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Minacce di morte a chi promuove la vita

di Valdenia e p. Saverio dal Brasile

Minacce di morte 

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La violenza continua a crescere in tanti paesi del sud del mondo, che stanno scoppiando sotto la pressione della povertà, della corruzione, della mancanza di segni concreti di speranza

Ecco due casi che in questi giorni i nostri fratelli brasiliani ci chiedono con forza di diffondere.

Chiediamo a voi tutta la solidarietà e l'intervento attivo in una campagna di pressione per Valdenia e una campagna di pressione per Saverio, rivolte ciascuna alle istituzioni competenti.

La storia di Valdenia   (english version here)

 

Leggi altri testi su Valdenia

Valdenia ha partecipato al Giubileo degli Oppressi

La storia di p. Saverio   (english version here)

 

 

 

Leggi le lettere di p. Saverio agli amici (1 e 2)

   

La situazione di Valdenia e i perchè delle minacce di morte rivolte a lei

 

Lettera al Governatore dello Stato di São Paulo (Geraldo Alckmin)

del 29 settembre 2003

 

 

In questa lettera il Centro di Diritti Umani Sapopemba (della città di São Paulo) formalizza l’accusa di varie violazioni dei diritti umani alla polizia militare e civile.

Alla base dell’azione c’è la preoccupazione grave per la vita di Valdênia Aparecida Paulino, avvocato che da sempre lavora tra gli esclusi della periferia est della città e che ultimamente si è esposta in modo forte e coraggioso in parecchie denuncie formali alla polizia. Attualmente Valdênia è scortata dalla polizia federale e probabilmente dovrà uscire dal Brasile per garantire la sua incolumità.

Oltre a questa lettera, l’associazione nazionale brasiliana dei Centri di Difesa dei Bambini e Adolescenti sta promuovendo una campagna di pressione diretta a tutti i livelli di autorità federali, statali e locali.

E’ urgente unirci a questa campagna di pressione: le denunce alla polizia hanno portato  membri delle associazioni impegnate per la difesa dei diritti umani ad una soglia di pericolo e tensione molto alta. Inoltre hanno esposto la popolazione povera, che per la prima volta in modo così coraggioso ha saputo uscire dall’omertà e dalla sopportazione silenziosa.

 

La lettera al governatore di São Paulo è stata consegnata personalmente dall’arcivescovo di São Paulo, dom Claudio Hummes.

Eccone parte della traduzione:

 

 

São Paulo, 29 de Setembro de 2003.

 

 

Excelentíssimo Senhor Governador do Estado de São Paulo

Geraldo Alckmin

 

Il Centro di Diritti Umani di Sapopemba (CDHS), con sede in via Vicente Franco Tolentino 45, Pq. Sta Madalena, São Paulo SP, insieme agli enti sociali, ai movimenti popolari e alle chiese sotto citate, viene rispettosamente ad informare su alcune situazioni di violazione dei diritti umani nella regione di Sapopemba, nella città di São Paulo, perchè siano assunte le misure necessarie.

 

I – La breve lista di casi che citiamo corrisponde ad un esempio dei tanti altri di violazione dei diritti umani:

 

1)     JOÃO MARTINS RIZZI, 29 anni, e THIAGO HENRIQUE DO PRADO, 18 anni, vittime di omicidio il 7 Agosto 1999, accusati: Poliziotti Militari

 

2)     JOSÉ NUNES DO NASCIMENTO e EDNALDO SANTOS, vittime di omicidio il 29 Marzo 1999, accusati: Poliziotti Militari

 

3)     FÁBIO FERREIRA DA SILVA, 20 anni, vittime di omicidio il 15 Marzo 2002, accusato: un Poliziotto Militare

 

4)     CARLOS FERNANDES DE SOUZA, 26 anni, vittima di omicidio il 13 Settembre 2002, accusati: Poliziotti Civili - DENARC;

 

5)     ADEMIR PEREIRA DE LIMA, 17 anni, vittima di omicidio il 12 Marzo 2003, accusato: un Poliziotto Militare;

 

6)     ANTÔNIO RODRIGUES COSTA, 19 anni, vittima di omicidio il 23 Aprile 2003, accusati: Poliziotti Civili – Squadra Anti-Sequestro (DAS);

 

7)     DANIEL LOPES DA SILVA, 16 anni, vittima di omicidio il 21 Giugno 2003, accusato: un Poliziotto Militare (arrestato). La fidanzata di Daniel è stata vittima di stupro da parte dello stesso poliziotto;

 

8)     RENATO DA COSTA SABINO, 19 anni, vittima di omicidio il 14 Agosto 2003, accusati: Poliziotti Militari;

 

9)     ADEMILSON CORREA DOS SANTOS, 33 anni, vittima di omicidio il 21 Agosto 2003, accusati: Poliziotti Civili (GOE);

 

10)  ROBSON ELOY, 25 anni, vittima di omicidio il 20 Settembre 2003, accusato: un Poliziotto Civile;

 

11)  FLÁVIO SOARES DA SILVA, 17 anni, portatore di handicap fisico: aggressione alla sua integrità fisica da parte di Poliziotti Militari della Ronda Escolar il 2 Dicembre 2002;

 

12)  NELSON FERREIRA DIAS, 22 anni, vittima di sequestro il 10 Aprile 2003, accusati: Poliziotti Civili. Merita riconoscimento l’azione rapida della Corregedoria da Policia Civil (equipe guidata dal Dr. Emílio), che ha arrestato in flagrante l’accusato;

 

13)  JANDIRA OLIVEIRA AZEVEDO e suo marito LEOCLÉCIO ZUBEM DE AZEVEDO; e, WAGNER MAURÍCIO MOREIRA BELENS. Vittime di: invasione di domicilio, tortura, arresto illegale e calunnia il 24 Aprile 2003; accusati: Poliziotti Civili - Squadra Anti-Sequestro (DAS). Le vittime soffrono ancora intimidazioni e minacce.

