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Il grido degli esclusi

di p. Saverio Paolillo dal Brasile

Il grido degli esclusi

P. Saverio dal Brasile

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TESTIMONI DELLA CARITA' PROVOCAZIONI DI P.ALEX 

 

Carissimi amici,

 

Il 7 settembre scorso abbiamo celebrato l´anniversario dell’Indipendenza del Brasile. Dopo la parata militare e la cerimonia ufficiale, abbiamo realizzato il “Grido degli Esclusi”, una manifestazione organizzata dalla Chiesa Cattolica e da altre associazioni per mostrare alle autorità la situazione di miseria in cui vive la maggior parte del popolo brasiliano. Quest’anno il clima era di molta delusione. Le speranze della popolazione povera sul governo del Presidente Lula sono state totalmente deluse. Le gravissime denunce di corruzione contro il Governo Federale hanno provocato malessere nella popolazione. È vero che la corruzione non è una invenzione del Governo Lula, ma è anche vero che nessuno si aspettava che il Partito dei Lavoratori, sorto nel paese come alternativa ai gruppi di potere interessati soltanto nella difesa dei propri interessi, potesse assumere gli stessi metodi di chi, durante gli ultimi 500 anni, ha devastato il Brasile per arricchirsi al prezzo della miseria e della fame della maggioranza della popolazione.

 

L´ultimo rapporto delle Nazioni Unite denuncia che il Brasile occupa l´ottavo posto nella classifica dei paesi con la peggiore distribuzione di ricchezze tra i suoi cittadini. Terra di grandi ricchezze, il Brasile non riesce a garantire vita con dignità a tutti i suoi abitanti. Il colosso che si vanta di raggiungere l´autosufficienza nella produzione di petrolio fino alla fine di quest’anno, non riesce a garantire l´autosufficienza alimentare di migliaia di famiglie.

 

Si parla di stabilità economica, di aumento delle esportazioni e di riduzione dell’inflazione. Queste sono le credenziali che il Presidente Lula presenta insistentemente per difendere il suo Governo e per affrontare la pressione della stampa e dell’opinione pubblica provocata dalle numerose denunce che esplodono ogni giorno coinvolgendo politici legati al suo e ai partiti dell’alleanza di Governo. Il problema è riuscire a identificare gli effetti di questi “risultati positivi” sulle condizioni di vita della popolazione povera. Più si parla di stabilità economica e più aumenta la fila di coloro che bussano alle porte dei nostri progetti implorando aiuto per sopravvivere. La violenza imperversa e insanguina le strade delle grandi città. La salute pubblica è di pessima qualità. Lo stipendio minimo è de trecento reali, poco più di cento euro... Chi è che sta godendo effettivamente dei benefici di questa politica economica “di successo”? I pochi di sempre capitanati dai banchieri, il cui lucro sta raggiungendo vertici altissimi.

 

Il Governo si difende con il “Bolsa família”, presentandolo come il maggiore programma sociale realizzato nel mondo. È un aiuto mensile dato alle famiglie povere. Il valore è ridicolo. È una elemosina che non serve neanche a garantire alimentazione di qualità. Mi convinco sempre di più che i nostri amministratori pubblici dovrebbero provare sulla propria pelle i risultati dei loro progetti di legge e delle loro iniziative prima di approvarle. Non sarebbe male fare l´esperienza di vivere con cento reali al mese in una famiglia di 4 o 5 persone. Deputati e amministratori pubblici in Brasile dovrebbero anche essere impediti, durante l´esercizio del loro mandato, di mandare i figli alle scuole e agli ospedali privati, potendo soltanto utilizzare le strutture pubbliche che loro stessi amministrano. Solo così potranno sentire sulla propria pelle quello che sente la popolazione della periferia. Se è vero, come dicono nella propaganda ufficiale, che le scuole funzionano e che gli ospedali pubblici danno un’ottima assistenza medica, perché non ne fanno mai uso? I fatti dimostrano che neanche loro hanno fiducia in quello che fanno nell’area della sanità, dell’educazione e degli altri servizi pubblici.

