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Sud del Mondo06-06-05
:: ISRAELE - PALESTINA: cronologia recente del conflitto   PDF  Stampa  E-mail 

CRONOLOGIA RECENTE

DEL CONFLITTO

ISRAELO-PALESTINESE

 

DA OSLO (1993) ALLA ROAD MAP (2003)

Premessa:
5 giugno 1967, scoppia la “Guerra dei 6 giorni”

A seguito del blocco dello stretto di Tiran per le navi e le merci israeliane, imposto dal governo egiziano, l’aviazione israeliana coglie di sorpresa gli egiziani distruggendone l’intera aviazione. Lo stesso giorno gli israeliani distruggono anche le forze aeree giordane e nei giorni successivi occupano la Striscia di Gaza e il Sinai (Egitto), la Cisgiordania e Gerusalemme est (Giordania), e il Golan (Siria) (vedi colori corrispondenti nella mappa a lato).

Il 10 giugno il conflitto viene interrotto con l’intervento dell’ONU che media il “cessate il fuoco”. Il 22 giugno il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approva la Risoluzione 242, che chiede a Israele di ritirare le proprie forze armate dai territori occupati durante il conflitto. Viene istituita la cosiddetta Green Line che dovrebbe delimitare i territori destinati alla creazione dello Stato Palestinese (La Cisgiordania con Gerusalemme est e la Striscia di Gaza – vedi mappa dettagliata più in basso).

Settembre 1993
Avvio del primo processo di pace. Dopo sei mesi di negoziati segreti a Oslo (Norvegia), Israele e l’Organizzazione di liberazione della Palestina (Olp) firmano, il 13 settembre 1993, a Washington un accordo di riconoscimento reciproco. L’accordo prevede le modalità e il calendario di un periodo provvisorio di cinque anni di autonomia dei Territori palestinesi.

Maggio 1994-settembre 1995
I ritardi si accumulano. L’accordo sull’autonomia di Gaza e Gerico è approvato al Cairo (Egitto), nel maggio 1994. Questa data segna l’inizio del periodo di autonomia, che sarebbe dovuto terminare al più tardi il 4 maggio 1999. Il 28 settembre 1995 viene firmato in ritardo un nuovo accordo provvisorio (Oslo II) sull’estensione dell’autonomia in Cisgiordania e sulla divisione della Cisgiordania in tre zone. Solo la zona A, che include sei città evacuate da Israele fra il 13 novembre e il 21 dicembre, oltre a Gerico, già autonoma, si trova sotto l’effettiva autorità palestinese. L’inizio dei negoziati sullo status definitivo dei Territori è fissato al più tardi per il 4 maggio 1996.

Gennaio 1997-settembre 1999
Nuovi negoziati. Il ritorno della destra israeliana al potere, nel 1996, complica il processo di pace. Nell’ottobre 1998 l’accordo di Wye River, detto “Wye I”, precisa un calendario di smobilitazione dell’esercito israeliano rimasto in sospeso e la liberazione dei prigionieri politici. Tuttavia l’accordo non riceve applicazione concreta. Il 4 settembre 1999, il primo ministro israeliano Ehud Barak e il presidente dell’autorità palestinese Yasser Arafat firmano il memorandum di Sharm el Sheikh, detto “Wye II”. In novembre prendono il via dei negoziati sullo status finale, ma senza discussioni significative.

Luglio 2000-gennaio 2001
Fallimento a Camp David e a Taba. Nel 1999 le due parti si impegnano ad arrivare a un accordo finale entro il 13 settembre 2000. Si assiste così a una serie d’incontri fallimentari. Dall’11 al 25 luglio 2000, a Camp David (Stati Uniti), le due parti fanno notevoli concessioni, ma le discussioni si bloccano sul problema dei profughi e sulla sovranità dei luoghi santi di Gerusalemme. Tre mesi dopo, il 16 e 17 ottobre 2000, il vertice di Sharm el Sheikh si conclude con un semplice impegno delle due parti a prendere delle “misure di distensione”, mentre riprendono gli scontri. Dal 18 al 28 gennaio 2001 le due parti si ritrovano a Taba, sempre in Egitto. Le divergenze sembrano ridursi ma gli israeliani, in piena campagna elettorale, interrompono le discussioni. Barak è sconfitto da Ariel Sharon nelle elezioni del 6 febbraio.

Maggio 2001-marzo 2002
Nuovi tentativi. Creata a Sharm el Sheikh, la commissione d’inchiesta internazionale sulle cause dell’Intifada chiede, nel maggio 2001, la fine “senza condizioni” di tutte le violenze e il “blocco di nuovi insediamenti” prima del ritorno ai negoziati. In giugno il direttore della Cia, George Tenet, viene inviato nella regione per promuovere la ripresa della cooperazione sulla sicurezza fra le due parti. Le due iniziative rimangono senza seguito.

