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Dio, dove sei?

di p.Gaetano

Carissimi famigliari e amici,

anche quest’anno il Signore ci permette celebrare la festa cristiana più importante della nostra fede, che è la Pasqua. Ringraziamo il Signore della Vita e sentiamoci uniti nella gioia.

Sto bene e la mia gioia di servire la Missione della Chiesa in queste terre lontane non è venuta mai meno. Anzi, ringrazio il Signore per il dono della sua fedeltà verso di me, permettendomi di essergli fedele anch’io, nonostante i miei limiti, “discepolo e missionario” nella costruzione del suo Regno.

Nei giorni scorsi abbiamo vissuto anche noi in Perú momenti di trepidazione per gli avvenimenti successi tra Colombia ed Ecuador (dove i comboniani sono presenti da moltissimi anni), rischiando di coinvolgere tutti i paesi vicini e di frontiera, quindi anche il Perú, in una nuova guerra fratricida. Per il momento sembra che abbia prevalso il buon senso e il dialogo e ne siamo contenti, ma speriamo che le cose non si aggravino ancora e che i responsabili di turno lavorino un po’ più uniti per la pace e la giustizia in questo continente.

Con l’arrivo della quaresima e con la celebrazione dei grandi misteri della nostra fede, non è semplice annunciare alla nostra gente la gioia della Pasqua, perché è la vittoria sul Male e sulla morte, festa di liberazione e di salvezza per tutti. Quale digiuno per chi non ha da mangiare e quale Pasqua per chi vede soltanto Venerdì Santi nella sua vita? Quello che qui noi vediamo è soprattutto la sofferenza: qui non c’è bisogno di guardare la televisione per vedere ogni giorno le interminabili litanie di drammi umani. Non ci è difficile identificarci con la gente nella loro realtà dolorosa, perché la croce e il calvario li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni dell’anno: un “venerdì santo”, che sembra non finire mai.  Più difficile è credere che quel calvario finirà e che un giorno arriverà anche qui una Pasqua di gioia, vissuta non solo nella fede ma anche in un’effettiva liberazione umana e in una giustizia alla portata di tutti.

Per me è sempre commovente vedere la fede emotiva di questo popolo, che trova continuamente energie nuove per andare avanti, lottando ogni giorno per un brandello di lavoro, un pezzo di pane e la difesa della sua dignità. Vivendo con loro non è difficile scoprire che questa forza di superazione viene loro “dal di dentro”, perché hanno un senso di Dio veramente ammirevole. Credo che l’America Latina sia stata chiamata “il continente della speranza”, perché questa gente, anche se inchiodata sulla croce dell’ingiustizia e della corruzione istituzionalizzata, continua a sperare contro ogni speranza umana e ogni anno che passa è sempre capace di vivere in pienezza la sua Pasqua. E fa festa comunque. È la festa tipica di questi popoli, che con la loro forza interiore ci insegnano a guardare sempre oltre e sempre più in là del dolore, che ogni giorno ci opprime; ci insegnano che la croce e la morte non hanno più l’ultima parola; ci insegnano ad avere sempre un atteggiamento positivo di fronte alla vita, nonostante i colpi bassi che a volte ci riserva.

Credo che questo sia un bellissimo messaggio pasquale per tutti: dal Cristo, che continua a soffrire e a morire in tanti fratelli, impariamo a vivere con fede, con speranza e ottimismo cristiano, affinché Lui stesso, ormai vivo e Risorto, ci aiuti a scendere sempre vittoriosi dalle nostre piccole o grandi croci di ogni giorno.

Buona Pasqua a tutti voi! Con affetto rinnovato: P. Gaetano    

            P.S.: Mi accompagna spesso un testo di riflessione, il cui autore non conosco, ma che vi traduco dallo spagnolo per condividerlo in queste feste pasquali.

            Leggetelo: sono sicuro che farà bene anche a voi. Si intitola: DIO, DOVE SEI?

 

“DOVE SEI?”, ti gridai quella mattina tremando di dolore… disperato…

e la mia tristezza si trasformò in un grido nella pace tranquilla della chiesa.

“DOVE SEI?”, gridai di nuovo ancor piú forte, superando la barriera del mio pianto.

Non posso sopportar questo silenzio! “DOVE SEI, SIGNORE MIO? TI STO CERCANDO!”

“SONO QUI!”, mi gridasti alla coscienza… Ed un povero coperto di stracci

visitò il mio mondo di ricordi, portando il suo silenzio rassegnato.

Nella sua mano tesa c’era la tristezza e nel suo sguardo vuoto la stanchezza

di chi tanto ha camminato nella vita. Quante volte l’incrociai senza vederlo!...

“SONO QUI!”, mi ripetesti con fermezza… E ricordai quel bimbo abbandonato,

che trovai tremando di freddo stamattina, accovacciato sulla panchina di una piazza.

Pur essendo bambino, io vidi nei suoi occhi lo sguardo addolorato di un anziano,

già stanco ormai di avere visto tutto, anche se ha vissuto appena pochi anni!...

“SONO QUI!”, mi dicesti… E d’improvviso ricordai l’andare barcollante di un ubriaco,

che con passo incerto seguiva per la strada, caricato di sconfitta e di vergogna.

“SONO QUI!”, … E mi giunse alla memoria lo sguardo perduto di un ragazzo,

che cercava nel mondo della droga le sensazioni non ancor provate.

“SONO QUI!”, dicesti… E io chiusi gli occhi, ricordando lo sguardo stanco

di quella prostituta che di notte trafficava il suo corpo maltrattato.

“SONO QUI!”, aggiungesti… E ricordai quel povero affamato rovistando nei bidoni del mercato,

per mitigare la sua fame secolare con gli avanzi che altri han rifiutato.

“SONO QUI!”, mi gridasti… E mi venne alla memoria il letto di un malato abbandonato…

il respiro affannoso di un perseguitato… il pianto sordo di un diseredato…

lo sterile clamore di un condannato… e la vergogna dei figli naturali

strappati a forza dal ventre di sua madre.

“DOVE SEI?”, sei venuto a domandarmi. “SONO QUI!”… nel dolor dei tuoi fratelli!

Non rivivere più il mio Calvario nei quadri degli artisti!

Con dolore io mi carico ogni giorno la croce dura di tutti gli sfruttati…

e continuo a soffrir nei sofferenti e nel loro sangue continuo a dissanguarmi.

Togli la mia immagine dalla croce che tu porti. Di immagini senza vita sono stanco…

sono stanco dell’arte degli uomini che al mondo solo cosí mi hanno mostrato.

Io accettai liberamente il mio destino e in Croce volli morire innamorato.

Però risuscitai il terzo giorno e adesso vivo e continuo a camminar con la mia gente.

Io non sono un pezzo di legno o una statua di gesso colorato:

Io vivo nel dolore e sofferenza di coloro che gli uomini hanno emarginato.

Percorrendo le strade della vita Io rivivo ogni giorno il mio Calvario.

Mille volte mi torturano ed uccidono nel quotidiano soffrir dei tuoi fratelli.

 

IO SONO ANCHE QUI… dentro una chiesa, dove tu stamattina mi hai cercato,

però è ora che tu impari a ritrovarmi in coloro che vivono il “via crucis” a te accanto…

E quando tu mi avrai trovato in tutti loro, amandomi in ciascuno perché mi hai riconosciuto,

solo allora potrai cercarmi anche qui e mi troverai…

Sta pur certo allora che anche qui nel Tabernacolo io sempre ti starò aspettando!”

 

 

Di nuovo: BUONA PASQUA A TUTTI!!! P. Gaetano

 

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