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Mt 26,6-13: Profuma la vita

Catechesi e condivisione GIM1 Venegono - Marzo 2014

 

PROFUMA LA VITA (Mt 26,6-13)

 Catechesi e condivisione GIM1 Venegono - Marzo 2014

 

 

 

Continuiamo un cammino con incontri che necessariamente trasformano. Il mese scorso siamo stati guidati dalla Trasfigurazione, l’inizio del cammino verso Gerusalemme e verso la Croce. Quale il contesto di oggi? Si continua a camminare verso la glorificazione della croce e il gesto scandaloso di oggi ne è parte integrante.  

 Un quadretto delizioso con figure ben delineate nel quale avviene l’imprevisto. Tante persone che dovevano tanto a Gesù. La prima Simone è il lebbroso; evidentemente era stato guarito se può ospitare persone in casa sua. L’atmosfera è già tesa e lo si vede alla fine del passaggio quando ormai Giuda passa a vie di fatto. C’è poi la donna. Anche gli altri Vangeli parlano di lei però in modo diverso e alla fine Mt sembra essere il più scarno. Gv dice che è Maria, la sorella di Lazzaro e che anche lui e Marta erano tra gli invitati. Mt non dice di più e forse questa donna diventa qui immagine della Chiesa come tale. 

Come Gesù che compie un gesto inaudito in Gv 13 così la donna. Il fatto di entrare in contatto con gli altri durante il pranzo è sconveniente e rende impuri; in Uganda ci si saluta col polso una volta che ci si è preparati per il pranzo. Naturalmente il fatto che sia una donna a toccare Gesù è ancora più grave per la concezione di quel tempo riguardo alla donna. Tutto questo, assieme allo spreco, rende il gesto scandaloso. Gesù è uno specialista in questo, ma  anche le donne son capaci di gesti inauditi. La femminilità e il senso di maternità insito nella donna la rende meno attenta alla forma e più alla sostanza.

La donna è in genere più generosa e più dedita al suo impegno; più attenta alle cose e capace di vedere le necessità che insorgono e di darsi da fare (cf Maria a Cana dove Gesù non ci fa tanto bella figura). E’ soprattutto più a contatto con la vita; non si scandalizza del sangue ed è capace di sporcarsi le mani. E talvolta va dove la porta il cuore senza troppo pensare alle conseguenze di un gesto. Tutto questo si può cogliere in questa figura splendida di donna che con femminilità, maternità e profondo senso di pietà tocca il corpo di Gesù.

Come la madre tocca un bimbo e un’infermiera un malato, così fa questa donna, vedendo già in lui il corpo piagato, insanguinato ed abbandonato. Come l’altra donna peccatrice che lava i piedi di Gesù anche qui ci si scandalizza della donna che lo tocca riconoscente per la vita che ha ricevuto; però qui se ne coglie probabilmente l’aspetto profetico di chi, e anche qui è donna, vede oltre il velo e riconosce in quest’uomo come tutti gli altri il Messia. Ecco il senso dell’unzione sul capo. Simile a quella che riceverà p Damiano che sarà messo a capo, alla guida del suo popolo. Sappiamo come nella scrittura ma anche in tante culture non inquinate l’unzione ha un grande ruolo (es l’unzione della donna che viene accolta dal clan del marito). La Chiesa ha raccolto questo significato profondamente simbolico delle unzioni. Ma in Mt c’è anche un aspetto più esplicito di questa profezia (cfr. i Magi). La povertà che Gesù sceglie di vivere fino in fondo arriva fino alla sua morte da criminale e in una sepoltura nobile si, ma non completa. Quando mai si è sentito di un morto che viene deposto nella tomba senza essere cosparso di unguenti? E’ questa donna che, in anticipo sui tempi, prepara il corpo di Gesù per la tomba; le donne di Pasqua non ne avranno il modo. 

In tutta la storia della passione sono le donne a fare una figura migliore anche se non sempre…

Ma lo scandalo maggiore sembra qui essere lo spreco. Mc fa accenno al preziosissimo nardo e al vasetto di alabastro che la donna rompe, segno di un dono totale, senza ripensamenti, come il dono fatto al povero che non potrà ripagarti! Si sarebbe potuto vendere per 300 denari, quasi il salario di un anno intero! Mt è più sobrio, tuttavia lo scandalo resta: soldi sprecati mentre i poveri sono affamati. Gv è sbrigativo e da una frecciata a Giuda chiamandolo ladro!

Com’è che Gesù nel suo stile sobrio difende questo spreco? Dio non è avaro ma generoso oltre ogni dire. Helder Camara diceva che la natura è tanto generosa da essere sciupona. Dunque non che Egli ammetta lo spreco ma ciò che gli si dà non sarebbe mai abbastanza.

Questa donna, a differenza degli apostoli, resta con Gesù nel momento della prova e lo rincuora. Così gli apostoli non disdegnano lo spreco materiale, ma lo spreco di quell’amore di cui loro non erano capaci. E la gelosia si sa è una grande forza. E’ sprecona come Gesù sulla croce che si dona per chi certamente non se lo merita. CHE SPRECO!

Anche la donna facendo ciò che è giusto verso il Figlio di Dio non avrà certo mancato di ricordarsi dei poveri (Mt 25). Forse proprio questa donna è la prima cristiana che capisce come le funzionano le cose. E per questo lei sarà sempre ricordata, in antitesi a Giuda e, ahimè, anche agli apostoli quelli bravi.