 

Mentre la gente soffre, i consiglieri comunali del nostro Comune hanno avuto la sfrontatezza di confermare una legge che garantisce loro novanta giorni di ferie, uno stipendio di oltre seimila reali al mese e un premio extra quando sono convocati straordinariamente durante le ferie. Nei primi giorni di luglio, durante una di queste convocazioni extra voluta dal sindaco per approvare due progetti di legge urgenti, i consiglieri comunali si sono beccati un premio di cinquemila reali per un’ora e mezza di lavoro. La politica tributaria è una vera e propria estorsione. Si strappano soldi ai lavoratori attraverso tasse sempre più onerose per ingrassare amministratori senza scrupoli.

 

Stanchi di questa situazione molti brasiliani fuggono clandestinamente verso gli Stati Uniti.  Sono migliaia coloro che vendono tutto quello che hanno per pagare i “coiotes” (gli sciacalli) che promuovono l’ingresso clandestino nel “paradiso americano”. Una traversia drammatica durante la quale molti perdono la vita nel deserto o muoiono affogati nei fiumi al confine tra il Messico e gli Stati Uniti. È la storia de Cida, abitante di Jardim Carapina, uno dei quartieri più poveri della nostra parrocchia. Viveva da due anni clandestinamente negli Stati Uniti, ma aveva una grande nostalgia dei figli che erano rimasti in Brasile con la nonna. A Natale è tornata per rivedere i suoi figli, preparare il matrimonio della figlia più grande e portarsi con sé negli Stati Uniti gli altri due figli adolescenti. Il prezzo di questa drammatica avventura è stato di quindicimila dollari. Il viaggio fu fissato per luglio corso. Arrivati nel deserto al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, Cida cominciò a sentirsi male per il forte calore e per la estenuante marcia a piedi che durava da molte ore. Purtroppo quello era l’unico cammino possibile per entrare negli Stati Uniti perché gli altri passaggi erano rigorosamente sorvegliati dalla polizia americana. Cida non se la sentiva più di camminare. La figlia, di quindici anni, cercava di sostenerla, ma ormai non aveva più forza. Chiese agli sciacalli di fermarsi un poco per riposarsi, ma la risposta fu secca. Il gruppo non poteva perdere tempo. La polizia stava alle calcagne. Da un momento all’altro poteva sorprenderli. Il rischio era grande. Non c’era altra alternativa: bisognava abbandonare Cida nel deserto. La figlia non ebbe coraggio. Decise di rimanere da sola con la madre. Vedendo che la situazione si aggravava con il passare del tempo, la ragazza attraversò il fiume a nuoto e entrò in territorio americano per chiedere aiuto alla polizia statunitense. La risposta fu negativa. I poliziotti disserano che non potevano attraversare la frontiera per soccorrere la madre. Fu così che Cida morì tra le braccia della figlia alle porte del “paradiso terrestre”. Per i poveri sulla terra c’è soltanto l’inferno. Il paradiso solo in Cielo dopo la morte. L’incidente diplomatico fu ritenuto più importante della vita di quella povera donna. Se invece di Cida fosse in pericolo un americano non avrebbero esitato a burlare le leggi internazionali e ad invadere il territorio degli altri per metterlo in salvo. È il muro innalzato dal nord per proteggere i suoi privilegi di fronte all’incalzare del sud del mondo. È l’abisso creato dai ricchi per tenere lontani i poveri. È quello stesso abisso di cui parla la parabola del povero Lazzaro che, in una inversione di valori provocata dal Vangelo, manterrà i ricchi epuloni lontani dai poveri Lazzari mentre questi godono della felicità eterna. Cida è morta per omissione di soccorso. La responsabilità è delle autorità brasiliane che non l’hanno soccorsa nella sua miseria lasciandole come unica alternativa la tragedia dell’emigrazione forzata, lo strappo dai suoi affetti più cari e dalla terra che tanto amava. La responsabilità è anche degli americani che non hanno voluto “invadere il Messico” per salvare la sua vita. Proprio loro che di invasioni sono esperti quando si tratta di difendere i loro interessi e di imporre il loro imperialismo.