 

14) GENI CONCEIÇÃO LAURINDO, 55 anni, e sua figlia SUELI APARECIDA LAURINDO, 27 anni, vittime di invasone di domicilio e abuso di autorità il 24 Abrile 2003, accusati: Poliziotti Civili;

 

15) MARIA TEREZA FERREIRA DE LIMA, 23 anni, il 17 de Junho de 2003, all’epoca gravida (con la pancia già grande), fu vittima di tortura (lesione corporale dolosa, minaccia e abuso di autorità), accusati: Poliziotti Militari;

 

16) CARLA GARCIA DOS SANTOS, 35 anni, vittima di minacce di aggressione, ingiurie il 24 Aprile 2003, con conesguenza l’aborto; acusato: un Poliziotto Civile;

 

17) FÁBIO FERREIRA DE LIMA, 22 anni, vittima di invasione di domicilio e tortura, nei giorni 26 Maggio 2003 e 17 Giugno 2003; acusati: Poliziotti Militari;

 

18) CARLOS HENRIQUE DOMINGUES SANTANA, 15 anni, e VAGNER FERREIRA DE LIMA, 16 anni, vittime di lesioni corporali il 17 Giugno 2003, acusati: Poliziotti Militari;

 

19) ADEMIR PEREIRA DA SILVA, 42 anni, vittima di tortura il 10 Agosto 2003, accusati: Poliziotti Militari;

 

20) TERESINHA PATRÍCIO DA SILVA, vittima di ingiurie e minacce di morte, in agosto 2003, accusati: Poliziotti Militari;

 

21) VALDÊNIA APARECIDA PAULINO, 36 anni, Avvocata, impegnata nella Difesa dei Diritti Umani, sta subendo minacce di morte, ingiuria, diffamazione e calunnie da parte di Poliziotti (Civili e Militari), specialmente aggravatesi dopo il 7 giugno 2003 (data del primo processo pubblico in Sapopemba) e per questo sta ricevendo la protezione della Polizia Federale, determinata dal Segretario Nazionale dei Diritti Umani.

 

22) PADRE CLÁUDIO DE OLIVEIRA, Parroco della parocchia Nossa Senhora das Graças, nel Jardim Elba, sta subendo minacce da parte dei Poliziotti (Civili e Militari) specialmente aggravatesi dopo il 7 giugno 2003 (data del primo processo pubblico in Sapopemba).

 

 

II – Udienze Pubbliche in Sapopemba

Per tutte queste situazioni, il 7 giugno 2003 è stata realizzata un’udienza pubblica con la presenza di diversi organi e autorità, anche internazionali, per ascoltare le vittime dell’azione arbitraria della Polizia in Sapopemba.

Il 12 agosto 2003, nella seconda udienza pubblica, venne in Sapopemba tra le altra autorità del Potere Legislativo di São Paulo, il Segretario Speciale di Diritti Umani Nilmário Miranda, per ascoltare le vittime e installare la Commissione di Protezione ai difensori dei diritti umani.

Il 20 settembre, alla terza udienza pubblica, alla presenza del Procuratore Generale di Giustizia dello Stato di São Paulo Dr. Luiz Antônio Guimarães Marrey, furono designati dei Procuratori di giustizia per seguire alcune di queste situazioni.  

Questi gravi problemi sono appesantiti dal fatto che il distretto di Sapopemba ha deficit evidenti nelle aree di educazione, sanità, cultura e divertimento. Senza considerare l’indice di disoccupazione e la sndrome di insicurezza di cui la gente soffre, sentendosi abbandonata dal Potere Pubblico.

L’assenza di potere pubblico ha generato il controllo dell’area da parte del crimine organizzato e collegato ad alcuni poliziotti, evidenziando la corruzione e il regolamento di conti che i poliziotti fanno con i trafficanti.

La Comunità di Sapopemba si sente orfana, spaventata e insicura, costretta tra due pareti sempre più alte che si stanno stringendo, distruggendo la speranza di giustizia che era riposta nello Stato.

Segnaliamo i vari tentativi di suicidio e l’indice di depressione tra le madri e gli adolescenti della regione.  (...)

Mettiamo in risalto sopratutto la gravità delle minacce di morte, delle calunnie e diffamazioni rivolte alla dott. Valdênia Aparecida Paulino da parte di alcuni Poliziotti che divulgano dicerie tendenziose sulla sua integrità morale.  (...)

 

Cordialmente,

L’ Equipe del Centro di Diritti Umani di Sapopemba

 

 
 

Ecco la lettera da spedire alle autorità competenti in Brasile 

per appoggiare la situazione di Valdenia e della sua gente 

(ricordatevi di firmare e specificare la città di provenienza):

 

In questa lettera si fa pressione sul Governo dello Stato di São Paulo, denunciando la situazione grave di Valdenia e chiedendo che tutti i crimini denunciati da lei e dalla gente di Sapopemba vengano appurati. Si chiede inoltre la protezione a Valdenia e agli altri testimoni implicati, l'allontanamento cautelare dei poliziotti sospettati e condanne significative per tutti i casi riconosciuti colpevoli. Ricordiamo che l'impunità è uno degli aspetti più gravi della giustizia brasiliana; la polizia locale fa molto conto sul potere che le è garantito dalle armi e dai rapporti di fiducia con il sistema giudiziario. Inoltre la formazione della polizia brasiliana è militare, per cui gli agenti scendono in strada come soldati assoldati contro un nemico da reprimere. La stessa polizia civile viene spesso coinvolta in questo schema di corruzione e impunità. Non aiuta certo il sistema penale, con carceri strapiene e nessun tipo di misura rieducativa. La miseria e la mancanza di opportunità chiudono il cerchio, lasciando ben poche alternative a sterili cammini di violenza. In questo contesto è urgente recuperare il ruolo dello Stato e ridare fiducia alla gente: la politica garantisca nuova fiducia nelle istituzioni e l'educazione di base restituisca la voglia di partecipare.

 

 

Prezado Senhor/a,

 atè na Itàlia estão chegando notìcias de violência, corrupção, intimidação e ameaças de morte por parte da Polìcia Militar e Civil a integrantes das Associações de Defesa dos Direitos Humanos. Sofremos junto à situação da população pobre, quando atè o poder pùblico se torna opressor e pouco digno de confiança.

 Dirigimo-nos a V.Exa. para denunciar fatos de enorme gravidade que ameaçam a vida de uma da advogadas do CEDECA Mônica Paião Trevisan, conhecido como CEDECA Sapopemba, situado na Zona Leste da capital paulista.

 Dra. Valdênia Aparecida Paulino, advogada do CEDECA Sapopemba e do CDDHS – Centro de Defesa dos Direitos Humanos de Sapopemba, tem realizado inúmeras denúncias do envolvimento de policiais civis e militares de São Paulo na prática de crimes de prisão ilegal, tortura, roubo, extorsão, abuso de poder, invasão de domicílio e seqüestro realizados nos bairros da Zona Leste paulistana.

 Há tempos Dra. Valdênia e defensores de direitos humanos daquela região de São Paulo tem tido a coragem e honradez de levar às autoridades as informações das arbitrariedades, crimes e covardia daqueles que usurpam o poder legítimo do Estado para fins hediondos. Tais denúncias são de conhecimento da estrutura de Segurança Pública do Estado de São Paulo e da corporação policial militar deste Estado.

 Em função disto, Dra. Valdênia tem recebido “recados” de terceiros e ameaças telefônicas dando conta que a mesma “iria subir” ou “iria dar baixa”, numa clara ameaça à sua vida.