29 marzo 2002
Inizia “l’operazione muro difensivo”: l'esercito di Israele invade Ramallah e circonda la Mukata, quartier generale di Arafat che vi rimane prigioniero. Comincia la rioccupazione militare delle città palestinesi.

Giugno 2002
La “road map”. L’attività negoziale riprende con il discorso del presidente americano George Bush del 24 giugno 2002. Bush chiede ai palestinesi di “cambiare dirigenti” e, sulla base di queste condizioni, ritiene possibile la creazione di uno stato palestinese. Nel dicembre 2002 una “road map” redatta dal Quartetto (Stati Uniti, Unione europea, Nazioni Unite e Russia) prevede la creazione, in tre fasi, di uno stato palestinese entro il 2005. Questo documento viene pubblicato il 30 aprile 2003. La prima fase, che avrebbe dovuto realizzarsi nel maggio 2003, viene lanciata al vertice di Aqaba (Giordania) il 4 giugno, ma le discussioni segnano il passo e l’applicazione di questo piano di pace si interrompe con le dimissioni del primo ministro palestinese Abu Mazen il 6 settembre.

IL MURO DI SEPARAZIONE

La costruzione del muro israeliano di separazione ha avuto inizio il 16 Giugno 2002. Per la maggior parte la barriera, che ultimata dovrebbe superare i 750 Km, e’ costituita da un muro in cemento alto 8 metri, fossati, filo spinato e recinzione elettrificata; e’ dotato di numerose torri di controllo, sensori elettronici, sistemi di rilevazione termica e telecamere, torrette per i cecchini e strade per le vetture di pattuglia.

La mappa più recente del percorso del muro, ultimata nel FEBBRAIO 2005 rivela che una volta completato il quasi il 25% della popolazione della Cisgiordania sarà danneggiata attraverso perdita della terra, imprigionamento in ghetti, o isolamento in aree di fatto annesse ad Israele (mappa lato).

Israele afferma che il muro e’ una struttura temporanea volta a separare fisicamente la Cisgiordania da Israele al fine di prevenire gli attacchi suicidi contro i cittadini israeliani. Comunque, la collocazione del muro (che in alcuni punti si spinge fino a 6 Km all’interno del territorio palestinese) e la lunghezza progettata (attualmente di 750 Km, nonostante il confine con Israele si limiti a meno di 200 Km), suggeriscono l’idea che si tratti di un altro tentativo di confiscare la terra palestinese, agevolare un’ulteriore espansione coloniale e ridisegnare unilateralmente i confini geopolitici, incoraggiando al tempo stesso un esodo palestinese dovuto all’impossibilita’ di sostentarsi attraverso la propria terra, di raggiungere le scuole e i posti di lavoro, di avere un accesso adeguato alle fonti d’acqua o recarsi nei centri di assistenza sanitaria.

Spostando il confine
Forse il muro non ha ricevuto la necessaria attenzione, principalmente perché si pensa che esso segua la Green Line – il confine internazionalmente riconosciuto che esisteva tra Israele e la Cisgiordania prima della guerra del 1967.
In realtà, il muro non coincide affatto con la Green Line ma penetra profondamente nella Cisgiordania – in alcuni punti addirittura fino a 6 Km oltre la Green Line.
Secondo il rapporto pubblicato nel Dicembre 2004 dal Palestinian Monitoring Group, solo il 9% della lunghezza totale del muro ad oggi calcolata (752 km), seguirà la Green Line.
Sharon sta utilizzando il progetto per modificare unilateralmente il confine tra Israele e la Cisgiordania, riducendo ulteriormente il territorio palestinese e rendendo impossibile la realizzazione di un futuro Stato palestinese.

Effetti del muro sulla vita della popolazione palestinese:
Reddito: la coltivazione della terra è la fonte primaria di reddito nelle comunità Palestinesi situate lungo il percorso della barriera. Già con la prima parte del muro circa 6.500 persone hanno perso la loro fonte di reddito.
Sorgenti d’acqua: il muro separa le fonti idriche dalle terre agricole. Alcuni villaggi perdono la loro unica fonte d’acqua
Educazione ed altre forme di socialità: la barriera incide su tutti gli aspetti della vita che dipendono dal movimento, specialmente la salute ed il sistema educativo. Molti villaggi restano senza accesso ad una clinica o ad un ospedale. Insegnanti e studenti raggiungono con difficoltà le scuole.
Enclaves: col completamento della prima parte di muro 14,000 abitanti di 17 villaggi saranno imprigionati fra il muro e la Green Line. E questo non include oltre 200,000 residenti di Gerusalemme est, i quali saranno totalmente isolati dal resto della Cisogiordania.

