 26 gen. (Apcom) - Famiglia Cristiana si pronuncia a favore della detrazione dalle tasse della somma che lo Stato destina agli armamenti. "L'obiezione alle spese militari non può essere liquidata semplicisticamente come trasgressione delle leggi e del bene comune cui ogni cittadino contribuisce con il pagamento delle tasse. Non si può ignorare il valore positivo finalizzato a contrastare la difesa armata e obbligare lo Stato a organizzare vie alternative". Così scrive il direttore del settimanale dei Paolini, don Antonio Sciortino, manifestando solidarietà a quel parroco pacifista - don Gianni - al quale lo Stato tempo fa ha pignorato la sua automobile (vantando un credito di 25 euro) per avere detratto il 3 per mille dalla sua denuncia dei redditi (vale a dire tanto quanto lo Stato destina agli armamenti). Il settimanale più diffuso nelle parrocchie italiane si spinge a dire che "è contraddittorio affermare che le vie alternative di difesa sono inefficaci se lo Stato organizza solo quelle militari" e che chi sceglie la via dell'obiezione "non è un evasore, ma solo una persona che dichiara interamente il proprio reddito ma deliberatamente e pubblicamente detrae il 5,5 per cento del dovuto, destinando tale somma a iniziative di pace". Quanto alle spese ingenti che vengono destinate a scopi bellici, Famiglia Cristiana non ha dubbi: "la potente industria bellica dei paesi ricchi va al di là di un pur ragionevole scopo di difesa ed è la profonda ingiustizia nei confronti della massa dei poveri e dei diseredati dell'umanità". 

 

L'articolo di Famiglia Cristiana: 

UN PARROCO DETRAE DALLE TASSE LA SOMMA CHE LO STATO DESTINA AGLI ARMAMENTI L'OBIEZIONE ALLE SPESE MILITARI.  L’obiettore fiscale, però, è pronto a pagare per una difesa non armata. E chiede allo Stato di riconoscere questa scelta di coscienza, come per l’obiezione al servizio militare. 

 

Caro padre, il nostro parroco, che è un convinto pacifista, dieci anni fa, al momento di effettuare la denuncia dei redditi, fece una sorta di obiezione di coscienza, detraendo il tre per mille dalla somma che doveva versare. E che è quanto lo Stato destina agli armamenti. Dopo un po’ di tempo, lo Stato rispose pignorandogli i beni. E poiché lui di suo non possedeva nulla, gli ha sequestrato dei libri che si trovavano nella casa parrocchiale. Il fatto, allora, suscitò scalpore: se ne interessò sia la stampa locale che quella nazionale. Ma presto tutto fině nel dimenticatoio, mentre la burocrazia seguitava il suo "subdolo" corso. 

Ora, dieci anni dopo, l’Erario vanta un credito di 25 euro nei confronti del nostro don Gianni. E, dato che egli risulta proprietario di una vecchia Fiat Uno, gli hanno posto sotto sequestro l’autovettura, che giace nel bel mezzo della piazza, circondata da cartelli che spiegano il perché sta lě. E ora don Gianni se ne va in giro solo in bicicletta.

A differenza di dieci anni fa, però, non c’è stata alcuna solidarietà, né da parte degli altri preti e neppure dalla Curia. Anche noi parrocchiani, scioccamente, ci siamo limitati solo a sorridere, come quando ci si trova di fronte a una trovata eccentrica: siamo abituati alle prese di posizione controcorrente del nostro parroco, sempre però in piena sintonia col Vangelo.

Gli abbiamo suggerito ogni tipo di scappatoia: pagare noi, ad esempio, questo balzello; oppure comprare una nuova autovettura, intestandola all’anziana madre. Ma lui non ha voluto accettare nessuna soluzione. Vuole affermare il suo sacrosanto diritto al pacifismo. E, in più, desidera suscitare un dibattito e un movimento d’opinione fra quanti si dichiarano cristiani.

