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Immersi nella storia

catechesi GIM V enegono ottobre - Mc 1,1-13

 
 

Brainstorming: cos’è il Vangelo?

 

Il cammino di quest’anno ci porta all’origine della storia dato che Marco è il primo Vangelo che abbiamo anche se magari non proprio il primo “scritto” del NT.

 

Il nome stesso del suo libro è emblematico, difatti Mc è l’unico evangelista che da un titolo al suo libro, Vangelo appunto. A questo noi facciamo poca attenzione, un pò come l’introduzione a un libro che spesso saltiamo a piè pari, e invece…

 

 

 

Vangelo, to euaggelion, "buona notizia". Già questo basterebbe per più di una catechesi. Non una legge, non una semplice storia, ma una notizia sconvolgentemente buona ed efficace. Nell’epoca imperiale vangelo era un editto del re, una parola efficace che si sarebbe certamente adempiuta; questo non è marginale neanche per noi. Spesso per noi il Vangelo è parola (verba volant), perfino chiacchiera che non cambia niente. Le prime comunità cristiane avevano invece automaticamente la percezione dell’efficacia di questa Parola. Non dunque una parola tra le tante ma la Parola.

 

Dunque di chi, di quale imperatore? Non dimentichiamo che il titolo proprio di Gesù Risorto è Kyrie (gli ambrosiani ne fanno perenne memoria). Vangelo è una Parola efficace e salvifica del vero Re che regna nei secoli. Di Lui si danno i dati importanti: Gesù Cristo, figlio di Dio.

 

Ma alla fine sarebbe riduttivo pensare ad una parola su o di Gesù, mentre Gv ci dice che tutta la Scrittura E’ Gesù, concetto questo non facile e sconcertante. Mc stesso identifica la buona notizia con Cristo stesso: in 8,35 e 10,29 sacrificarsi o morire per il vangelo è farlo per Cristo; proclamare il vangelo a tutte le nazioni, implica che nella stessa proclamazione Cristo è fatto presente.

 

Non è primariamente un racconto, ma teologia. Ecco perché i Vangeli non son tutti uguali (il che sarebbe inutile) e anche a volte contraddittori (il che ci pone dei problemi e magari fa perdere la fede a qualcuno). E’ יהוה che in Gesù si immerge completamente nella storia; la stessa cosa che è richiesta a noi suoi discepoli e testimoni.

 

Due concetti son chiari fin dall’inizio, Gesù è: il Messia (8,29) e il Figlio di Dio (15,39). In entrambi i casi non esattamente come lo capiremmo noi…

 

I discepoli (e noi) faranno fatica a capire come quest’uomo straordinario nelle sue scelte concrete di vita che sembrano contraddirlo, sia Messia e Figlio di Dio. Questo certamente per una nostra idea preconfezionata di Dio. L’inizio del Vangelo allora più che inizio della narrazione è inizio di Gesù. Mc che non racconta l’incarnazione la suppone in questa parola, perché Gesù in quanto Dio non ha inizio ne fine; egli è ‘O on! Ma ci parla anche di una necessaria crescita Sua in chi legge il Vangelo, frequenta la Sua persona e la capisce pian piano. In lei/lui Cristo si sviluppa. Mc è il Vangelo del catecumeno…

 

Dunque una scoperta di Chi è Gesù? Già nel nostro brano di oggi iniziamo a passarlo ai RX.

 

E’ intanto il Messia atteso visto che Mc inizia con citazioni e riferimenti biblici. Questo in una Chiesa nella quale il riferimento all’AT faceva non pochi problemi! Ma anche questa attualizzazione della Scrittura è in linea col tema di oggi. Il compimento delle Scritture è una Persona concreta e reale.

 

Ecco dunque Giovanni che è una figura di passaggio, pienamente di casa nel primo testamento e precursore del nuovo. Giovanni personifica il vero Israele, che vive nel "deserto" e attende colui che dovrà venire; non i suoi capi che si erano imborghesiti... Tra lui e Colui che dovrà venire esiste una distanza infinita: "Io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali".

 

Giovanni predica un Battesimo di penitenza. L'abluzione rituale, l'immergere nell'acqua non è certo propria dei cristiani ma comune a tutte le grandi (e anche altre) religioni (un segno che in missione viene immediatamente recepito, magari non nella sua interezza..), ma Giovanni trasforma questo atto spesso esteriore in una scelta: per ricevere il Battesimo è necessaria la conversione del cuore per il perdono dei peccati. Qui la comunità di Mc va anche oltre parlando del battesimo futuro, nello Spirito Santo (anche parlare di SS a quel tempo non era così chiaro…).