 O Estado democrático não comporta esse tratamento aos defensores de direitos humanos, sobretudo quando as ameaças a seu trabalho possam vir de operadores do Estado. Sob pena de que omissões neste momento resultem em crimes maiores e com mais vítimas, faz-se imprescindível a adoção de medidas em caráter EMERGENCIAL.

 Ao tempo que solidarizamo-nos com Dra. Valdênia e com todas as vítimas e  familiares ameaçados, reivindicamos: 

  1. A célere e profunda apuração dos crimes denunciados;

  2. O afastamento cautelar dos policiais envolvidos;

  3. Proteção à Dra. Valdênia Paulino e às testemunhas dos crimes denunciados e a seus familiares;

  4. Responsabilização legal exemplar de todos os envolvidos.

 Outrossim, solicitamos que as Associações de Direitos Humanos operantes no Brasil atravès da ANCED sejam informadas sobre as medidas porventura adotadas.

 

Atenciosamente,

 

Ecco gli indirizzi a cui è bene inviare la lettera di cui sopra:

Gabinete do Governador do Estado de São Paulo - secretàrio: amadeira@sp.gov.br 

Segreteria di 'Segurança Pùblica', al segretario Saulo de Castro de Abreu Filho : seguranca@sp.gov.br
Associação Nacional dos centros de defesa da crinaça e Adolescente: anced@terra.com.br 

Movimento Nacional Direitos Humanos:  olmar@mndh.org.br

   

 

La situazione di p. Saverio e i motivi delle minacce di morte rivolte a lui

Relazione degli avvenimenti del giorno 7 ottobre

nelle Unità di detenzione degli adolescenti infrattori (UNIS e UNIP) – Cariacica - ES

 

Il 7 ottobre 2003, attorno alle 10.45 ricevetti una telefonata dal sig. Toninho, direttore tecnico dell’ICAES, informandomi che era in atto una ribellione nella UNIS e UNIP. Gli adolescenti trattenevano cinque guardie carcerarie come ostaggi. Pur sapendo della mia insoddisfazione riguardo ad una seria politica di accompagnamento degli adolescenti infrattori, il sig. Toninho mi chiedeva aiuto per risolvere il conflitto in atto.

Andai subito all’unità di detenzione. Arrivando, incontrai il colonnello Rodrigues, che ha accompagnato con molta discrezione e rispetto tutte le fasi del dialogo con gli adolescenti.

Appena seppi che gli adolescenti avevano assassinato uno degli altri detenuti, dissi che non avrei fatto nessuna negoziazione: quel crimine barbaro mi indignava e pregiudicava la lotta in favore di riforme pedagogiche e strutturali dentro l’unità.

Alcuni adolescenti, serrando un coltello al collo delle guardie carcerarie, rivendicavano la presenza della stampa, di un giudice e del direttore dell’ICAES. Risposi che non ci sarebbe stata nessuna concessione e che l’unica promessa che avrei potuto fare era di seguire le perquisizioni da parte della truppa speciale perchè non ci fosse violenza o umiliazioni.

Inoltre, di fronte alle loro grida, dissi agli adolescenti che la Pastoral do Menor non sarebbe entrata nell’unità se non avessero consegnato immediatamente gli ostaggi e se non si fossero arresi. Arrivai a dire che avrei spaccato i lucchetti e sarei entrato personalmente nell’unità a ritirare gli ostaggi. Il signor Toninho e il colonnello Rodrigues hanno seguito tutti i miei discorsi con gli adolescenti all’interno. Dopo circa 15 minuti, attorno alle 11.50, gli adolescenti aprirono le porte, consegnarono gli ostaggi e mi lasciarono entrare. Entrai da solo. Chesi al colonnello Rodrigues di non accompagnarmi in questo primo momento.

Davanti al corpo dell’adolescente assassinato mi indignai con loro. Dissi ancora una volta che non avrei mai accettato una barbarità come quella. Che la vita è un dono di Dio e nessuno ha il diritto di toglierla.

Poi con calma dissi agli adolescenti di ritirarsi nelle loro celle e comunicai che ci sarebbe stata la perquisizione del Battaglione di Missioni Speciali.

Mi accorsi subito che la ribellione aveva coinvolto solo alcune celle della UNIP. La UNIS e quattro celle della UNIP non avevano partecipato. Uscii dall’unità e chiesi che la truppa, nel fare la perquisizione, non esagerasse, non ordinasse agli adolescenti di denudarsi e che la perquisizione fosse fatta solo nella UNIP, in rispetto agli adolescenti che non si erano coinvolti.

La truppa entrò nella UNIP e ordinò agli adolescenti, cella per cella, di mantenere le mani sulla testa e con la faccia contro la parete. Poi i soldati cominciarono a perquisire gli adolescenti, ordinando che, sempre a piccoli gruppi, andassero fino all’altra parete del cortile, togliendosi tutti i vestiti, rimanendo completamente nudi.

Protestai, ricordando l’accordo che avevamo fatto. Il Sottosegretario di Giustizia mi disse di non interferire perchè quelle erano le procedure della truppa. Feci registrare la mia protesta e rimasi in silenzio, seguendo seduto tutta la perquisizione.

Pur già perquisiti, gli adolescenti dovettero restare seduti, con la faccia alla parete e le mani sulla testa, durante tutto il tempo di permanenza della truppa nell’unità.

Terminata la perquisizione degli adolescenti della UNIP, fu la volta degli adolescenti delle altre unità che, pur non avendo partecipato alla ribellione, subirono lo stesso trattamento nel cortile della UNIP.

Finita la perquisizione di tutti gli adolescenti, i soldati cominciarono quella delle celle.

 Come sempre, distrussero gli oggetti personali, buttando tutto per terra. Alla fine di tutto, insistetti per entrare nelle celle e constatare personalmente la confusione lasciata dai soldati.

Al momento di ridistribuire gli adolescenti nelle celle, fu chiesta la presenza delle guardie carcerarie per annotare i nomi degli adolescenti, cella per cella. La guardia gridava il numero della cella e gli adolescenti che ci vivevano si alzavano, con le mani sulla testa. Fu lì che cominciò il maggior conflitto. Tutti i soldati che si trovavano nella UNIS si diressero fino alla UNIP e cominciarono a gridare ordinando agli adolescenti di correre, a gruppi, fino alle loro celle. Inoltre, alcuni soldati battevano con forza il bastone per terra, come segno evidente di intimidazione.

Reclamai dicendo che non c’era necessità che corressero. Chiesi che gli adolescenti potessero camminare e che i poliziotti smettessero di gridare. Fu lì che il tenente che comandava l’operazione mi chiese di allontanarmi, perchè stavo disturbando il suo lavoro.

