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News Autogestite26-04-06
:: Chernobyl 20 anni dopo   PDF  Stampa  E-mail 

Chernobyl e la nube radiottiva, 20 anni dopo
di Beatrice Montini da http://www.unita.it

Per saperne di più puoi consultare: Cernobyl, il costo umano di una catastrofe rapporto di GreePeace ai 20 anni dall'incidente

Mostra fotografica on-line per fare memoria del disastro nucleare di Chernobyl

 La storia è nota. Nella notte del 26 aprile 1986, per l'esattezza all'1 e 23, due esplosioni successive nel reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, rilasciano 11 miliardi di miliardi di baquerel di radioattività. Per capire: un valore circa 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori. Le radiazioni contaminano un'area tra Russia, Birlorussia ed Ucraina grande circa il doppio dell'Irlanda.

Nei primi giorni dopo le esplosioni muoiono 6 pompieri, 24 dipendenti, 4 piloti di elicotteri e 31 “liquidatori”. Ossia gli uomini delle squadre di soccorso che, una volta domato l'incendio (e ci vollero 10 giorni) si occuparono di raccogliere le macerie radioattive, radunarle sopra ciò che era rimasto del reattore esploso e coprire tutto il più in fretta possibile. Si trattava soprattutto di militari chiamati in servizio un po' da tutte le Repubbliche dell'Urss. Ma anche contadini, operai, studenti e chiunque fosse abile: dai 300mila agli 800mila uomini.

Nel frattempo, nel raggio di 30 chilometri dalla centrale, venivano evacuate circa 130mila persone. Fra queste i 50mila abitanti della cittadina di Pripjat che non sono più potuti tornare nelle loro case. E che comunque, benché la cittadina si trovasse a soli 18 km dalla centrale e fosse stata letteralmente avvolta dalla nube radioattiva, vennero allontani solo due giorni dopo l'esplosione.

Ma le vittime di Chernobyl non si fermano qui. Si calcola che dall'86 il disastro di abbia causato la morte di circa 150mila persone. Ad uccidere, di anno in anno, è quello che in gergo viene chiamato il fall-out radioattivo, la contaminazione della terra, del cibo, dell'acqua causata dall'eplosione che ha interessato oltre 1500 chilometri quadrati di territorio dell'ex Unione Sovietica.

In primis la Bielorussia. Qui la ricaduta radioattiva (il 70% del totale) ha contaminato il 23% del territorio. «Se nell'86 ci fu una enorme responsabilità del governo dell'ex Urss che non avvertì la popolazione di quello che stava accadendo e mandò a morire senza nessuna precauzione migliaia di liquidatori - spiega all'Unità on line Angelo Gentili responsabile del “Progetto Cernobyl” di Legambiente - oggi ci sono altrettante responsabilità del governo Bielorusso, ma anche della comunità internazionale, che non fa niente per queste popolazioni».

Ancora oggi circa 7 milioni di persone sono infatte esposte al rischio delle radiazini. La maggiore fonte di pericolo, allora come oggi, viene dal cibo e le principali vittime sono i bambini. L'Aiea (Agenzia Onu per l'energia atomica) ha ufficialmente censito 1800 casi di cancro alla tiroide nei bambini che all'epoca dell'incidente avevano un'età compresa tra i 0 e 14 anni. «La popolazione vive letteralmente ai limiti della decenza- spiega ancora Gentili - continua a mangiare cibi radioattivi e a vivere in zone altamente contaminate.

Nonostante questo il governo bielorusso pensa addirittura di ripopolare le zone che vennero evaquate subito dopo l'esplosione mentre quello di cui ci sarebbe bisogno sono investimenti per la prevenzione e il monitoraggio della salute di queste persone. Senza dimenticare che, come Hiroshima e Nagasaki insegnano, gli effetti maggiori dell'esplosione nucleare si vederenno soprattutto nei prossimi anni».

Anche se la centrale è stata definitivamente chiusa il 15 dicembre del 2000, a 20 anni da quella tragedia Chernobyl è ancora una vera e propria bomba ad orologeria. «La situazione più grave è quella del “sarcofago”, la struttura protettiva con cui è stata ricoperto il reattore esploso - spiega Gentili - Ci sono buchi e crepe un po' ovunque e il tetto rischia letteralmente di crollare».

Secondo il rapporto di Legambeinte Chernobyl, trent'anni dopo, il sarcofago (costruito in tutta fretta nei mesi sucessivi all'incidente e destinata a durare per circa 30 anni) oggi presenta circa 100 metri quadri di crepe e fessure dalle quali, ogni anno, si infiltrano circa 2200 metri cubi di acqua piovana. All'interno si trovano ancora circa 180 tonnellate di combustibile radioattivo.


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