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La gioia del Vangelo

Lettera di fr. Simone Bauce dall'Ecuador

LA GIOIA DEL VANGELO
Condividere la stessa passione per Gesù e il suo Regno

Gesù e il suo Regno

Le persone semplici, gli ammalati, le persone sole, i bambini,... Gesù si fa presente, si manifesta più chiaramente nei loro volti, nelle loro vite. Nelle disabili incontrate, che ci hanno accolto con sorpresa e poi con gioia; nell’anziano che, giunto alla fine della sua esistenza, si pente per tutte le situazioni nelle quali avrebbe potuto essere più dolce e amoroso con la moglie, e scoppia a piangere; nella signora che con un filo di voce dimostra tutta la sua voglia di riabilitazione, vuole tornare a camminare dopo essere stata colpita da una malattia che paralizza gli arti inferiori; nella presenza e l’appoggio costante di una bambina sempre attenta alle celebrazioni liturgiche e interessata alla missione casa per casa.

Molte le persone incontrate durante l’esperienza. I pochi giorni sono stati molto intensi e vissuti nella certezza di un Dio vicino e presente anche in questo settore marginale della città, pieno di contraddizioni: fa parte del territorio cittadino, ma sembra una realtà piuttosto di campagna; quasi tutti gli abitanti sono arrivati da altre regioni del Paese e si sono sistemati qui sperando di migliorare la loro condizione economica; la voglia di riconoscersi come comunità e allo stesso tempo la necessità di disperdersi nei meandri della città, alla ricerca di un lavoro migliore. Sì, il Regno di Dio si fa presente proprio qui, tra tante contraddizioni e nell’incertezza di un’esistenza precaria. Il Regno bussa alla porta di questa comunità cristiana, alla porta di ogni famiglia e penetra pian piano nel cuore delle persone.
Non credo che i poveri (in tutti i sensi), siano quelli che si afferrano alla speranza nell’aldilà perchè non hanno più niente da perdere. Piuttosto preferisco pensare che per loro è più facile comprendere il mistero dell’incarnazione; il Dio onnipotente che si fa assolutamente vulnerabile nel Bambino Gesù, rappresenta la gioia immensa dell’incontro con l’Altro e gli altri, ed è questa la forza consapevole che abbiamo trovato a San Carlos, nel sud della città di Quito. È Gesù presente, vivo e concreto nel mondo che ci mostra il progetto del Padre, il Regno.


La passione

Certo, noi ci abbiamo messo tutta la buona volontà, la disponibilità e l’impegno. Abbiamo cercato di prepararci nel migliore dei modi; abbiamo preparato del materiale; ci siamo riuniti e accordati su un piano di missione comune,.... Però alla fine ciò che ci muoveva era la passione per qualcosa di grande, di molto più importante: annunciare, trasmettere con la nostra vita l’allegria immensa dell’ incontro personale con Gesù. È questo il motore che ci muoveva, la forza che si sosteneva soprattutto nei momenti di pioggia, con il freddo pungente che ci faceva tremare, con le salite e discese nel fango o con le lunghe camminate sotto un sole cocente.
La passione di Comboni per l’Africa e gli africani. Nei suoi scritti molte volte troviamo tutte le tribolazioni che doveva sopportare per annunciare il Vangelo a quei popoli non ancora toccati dall’amore di Gesù. Eppure Comboni non si lamentava, anzi; ringraziava per tutte le sofferenze che doveva affrontare se queste erano per l’evangelizzazione dell’Africa, e chiedeva ancora maggiori croci, sapendo bene che “le opere di Dio nascono e crescono ai piedi della croce”. Tutta la sua vita è stata un servizio incondizionato al progetto del Padre, identificato e ben incarnato per lui, nella disponibilità della sua esistenza all’annuncio del Vangelo ai popoli africani.


La condivisione

Ebbene sì, come per Comboni, anche per noi, trasmettere Cristo con la nostra vita, non è un “affare privato”. La missione o è comunitaria, o non è missione. Così anche noi, seguendo l’esempio dei discepoli di Gesù inviati due a due, delle prime comunità cristiane e del “cenacolo di apostoli” sognato da Comboni, abbiamo vissuto fianco a fianco ogni attimo dell’esperienza. La ricchezza del condividere diversi carismi, diversi punti di vista e metodi di approccio con la gente, da soli varrebbero già la pena. Certo, a volte le differenze generano piccole incomprensioni e malesseri, ma con un dialogo franco e aperto sempre abbiamo potuto risolvere anche le situazioni più difficili.
Condividere la vita con suor Mariana (serva di Gesù) e suor Cristina  (domenicana dell’insegnamento), con Miguel (volontario spagnolo), con Paúl e Rocío (catechisti della comunità locale), ci ha permesso un’esperienza unica di comunione come chiesa, come lavoro pastorale realizzato insieme, laici e consacrati/e, ciascuno contribuendo all’ annuncio del Vangelo con il proprio carisma, la propria spiritualità e la propria scelta di vita. Cosa si poteva chiedere di più ad un’esperienza fortemente voluta come chiesa popolo di Dio, che si alimenta della Parola di Dio e vuole condividere la passione per Gesù e il suo Regno?
Auguro a tutti e a ciascuno di voi l’esperienza di una chiesa vicina, una chiesa comunione che si fa vita nelle sorelle e nei fratelli che troviamo per strada tutti i giorni.

Simone

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