Risposi che il suo lavoro non era di umiliare gli adolescenti, ma di perquisirli e rimetterli in cella, rispettando i limiti della legge. Il tenente chiese che io me ne andassi, ma non accettai. Lui uscì a chiamare il colonnello Rodrigues perchè mi dicesse di andarmene. Il colonnello mi chiese molto educatamente di restare tranquillo. Il tenente disse che non avrebbe continuato l’operazione se io non fossi uscito. Inoltre ordinò agli adolescenti che ancora restavano nel cortile di alzarsi e andare alla parete, con le braccia stese verso l’alto.

Decisi di sedermi e restare in silenzio, dicendo che avrei fatto una relazione su tutto quello che stava succedendo e che avrei informato le autorità dello Stato. Il tenente rispose che non gli interessava un bel niente di questa relazione e che avrei potuto inviarla a chiunque, perchè non lo preoccupava.

Rimasi seduto, davanti a quello spettacolo ridicolo dei poliziotti che gridavano all’orecchio degli adolescenti perchè corressero fino alle loro celle.

Il tenente, che aveva completamente perso il controllo di sè, passava di cella in cella e chiedeva agli adolescenti che già erano stati sistemati di starsene in piedi, con la faccia contro la parete di fondo della cella. A un certo punto tolse dalla cintura una bomboletta di spray irritante e cominciò a spruzzarlo nelle celle e contro gli adolescenti seduti nel cortile. Faceva lo stesso con quelli che, sotto le grida dei poliziotti, correvano fino alle loro celle. Davanti a quel gesto, tornai a protestare. Tutti i poliziotti coprivano la mia voce con le loro grida. I cani, mantenuti vicinissimi agli adolescenti, erano sempre più spaventati. Abbaiavano molto e tentavano di mordere gli adolescenti.

Sollecitei il colonnelo Rodrigues perchè facesse qualcosa, ma non fece nulla.

Uscii per chiedere aiuto a Silvana (prsidente dell’ICAES) e al signor Toninho (direttore tecnico).

Mi ascoltarono subito, ma quando arrivammo alla porta di entrata due poliziotti ci impedirono il passaggio dicendo che per ordine del tenente nessuno poteva entrare. I poliziotti stessi stavano uscendo dall’unità perchè non sopportavano più il gas irritante. Gli adolescenti tossivano molto, alcuni di loro vomitavano. La mia gola era irritata e gli occhi rossi. Mi diressi con i direttori fino alla sala di coordinamento, da cui per telefono feci contatto con i rappresentanti di altri enti perchè sollecitassero l’intervento delle autorità dello Stato.

Arrivò così all’unità il Segretario e il Sottosegretario di Giustizia e in seguito la Segretaria di Azione Sociale.

 

 CONSIDERAZIONI FINALI

Condanno vigorosamente la morte di Ronilson, barbaramente assassinato da alcuni colleghi dell’unità di detenzione. Come dissi agli adolescenti, contesto tutti i tipi di violenza, indipendentemente dagli autori e dalle eventuali motivazioni.

La situazione era già stata controllata prima dell’entrata della truppa. Gli adolescenti erano radunati nelle loro unità. Non ci fu scontro. Pertanto, la truppa doveva limitarsi a perquisire gli adolescenti e le loro celle.

Durante tutta l’azione nelle unità, i poliziotti furono aggressivi, fecero uso di espressioni volgari, ironizzarono e umiliarono gli adolescenti. Quando stavano togliendosi i vestiti, un soldato umiliò un adolescente dicendo che aveva mutandine da donna.

Durante l’operazione alcuni soldati facevano commenti a voce alta sullo Statuto dei Bambini e Adolescenti, sulle concessioni offerte agli adolescenti, sul ruolo delle organizzazioni di diritti umani, per provocarmi. Rispetto il diritto di ciascuno di manifestare la sua opinione, ma non erano quelli il momento e il luogo adatti.

La truppa deve compiere il suo dovere nei limiti della legge, indipendentemente dal fatto che i soldati concordino o meno. Inoltre, per tutto il tempo il tenente diceva che una volta chiamata, la truppa deve agire a suo modo. La truppa non può agire nel modo che preferisce, ma in accordo con la legge. Nella legge non c’è spazio per violenza e umiliazione.

I soldati sono agenti statali. Non possono perdere la dignità morale e soprattutto non possono assumere gli stessi atteggiamenti degli adolescenti. Anche se fossero davanti ad un ‘bandito’ o ad un ‘animale’, come dicevano per tutto il tempo, devono comportarsi come agenti dello Stato.

Nessuno ha concesso alla truppa la licenza di punire. La punizione è di competenza della direzione dell’unità, in collaborazione con il giudice. Alla truppa compete il ruolo di evitare le fughe, calmare le ribellioni e realizzare le ricerche e le perquisizioni.

Io, a differenza di quello che fu riportato dalla stampa, non fui chiamato dagli adolescenti, ma dal direttore tecnico che, nell’ICAES, rappresenta lo Stato. Andai alle unità per compiere la missione di aiutare lo Stato a liberare gli ostaggi, evitando qualsiasi conflitto e soprattutto atti di violenza ai danni di chiunque. Compii la mia missione imponendo agli adolescenti la mia autorità morale.

Gli adolescenti ascoltarono le mie richieste senza che occorresse negoziare con loro. Durante tutta la fase delle trattative nessun adolescente mi mancò di rispetto. Lo fecero, invece, agenti dello Stato (alcuni poliziotti della truppa) con un’azione volgare, violenta e truculenta davanti ai miei occhi, senza alcuna necessità, visto che gli adolescenti si erano già arresi.

Devo ammettere che, se da un lato ci fu rispetto nei miei confronti da parte degli adolescenti che per i poliziotti sono ‘animali’, dall’altro non posso dire lo stesso da parte di alcuni poliziotti militari.

Infine voglio sottolineare che, in altre operazioni che ho accompagnato, la truppa si era comportata in modo eccellente. Pertanto, è possibile dislocare alle unità, quando fosse necessario, persone con un controllo emotivo sufficiente per compiere il loro valido compito nei limiti della legge.

Questa esperienza mi ha dato la possibilità di verificare la verità delle dichiarazioni che gli adolescenti fanno riguardo al comportamento del Battaglione di Missioni Speciali, dichiarazioni che corrispondono anche a quelle fatte dal personale interno al sistema penitenziario.

Da qui la necessità di stabilire che, quando possibile, membri di entità di difesa dei diritti della persona umana possano accompagnare l’azione della truppa per evitare eccessi e per preservare la truppa da false accuse degli adolescenti.

 

 

Vitória, 8 ottobre 2003

 

Pe. Savério Paolillo

Pastoral do Menor

 

Anche in seguito a questa denuncia (probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso), p. Saverio si trova attualmente minacciato di morte.