 

La cosa più commovente è stata la rete di solidarietà degli amici e parenti di Jardim Carapina che hanno raccolto fondi per riportare il corpo di Cida in Brasile. Per una drammatica ironia ora Cida è proprietaria di un pezzo di Brasile: la terra in cui è stata sepolta. Ma Cida, che era una grande animatrice delle comunità di base quando abitava nella nostra parrocchia, sa che tutto questo un giorno finirà. Insieme alla innumerevole schiera di massacrati dalla miseria, aspetta ansiosa l’alba radiosa del giorno in cui erediterà la terra: “Beati i miti perché erediteranno la terra”. Cida non voleva essere ricca. Non caldeggiava sogni di grandezza. Voleva vivere meglio e garantire una vita migliore ai suoi figli. Questo era il suo sogno. Questo è il nostro sogno. Cida non è stata sepolta, ma piantata in questa terra brasiliana come seme di speranza per tutti noi coinvolti in questo arduo lavoro di seminare la vita di Dio in ogni angolo del nostro pianeta.

 

Nonostante tutto non perdiamo la speranza, ma continuiamo il nostro lavoro con entusiasmo. È impressionante vedere l’entusiasmo dei nostri educatori e i nostri ragazzi coinvolti in questo processo di cambiamento. Come diceva lo slogan della nostra manifestazione del 7 settembre, “il nuovo Brasile sta nelle nostre mani”, sarà frutto del lavoro di quella gente che si dedica con passione alla difesa della vita e della pace.

 

Tutti i nostri centri sono strapieni. Anche le case di accoglienza stanno funzionando a pieno ritmo. Dopo una settimana di vacanza in luglio, le attività hanno ripreso il loro ritmo normale.

 

Il 7 luglio abbiamo realizzato la cerimonia di consegna dei diplomi dei corsi realizzati durante il primo semestre. Oltre 200 persone hanno concluso i nostri corsi di panificazione, pasticceria, taglio e cucito, biancheria intima, informatica, telefonista, ausiliare di segreteria, parrucchiere e manicure. Durante la cerimonia, le alunne del corso di parrucchiere hanno realizzato una sfilata di tagli di capelli e di pettinature e le alunne di taglio e cucito hanno presentato alcuni modelli di vestiti realizzati da loro durante il corso. Alla fine della cerimonia è stato servito un rinfresco preparato dagli alunni del corso di pasticceria.

 

Durante i mesi di luglio e agosto abbiamo realizzato, in collaborazione con il Senai (Scuola di formazione professionale), i corsi di marketing personale, di riparatore di elettrodomestici e di meccanico di auto. Il prossimo corso sarà di pasticceria per completare quello di panificio. Naturalmente continuano con successo tutti gli altri corsi.

 

Il 4 settembre abbiamo inaugurato il campeggio SHEKINAH. È una struttura costruita, grazie al finanziamento della Fondazione Luca e Danilo Fossati, che funziona nello spazio della Casa Famiglia Luca Fossati in montagna per fare campi scuola con i ragazzi dei nostri progetti. La struttura è semplice, ma molta bella, pronta per ospitare una quarantina di persone. La festa è stata organizzata dai ragazzi e dagli educatori della Casa Famiglia Luca Fossati. Dopo la celebrazione dellEucaristia dedicata alla memoria di Danilo e Luca Fossati, c’è stata la benedizione dello spazio e il pranzo comunitario. C’erano circa duecento persone.

 

Per la prima volta abbiamo ricevuto la visita del sindaco e del Segretario di Stato di Giustizia. I mezzi di comunicazione locale stanno dando molta enfasi al nostro lavoro, riconosciuto come uno dei più belli e più organizzati della regione.

 

Vi comunico queste allegrie perché vi sentiate partecipi di tutti questi risultati che vi appartengono.

 

Dio vi colmi di pace e allegria e dica sempre bene di tutti noi.

 

Saluti fraterni,

 

 

P. Saverio Paolillo


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