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News Autogestite26-03-06
:: Rapporto / Integrazione immigrati: Integrati!... Tiziana Cavallo   PDF  Stampa  E-mail 

Integrati!
Tiziana Cavallo

Al primo posto per potenziale di integrazione degli immigrati in Italia c’è il Veneto. Seguita da Marche, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. Ultima la Campania. Un Rapporto misura il grado di integrazione dei cittadini stranieri nelle regioni italiane.


La regione Veneto – seconda in graduatoria nel precedente Rapporto - conquista la prima linea scalzando dalla vetta la Lombardia, che anzi finisce il sesta posizione come si può notare nella tabella di seguito riportata.

 

Differenze in graduatoria tra Terzo e Quarto Rapporto CNEL: prime 10 Regioni:

 

 

Terzo Rapporto

CNEL (2004)

Quarto Rapporto

CNEL (2005)

Punti

assegnati

Fascia

di graduatoria

1. Lombardia

1. Veneto

1.542

Massima

1.327-1.500

punti

2. Veneto

2. Marche

1.504

3. Emilia Romagna

3. Emilia Romagna

1.502

4. Toscana

4. Trentino Alto Adige

1.462

5. Piemonte

5. Friuli Venezia Giulia

1.426

6. Marche

6. Lombardia

1.420

7. Friuli Venezia Giulia

7. Piemonte

1.285

Alta

1.112-1.326

punti

8. Lazio

8. Umbria

1.209

9. Trentino Alto Adige

9. Valle d’Aosta

1.191

10. Liguria

10. Toscana

1.111

Media

896-1.111 pp.

FONTE: CNEL/Dossier Statistico Immigrazione. Quarto Rapporto sugli indici di integrazione

 

 

È ciò che emerge dal quarto Rapporto sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, elaborato dall’équipe del Dossier statistico Immigrazione Caritas/Migrantes su incarico del CNEL - Organismo Nazionale di Coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri.

Presentato ufficialmente il 22 marzo scorso è stato introdotto dal presidente del Cnel Antonio Marzano, il Rapporto (un'indagine statistica che ha messo in rapporto le 103 province italiane) mette tra le priorità un’efficace e condivisa programmazione dei flussi, una flessibilità rigorosamente governata, tipologie di permessi di soggiorno rispondente alle esigente del mercato del lavoro e alla natura strutturale del fenomeno immigratorio, il superamento delle rigidità che rendono precaria la presenza legale; una nuova regolamentazione della cittadinanza.

 

I dati del Rapporto sono del 2003 quando la cifra stimabile di popolazione straniera in Italia si attestava sui 2 milioni e seicentomila.

Tre i fattori statisticamente registrabili connessi con l’integrazione: polarizzazione ovvero consistenza della presenza, stabilità sociale e inserimento lavorativo. Ciascuno dei fattori è stato, poi, diviso in sette indicatori statistici che hanno permesso di stilare alcune graduatorie interessanti basate su aspetti sociali come quella che pubblichiamo di seguito.

 

 

Graduatorie integrazione per province: le prime 11

1

Treviso

1.356,1

2

Pordenone

1.295,9

3

Reggio E.

1.283,2

4

Brescia

1.271,7

5

Vicenza

1.269,4

6

Prato

1.239,3

7

Lodi

1.235,5

8

Cremona

1.230,3

9

Bergamo

1.207,8

10

Parma

1.204,6

11

Trento

1.200,7

FONTE: CNEL/Dossier Statistico Immigrazione. Quarto Rapporto sugli indici di inserimento

 

 

Al primo posto tra le province troviamo, quindi, Treviso. Fatto che riflette la graduatoria delle regioni. Il primo posto del Veneto non stupisce anche perché nel 2003 il tasso di disoccupazione è stato tra i più bassi in Italia e una nuova assunzione su cinque ha riguardato un immigrato.

Interessante osservare il secondo posto tra le regioni per le Marche, area di medie dimensioni, che precede due regioni ‘forti’ come Trentino Alto Adige e Emilia Romagna. In quest’ultima regione si segnala un notevole tasso di scolarizzazione dei giovani immigrati in età da scuola superiore confermando la buona performance sei servizi educativi dell’area. New entry tra le prime dieci regioni sono Umbria e Valle d’Aosta che nel Terzo Rapporto coprivano posizioni più basse mentre escono dalla top ten Lazio e Liguria.

 

Il Lazio è tredicesimo anche a causa di una elevata diffusione del lavoro nero seppure si stiano riscontrando negli ultimi periodo numerose e positive iniziative imprenditoriali degli immigrati.

 

L’integrazione è maggiore nelle regioni del nord – e questo non è cambiato rispetto al precedente rapporto – mentre basso è l’indice nelle zone del sud e delle isole “non tanto per la scarsa qualità dell’accoglienza – si legge nel commento ai dati – quanto per la precaria situazione economica e occupazionale con la conseguente penuria di risorse, che privano il territorio di quella grande attrattiva che potrebbe esercitare anche nei confronti dell’insediamento immigratorio, oltre che per l’elevata diffusione del sommerso”.

 

L’ultimo posto della Campania si spiega con la “netta differenza tra immigrazione urbana e periferico-rurale legata anche alle diverse opportunità di inserimento lavorativo”.

 

In occasione della presentazione del Rapporto, Giorgio Alessandrini presidente vicario dell’Organismo Nazionale di Coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri, ha sottolineato che per l'integrazione degli immigrati in Italia “è urgente una coerente politica nazionale che in questi anni è mancata, da cui dipende la prospettiva di una nuova società ordinata e coesa, che tenga conto dei problemi esistenti che sono maturi, al di là di chi vincerà le prossime elezioni”.


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