Alcune foto del muro

Fonti:
Internazionale (www.internazionale.it)
Palestina online(www.palestinaonline.it)
Palestinian Monitoring Group
Anarchists Against the Wall


Commenti

non sono di parte.conosco parte della svariata cultura araba sia il'nuovo(dal dopoguerra)atteggiamento di israele.ci si continua a schierare su fronti veramente sciocchi.ci sono stati morti e violazioni di ogni tipo da entrambi i lati,per rabbia o per paura o per interessi che non conosciamo.ma cosa centrano i bambini? la guerra uccide più loro che chiunque altro.non esiste il torto o la ragione in questa guerra ne esisterà un vincitore.mai.palestinesi culturalmente ignoranti e senza giusta istruzione che inneggiano a una guerra santa o ebrei istruiti che sputano a terra al passaggio di preti italiani cattolici(evento sicuro raccontato da più persone o preti),persone disperate che si fanno saltare in aria per principi che nemmeno sanno spiegare o soldati con tecnologie avanzatissime che colpiscono scuole al posto di basi terroristiche. per pochi km di deserto o terra... e la chiamiamo ancora terra santa? ma santa per chi? quale dio vuole questo? sangue di bambini,odio semita/arabo,torture,stupri,stragi nei mercati...quale dio o religione può volere questi scempi. non prendiamoci ingiro per favore,come ci si può schierarè a favore o contro una delle parti in modo sereno e cosciente? di qualunque credo o nazione siate fidatevi di me; dio esiste e non è solo una briglia o una suggestione cristiana o indù o altro è una forza immensa con al seguito un vero e propio 'esercito'e 'soldati'e'spie'.non fraintendete ciò,se non mi credete chiedetelo al vostro rabbino o prete o imam o monaco, guardatelo negli occhi e se la chiamata a cui ha scelto di obbedire è autentica e non solo da facciata ve lo confermerà. darei io stesso la vita per far cessare questo o altri simili conflitti legati a religione e diversità se solo potessi. ora vi saluto e se o quando commenterete questo scritto fatelo in modo diverso dal solito,prima rimanete chiusi un ora in una stanza e non pensate a nulla, evacquate la mente da tutto poi uscite a guardare 5 minuti il cielo,quindi scrivete. buona giornata a tutti

Inserito da gabriele, il 06/10/2010 alle 08:17

non sono di parte.conosco parte della svariata cultura araba sia il'nuovo(dal dopoguerra)atteggiamento di israele.ci si continua a schierare su fronti veramente sciocchi.ci sono stati morti e violazioni di ogni tipo da entrambi i lati,per rabbia o per paura o per interessi che non conosciamo.ma cosa centrano i bambini? la guerra uccide più loro che chiunque altro.non esiste il torto o la ragione in questa guerra ne esisterà un vincitore.mai.palestinesi culturalmente ignoranti e senza giusta istruzione che inneggiano a una guerra santa o ebrei istruiti che sputano a terra al passaggio di preti italiani cattolici(evento sicuro raccontato da più persone o preti),persone disperate che si fanno saltare in aria per principi che nemmeno sanno spiegare o soldati con tecnologie avanzatissime che colpiscono scuole al posto di basi terroristiche. per pochi km di deserto o terra... e la chiamiamo ancora terra santa? ma santa per chi? quale dio vuole questo? sangue di bambini,odio semita/arabo,torture,stupri,stragi nei mercati...quale dio o religione può volere questi scempi. non prendiamoci ingiro per favore,come ci si può schierarè a favore o contro una delle parti in modo sereno e cosciente? di qualunque credo o nazione siate fidatevi di me; dio esiste e non è solo una briglia o una suggestione cristiana o indù o altro è una forza immensa con al seguito un vero e propio 'esercito'e 'soldati'e'spie'.non fraintendete ciò,se non mi credete chiedetelo al vostro rabbino o prete o imam o monaco, guardatelo negli occhi e se la chiamata a cui ha scelto di obbedire è autentica e non solo da facciata ve lo confermerà. darei io stesso la vita per far cessare questo o altri simili conflitti legati a religione e diversità se solo potessi. ora vi saluto e se o quando commenterete questo scritto fatelo in modo diverso dal solito,prima rimanete chiusi un ora in una stanza e non pensate a nulla, evacquate la mente da tutto poi uscite a guardare 5 minuti il cielo,quindi scrivete. buona giornata a tutti

