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Educatore da ben 46 anni, Don Gino Rigoldi si confronta quotidianamente con i minorenni all’interno dell’Istituto penale C. Beccaria di Milano; un percorso che non si ferma al tempo speso dentro le mura, ma che continua anche nella propria casa.

Alla ricerca del cuore

Educatore da ben 46 anni, Don Gino Rigoldi si confronta quotidianamente con i minorenni all’interno dell’Istituto penale C. Beccaria di Milano; un percorso che non si ferma al tempo speso dentro le mura, ma che continua anche nella propria casa.


“Tu sei il mio problema”. Da 46 anni Don Gino lavora con i giovani all’interno del Carcere minorile C. Beccaria del milanese; un percorso di accompagnamento che non si conclude una volta scontata la pena, poiché prendersi cura dei ragazzi per il reinserimento nella società è una prerogativa fondamentale di Don Rigoldi.

L’ospitalità nella propria casa e l’adozione di alcuni di loro sono due esempi concreti di ciò che il cappellano dell’Istituto minorile porta avanti da anni per trasformare quelle che appaiono situazioni irrisolvibili in nuove opportunità, non solo per i ragazzi stessi ma anche per l’intera comunità.

Don Gino sottolinea che ogni individuo è importante e vale al di là di qualsiasi atto abbia commesso; sostiene inoltre che “la paura è già un giudizio”, bisogna infatti cercare il buono che c’è in ogni persona, quel cuore capace di creare un legame autentico e che non scaturisca in difesa.


Don Gino parla di una Chiesa che non piange per le difficoltà, ma che si mette in gioco per poter combattere quelle situazioni di disagio in cui si trovano i giovani di oggi.

 

L’obiettivo è quello di creare una comunità che sia in grado di fare squadra, che sappia tessere una rete di relazioni solide e costruttive. Se la società adulta non è più in grado di riscattarsi e rinnovare le proprie visioni, sono proprio i giovani che hanno il compito di essere scossa per questa realtà chiusa e poco accogliente.


Le comunità cristiane devono essere formate da protagonisti attivi, legati da relazioni profonde e vere, capaci di riconoscere i propri limiti per poterli superare e raggiungere obiettivi ancora più lontani.


Amerai il prossimo tuo come te stesso”, questo il comandamento principale della Chiesa che riconosce l’amore come valore fondamentale e necessario per condurre una vita cristiana. La condotta spirituale di ognuno deve essere addestramento al rispetto della vita, della famiglia e di chi ci sta accanto: l’amore è quindi il filo rosso che lega insieme i dieci comandamenti.
Un cambio generazionale che vede come protagonisti ragazzi con un profondo senso di solitudine, alla ricerca di affetto e sostegno: questo il compito del Cappellano e della sua équipe di educatori, coinvolti in prima persona nell’educazione di chi, una seconda opportunità, la merita dal profondo.

 

Margherita Basanisi

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