Pensi che sui mass media, l’intera vicenda, compresa la lettera di solidarietà di noi parrocchiani, ha trovato come unico riscontro un trafiletto di poche righe su La Voce, organo ufficiale della diocesi di Terni-Narni e Amelia.

Se lo Stato ha trovato con un’apposita legge la soluzione giuridica all’annoso problema dell’obiezione di coscienza contro il servizio militare, convertendolo in servizio civile, perché non trova analoga soluzione a quest’altro tipo di obiezione? Eppure, di servizio civile i parroci ne svolgono abbastanza, sopperendo spesso e volentieri alle carenze assistenziali e umanitarie degli organi statali! Fino a quando durerà questa persecuzione, che lede la libertà di pensiero e di fede religiosa di un’intera comunità? (Un'abbonata)

 

L'obiettore fiscale alle spese militari non riconosce la difesa armata, quale unica possibilità di difesa. In concreto, esige che il bilancio pubblico sia diviso in due parti: una per la difesa armata, voluta da una certa quota dei cittadini, e un’altra per organizzare la difesa non armata. Secondo lui – e a ragione – è contraddittorio affermare che le vie alternative di difesa sono inefficaci se lo Stato organizza soltanto quelle militari.

Non è  disponibile, pertanto, a pagare per la difesa armata, ma è pronto a pagare per una difesa non armata. Ed esige che tale scelta di coscienza sia riconosciuta come diritto soggettivo e collettivo insieme. Giova ricordare che l’obiettore non è un evasore, dichiara infatti interamente il proprio reddito, ma deliberatamente e pubblicamente detrae il 5,5 per cento del dovuto, destinando tale somma a iniziative di pace.

In Italia, l’obiezione fiscale alle spese militari, a differenza dell’obiezione al servizio militare (legge 772/1972), non è riconosciuta. Rappresenta, pertanto, un atto illegale, per cui l’obiettore si espone a sanzioni amministrative per il recupero, da parte del fisco, della somma versata dal contribuente obiettore. Che potrebbe anche subire una condanna a pene detentive, qualora il gesto si configurasse come «istigazione a disobbedire alle leggi di ordine pubblico».

L’obiezione alle spese militari non può essere liquidata semplicisticamente come trasgressione delle leggi e del bene comune cui ogni cittadino contribuisce con il pagamento delle tasse. Non si può ignorare il valore propositivo finalizzato a contrastare la difesa armata e obbligare lo Stato a organizzare vie alternative.

Si tratta di un’obiezione particolare, che si collega a tutte le altre forme di obiezione a quanto è funzionale e organico all’istituzione della guerra: obiezione alla ricerca per scopo militare, al lavoro nell’industria bellica, al commercio delle armi... L’obiettore è convinto – e non a torto che non esistono guerre giuste. Esistono, invece, cause giuste da difendere con metodi e strumenti nonviolenti, quali il negoziato, l’arbitrato e la difesa popolare nonviolenta.

Gli obiettori alle spese militari si propongono di pubblicizzare tale scelta nella convinzione di trasmettere all’opinione pubblica un messaggio di alto valore morale e profetico: usare le risorse che lo Stato ricava dalle tasse per preparare la pace anziché la guerra. La potente industria bellica dei Paesi ricchi va al di là di un pur ragionevole scopo di difesa ed è  profonda ingiustizia nei confronti della massa dei poveri e dei diseredati dell’umanità.

 

LETTERA AI SACERDOTI DELLA DIOCESI DI DON GIANNI

Carissimi confratelli,

    per diversi anni ho praticato l’Obiezione fiscale alle spese militari, ho già subito un pignoramento e in data 14 maggio 2004 la SERIT mi ha comunicato che è stato disposto il fermo della mia automobile a causa dell’obiezione fiscale relativa all’anno 1994. 