Inserito da gabriele, il 06/10/2010 alle 08:10

per informazioni aggiuntive: [temi.repubblica.it]

mi sembra che il voler per forza dare una colpa a qualcuno sia troppo semplice, i processi storici son complicati e intersecati a decisioni che non si possono più cancellare. La Palestina è stato un territorio ultra-conteso fin dalla notte dei tempi. nell'epoca contemporanea il sionismo è un movimento che esiste da circa metà ottocento. gli ebrei installati in europa subirono persecuzioni metodiche da più di mille anni.
il mandato britannico in palestina certo non ha reso le cose più semplici, e tanto meno la responsabilità tedesca verso ebrei e palestinesi. la rabbia dei palestinesi credo che sia più che condivisibile (solo con un minimo di immaginazione..arriva nella vostra città un intero popolo che vi sfratta dalle vostre case e ottiene il potere, riconosciuto internazionalmente..sfido io chi ne sarebbe contento!!). il punto è..la responsabilità europea sul conflitto è totale. questo deve essere sottolineato e risottolineato. A CAUSA NOSTRA la situazione è così drastica.una volta che singolarmente l'avremo capito forse si riuscirà a patteggiare qualcosa..(gli accordi di oslo non han funzionato..la road map...nemmeno) forse al prossimo attacco israeliano sarebbe il caso di congelare la vendita d'armi??

Inserito da blblbl, il 04/21/2010 alle 11:10

Sisi , Dio , sempre dio ... ma questa volta siamo noi ad avere le corde in mano ... siamo noi ad avere le corde in mano !!! Perchè dare sempre la colpa a Hitler, a Dio .. a tutti ... ma il fatto è che questo problema c'è , e se non si reagisce fra pochi anni questi due popoli di cultura antichissima si stermineranno a vicenda !!! è inutile cercare la colpa , quel che serve è una SOLUZIONE

Inserito da Kitty, il 11/10/2009 alle 19:06

scusate mi potete spegare perchè i palestinesi ce l'hanno con gli israeliani?? mi serve per rispondere ad una domanda =) vi prego rispondetemi. grz in anicipo

Inserito da m........, il 11/04/2009 alle 12:50

ciao a tt parlo on po mal perke io ho origine di palestina e penso oltro le mie esperienze ke cone la violenza nn si resolva nulla! ke skifo io ho 14 anni e ho 2 figlo di 2 anno

Inserito da federica, il 09/26/2009 alle 18:12

Tutto colpa di hitler, se lasciava gli ebrei al loro posto non sarebbe suesso questo.
comunque non sapete quanto odio hanno i palestinesi per gl\'israliani anche se dio ha già giudicato chi veramente sta volta ha raggione.Dio ha voluto cosi,quella terra rimarra sempre cosi con la guerra e con quelle popolazioni anche se tutto viene alimentato dall\'America.

Inserito da Ak verdoni, il 03/11/2009 alle 19:45

bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbrutttttttttttttttttoooooooooooooooooo

Inserito da agataua, il 02/26/2009 alle 19:37

Ritengo che l'odio profondo che regna in palestina prevale sulla ragione e sul buon senso. Non faranno mai un passo indietro per il bene dei loro figli. Inoltre l'attuale governo palestinese è il meno adatto per una soluzione diplomatica in quanto già a priori non riconoscono lo stato di Israele. Mi dispiace tanto per i bambini innocenti che perdono la vita per colapa dei grandi.

Inserito da Giovani, il 01/30/2009 alle 16:04

bellooooooooooooooooooooooo

Inserito da adelia costantini, il 01/25/2009 alle 16:31

Il problema è che alzando un muro si intensificano gli scontri e le differenze tra i popoli. Per me servirebbe una politica che miri all'uguaglianza e far capire che uccidere non è la strada per il paradiso.
Ho trovato alcuni articoli interessanti sul sito www.l-arcadinoe.com
Per chi dovesse fare tesine o ricerche.

Inserito da Silvia Gazzetta, il 01/22/2009 alle 12:11

alcune cose di questo conflitto(guerra) nn mi erano tanto chiare. ora ho capito di più ma ne vorrei sapere ancora.è una cosa vergognosa è veramente un tentativo di isolare le civiltà e le culture di paesi tanto diversi ma cn persone che chiedono la stessa cosa:la pace

Inserito da corinne, il 01/18/2009 alle 18:47

una lama che colpisce il cuore! Nella terra di Dio. C'è un salmo che dice: 'tutti là sono nati'per questo lo strazio è così forte. questa storia mi riguarda molto da vicino, mi coinvolge completamente.
roberta

Inserito da roberta, il 01/17/2009 alle 13:49

mi sento strappare il cuore vedendo le scene orrende di bambini sofferenti. Che i grandi della terra abbiano pietà e cerchino di mettere pace. Prego Dio che succeda

Inserito da maria, il 01/16/2009 alle 11:31

Quel commento di quel Fulvio non potrebbe essere tolto o denunciato?Mi sembra grave nel 2009 un commento del genere.

Inserito da shalom, il 01/06/2009 alle 11:27

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