Premessa: 5 giugno 1967, scoppia la “Guerra dei 6 giorni” A seguito del blocco dello stretto di Tiran per le navi e le merci israeliane, imposto dal gover no egiziano, l’aviazione israeliana coglie di sorpresa gli egiziani distruggendone l’intera aviazione. Lo stesso giorno gli israeliani distruggono anche le forze aeree giordane e nei giorni successivi occupano la Striscia di Gaza e il Sinai (Egitto), la Cisgiordania e Gerusalemme est (Giordania), e il Golan (Siria) (vedi colori corrispondenti nella mappa a lato). Il 10 giugno il conflitto viene interrotto con l’intervento dell’ONU che media il “cessate il fuoco”. Il 22 giugno il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approva la Risoluzione 242, che chiede a Israele di ritirare le proprie forze armate dai territori occupati durante il conflitto. Viene istituita la cosiddetta Green Line che dovrebbe delimitare i territori destinati alla creazione dello Stato Palestinese (La Cisgiordania con Gerusalemme est e la Striscia di Gaza – vedi mappa dettagliata più in basso). Settembre 1993 Avvio del primo processo di pace. Dopo sei mesi di negoziati segreti a Oslo (Norvegia), Israele e l’Organizzazione di liberazione della Palestina (Olp) firmano, il 13 settembre 1993, a Washington un accordo di riconoscimento reciproco. L’accordo prevede le modalità e il calendario di un periodo provvisorio di cinque anni di autonomia dei Territori palestinesi. Maggio 1994-settembre 1995 I ritardi si accumulano. L’accordo sull’autonomia di Gaza e Gerico è approvato al Cairo (Egitto), nel maggio 1994. Questa data segna l’inizio del periodo di autonomia, che sarebbe dovuto terminare al più tardi il 4 maggio 1999. Il 28 settembre 1995 viene firmato in ritardo un nuovo accordo provvisorio (Oslo II) sull’estensione dell’autonomia in Cisgiordania e sulla divisione della Cisgiordania in tre zone. Solo la zona A, che include sei città evacuate da Israele fra il 13 novembre e il 21 dicembre, oltre a Gerico, già autonoma, si trova sotto l’effettiva autorità palestinese. L’inizio dei negoziati sullo status definitivo dei Territori è fissato al più tardi per il 4 maggio 1996. Gennaio 1997-settembre 1999 Nuovi negoziati. Il ritorno della destra israeliana al potere, nel 1996, complica il processo di pace. Nell’ottobre 1998 l’accordo di Wye River, detto “Wye I”, precisa un calendario di smobilitazione dell’esercito israeliano rimasto in sospeso e la liberazione dei prigionieri politici. Tuttavia l’accordo non riceve applicazione concreta. Il 4 settembre 1999, il primo ministro israeliano Ehud Barak e il presidente dell’autorità palestinese Yasser Arafat firmano il memorandum di Sharm el Sheikh, detto “Wye II”. In novembre prendono il via dei negoziati sullo status finale, ma senza discussioni significative. Luglio 2000-gennaio 2001 Fallimento a Camp David e a Taba. Nel 1999 le due parti si impegnano ad arrivare a un accordo finale entro il 13 settembre 2000. Si assiste così a una serie d’incontri fallimentari. Dall’11 al 25 luglio 2000, a Camp David (Stati Uniti), le due parti fanno notevoli concessioni, ma le discussioni si bloccano sul problema dei profughi e sulla sovranità dei luoghi santi di Gerusalemme. Tre mesi dopo, il 16 e 17 ottobre 2000, il vertice di Sharm el Sheikh si conclude con un semplice impegno delle due parti a prendere delle “misure di distensione”, mentre riprendono gli scontri. Dal 18 al 28 gennaio 2001 le due parti si ritrovano a Taba, sempre in Egitto. Le divergenze sembrano ridursi ma gli israeliani, in piena campagna elettorale, interrompono le discussioni. Barak è sconfitto da Ariel Sharon nelle elezioni del 6 febbraio. Maggio 2001-marzo 2002 Nuovi tentativi. Creata a Sharm el Sheikh, la commissione d’inchiesta internazionale sulle cause dell’Intifada chiede, nel maggio 2001, la fine “senza condizioni” di tutte le violenze e il “blocco di nuovi insediamenti” prima del ritorno ai negoziati. In giugno il direttore della Cia, George Tenet, viene inviato nella regione per promuovere la ripresa della cooperazione sulla sicurezza fra le due parti. Le due iniziative rimangono senza seguito. 