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Aung San Suu Kyi e la lotta del suo popolo

 

Nasce il 19 giugno 1945 a Rangoon in Myanmar (Birmania). Figlia di Aung San, padre dell’indipendenza birmana, assassinato nel 1947, e di un’ambasciatrice in India.

Dal 1964 al 1967 studia filosofia, politica ed economia all’Università di Oxford, in Inghilterra, e dal 1969 lavora a New York presso le Nazioni Unite. Nel 1972 sposa Michael Aris, professore di letteratura tibetana a Oxford, da cui ha due figli.

Il 31 marzo 1988 un’improvvisa telefonata segna il suo futuro: la avvisano che la madre è gravemente malata. Suu Kyi rientra in Birmania dopo moltissimi anni di assenza dal suo paese e da quel giorno torna più in occidente.

La Birmania è da anni governata da una dura dittatura militare che nega ogni diritto politico. Nel settembre 1988, dopo una brutale repressione del governo nei confronti di un movimento popolare in difesa della democrazia, Suu Kyi fonda la Lega Nazionale per la Democrazia (LND). Suu Kyi diventa capo dell’opposizione con l’obiettivo di contrastare la dittatura militare dello SLORC (consiglio di stato per la restaurazione della legge e dell’ordine). Lo SLORC detiene il potere tramite la legge marziale, gli arresti arbitrari e la detenzione di persone sospette.

Dal luglio 1988 Suu Kyi è agli arresti domiciliari per aver denunciato che lo SLORC è controllato dal generale Ne Win che, sebbene in pensione, comanda il paese.

Nel maggio 1990 la LND vince le elezioni ottenendo l’80% dei seggi, ma lo SLORC annulla i risultati delle votazioni.

Suu Kyi riceve la laurea honoris causa in filosofia dell’università di Bologna per la difesa dei diritti umani.

Nel 1991 Suu Kyi è insignita del premio Nobel per la Pace. Nello stesso anno, riceve dal Parlamento Europeo il premio Sakharov per la libertà di pensiero.

Finalmente, nel 1995 è libera dagli arresti domiciliari; tuttavia è strettamente controllata in tutte le sue attività ed è molto limitata.

La Birmania continua la sua politica di militarizzazione e, da qualche tempo, Suu Kyi chiede di boicottare il turismo nel suo paese. Suu Kyi ritiene, infatti, che il turismo e gli investimenti stranieri aiutino il governo militare a conservare il potere.

A 56 anni Suu Kyi continua a battersi, in stile gandhiano, per la democrazia, il rispetto dei diritti umani e la nonviolenza. I suoi modelli di riferimento sono sempre stati Gandhi e suo padre. Dal primo ha appreso la dottrina della nonviolenza; dal secondo l’umiltà e l’impegno per il proprio popolo. Nel suo libro “Libera dalla paura”, questa donna coraggiosa afferma che non è il potere che corrompe, bensì la paura. Ecco perché per rispondere alla violenza del governo si è impegnata ad agire senza paura. Tuttora, Suu Kyi non ha paura di rinunciare, pur dolorosamente, alla lontananza dagli affetti più cari, pur di portare avanti la lotta per la libertà del suo paese. Suu Kyi si presenta come un chiaro modello e come simbolo della speranza e di una forza più grande del poter armato.

 

SITI WEB:

www.nobel.se/peace/laureates/1991/press.html

www.encyclopedia.com/articles/00902.html

 

SCRITTI DI SUU KYI:

Aung San Suu Kyi, Libera dalla paura, Sperling & Kupfer, 1996.