    Lo Stato mi ritiene un evasore e quindi ha deciso di recuperare, comunque e in ogni modo, le 25.000 lire che gli ho sottratto, ma che ho versato a favore del Movimento Non-Violento, per manifestare che:

-         mi rifiuto di essere complice di una politica e di una economia che ha sempre più bisogno delle armi per sostenersi e affermarsi.

-         non mi interessa la difesa armata, non ho nemici; trovo assurdo che dei giovani rischino la vita per me e soprattutto si trasformino in assassini a causa mia…la mia patria è il mondo…gli uomini sono tutti figli di Dio e miei fratelli.

-         propongo un graduale disarmo e lo sviluppo di una Difesa non violenta, che non è solo utopia, ma è già stata praticata ed è l’unica difesa possibile per un cristiano.

Ho voluto condividere prima di tutto con voi questa esperienza che non so quali sviluppi avrà; sicuramente per un po’ di tempo resterò senza macchina perché ho deciso di non pagare; sarà comunque una occasione per testimoniare la mia fede in Gesù Cristo a un mondo che crede soprattutto alla forza del denaro e delle armi per costruire e difendere la propria libertà e cultura, e una occasione per annunciare la conversione e il perdono dei peccati…. Gesù davanti al terrorismo e alla repressione violenta avrebbe detto: “Se non vi convertite farete tutti la stessa fine” (cfr. Lc 13,3)… quella dei morti ammazzati come bestie, torturati, decapitati, mutilati…. 

Sono contento di poter dare questa testimonianza, è meglio per me restare a piedi che essere complice di chi produce, vende, usa le armi per intimorire e uccidere, se serve, …per difendere gli interessi e il prestigio della nazione.

Sono consapevole che sarà difficile vivere e operare senza automobile, ma ci proverò, certo non avrei mai immaginato che uno Stato (così democratico da voler esportare la democrazia nel mondo anche con la forza delle armi) per recuperare £.25.000 mettesse in atto una così grave e palese violazione della libertà individuale.  Vi chiedo di essermi vicino con la preghiera, perché la cosa che più mi farebbe soffrire non è il comportamento dello Stato, ma l’essere isolato dentro una Chiesa che sta perdendo il coraggio della profezia e preferisce ragionamenti solo umani, di convenienza piuttosto che essere fedele al pensiero e alla prassi di Gesù.

 

SPESE MILITARI: GIOVANARDI, IRRESPONSABILE FAMIGLIA CRISTIANA (AGI) -

Roma, 29 gen - "L'obiezione fiscale alle spese militari, avallata dal direttore di Famiglia Cristiana, e' scelta irresponsabile che rischia di mettere in crisi sia le forze armate che il servizio civile nazionale, le due istituzioni nelle quali volontariamente i giovani possono adempiere al precetto costituzionale della difesa della patria.

In pratica non versare allo Stato una parte del dovuto vuol dire sottrarre moralmente e praticamente risorse al servizio civile nazionale, riducendo il numero dei giovani che potranno vivere questa esperienza, e mettere a repentaglio la vita dei nostri militari con la riduzione di mezzi e attrezzature nelle tante missioni di pace che svolgono fuori dall'Italia. E' sconcertante che questa posizione, contraria alla dottrina della chiesa cattolica e ai documenti della conferenza episcopale in materia, possa godere dell'anacronistico ed inspiegabile privilegio di essere veicolata all'interno delle chiese da un settimanale come Famiglia Cristiana che legittimamente rivendica una militanza politica molto ben marcata". Lo afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi.