La Pastoral do Menor e i Movimenti per i Diritti Umani , in riunione con la Segreteria di Giustizia, presentano proposte verso una soluzione pacifica dei conflitti nelle unità:

  1. concedere la visita dei familiari degli arrestati alle domeniche, iniziando il 26 ottobre 2003

  2. installare rubinetti per garantire acqua potabile agli arrestati

  3. separare immediatamente UNIS e UNIP

  4. aumentare il numero di ore per l’ “ora d’aria”

  5. trasferire il controllo dell’ICAES alla Segreteria del Lavoro e Azione Sociale

 

 Le associazioni firmatarie di questo appello in favore di p. Saverio e di queste proposte sono:

Arquidiocese de Vitória, MNDH - Movimento Nacional de Direitos Humanos, CADH – Centro de Apoio aos Direitos Humanos do Espírito Santo, CDDH - Centro de Defesa dos Direitos Humanos de Serra,  CDDH de Vila Velha, CPDDH de Cariacica e de João Neiva,

CJP – Comissão de Justiça e Paz da Arquidiocese de Vitória, Pastoral Carcerária da Arquidiocese de Vitória, Pastoral do Menor da Arquidiocese de Vitória, Cáritas Arquidiocesana de Vitória, Missionários Combonianos, Centro de Defesa da Criança e Adolescente “Jean Alves da Cunha”, Irmãs Milicianas, CDDH REGIONAL SUL “ PEDRO REIS”, Associação de Mães e Familiares de Vítimas da Violência, Centro de Estudo da Cultura Negra, Conselho Estadual de Direitos Humanos, Comissão de Direitos Humanos da Assembléia Legislativa, Comissão de Direitos Humanos da Câmara Federal, Associação de Pastores Evangélicos da Grande Vitória, Aliança Evangélica Brasileira, Conselho Nacional de Igrejas Cristãs, Comitê pela ética e combate à corrupção de Itapemirim, Fórum Evangélico de São Gabriel da Palha , Movimento Trabalhadores Rurais Sem Terra, Movimento Nacional de Meninos e Meninas de Rua, Fórum Reage Espírito Santo. 

 

 

Ecco la lettera da inviare alle autorità competenti, in cui comunichiamo che siamo a conoscenza dei fatti e chiediamo che la persona di p. Saverio venga protetta e le violenze della polizia vengano punite e arginate.

Ricordati di mettere la data e la provenienza, firma anche questa lettera, e poi inviala a:

 

Luiz Moulin  gabinete@sejus.es.gov.br
Rodney Miranda secretario@sesp.es.gov.br
Paulo Hartung governador@es.gov.br

Centro de Defesa dos Direitos Humanos: cddh@terra.com.br

 

Prezado senhor,

estamos acompanhando com muita preocupação a situação de violência na UNIP e UNIS de Cariacica - ES - e ficamos assustados pela impreparação e agressividade fora dos limites da lei por parte do Batalhão de Missões Especiais na operação do dia 7 de Outubro 2003. Estamos tambèm preocupados pela vida do pe. Xavier Paolillo, que recebeu outras ameaças de morte, provavelmente em seguida à atuação de defesa dos direitos humanos naquela e em outras ocasiões.

Pedimos portanto que as autoridades reajam e garantam a resolução nãoviolenta dos conflitos, protejendo a vida de quem se oferece como observador e mediador nessas operações.

Gratos, esperamos uma resposta e uma ràpida mudança.

 

English Version - Valdenia

 

Letter to Geraldo Alckmin,

Governor of the State of São Paulo

September 29th, 2003 

In this letter, the Centre for Human Rights of Sapopemba (in the town of São Paulo) officializes the accusation to Military and Civil Police, charging them with several violations of human rights.

The official action of the centre is due to a serious concern for the life of Valdênia Aparecida Paulino, a lawyer who has always worked among the exluded of eastern outskirts in São Paulo, and who has recently exposed herself in a strong and brave way through various formal denouncements to the Police. Valdênia is currently being escorted by Federal Police, and she will likely be forced to leave the country to guarantee her personal safety.

Besides this letter, the Brazilian National Association of Defence Centres for Children and Adolescents is promoting a pressure campaign that is directed to any federal, state and local authority.

Joining this pressure campaign is absolutely necessary and urgent: the denouncements to the Police brought some members of the associations engaged in the defence of human rights to a very serious and dangerous situation. Also, these denouncements exposed poor people, that for the first time managed to abandon conspiracy of silence and silent endurance in such a brave way.

 

The letter to the Governor of the State of São Paulo was personally delivered by dom Claudio Hummes, Archbishop of São Paulo.

The text that follows is an extract of the translation:

  

São Paulo, 29 de Setembro de 2003

   

Excelentíssimo Senhor Governador do Estado de São Paulo

Geraldo Alckmin

 

The Centre for Human Rights of Sapopemba (CDHS), based in Rua Vicente Franco Tolentino 45, Pq. Sta Madalena, São Paulo SP, together with the social organisations, popular associations and churches listed below, respectfully reports some evident violations of human rights in the district of Sapopemba, in the town of São Paulo, and asks for the necessary measures to be immediately taken.

 

I – The short list we report just describes some examples of various violations of human rights:

 

1)     JOÃO MARTINS RIZZI, 29 years old, and THIAGO HENRIQUE DO PRADO, 18 years old, murdered on August 7th, 1999. The accused are military policemen;

 

2)     JOSÉ NUNES DO NASCIMENTO and EDNALDO SANTOS, murdered on March 29th, 1999. The accused are military policemen;

 

3)     FÁBIO FERREIRA DA SILVA, 20 years old, murdered on March 15th, 2002. The accused is a military policeman;

 

4)    CARLOS FERNANDES DE SOUZA, 26 years old, murdered on September 13th, 2002. The accused are civil policemen – DENARC;

 

5)     ADEMIR PEREIRA DE LIMA, 17 years old, murdered on March 12th, 2003. The accused is a military policeman;

 

6)     ANTÔNIO RODRIGUES COSTA, 19 years old, murdered on April 23rd, 2003. The accused are civil policemen – Anti-Kidnap Squad (DAS);

 

7)     DANIEL LOPES DA SILVA, 16 years old, murdered on  June 21st, 2003. The accused is a military policeman (who was arrested). Daniel’s girlfriend was raped by the same policeman;

 

8)     RENATO DA COSTA SABINO, 19 years old, murdered on August 14th, 2003. The accused are military policemen;

 

9)     ADEMILSON CORREA DOS SANTOS, 33 years old, murdered on  August 21st, 2003. The accused are civil policemen (GOE);

 

10)  ROBSON ELOY, 25 years old, murdered on September 20th, 2003. The accused is a civil policeman;

 

11)  FLÁVIO SOARES DA SILVA, 17 years old, physically handicapped: he was assaulted by military policemen of the Ronda Escolar on December 2nd, 2002;

 

12)  NELSON FERREIRA DIAS, 22 years old, kidnapped on April 10th, 2003. The accused are civil policemen. The prompt and quick action of Corregedoria da Policia Civil deserves special acknowledgements: the squad led by Dr. Emílio managed to arrest the accused red-handed;

 

13)  JANDIRA OLIVEIRA AZEVEDO, her husband LEOCLÉCIO ZUBEM DE AZEVEDO and WAGNER MAURÍCIO MOREIRA BELENS underwent house-breaking, torture, illegal arrest and slander on April 24th, 2003. The accused are civil policemen – Anti-Kidnap Squad (DAS). Victims are still subjected to intimidations and threats.

