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Insieme si può sognare

Condivisione GIM Venegono - Dicembre 2014

CONDIVISIONE GIM Dicembre 

Nella nostra ultima condivisone, provocati dalle parole crude dal vangelo di Marco (Mc 3, 7-13), ci siamo interrogati sulla nostra reale appartenenza alla famiglia di Dio: noi in quale categoria ci identifichiamo? Siamo la folla interessata a lui? O i parenti che lo ritengono matto? Possiamo davvero dirci parte di questa nuova famiglia universale di cui Gesù ci parla?? 

Certo è bello raccontarci di essere la folla schierata attorno a Lui, attenta alle sue parole e desiderosa di stargli accanto. Magari persino i dodici discepoli eletti. 

Ma la verità è che non basta essere vicini a Gesù fisicamente; dobbiamo piuttosto scavare a fondo nelle motivazioni del cuore: sono qui perché mi aspetto un “tornaconto” o solo per amore? Ho capito che la mia unica motivazione dovrebbe essere la convinzione che conoscere e assomigliare sempre più a Gesù è la scelta migliore che io possa fare per la mia vita? Mi basta questa come motivazione?

Forse a volte ci aspettiamo di avere “qualcosa in cambio”: una vita serena, la salute, la felicità…ma la nostra esperienza ci insegna che non è sempre così! E che anzi, seguire gli insegnamenti del Padre, avvicinarci a lui, rispondere alla sua chiamata e seguirlo spesso è rischioso, impopolare, quasi certamente faticoso. 

Ma la gioia e la pace che ne derivano, se si persevera sulla Sua strada, sono il tesoro più grande da rincorrere! 

E’ su questi temi che ci siamo confrontati nella condivisione, noi ragazzi del GIM e scolastici. Ciascuno con i propri vissuti e le proprie storie, ma tutti uniti nell’unica famiglia comboniana, accomunati dall’amore per il messaggio di Gesù e dal desiderio di provare, consapevoli dei nostri limiti e dei nostri sbagli, a seguire la strada che Lui ci ha indicato, certi che saprà comprendere i nostri dubbi e i nostri errori, che ci sarà accanto nelle fatiche e che tenderà la sua mano per aiutarci a rialzarci nelle sempre frequenti cadute. 

“Dio sa cha da molti punti di vista siamo zoppi e per metà ciechi. Ma possiamo continuare a camminare insieme con speranza e rallegrarci di essere amati. Possiamo aiutarci gli uni gli altri a crescere nella fiducia, nella compassione e nell’umiltà, imparare a perdonare e a chiedere perdono, ad aprirci di più agli altri, ad accoglierli, a fare ogni sforzo per portare la pace e la speranza nel mondo. E’ per questo che ci radichiamo in una comunità: non perché perfetta, meravigliosa, ma perché crediamo che Gesù ci raduna per una missione”. Piero Gheddo

E’ con questo spirito che vogliamo affrontare, INSIEME, i dubbi e le fatiche della fede. Sappiamo che da soli siamo fragili, e che rischiamo di essere visti e di vederci noi stessi come “pazzi”, come Gesù stesso è stato accusato di essere. 

Con il Suo aiuto, abbiamo trovato qui al GIM terreno fertile per la condivisione, specchio di una realtà che comincia solo sognando insieme.
“Da soli è un sogno, insieme è la realtà che comincia”
E’ stato bello trovare nel gruppo rispetto, ascolto, interesse, supporto. 

Abbiamo toccato, senza conoscerci, temi delicati come la vocazione, la fede, il futuro dei giovani, i sogni, la sofferenza, l’impotenza di fronte alla morte. Abbiamo cercato di dare un significato al dolore, di dare risposte ai nostri dubbi che rischiano di far vacillare la fede. Di questo clima dobbiamo ringraziare Justin ed Emmanuel, che con discrezione hanno guidato il gruppo creando un clima di rispetto e di fiducia. 

La vocazione innanzitutto. Sulla scia delle testimonianze degli scolastici abbiamo ripreso un po’ il tema della vocazione, poiché siamo fermamente convinti che Dio abbia un progetto per ciascuno di noi, e che la nostra aderenza a questo progetto sarà la strada per essere davvero felici. 
Così detto sembra tutto facile…ma non lo è se pensiamo che Dio ci parla senza voce, che parla attraverso i silenzi anche nel frastuono del mondo, che a volte noi lo fraintendiamo o gli facciamo dire ciò che ci fa più comodo, che a volte vorremmo la Sua strada più comoda, e invece la troviamo sempre in salita e piena di ostacoli…e la tentazione di cambiare sentiero è sempre in agguato!

Ma Dio ha pazienza, continua a chiamare con delicatezza, rispettando i nostri tempi e le nostre scelte, amando anche i nostri limiti e le nostre debolezze. 

E’ stato poi il dolore il fulcro dei nostri pensieri: quante volte noi cristiani veniamo provocati, veniamo messi in discussione da domande come: “perché Dio permette il dolore, la sofferenza, la morte? Dov’è Dio nelle grandi tragedie della storia? O nel dolore dei piccoli drammi quotidiani?”. Come dobbiamo viverli, che risposte e che significato dobbiamo dar loro? Come stare vicino a chi soffre senza usare parole scontate, banali, vuote? 

Sulla base dei nostri vissuti ci siamo dati alcune risposte e ci siamo accorti che spesso chi fa esperienza diretta della sofferenza sa leggerla in modo diverso da come noi la viviamo da fuori. A volte non serve dare risposte avventate, trovare una giustificazione: più importante è esserci, stare vicini per condividere un pezzetto della strada, crescere insieme. Il dolore infatti è personale, e ciascuno lo vive a modo proprio. Possiamo stare vicini, ma non sollevare gli altri di questo peso, che va affrontato e non negato, rielaborato, non evitato. 

Soprattutto ci siamo detti che forse, prima di cercare un senso alla morte e al dolore, dovremmo trovare il senso della nostra vita. 

Ecco. E’ stato l’esempio di come condividendo è possibile ritrovare la forza, la motivazione…e rinascere, sempre nuovi e sempre più saldi nella fede, con le parole del riservato ma saggio Emmanuel: 

“Ho scoperto che Dio non inganna!” 

Alice

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