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Ma dov'è la pace in Brasile?

di Valdenia A. Paolino dal Brasile

Ma dov'è la pace in Brasile?

lettera di Valdenia dopo la carovana

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La carovana della pace è terminata con la bellissima giornata del 15 settembre, tutti insieme a Bologna.

Poi ciascuno di noi è tornato al suo quotidiano, alle sfide in cui abbiamo scelto di immergerci.

 

Anche Valdenia è ripartita per il Brasile... ma per un buon tempo non siamo più riusciti a sentirla.

Che percorsi di pace stava tracciando?

Com'è andato il rientro?

E' riuscita a contagiare di pace e di passione i nostri compagni di cammino brasiliani?

Ci chiedevamo perchè non si facesse viva. Ed ecco il perchè: leggete questa lettera, intensa e sofferta.

 

Leggete, e poi ripetetevi, di nuovo: La pace è nelle nostre mani!

Stiamo facendo abbastanza?!

Per conoscere meglio Valdenia, vai alla pagina dei testimoni della Carovana di pace

Per approfondire di più la situazione del Brasile, leggi le lettere di p. Renato e di Rossano

Queridos amigos...

Cari amici,

Finalmente riesco a sedermi davanti al computer per mandarvi un po’ di notizie.

Voglio cominciare dicendo che la mia permanenza in Italia, con l’esperienza della carovana, è stata molto interessante. La condivisione, i nostri momenti di preghiera, il conoscere dell’Italia la gente e non i monumenti... è stato un dono di Dio.

Non tutto è stato meraviglioso, perchè gli italiani -come noi- devono crescere nella relazione tra loro e con gli altri.

L’importante è che questo processo già sta avvenendo con i comboniani, i laici e laiche che hanno partecipato alla carovana, nelle città o nelle strade, e le altre organizzazioni religiose e civili. E’ per voi, che tutti i giorni lavorate per costruire un mondo con più uguaglianza, per voi mando il mio abbraccio brasiliano.

 Nei primi 25 giorni di Brasile ho seguito otto sepolture di adolescenti e giovani morti a causa della droga e della violenza della polizia.  Ho accompagnato le ultime dieci ore di una amica che è morta di cancro. Insieme a  padre Julio Lancellotti e al vescovo Pedro Luìz ho passato una notte e un giorno in un carcere femminile in cui c’era una ribellione con un ostaggio. Grazie a Dio siamo riusciti a ritirare l’ostaggio e a seguire le ore successive perchè le prigioniere non fossero picchiate a sangue  e torturate.

Il 6 ottobre, insieme a uno studente comboniano e una amica del Centro di Difesa, ho vissuto un’esperienza molto difficile: abbiamo dovuto intervenire davanti ai trafficanti per salvare un ragazzo. La casa del ragazzo era circondata dai trafficanti, armati fino ai denti. Una volta in più Dio ci ha usati come strumenti per evitare che i poveri uccidessero un povero.

In quella stessa settimana, insieme al padre diocesano Marcelo, abbiamo passato ore per riuscire a calmare un giovane drogato che si era seduto sulla tomba di suo fratello con un’arma carica in mano, minacciando di sparare a  chiunque si avvicinasse e a lui stesso.

Nel mese di ottobre ci sono stati quattro incendi nelle favelas della città di São Paulo, uno dei quali nel nostro quartiere.

Infine, in questa pagina di novità catastrofiche, il signor Manoel, che è stato per me un secondo papà e maestro, ci ha lasciato il 31 ottobre dopo un ictus fulminante.       

Il signor Manoel è stato un laico, un grande e prezioso lider nella nostra comunità, un punto di riferimento morale, etico e religioso. 

Come potete vedere, sono stati giorni difficili, ma la nostra fede non ci permette di cadere.

La lotta per la vita è imbattibile. In mezzo a tutto quello che è stato presentato abbiamo continuato il lavoro e la nostra campagna per le elezioni.

Il risultato della presidenza è stato il migliore. E’ Lula, Lula, Lula!!!! Nello stato di São Paulo non siamo riusciti ad eleggere il nostro candidato, ma siamo riusciti a sconfiggere il peggiore, che era Maluf.

La nostra comunità non ha ancora festeggiato come si doveva, perchè oltre alla vittoria tanto attesa stavamo soffrendo molti dolori. Festeggeremo in gennaio, quando Lula entrerà alla presidenza. Siamo coscienti che ci sarà molto lavoro da fare, perchè sarà un governo collettivo e tutti, soprattutto i lìder, avranno molta responsabilità in questo processo.

Stiamo lavorando tutti  i giorni per una vita più degna. Vi ringraziamo molto per tutta la vostra solidarietà.

Ho parlato con tutti qui delle persone che ho incontrato, che pur essendo lontane lavorano con noi.

Vi chiedo scusa se il contenuto della mia lettera è poco e non del tutto bello. Spero che prossimamente vi possa scrivere cose più belle. Per adesso vi mando queste notizie, insieme al mio affetto e gratitudine.

 

Valdênia.  06 de outubro de 2002.

 


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