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La Carovana 2004/Presentazione Carovana della pace 200401-09-04
:: Huipalas: simbolo di r-esistenza, impegno e convivialitą   PDF  Stampa  E-mail 

 

HUIPALAS

Sciarpetta indigena ecuadoriana
simbolo di R-esistenza, Impegno e Convivialitą

 

La Whipala e la Carovana della Pace

Perchč questo segno di resistenza indigena?

Il doppio arcobaleno di cui la Whipala č tessuta č segno dell'alleanza di tutte le comunitą di resistenza indigena. Riceverla in dono comporta la condivisione della lotta.

"Non e' un caso che la bandiera indigena delle Ande renda omaggio alla
diversita' del mondo. Secondo la tradizione e' una bandiera nata
dall'incontro dell'arcobaleno femmina con l'arcobaleno maschio, e questo
arcobaleno della terra, che nella lingua indigena si chiama tessuto del
sangue fiammeggiante, ha piu' colori dell'arcobaleno del cielo". (Eduardo Galeano)

Nella sciarpa, i colori non sono ben definiti, ma ugualmente distinti e intrecciati da un filo rosso che li unisce. E’ la stessa identitą indigena attraverso le differenti etnie, č la "convivialitą delle differenze", condizione di partenza per costruire assieme la pace.

La sciarpetta della resistenza indigena č da anni simbolo chiave della Carovana della Pace promossa dalla Famiglia Missionaria Comboniana.
In cammino attraverso l’Italia, con testimoni del sud del mondo, la Carovana ascolta i segni e i sogni di pace che gią esistono nel territorio e li intreccia con le esperienze e la lotta dei popoli del sud del mondo.

Alle radici della sua storia...

La Wiphala č il simbolo dell' identificazione nazionale e culturale delle Ande Amazzoniche e l'emblema della nazione collettivista e armonica.
Appartiene alla nazione originaria Quishwa-Aymara, Guarani e a tutto il popolo discendentre Inca. Fu infatti l'emblema nazionale della civilizzazione andina, prima e durante il periodo incaico, piś di 2000 anni fa. Ce lo dimostra, ad esempio, il ritrovamento di resti di tessuto in varie regioni del regno di Tawantinsuyu, che oggi comprende Ecuador, Perś e Bolivia.

La Wiphala č la rappresentazione delle attivitį quotidiane dell'uomo andino, collocate nel tempo e nello spazio. Nei secoli passati la Wiphala veniva utilizzata nelle attivitį agricole, durante le feste solenni, durante le cerimonie e ad ogni appuntamento comunitario dell'uomo andino.

Nell'antica lingua aymara-qhishwa il termine " Wiphala " significa "bandiera". Etimologicamente "wiphay" č il grido di trionfo, ancor oggi utilizzato durante le feste solenni e gli atti cerimoniali; mentre "lapx-lapx" sta a significare "prodotto per effetto del vento", da cui deriva il termine "lapaqui"che si riferisce al movimento di un oggetto flessibile.
Il nome Wiphala nasce dall'unione di "wiphay" e "lapx", in cui si č persa la "px" a beneficio di una pronuncia piś fluida.

Cosķ come insegna la tradizione andina, la wiphala viene issata ad ogni appuntamento comunitario, durante le riunioni, in occasione dei matrimoni o della nascita di un bambino all'interno della comunitį, quando si celebra il taglio dei capelli di un bambino (battesimo andino), durante i funerali etc.
La Wiphala sventola anche durante le cerimonie civili della Marka (popolo), durante i festeggiamenti di ricorrenze storiche, nel "K'illpa"(festa cerimoniale dell'allevamento) e ogni volta che avviene un passaggio di autoritį nel governo della comunitį.

Viene utilizzata, inoltre, durante danze e balli, come nella festa di Anata o Pujllay, e durante il lavoro nei campi con o senza buoi, per mezzo dell' ayni, la mink'a, el chuqu y la mit'a; sventola nei festeggiamenti che accompagnano la conclusione di un lavoro, come, ad esempio, la costruzione di una casa, e in ogni attivitį comunitaria del Ayllu e Marka.

I colori della Wiphala

ROSSO: rappresenta il pianeta Terra (aka-pacha), č l'espressione dell'uomo andino nella sua realizzazione intellettuale, nalla filosofia cosmica, nel pensiero e nella conoscenza dei Amawtas.
ARANCIONE: rappresenta la societį e la cultura, č l'espressione della cultura, della preservazione e della procreazione della specie umana, considerata come la piś alta ricchezza della nazione. La salute e la medicina, la formazione e l'educazione, il dinamismo della giovinezza e la pratica culturale, tutto č simboleggiato da questo colore.
GIALLO: rappresenta l'energia, la forza (ch'ama-pacha); č l'espressione dei principi morali dell'uomo andino, della dottrina della Pacha-kama e della Pacha-mama, ovvero del dualismo (chacha-warmi), le leggi, e le norme che regolano la vita collettiva di fraternitį e di solidarietį umana.
BIANCO: rappresenta il tempo e la dialettica (jaya-pacha); č l'espressione dello sviluppo, della trasformazione permanente del Qullana Marka sulle Ande, del progresso della scienza e della tecnologia, dell'arte, del lavoro intellettuale e manuale che dį vita alla reciprocitį e all'armonia all'interno della struttura comunitaria.
VERDE: rappresenta l'economia e la produzione andina; č il simbolo della ricchezza naturale della Terra in superficie e nel sottosuolo; rappresenta la terra e il territorio, la produzione agricola, la flora, la fauna e ogni giacimento idrico e minerario.
BLU: rappresenta lo spazio cosmico, l'infinito (araxa-pacha); č l'espressione del sistema stellare, dell'universo e degli effetti naturali che provoca sulla terra, dell'astronomia, della fisica, della legge di gravitį e delle dimensioni dei fenomeni naturali, cosģ come dell'organizzazione socio-economica, politica e culturale.
VIOLA: rappresenta la politica e l'ideologia andina; č l'espressione del potere comunitario e armonico delle Ande come strumento dello stato, e della struttura del potere come istanza superiore. Il viola rappresenta le organizzazioni sociali, economiche e culturali e l'amministrazione del paese e del popolo.

I colori si propagano dal raggio di sole, al discomporsi del bianco (kutukutu) nei sette colori dell'arcobaleno (kurmi). Gli antenati dell'uomo andino hanno sempre fatto riferimento all'arcobaleno per ideare la composizione, la struttura e l'organizzazione della societį comunitaria e armonica delle Ande.

NB: se vuoi ricevere una Whipala, insieme al libro sulla Carovana della Pace, scrivi a gimpadova@giovaniemissione.it 


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