29 marzo 2002 Inizia “l’operazione muro difensivo”: l'esercito di Israele invade Ramallah e circonda la Mukata, quartier generale di Arafat che vi rimane prigioniero. Comincia la rioccupazione militare delle città palestinesi. Giugno 2002 La “road map”. L’attività negoziale riprende con il discorso del presidente americano George Bush del 24 giugno 2002. Bush chiede ai palestinesi di “cambiare dirigenti” e, sulla base di queste condizioni, ritiene possibile la creazione di uno stato palestinese. Nel dicembre 2002 una “road map” redatta dal Quartetto (Stati Uniti, Unione europea, Nazioni Unite e Russia) prevede la creazione, in tre fasi, di uno stato palestinese entro il 2005. Questo documento viene pubblicato il 30 aprile 2003. La prima fase, che avrebbe dovuto realizzarsi nel maggio 2003, viene lanciata al vertice di Aqaba (Giordania) il 4 giugno, ma le discussioni segnano il passo e l’applicazione di questo piano di pace si interrompe con le dimissioni del primo ministro palestinese Abu Mazen il 6 settembre. IL MURO DI SEPARAZIONE La costruzione del muro israeliano di separazione ha avuto inizio il 16 Giugno 2002. Per la maggior parte la barriera, che ultimata dovrebbe superare i 750 Km, e’ costituita da un muro in cemento alto 8 metri, fossati, filo spinato e recinzione elettrificata; e’ dotato di numerose torri di controllo, sensori elettronici, sistemi di rilevazione termica e telecamere, torrette per i cecchini e strade per le vetture di pattuglia.
La mappa più recente del percorso del muro, ultimata nel FEBBRAIO 2005 rivela che una volta completato il quasi il 25% della popolazione della Cisgiordania sarà danneggiata attraverso perdita della terra, imprigionamento in ghetti, o isolamento in aree di fatto annesse ad Israele (mappa lato). Israele afferma che il muro e’ una struttura temporanea volta a separare fisicamente la Cisgiordania da Israele al fine di prevenire gli attacchi suicidi contro i cittadini israeliani. Comunque, la collocazione del muro (che in alcuni punti si spinge fino a 6 Km all’interno del territorio palestinese) e la lunghezza progettata (attualmente di 750 Km, nonostante il confine con Israele si limiti a meno di 200 Km), suggeriscono l’idea che si tratti di un altro tentativo di confiscare la terra palestinese, agevolare un’ulteriore espansione coloniale e ridisegnare unilateralmente i confini geopolitici, incoraggiando al tempo stesso un esodo palestinese dovuto all’impossibilita’ di sostentarsi attraverso la propria terra, di raggiungere le scuole e i posti di lavoro, di avere un accesso adeguato alle fonti d’acqua o recarsi nei centri di assistenza sanitaria. Spostando il confine Forse il muro non ha ricevuto la necessaria attenzione, principalmente perché si pensa che esso segua la Green Line – il confine internazionalmente riconosciuto che esisteva tra Israele e la Cisgiordania prima della guerra del 1967. In realtà, il muro non coincide affatto con la Green Line ma penetra profondamente nella Cisgiordania – in alcuni punti addirittura fino a 6 Km oltre la Green Line. Secondo il rapporto pubblicato nel Dicembre 2004 dal Palestinian Monitoring Group, solo il 9% della lunghezza totale del muro ad oggi calcolata (752 km), seguirà la Green Line. Sharon sta utilizzando il progetto per modificare unilateralmente il confine tra Israele e la Cisgiordania, riducendo ulteriormente il territorio palestinese e rendendo impossibile la realizzazione di un futuro Stato palestinese. Effetti del muro sulla vita della popolazione palestinese: Reddito: la coltivazione della terra è la fonte primaria di reddito nelle comunità Palestinesi situate lungo il percorso della barriera. Già con la prima parte del muro circa 6.500 persone hanno perso la loro fonte di reddito. Sorgenti d’acqua: il muro separa le fonti idriche dalle terre agricole. Alcuni villaggi perdono la loro unica fonte d’acqua Educazione ed altre forme di socialità: la barriera incide su tutti gli aspetti della vita che dipendono dal movimento, specialmente la salute ed il sistema educativo. Molti villaggi restano senza accesso ad una clinica o ad un ospedale. Insegnanti e studenti raggiungono con difficoltà le scuole. Enclaves: col completamento della prima parte di muro 14,000 abitanti di 17 villaggi saranno imprigionati fra il muro e la Green Line. E questo non include oltre 200,000 residenti di Gerusalemme est, i quali saranno totalmente isolati dal resto della Cisogiordania. Fonti: Internazionale (www.internazionale.it) Palestina online(www.palestinaonline.it) Palestinian Monitoring Group Anarchists Against the Wall |