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WINTA. Per la riflessione e l'impegno nell'apertura e nell'accoglienza

sr. Tiziana e sr. Rosa, Palermo, febbraio 2009

" ... un'articolo del giornale della nostra Parrocchia, scritto da sr. Tiziana. Sono storie oramai "comuni" da queste parti, ma siamo piene di tristezza e indignazione per la superficialità con cui vengono trattati questi nostri fratelle e sorelle. Spero possa essere utile per la nostra riflessione e impegno nell'apertura e accoglienza. "

sr. Rosa, GIM Palermo

            

   WINTA  

Winta (nella lingua eritrea significa”desiderata”) era bella.
Winta veniva dall’Eritrea.
Winta aveva diciotto anni.
Winta e il sogno di una vita diversa, migliore. Di un futuro più giusto anche per lei.
Aveva attraversato il Mediterraneo, Winta, con il suo giovane fidanzato, dopo un viaggio avventuroso, rocambolesco, difficile verso la Libia: il deserto, la paura, la speranza.
Ma lei non viaggiava sola. Portava nel suo grembo una piccola vita, che, legata a Winta, ha sperimentato il pericolo del mare, il viaggio della speranza in uno di quei tanti barconi troppo spesso da noi  visti in modo distratto e superficiale alla televisione. Alla fine della traversata, dopo preghiere e suppliche, la giovane eritrea, arrivava a Lampedusa. Lunghe file per i riconoscimenti, per avere un posto dove dormire e un piatto caldo per scaldarsi nel centro di accoglienza.
Era felice, era arrivata viva in Italia, adesso pensava al suo futuro: trovare un lavoro, sistemarsi al meglio, vivere una vita certo più serena con il suo piccolo che voleva chiamare Simone.
Ma il sogno di Winta s’infrange all’ospedale di Agrigento: sta male, viene ricoverata, ma i medici non capiscono la sua lingua, non capiscono il suo dolore, non immaginano quanta speranza e quanti sogni ci sono nel cuore della ragazza.
Il tempo passa, troppo tempo: lei piange, soffre ma nessuno capisce che il piccolo Simone che porta in grembo è morto da più di dieci giorni. Entra in coma e muore. Finisce così, in modo assurdo, la storia di Winta, la bella e giovane eritrea. Come finiscono tante volte le storie di giovani immigrati, abbandonati alla loro sorte, senza che nessuno voglia veramente conoscere il loro sogno di speranza e felicità, un sogno simile di certo ai sogni di tutti i giovani del mondo.

Sr. Tiziana

Se c’è una strada sotto il mare prima o poi ci troverà
Se non c’è strada nel cuore degli altri prima o poi si traccerà

  

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