Milano 31.1.05 - La Campagna Osm per la DPN risponde al ministro Giovanardi:

In Risposta al Ministro Giovanardi, con delega al Servizio Civile

 

Le dichiarazioni del Ministro, in merito alle affermazioni del Direttore di Famiglia Cristiana a favore della obiezione fiscale alle spese militari, dimenticano diverse cose:

1) la obiezione fiscale menzionata non è quella che vuole sottrarre denaro allo Stato, ma è finalizzata strettamente:
a) alla istituzione di una difesa popolare nonviolenta
b) all'ottenimento di una opzione fiscale tra difesa armata e difesa non armata e nonviolenta, così come oggi avviene per l'opzione dell'8 per mille tra le chiese;

2) che la responsabilità civica consiste sia nel mantenere delle strutture istituzionali per le quali il Ministro giustamente si preoccupa, ma anche nel creare la tensione sociale necessaria per rinnovare o costruire nuove strutture istituzionali;

3) il Servizio Civile Nazionale, di cui il Ministro Giovanardi ha la delega da parte del Presidente del Consiglio e di cui oggi egli si può gloriare a livello europeo, è nato, ed è stato costruito interamente dal basso, da persone molto responsabili (dello stesso tipo dell'obiettore fiscale citato da Famiglia Cristiana) che decine di anni fa hanno affrontato il sacrificio del carcere e della repressione sociale pur di proporre democraticamente, anche se illegalmente, una novità istituzionale al servizio del Paese;

4) dietro preciso suggerimento della Camera quando questa approvò la legge 64/2001, l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile da alcuni anni accetta le somme che gli obiettori fiscali destinano alla voce "Difesa popolare nonviolenta" del suo bilancio annuale di cui è responsabile il Ministro Giovanardi; secondo le indicazioni della Campagna le somme non sono sottratte all'intero Stato, ma sono obiettate al Ministero del Tesoro per altra destinazione statale; quindi si tratta solo di storno di tasse;

5) il gesto è usualmente apprezzato dall'Ufficio Nazionale suddetto, perché gli obiettori ricevono lettere di accettazione;

6) le parole "pace" e "missioni di pace" oggi non bastano a fare chiarezza, perché sono usate da tutti, anche da chi ha inaugurato la "guerra infinita"; piuttosto le sentenze della Corte Costituzionale (dalla 64/1985 alla 228/2004) e le leggi in merito al Servizio Civile finalizzano con precisione questo Servizio ad una "difesa civile non armata e nonviolenta" (l. 230/98, art. 8, comma e , l. 230/01 art. 1); escludono cioè gli esempi di missioni militari all'estero che egli ha citato, piuttosto possono fare riferimento alle interposizioni come nella guerra in ex-Jugoslavia, compiute da obiettori di coscienza che, infrangendo la legge di allora, ottennero la possibilità legale, elogiata anche dal Sottosegretario alla Difesa di allora, di andare in missione nonviolenta all'estero (l. 230/98).

In definitiva, il Ministro potrebbe ricordare che, essendo la finalità della Campagna OSM-DPN la difesa nonviolenta ed essendo le leggi che lui sta applicando (230/98 e 64/01) finalizzate alla difesa nonviolenta, il tema da sottolineare è quello della nonviolenza nei conflitti internazionali; e quindi la applicazione delle leggi in proposito nella prassi corrente delle istituzioni preposte a questo scopo.

Su questo punto dobbiamo notare che attendiamo da ben sette anni dall'Ufficio Nazionale del Servizio Civile, dal Ministro preposto ad essa (appunto il Ministro Giovanardi) e dal Presidente della Repubblica, che dal 1998 è anche Capo Supremo delle Forze Non armate Italiane, la inaugurazione pubblica di una "difesa civile non armata e nonviolenta"; e speriamo che il Ministro voglia rimediare al più presto, in modo che il prossimo 2 giugno 2005 la Repubblica venga onorata non dai militari con una parata di armi e di armati al loro seguito, ma da una Festa civile delle Forze Non armate.