 

14) GENI CONCEIÇÃO LAURINDO, 55 years old, and her daughter SUELI APARECIDA LAURINDO, 27 years old, underwent house-breaking and misuse of authority on April 24th, 2003. The accused are civil policemen;

 

15) MARIA TEREZA FERREIRA DE LIMA, 23 years old, tortured (corporal injury, threat and misuse of authority) on June 17th, 2003, while pregnant (her pregnancy was evident with the naked eye). The accused are military policemen;

 

16) CARLA GARCIA DOS SANTOS, 35 years old, was insulted and threatened with death on April 24th, 2003, and consequently aborted. The accused is a civil policeman;

 

17) FÁBIO FERREIRA DE LIMA, 22 years old, underwent house-breaking and torture on May 26th and June 17th, 2003. The accused are military policemen;

 

18) CARLOS HENRIQUE DOMINGUES SANTANA, 15 years old, and VAGNER FERREIRA DE LIMA, 16 years old, were subjected to corporal injuries on June 17th, 2003. The accused are military policemen;

 

19) ADEMIR PEREIRA DA SILVA, 42 years old, tortured on August 10th, 2003. The accused are military policemen;

 

20) TERESINHA PATRÍCIO DA SILVA, insulted and threatened with death in August 2003. The accused are military policemen;

 

21) VALDÊNIA APARECIDA PAULINO, 36 years old, lawyer engaged in defence of human rights, is undergoing death threats, insults, defamation and slander by civil and military policemen; these menaces worsened especially after June 7th, 2003 (date of the first public trial in Sapopemba). For this reason she is being protected by Federal Police, after a measure established by National Secretary for Human Rights.

 

22) PADRE CLÁUDIO DE OLIVEIRA, parish priest of the Parish of Nossa Senhora das Graças, in Jardim Elba, is undergoing threats by civil and military policemen; these menaces worsened especially after June 7th, 2003 (date of the first public trial in Sapopemba).

 

 

II – Public hearings in Sapopemba

 

To put an end to all these dramatic situations, on June 7th, 2003, a public hearing was held in the presence of various national and international organs and authorities, who could finally listen to victims of the arbitrary action of the Police in  Sapopemba.

On August 12th, 2003, several other Legislative Power authorities of São Paulo took part in the the second public hearing: among these, the Special Secretary of Human Rights Nilmário Miranda, who came in Sapopemba to listen to the victims bearing witness and institute a Protection Commission for the defenders of human rights.

On September 20th, during the third public hearing, law attorneys were appointed to follow and investigate on some cases; the Attorney General of the State of São Paulo, Dr. Luiz Antônio Guimarães Marrey, was present at the hearing.  

This serious situation is worsened by the evident lack of structures and organisation of this district in the educational, health, cultural and leisure sectors; also, it must be borne in mind the high rate of unemployment and the great insecurity that afflicts people in Sapopemba, who feel abandoned by public authorities.

The absence of strong public powers led to the growing development of criminal organisations, that now control the entire area and are linked to rotten fringes of Police; corruption and settlements of accounts between policemen and traffickers are common phenomena.

The Community of Sapopemba feels deprived, frightened and insecure, pressed between two walls which are becoming narrower and narrower, destroying any hope of justice that had been placed in the State.

In particular, we want to point out several attempts of suicide and a high rate of depression among mothers and teenagers of this district.  (...)

Above all, we want to lay emphasis on the seriousness of death threats, slander and defamation addressed to Dr. Valdênia Aparecida Paulino by some policemen, who are divulging tendentious rumours about her integrity.  (...)

 

Sincerely,

The Center for Human Rights of Sapopemba Team

 

Here is the letter to send to proper Brazilian authorities,

for supporting Valdênia and her people 

(please remember to sign and indicate where you are writing from):

 

In this letter we intend to put pressure on the Government of the State of São Paulo, denouncing the serious situation of danger Valdenia is living in, and asking that all crimes which were denounced by people in Sapopemba are verified. Then we are asking protection for Valdenia and for the other witnesses involved, precautionary removal for any of the suspected policemen, and significant condemnations for every accused whose guilt has been demonstrated. We would like to point out that impunity is one of the worst aspects of Brazilian Justice: local Police relies on the power guaranteed by weapons and confidence relationships with Judicial System. Then, Brazilian policemen receive a military training, so they act daily in the streets as soldiers recruited against an enemy to put down. Even Civil Police is often involved in this scheme of corruption and impunity, and Criminal System, with overfull prisons and no re-education measures, certainly does not help solving this situation. Misery and lack of opportunity complete this alarming picture, as they leave few alternatives to vain violent choices. In this context, recovering the role of the State and giving back new confidence to people is essential and urgent: Politics must guarantee reliance on institutions and Education must give back a new wish to take part in public life.

 

 

Prezado Senhor/a,

 atè na Itàlia estão chegando notìcias de violência, corrupção, intimidação e ameaças de morte por parte da Polìcia Militar e Civil a integrantes das Associações de Defesa dos Direitos Humanos. Sofremos junto à situação da população pobre, quando atè o poder pùblico se torna opressor e pouco digno de confiança.

 Dirigimo-nos a V.Exa. para denunciar fatos de enorme gravidade que ameaçam a vida de uma da advogadas do CEDECA Mônica Paião Trevisan, conhecido como CEDECA Sapopemba, situado na Zona Leste da capital paulista.

 Dra. Valdênia Aparecida Paulino, advogada do CEDECA Sapopemba e do CDDHS – Centro de Defesa dos Direitos Humanos de Sapopemba, tem realizado inúmeras denúncias do envolvimento de policiais civis e militares de São Paulo na prática de crimes de prisão ilegal, tortura, roubo, extorsão, abuso de poder, invasão de domicílio e seqüestro realizados nos bairros da Zona Leste paulistana.

 Há tempos Dra. Valdênia e defensores de direitos humanos daquela região de São Paulo tem tido a coragem e honradez de levar às autoridades as informações das arbitrariedades, crimes e covardia daqueles que usurpam o poder legítimo do Estado para fins hediondos. Tais denúncias são de conhecimento da estrutura de Segurança Pública do Estado de São Paulo e da corporação policial militar deste Estado.