 

 


La leader del partito democratico del Myanmar, Aung San Suu Kyi,
premio Nobel per la Pace, è ancora agli arresti domiciliari

(di Giulia Salvagni, www.noidonne.org)

 

Aung San Suu KyiAung San Suu Kyi leader del principale partito di opposizione del Myanmar, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd), ha passato gli ultimi sedici anni della sua vita agli arresti domiciliari senza mai essere incriminata o processata. Ha conosciuto alcuni periodi di libertà, nel 1995, poi nel 2002, periodi brevi, sempre conclusi con nuovi arresti. Da anni il partito al governo, l’Spdc, promette di rilasciarla “quando sarà il momento”. Suu Kyi è figlia del generale Aung San: eroe nazionale birmano. Ha studiato per diversi anni a Oxford. Tornata in patria nel 1988, assiste alla violenta repressione militare contro le dimostrazioni dei civili e degli studenti. Nello stesso anno, in occasione di un grande raduno, decide di leggere in pubblico le norme morali di un esercito scritte da suo padre: “L’esercito è un’istituzione importante e significativa per questa nazione e per il popolo. Per questo le persone tributano onore ed rispetto alle forze armate. Ma quando i soldati cominciano ad essere odiati dalla gente, significa che gli onorevoli scopi dell’arma potrebbero essere decaduti”.

 

Il mese seguente Suu Kyi diventa segretaria generale del partito Lnd, e nonostante le severe restrizioni del partito al governo, conduce una intensa campagna attraverso tutto il suo Paese. Tant’è che nel luglio del 1989 viene arrestata. Un arresto che ha un effetto prorompente sull’opinione pubblica, alle elezioni generali del 1990 il partito Lnd conquista una strepitosa vittoria guadagnando 392 seggi sul totale di 485. Il partito Spdc ne prende solo 10 ma non abbandona il governo, mette in carcere chiunque si opponga alla sua politica, ed inizia un lungo periodo dittatura.

 

Nelle carceri di Myanmar si trovano almeno 1350 prigionieri politici, tra cui prigionieri di coscienza arrestati per aver scritto poesie e articoli, aver rivendicato il diritto di fondare organismi studenteschi o aver svolto manifestazioni pacifiche. Condannati al termine di processi irregolari sulla base di legislazioni repressive, sono sottoposti a maltrattamenti e torture e detenuti in isolamento totale, senza accesso alla difesa legale.

 

Tra queste persone vi sono anche molti anziani che soffrono di gravi problemi di salute a causa delle terribili condizioni di prigionia e delle punizioni che vengono loro inflitte, maltrattamenti e torture con esiti spesso mortali. Un caso tra i molti è quello di U Win Tin, 75 anni, arrestato nel luglio 1989 e tuttora in carcere a causa della sua opposizione pacifica alle autorità e per aver tentato di informare le Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani che si verificano in carcere.

 

Un ulteriore caso riguarda il leader studentesco Myat San, in prigione dal 1991 per aver festeggiato il conferimento del Nobel per la pace alla leader del Lnd. Nel ‘91, infatti, viene assegnato il Premio Nobel per la Pace a Suu Kyi per il coraggio con il quale si impegna in modo non-violento per la conquista della democrazia e dei diritti umani. Ancora oggi è sua convinzione che si debba cercare di stabilire un dialogo con le autorità militari per garantire una pacifica transizione verso uno stato democratico. Ma tra febbraio e marzo di quest’anno – secondo Amnesty international - sono stati imprigionati più parlamentari di quanti fossero finiti in carcere nei 21 mesi precedenti. Il governo ha ordinato l’arresto di almeno cinque parlamentari eletti nel 1990. I risultati delle elezioni non sono mai stati riconosciuti dal Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo, cioè la giunta al potere del partito Spdc. Sempre a febbraio, sono stati arrestati almeno dieci esponenti politici dell’etnia Shan, tra i quali Khun Htun Oo, presidente della Lega per la democrazia delle nazioni Shan. Inoltre, come recentemente confermato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, la piaga del lavoro forzato è ancora presente in moltissime zone del paese e coinvolge, oltre a uomini e donne, anche vecchi, bambini e malati.

 

L’Organizzazione per i diritti umani ha lanciato una petizione globale (che può essere sottoscritta on line su www.amnesty.org) in cui chiede alle autorità birmane di cessare di ridurre al silenzio gli attivisti politici e di rilasciare immediatamente e senza condizioni tutti i prigionieri di coscienza.

(16 giugno 2005)

 

Visita gli altri links nel sito riguardanti altri/e testimoni del continente asiatico:

Kasturbai

Gandhi

Il volto asiatico di Gesù

 Iqbal Masih

 

 

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