PER SAPERNE DI PIÙ CONTATTA: Centro Coordinamento Nazionale Campagna Obiezione alle Spese Militari per la DPN c/o Lega degli Obiettori di Coscienza (L.O.C.)
Via M. Pichi 1 - 20143 Milano - tel. 02/8378817-58101226 - fax 58101220 - e mail locosm@tin.it 

Evoluzione degli stanziamenti per le spese militari in Italia in milioni di euro

22.000

 

 

 

 

 

 

 

21.993

 

 

 

 

 

 

 

 

 

20.793

 

 

 

 

 

 

20.793

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

20.000

 

 

 

 

 

19.811

 

 

 

 

 

 

 

19.375

 

 

 

19.000

 

 

 

19.025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18.000

 

 

17.777

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

17.000

 

16.963,40

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

16.000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2000

2001

2002

2003

2004

2005(1)

2005(2

bilancio difesa 2005 + finanziamento missioni estere - Fonte Ministero della Difesa nota aggiuntiva

I soldi per le bombe e quelli per gli aiuti - Sabina Morandi, Liberazione

Bush vuole altri 100 miliardi di dollari per la guerra. Una cifra che basterebbe per i soccorsi di 50 tsunami

Altri cento miliardi di dollari. Secondo autorevoli fonti è quanto Bush si accinge a chiedere per continuare una guerra che ne sarebbe dovuti costare 50, di miliardi. Invece la brillante operazione in Iraq ne ha già risucchiati quasi 150 e, se il Congresso dovesse approvare il terzo rifinanziamento chiesto dall'attuale amministrazione, la cifra è destinata quasi a raddoppiare. Ma quanti sono 150 miliardi di dollari? 

Disastri quotidiani Le immagini dello tsunami hanno sconvolto il mondo e mobilitato la solidarietà internazionale. Peccato però che un numero molto maggiore di esseri umani muoia ogni giorno lontano dalle telecamere, uccisa da emergenze che dalle nostre parti non vengono nemmeno considerate tali. I piccoli tsunami quotidiani si chiamano diarrea, tubercolosi, malaria. Le ragazze muoiono di parto - ancora la prima causa di morte per le donne in età riproduttiva - perché non esistono ospedali attrezzati o semplicemente perché non hanno i soldi per comprare gli antibiotici necessari a debellare le infezioni puerperali. Là fuori, al di là dei confini della nostra ricchezza, si può venire uccisi da un ascesso, dal morbillo, dal tetano, per non parlare dell'Aids che, nell'infierire su corpi devastati dalla denutrizione, in paesi devastati dalla povertà e dai tagli alla sanità pubblica, si trasforma in una pena capitale. Infine si muore di fame: circa 800 milioni di persone sopravvivono a stento delle briciole che cadono dalle nostre ricche tavole imbandite. 

«Ogni fucile fabbricato, ogni nave da guerra varata, ogni razzo sparato alla fine è semplicemente un furto a danno di chi ha fame e non viene nutrito, di chi ha freddo e non viene coperto» scrisse il Presidente Eisenhower nel 1953. Secondo il National Priorities Project, centro studi statunitense dedicato a monitorare i costi della guerra irachena, le cifre di questo furto sono presto dette: con i 150 miliardi di dollari spesi per piegare l'Iraq si potrebbero finanziare 6 anni di interventi per debellare la fame nel mondo, 14 anni di terapie anti-retrovirali per arrestare l'epidemia di Aids e si potrebbero vaccinare tutti i bambini del pianeta per ben 49 anni. Se poi si allarga il quadro all'intero ammontare delle spese militari mondiali, che nel 2003 hanno registrato un incremento del 18 per cento rispetto all'anno prima toccando la ragguardevole cifra di 956 miliardi di dollari (417 solo gli Stati Uniti), si può intuire quale cambiamento epocale si potrebbe mettere in moto se tutti questi soldi venissero spesi altrimenti. 