 Em função disto, Dra. Valdênia tem recebido “recados” de terceiros e ameaças telefônicas dando conta que a mesma “iria subir” ou “iria dar baixa”, numa clara ameaça à sua vida.

 O Estado democrático não comporta esse tratamento aos defensores de direitos humanos, sobretudo quando as ameaças a seu trabalho possam vir de operadores do Estado. Sob pena de que omissões neste momento resultem em crimes maiores e com mais vítimas, faz-se imprescindível a adoção de medidas em caráter EMERGENCIAL.

 Ao tempo que solidarizamo-nos com Dra. Valdênia e com todas as vítimas e  familiares ameaçados, reivindicamos: 

1.        A célere e profunda apuração dos crimes denunciados;

2.        O afastamento cautelar dos policiais envolvidos;

3.        Proteção à Dra. Valdênia Paulino e às testemunhas dos crimes denunciados e a seus familiares;

4.        Responsabilização legal exemplar de todos os envolvidos.

 Outrossim, solicitamos que as Associações de Direitos Humanos operantes no Brasil atravès da ANCED sejam informadas sobre as medidas porventura adotadas.

 

Atenciosamente,

 

Please send the letter above to these addresses:

Gabinete do Governador do Estado de São Paulo - secretàrio: amadeira@sp.gov.br 

Segreteria di 'Segurança Pùblica', al segretario Saulo de Castro de Abreu Filho : seguranca@sp.gov.br
Associação Nacional dos centros de defesa da crinaça e Adolescente: anced@terra.com.br 

Movimento Nacional Direitos Humanos:  olmar@mndh.org.br

 

English version - Saverio

 

REPORT ON THE INCIDENTS OF THE 7TH OCTOBER IN THE CUSTODY

 

UNITS OF THE INFRINGING TEENAGERS (UNIS AND UNIP) CARIACICA-ES

 

 

On 7th October 2003, at about 10.45 I received a phone call from Mr Toniho, the technical director of ICAES, informing me that a rebellion in the UNIS and UNIP was taking place. The teenagers were holding five prison guards as hostages. Even though he knew of my dissatisfaction about a serious accompanying politics of the infringing teenagers, Mr Toniho was asking me for help to solve the conflict which was on.

I went immediately to the custody unit. Arriving there, I met Colonel Rodigrues, who  accompanied with a lot of discretion and respect all the phases of the dialogue with the teenagers.

As soon as I came to know that the teenagers had murdered one of the other prisoners, I said I would not conduct any negotiations: that barbarous crime was arousing my indignation and was prejudicial to the struggle in favour of pedagogical and structural reforms inside the unit.

Some teenagers, with a knife on the neck of the prison guards, demanded the presence of the press, of a judge and of the director of the ICAES. I answered that there would be no concessions and that the only promise I could make was to follow the searches of the special troops so that there could not be any violence or humiliations.

Besides, in front of their shouts, I told the teenagers that the Pastoral do Menor would not go into  the unit unless they would immediately release the hostages and surrender. I even said  I would break the padlocks and I would personally go into the unit to take the hostages. Mr Toniho and Colonel Rodrigues followed all my talks   with the teenagers inside. After about 15 minutes, at about 11.50, the teenagers opened the doors, released the hostages and let me go inside. I went inside alone. I asked Colonel Rodrigues not to accompany me in this first moment.

 In front of the body of the teenager who had been killed I got angry with them. I said another time that I would never accept such a barbarism, that life is a gift from God and nobody has the right to take someone’s life.

Then with calm I told the teenagers to withdraw in their cells and I let them know that there would be the search from the Special Mission Battalion.

I realised immediately that the rebellion had involved only some cells of the UNIP. The UNIS and four cells of the UNIP had not participated in it. I went out of the unit and asked that the troops did not exaggerate during the search, without asking the teenagers to undress; I also asked the search to take place only in the UNIP, with respect for the teenagers who had not got involved.

The troops went into the UNIP and ordered the teenagers, cell by cell, to keep their hands on their heads with their faces against the wall. Then the soldiers began to search the teenagers ordering them to go, always in small groups, to the other wall of the yard, taking off all their clothes, remaining completely naked.

I protested, remembering the agreement we had made. The Undersecretary of Justice told me not to interfere because those were the procedures of the troops. I had my protest registered and I remained silent, following all the search sitting down.

Even though they had already been searched, the teenagers had to remain seated, with their faces against the wall and the hands on their heads, during all the period of the stay of the unit troops.

When the search of the teenagers of the UNIP was finished, it was the turn of the teenagers of the other units who, even though they had not participated in the rebellion, were subjected to the same treatment in the yard of the UNIP.

Once the search of all the teenagers was over, the soldiers started the one of the cells.

As usual, they destroyed the personal belongings, by turning everything upside down. At the end of everything, I insisted on going into the cells and I verified personally the confusion left by the soldiers.

At the moment of redistributing the teenagers in the cells, the presence of the prison   guards  was demanded in order to write down the teenagers’ names, cell by cell. The guard cried the number of the cell and the teenagers who lived there got up, with their hands on their heads. It was there that the major conflict started. All the soldiers who were in the UNIS went up to the UNIP and started to cry, ordering the teenagers to run, in groups, to their cells. Moreover, some soldiers beat the sticks to the ground with violence, as an evident sign of intimidation.

I complained saying that it was not necessary they should run. I asked the teenagers to be allowed to walk and the policemen to stop shouting. It was at that moment that the lieutenant who was in command of the operation asked me to go away, because I was disturbing his work.

I answered that his work was not to humiliate the teenagers, but to search them and send them back to their cells, by respecting the limits of the law. The lieutenant asked me to go, but I did not accept. He went out to call Colonel Rodrigues so that he would tell me to go. The colonel asked me very politely to be calm. The lieutenant said he would not continue the operation unless I would go out. Besides, he ordered the teenagers who were still in the yard to get up and go to the wall, with their arms stretched upwards.

I decided to sit down and keep silent, saying I would write a report on everything that was happening and I would inform the State authorities. The lieutenant replied that he was not interested at all in this report and that I could send it to anyone, because he was not worried about it.

I remained seated, in front of that ridiculous show of the policemen who cried in the ears of the teenagers so that they would run to their cells.

The lieutenant, who was completely out of control, passed from one cell to the other and asked the teenagers who had already been settled in to stand up, with their faces against the back wall of the cell. At a certain moment he took out of his belt an aerosol of irritant spray and started to sprinkle it in the cells and against the teenagers sitting in the yard. He did the same with those who, under the shouts of the policemen, were running to their cells. In front of that gesture, I protested again. All the policemen were covering my voice with their screams. The dogs, kept very close to the teenagers, were more and more frightened. They barked a lot and tried to bite the teenagers.

I insisted that Colonel Rodrigues should do something, but he did not do anything.

