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News Autogestite28-05-07
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IL PRINCIPIO RESPONSABILITÀ DI HANS JONAS

di MARINO RUZZENENTI

(fonte Missione Oggi http://www.saveriani.bs.it/Missioneoggi/arretrati/2007_05/dossier/dossier2.html)  

Era il 1979 quando Hans Jonas (1903-1993), filosofo fra gli iniziatori del dibattito bioetico, pubblicava il suo classico: Il principio responsabilità (Einaudi 1990, 1993 e 2002). Testo quanto mai tempestivo, anticipatore di una riflessione che, con difficoltà, sta ancora proseguendo. Da poco - inizi anni ‘70 - alcuni studiosi, nei vari campi, avevano posto per la prima volta in maniera chiara e documentata il problema dei limiti della crescita esponenziale dell’economia mondiale sia sul versante delle risorse naturali non rinnovabili sia dell’inquinamento indotto nell’ambiente. L’umanità veniva richiamata alla realtà di un "mondo finito" con cui doveva prima o poi fare i conti, cercando di ricostruire uno "stato di equilibrio globale" con il pianeta che l’ospitava. Per la prima volta si metteva in rilievo come le scelte produttive e di consumo della minoranza che abitava i Paesi industrializzati spezzassero i cicli chiusi in equilibrio della natura: sia sottraendo quantità eccessive di risorse che la natura non era in grado di ricostituire sia turbando gli equilibri immettendo nell’ambiente inquinanti che la natura stessa non riusciva a "digerire". Insomma, proseguendo con quel tipo di sviluppo tecnologico e industriale, sarebbero state minacciate, in un futuro neppure lontano, le stesse basi della vita umana sul pianeta.
Ed è esattamente da questa constatazione che partiva Jonas, dalla novità "ontologica" di un uomo che, grazie alla scienza e alla tecnica, era diventato per la natura più pericoloso di quanto un tempo la natura fosse per lui, e dalla conseguenza immediata di questa inedita forza distruttiva dell’uomo nei confronti della natura. Si tratta di una contraddizione antagonistica, della frattura drammatica tra il mondo e l’umanità di oggi e il mondo e l’umanità di domani, potenzialmente privati delle stesse condizioni biologiche necessarie alla propria sopravvivenza.


 

IL RAPPORTO CON LE GENERAZIONI FUTURE
Muovendo da questa diagnosi, Jonas va alle radici filosofiche del problema della responsabilità, che, in questa nuova situazione, non concerne soltanto la sopravvivenza e la dignità della specie intesa come convivenza degli attuali esseri umani, ma anche l’unità e la continuità della specie, quindi il rapporto con le generazioni future. Jonas rileva l’insufficienza dell’etica tradizionale, dell’imperativo categorico kantiano: "Agisci in modo che anche tu possa volere che la tua massima diventi legge universale". Imperativo che concerne i rapporti diretti dell’uomo con l’uomo e che si alimenta della reciprocità. Ma quali rapporti possiamo intrattenere con le generazioni future (non ancora esistenti), e quale reciprocità di comportamenti possiamo attenderci da esse, se, allora, noi non esisteremo più?
Tuttavia Jonas, partendo dal presupposto che l’uomo ha comunque il dovere di far sua la propria volontà di autoaffermazione dell’essere, pronunciando il proprio sì nei confronti della vita, individua nel principio responsabilità questa disponibilità a favorire il diritto alla vita, non più solo dei contemporanei, ma anche di quelli che verranno in futuro.
E il superamento necessario della reciprocità, Jonas lo attinge da un archetipo preesistente, quello della cura parentale dei figli, dei neonati, che si rivolge alla vita fin dal suo grado estremo di indigenza e vulnerabilità. È evidente che questo nuovo imperativo riguarda molto di più la politica pubblica che non il comportamento privato ed evoca un’altra coerenza: non quella dell’atto con se stesso, ma quella dei suoi effetti ultimi con la continuità dell’attività umana nell’avvenire.
L’elaborazione di Jonas, al di là della sua intrinseca forza argomentativa, ha comunque avuto riflessi importanti sul successivo dibattito relativo ad etica, scienza e natura. Il tema della responsabilità verso le "generazioni future" ed i loro diritti ad una vita dignitosa ha posto non pochi problemi ai fondamenti e presupposti della scienza e della tecnologia, ma anche dell’economia, della politica e della stessa idea di democrazia, così come si erano definiti nel corso della modernità. Da qui la straordinaria fecondità del "principio responsabilità" di Hans Jonas.
CHI È HANS JONAS
È nato a Mönchengladbach, Germania, nel 1903. Ha studiato filosofia e teologia a Friburgo, Berlino, Heidelberg e Marburg, dove ha seguito i corsi di Husserl, Heidegger e Bultmann. Sotto la loro guida ha intrapreso i suoi studi sullo gnosticismo sfociati ne La religione gnostica, opera composta tra il 1934 e il 1954 e considerata ancora oggi un contributo fondamentale sull’argomento.
Nel 1949 parte per il Canada dove insegna nelle Università di Montreal e Ottawa e poi e, tra il 1955 e il 1976, alla New School for Social Research a New York. Nel 1979 pubblica Il principio responsabilità. Quest’opera ottiene un successo incredibile, è considerata un raro best seller filosofico; infatti, nonostante le sue 300 pagine, nella sola Germania si sono venduti 200.000 esemplari. È morto nel 1993.

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