Gli obiettivi del Millennio - Scambi diseguali, sfruttamento delle risorse naturali, tirannia del debito. Difficile che paesi poveri costretti a pagare 100 milioni di dollari al giorno per debiti pregressi - o semplicemente lievitati per gli interessi e le manovre speculative - possano provvedere all'assistenza sanitaria o alla potabilizzazione dell'acqua. Ma, visto che la politica coloniale basata sulla riscossione del debito, sugli scambi commerciali e sullo sfruttamento delle risorse naturali non si tocca, alle coscienze occidentali viene proposta soltanto una politica degli aiuti mirata a risolvere le più drammatiche e vergognose "emergenze" che affliggono l'umanità. 

Fissati nel 1970 dalle Nazioni Unite, gli Obiettivi del millennio si concentrano essenzialmente in tre campi: accesso universale all'acqua potabile, riduzione di due terzi della mortalità infantile e educazione primaria universale. Per risolvere entro il 2015 queste tre priorità, e dimezzare di fatto la povertà mondiale, le Nazioni Unite hanno calcolato che basterebbe un investimento dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo dei paesi più ricchi i quali, versando questa modica cifra, sono chiamati a compensare in qualche modo lo sfruttamento secolare e spietato di cui è stato fatto oggetto il Terzo mondo, e che notoriamente continua indisturbato. 

All'epoca, la proposta dello 0,7 per cento venne criticata perché considerata al ribasso. In fondo, si disse allora, i soli Stati Uniti investirono nel piano Marshall il 2 per cento del loro Pil, perché allora non pretendere di più? E' quanto propongono il cantante degli U2, Bono, e il fondatore della Microsoft, Bill Gates, in un appello pubblicato dal Corriere della sera, nel quale chiedono ai leader dei paesi sviluppati di impegnarsi nel 2005 a «raddoppiare la quota effettiva di assistenza all'estero», a cancellare il debito dei paesi poveri, a cambiare le leggi sul commercio e a «finanziare il fondo globale contro l'Aids». Difficile però che qualcuno possa dargli ascolto considerando che, negli ultimi anni, la generosità occidentale sembra avere ridotto di molto la sua portata. In realtà pochissimi paesi hanno devoluto lo 0,7 per cento promesso e anzi, mentre la disparità fra ricchi e poveri andava aumentando in modo esponenziale, così come le spese militari mondiali, gli aiuti allo sviluppo venivano ridotti scandalosamente. Come sottolinea Oxfam in un recente rapporto, dopo trentaquattro anni dall'accordo sugli aiuti allo sviluppo «nessuno dei paesi del G8 ha mantenuto gli impegni, e alcuni non hanno nemmeno fissato il calendario». Fra questi spiccano gli Stati Uniti che «nel 2003 hanno devoluto agli aiuti soltanto lo 0,14 per cento del Pil, un terzo di quanto spendono in Iraq». 

Di nuovo, il paragone fra le spese militari e gli aiuti necessari per raggiungere gli Obiettivi del millennio è illuminante. Secondo gli Economists Allied for Arms Reduction (Economisti alleati per la riduzione delle armi - www. ecaar. org) basterebbe destinare il 10 per cento delle spese militari mondiali annue agli aiuti, o il 20 per cento di quelle statunitensi, per finanziare l'intero piano stilato dalle Nazioni Unite per conseguire gli Obiettivi del millennio, costo totale dell'operazione 760 miliardi di dollari. Tanto per essere chiari: ogni anno vengono spesi 956 miliardi di dollari per comprare armamenti vari quando ne basterebbero 750, distribuiti nell'arco di dieci anni, per dimezzare la povertà più estrema e garantire a tutti i cittadini del mondo la soddisfazione dei bisogni di base assicurati ai cittadini dell'opulento Occidente: acqua potabile per tutti (210 miliardi di dollari), riduzione della mortalità infantile (250 miliardi) e alfabetizzazione (300 miliardi). Se i soldi dei contribuenti non venissero utilizzati per pagare le bombe e i lauti stipendi dei nuovi mercenari, non ci sarebbe certo bisogno di una colletta globale per affrontare l'ennesimo disastro.