Domande per la riflessione: 

1. Papa Francesco: noi siamo abituati a considerare tutto in termini di compravendita. Cosa mi impedisce di amare senza se e senza ma? 

2. La Chiesa in quaresima ci propone prima di tutto la rinuncia al peccato e poi 3 mezzi di crescita: preghiera, digiuno e carità. Mi son fatto il mio programma personale?

(P. Maurizio) 


Riflessione nei gruppi

Gesù è a pranzo in amicizia da un impuro risanato (Simone il lebbroso) in compagnia dei discepoli quando arriva  una donna (molto probabilmente la sorella di Lazzaro) che gli versa olio di nardo sul corpo suscitando lo sdegno dei discepoli.

Tutti i personaggi hanno in qualche modo un debito con Gesù da saldare perciò gli sono legati anche per semplice riconoscenza. (qual è il mio debito con Gesù?) Qui si inserisce la donna. Ultima nella scala sociale ebraica, senza diritti che si fa protagonista di un gesto inaudito: toccare un uomo in pubblico ungendolo con un olio prezioso.

Dalla catechesi emerge un significato profondo di questa donna. 
La donna dà la vita, è a contatto con il sangue impuro che la rende impura, ha una spiccata sensibilità verso il prossimo, è simbolo di maternità, si dedica agli altri senza troppi formalismi.  
Il gesto dell’unzione ha un duplice significato:
 1- si ungono i cadaveri, ma il corpo di Gesù non verrà unto perché è sabato perciò questa donna agisce per tempo.
2- si ungono i profeti. La donna riconosce Gesù come messia.
Matteo la propone come immagine della Chiesa e prima cristiana. (scandalo!!!)

Un intera boccetta di olio di nardo da 300 denari. Spreco!!

C’è contraddizione tra l’invito ad uno stile di vita sobrio e allo sperpero di un unguento così prezioso che avrebbe potuto essere monetizzato e impiegato  in altro modo. 

L’amore che Dio ha per gli uomini è uno spreco. Dio ha investito tutto, ha rotto un intera boccetta di profumo (la vita di suo figlio) per gli uomini che non sempre hanno dimostrato di meritare questo sacrificio. Perché Gesù muore anche per i cattivi? 

La concezione di un amore così grande e gratuito è scandalo e incomprensione per noi che siamo abituati a concepire tutto in termine di compravendita. Ogni investimento deve avare un ricavo proporzionato. Non si investe tempo, denaro, beni se non per avere un guadagno di ritorno.
Cosa ci impedisce di amare senza se e senza ma? La domanda precedente sarebbe: cosa è l’amore?

L’amore è accoglienza dell’altro nella sua totalità. È spendere me stesso e le mie risorse per far sì che l’altro possa realizzarsi e possa aiutare me a realizzarmi. 

La difficoltà è nell’accettare i tempi di risposta o nell’essere consapevoli che forse non ci sarà mai una risposta al nostro gesto. Accettare il rischio di poter perdere qualcosa di nostro. Non tutti gli investimenti possono andare a buon fine. Il polline nell’aria è tanto ma non tutto andrà a impollinare i fiori; una parte sarà disperso. Pure per generare un bambino vengono rilasciati migliaia di spermatozoi eppure solo andrà a fecondare. Dio ha le mani bucate e sperpera amore. Le occasioni per amare e lasciarci amare sono tante. Sta a noi essere fiore e attirare l’ape con il polline. L’ape è attratta dai fiori perciò se Dio lascia il polline in balia del vento o delle api; noi che siamo fiori dobbiamo saper attrarre l’ape con il nostro profumo e colore.  

Alla fine il fiore è colorato e profumato solo per attrarre l’ape con il polline, non ha funzione particolare. Anzi l’albero fa anche fatica a mantenere queste cose inutili e colorate però l’ape è fondamentale per l’impollinazione. L’amore non è accettazione passiva dell’altro. Amare può essere difficoltoso perché bisogna sapere anche dire di no e avere la forza di dire al fratello che sta sbagliando o che un certo suo comportamento ci ferisce.  

È facile sapere amare chi se lo merita o chi ricambia il nostro amore. Si preferisce stare in quelle situazioni dove ci sentiamo bene e accolti dove ci si sente amati. È più difficile scendere in campo nella quotidianità dove si è a contatto ogni momento con le difficoltà e le differenze di chi si incontra.  Essere impegnati in parrocchia porta a confrontarsi con la comunità che è differente dal proprio gruppo di spiritualità, vivere la quotidianità famigliare è più difficile rispetto a rifugiarsi nel proprio gruppo di amici. Amore è riuscire a integrarsi alla base testimoniando l’esperienza di essere amati da Dio. Amore può essere anche mantenere uno status quo dove c’è un rispetto reciproco che evita di sconfinare in una guerra domestica.

Amare incondizionatamente significa amare anche chi non se lo merita. Questa è una delle difficoltà più grandi che incontriamo: è difficile amare se non ci sentiamo amati, se ci sentiamo trattati con inferiorità.

Amare, d'altra parte, significa anche saper correggere, rispettando i tempi degli altri. Saper mediare tra l'eccessiva insistenza e il menefreghismo. 

Per concludere l’amore è fatica e privazione dove non sempre ci sarà un riscontro positivo perciò o si impara ad essere generosi amando senza paura e senza calcolo oppure si rimane intrappolati nelle sabbie mobili della filosofia della compravendita dove tutto ha un prezzo.

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