I went out to ask Silvana ( the president of ICAES) and Mr Toniho(the technical director) for help.

They listened to me immediately, but when we arrived at the entrance door two policemen prevented us from entering saying that by order of the lieutenant nobody could go inside. The policemen themselves were going out of the unit because they could not bear the irritant gas any more. The teenagers were coughing a lot, some of them were sick. My throat was irritated and my eyes red. I went with the directors down –up to the coordination room, from which by telephone I contacted the representatives of other organizations so that they would request the State authorities to intervene.

Therefore the Secretary and the Undersecretary of Justice arrived to the unit and later the Secretariat of Social Action.

 

 

FINAL CONSIDERATIONS

 

I strongly condemn the death of Ronilson, who was barbarously murdered by some colleagues of the custody unit. As I said to the teenagers, I protest against any form of violence, independently from the authors and from any reasons.

The situation had already been controlled before the entrance of the troops. The teenagers were gathered in their units. There was no clash. Therefore, the troops had just to search the teenagers and their cells.

During all the action in the units, the policemen were aggressive, they used vulgar expressions, they were ironic and they humiliated the teenagers. When they were taking off their clothes, a soldier humiliated a boy saying that he was wearing women’s panties.

During the operations some soldiers commented loudly on the Children and Adolescents’ Statute, on the concessions given to the teenagers, on the role of the organisations of the human rights in order to provoke me. I respect the right of anybody of expressing his own opinion, but that was neither the right moment nor the right place.

The troops must do their duty within the law limits, independently of the fact that the soldiers agree or not. Besides, the lieutenant went on saying that once the troops have been called, they have to act their way. The troops cannot act the way they prefer, but in agreement with the law. In the law there is no room for violence or humiliation.

Soldiers are state officers. They cannot lose their moral dignity and above all they cannot put on

the same attitudes as the teenagers. Even though they were in front of a “criminal” or an “animal”, as they went on saying all the time, they have to behave as state officers.

Nobody has given the troops the liberty of punishing. Punishment is under the competence of the direction of the unit, together with the judge. The troops have the duty of avoiding escapes, calming down rebellions and doing researches and searches.

Unlike what was reported by the press, I was not called by the teenagers but by the technical director who, in the ICAES, represents the State. I went to the units to accomplish the mission of helping the state to release the hostages , avoiding any conflicts and above all any acts of violence at the expenses of anyone. I accomplished my mission by imposing my moral authority on the teenagers.

The teenagers listened to my requests without having to negotiate with them. During the negotiations none of the teenagers was disrespectful. On the contrary, the state officers (some policemen of the troops) were disrespectful with a vulgar violent truculent action under my eyes, without any necessities, since the teenagers had already surrendered.

I must admit that, if from one side there was respect towards me from the teenagers who for the policemen are “animals”, from the other side I cannot say the same from some military policemen.

Finally I want to underline that, in other operations that I accompanied, the troops had behaved in an excellent way. Therefore it is possible to station to the units, should it be necessary, people with an emotional control sufficient to carry out their valid task within the law limits.

This experience gave me the possibility of verifying the truth of the statements that are made by the teenagers as to the behaviour of the Special Mission Battalion, statements which correspond also to those made by the staff inside the penitentiary system.

Hence the necessity of establishing that, when possible, members of organisations of defence of the rights of the human person can accompany the action of the troops in order to avoid excesses and to preserve the troops from false accusations of the teenagers.

 

 

Vitòria, 8th October 2003                                                       Pe. Savério Paolillo

                                                                                                     Pastoral do Menor

 

 

Also in consequence of this denunciation (probably the last straw), p. Saverio is at present threatened of death.

 

The Pastoral do Menor and the Movements for the Human Rights, together with the Justice Secretariat, are making proposals towards a pacific solution of the conflicts in the units:

 

1.     granting the visit of the relatives of the people under arrest on Sundays, starting from 26th October 2003.

2.     installing water taps to grant drinkable water to the people under arrest .

3.     separating immediately UNIS and UNIP

4.     increasing the number of hours for the “air times”.

5.     transferring  the control of ICAES to the Secretariat of Work and Social Action.

 

 

The associations subscribers of this appeal in favour of p. Saverio and of these proposals are:

 

Arquidiocese de Vitória, MNDH - Movimento Nacional de Direitos Humanos, CADH

Centro de Apoio aos Direitos Humanos do Espírito Santo, CDDH

Centro de Defesa dos Direitos Humanos de Serra,  CDDH de Vila Velha

CPDDH de Cariacica e de João Neiva,

CJP – Comissão de Justiça e Paz da Arquidiocese de Vitória, Pastoral Carcerária da Arquidiocese de Vitória, Pastoral do Menor da Arquidiocese de Vitória, Cáritas Arquidiocesana de Vitória, Missionários Combonianos, Centro de Defesa da Criança e Adolescente “Jean Alves da Cunha”, Irmãs Milicianas, CDDH REGIONAL SUL “ PEDRO REIS”, Associação de Mães e Familiares de Vítimas da Violência, Centro de Estudo da Cultura Negra, Conselho Estadual de Direitos Humanos, Comissão de Direitos Humanos da Assembléia Legislativa, Comissão de Direitos Humanos da Câmara Federal, Associação de Pastores Evangélicos da Grande Vitória, Aliança Evangélica Brasileira, Conselho Nacional de Igrejas Cristãs, Comitê pela ética e combate à corrupção de Itapemirim, Fórum Evangélico de São Gabriel da Palha , Movimento Trabalhadores Rurais Sem Terra, Movimento Nacional de Meninos e Meninas de Rua, Fórum Reage Espírito Santo.

 Here is the letter to be sent to the relevant authorities, in which we communicate that we have learnt about the facts and ask that the person of p. Saverio is protected and the violence of the police is punished and checked.

Remember to put the date and the place of origin, sign also this letter and then send it to:

 

Luiz Moulin  gabinete@sejus.es.gov.br
Rodney Miranda secretario@sesp.es.gov.br
Paulo Hartung governador@es.gov.br

Centro de Defesa dos Direitos Humanos: cddh@terra.com.br

 

Prezado senhor,

estamos acompanhando com muita preocupação a situação de violência na UNIP e UNIS de Cariacica - ES - e ficamos assustados pela impreparação e agressividade fora dos limites da lei por parte do Batalhão de Missões Especiais na operação do dia 7 de Outubro 2003. Estamos tambèm preocupados pela vida do pe. Xavier Paolillo, que recebeu outras ameaças de morte, provavelmente em seguida à atuação de defesa dos direitos humanos naquela e em outras ocasiões.

Pedimos portanto que as autoridades reajam e garantam a resolução nãoviolenta dos conflitos, protejendo a vida de quem se oferece como observador e mediador nessas operações.

Gratos, esperamos uma resposta e uma ràpida mudança.

 

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