 

Come ogni profeta Giovanni chiama. Ci chiama a Lui e a tornare a Lui, non nella Legge ma col cuore tutt’intero! Una chiamata immersa nella storia. Anche per noi che abbiamo chiuso Dio nelle chiese, nel culto, e allontanato dalle scelte concrete della vita. Anche noi spesso siamo cristiani insipidi, da pasticceria, EG: 15 « non possiamo più rimanere tranquilli, in attesa passiva, dentro le nostre chiese » e che è necessario passare « da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria».   89 Ma più dell’ateismo, oggi abbiamo di fronte la sfida di rispondere adeguatamente alla sete di Dio di molta gente, perché non cerchino di spegnerla con proposte alienanti o con un Gesù Cristo senza carne e senza impegno con l’altro.  95. Questa oscura mondanità si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente opposti ma con la stessa pretesa di “dominare lo spazio della Chiesa”. In alcuni si nota una cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, ma senza che li preoccupi il reale inserimento del Vangelo nel Popolo di Dio e nei bisogni concreti della storia. In tal modo la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi.   270. A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ma Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza. Quando lo facciamo, la vita ci si complica sempre meravigliosamente e viviamo l’intensa esperienza di essere popolo, l’esperienza di appartenere a un popolo.

 

Troppe volte pensiamo al battesimo che Gesù riceve uguale a quello che Lui dà a noi, ma non è così, essendo quello di Gesù un segno efficace (anche se ugualmente è essenziale la partecipazione del battezzato…) per cui lo sbattezzo non ha senso, ma spesso lo si vive di fatto. Giunto a maturità Gesù si immerge una volta ancora e potentemente nella storia di un popolo e si fa battezzare. Viene dalla Galilea (la schiavitù del peccato e dell’oppressione) e va al Giordano (segno di libertà) che sono luoghi concreti! In questo si preannuncia anche l’altro titolo vitale per Mc che è Figlio dell’Uomo che non significa semplicemente vero uomo bensì l’uomo della croce. Egli, il Messia, si mescola agli altri e si mette in fila. Anche se diverso dagli altri si fa a loro uguale, un Messia che non salva da fuori ma dall’interno immergendosi in una storia. Quanto ci stupisce (e scandalizza tanti) un papa che si proclama peccatore, e lui lo è. E perché allora di Gesù non ci scandalizziamo?

 

Il linguaggio è ancora del primo testamento, coi cieli che si aprono (Is) una volta che erano stati chiusi dopo il peccato. E Dio scende a noi come Spirito in forma di colomba, simbolo di Israele. La voce è senza dubbio importante anche per noi: Gesù Figlio, prediletto perché ascolta e segue da Figlio il desiderio del padre (≠ da Adamo). Anche se in Mc non c’è l’invito ad ascoltare difatto questo è molto chiaramente sottinteso.

 

Infine Gesù, nel racconto scarno di Mc non va, ma è portato dallo Spirito nel deserto; d’ora in poi Gesù permetterà allo Spirito di guidarlo, sempre! Questa permanenza di 40 gg è indispensabile per iniziare la sua attività apostolica. Qui è tentato (non viene detto come); come nella Sua vita futura Satana, il forte, tenterà Gesù, il più forte! Ma a che prezzo!!! Anche questo è immergersi nella storia umana con la stessa forza che Lui da a noi, più forti per lo Spirito che è in noi! Anch’egli è tentato (bestie selvatiche) e protetto (gli angeli lo servivano).

 

Anche a noi è richiesta la libera adesione al Suo programma di vita.

 

All’inizio di una nuova tappa nel cammino: Io ci sto?

 
  • Credo in un mondo nuovo? Ci sto a impegnarmi e a giocarmi la vita sul Vangelo?

  • Che rapporto ho col sacramento della Riconciliazione per aggiustare la rotta?

  • Ho ricevuto il Battesimo inconsapevolmente. Come mi cambia la vita?

 

 

 

Ed eccoci all’inizio di un nuovo cammino GIM, e diciamo che se siamo qui è perché ci stiamo. Alcuni di noi hanno deciso di cambiare percorso e qualcuno ha deciso di rendersi responsabile nella preparazione degli incontri. Altri hanno deciso di rimanere e altri ancora si sono aggiunti.

 

Durante la condivisione ci siamo concentrati sulle domande proposte da p. Maurizio. Mi ha colpito moltissimo quest’estate una frase di EG di Papa Francesco che abbiamo ripreso anche al GIM: “Io sono una missione”. Credo che per poter creare un mondo nuovo bisogna proprio partire da lì. Troppo spesso si vede la missione come un “fare” e non un “essere”.

 

“Per poter cambiare gli altri bisogna prima cambiare se stessi”, se non sono io stessa a cambiare i miei atteggiamenti, i miei pensieri, il mondo non potrà mai cambiare- forse è solo questione di punti di vista! Certo questa conversione chiede uno sforzo, una fatica, ma ho capito che senza fatica non si va da nessuna parte.

 

Abbiamo notato che spesso abbiamo difficoltà col sacramento della Riconciliazione perché ci si deve mettere in gioco completamente davanti al sacerdote ma anche davanti a Dio.

 

Il Battesimo ci cambia la vita nel senso che grazie ad esso riusciamo a sentirci parte di una comunità di persone: la Chiesa.

 

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