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Troverete un bambino

Gim di Verona - Dicembre 2006

             Troverete un Bambino
         catechesi del GIM Verona, dicembre 2006 - Lc 2, 1-20

 

Luca prima racconta il fatto, (v. 6-7) l’evento storico e lo situa nella storia di oppressione di un popolo su un altro popolo. Poi lo presenta annunciato come segno da leggere che da significato a tutta la storia (v. 11-12) e infine verificato dai pastori (v. 16).

Splendore di un grande annuncio contrapposto alla piccolezza del segno, nascosto, da cercare.

Contrappunto tra la potenza umana che si auto esalta, si dilata e si consuma in un censimento mondiale per sapere quanti sono i sudditi per riscuotere le tasse e mandarli in guerra e, dall’altra parte, la scelta di Dio di umiliarsi, di farsi piccolo, di farsi bambino. Dio poteva venire con tutta la sua potenza e nel fulgore della sua gloria ma noi non saremmo stati liberi di sceglierlo; Lui sceglie di venire in un tempo difficile, in una famiglia povera di migranti che vive un momento difficile: mettersi in viaggio quando la donna sta per dare alla luce. In Gesù non si compie solo l’attesa dei giudei; egli è nato per tutto il mondo. Si apre un orizzonte ampio come il mondo, è affermata l’importanza universale della nascita di Gesù. Certamente un Dio piccolo si espone al rifiuto. E’ la vulnerabilità dell’amore, che non può non rispettare la libertà. Ma a quanti lo accolgono così com’è, da il potere di diventare “figli di Dio” Gv. 1,12

Ti senti libera, libero di scegliere la piccolezza di Dio per riconoscerti figlia, figlio o preferisci le lusinghe dei grandi?

La gran macchina del primo censimento mondiale non fa altro che adempiere un dettaglio del piano di Dio: far nascere il messia a Betlemme. Lo aveva promesso a Davide e non poteva mancargli di parola (Mi. 5,1; 2 Sam. 7). Quanto sono piccoli i più grandi avvenimenti umani, davanti al minimo dettaglio del suo disegno: Dio non vuole il male, ma avendoci fatti liberi non vuole impedirlo. Pero resta Dio, sovranamente libero di servirsi con gran fantasia e in modo mirabile di tutto per mostrare la sua fedeltà e il suo amore (Sal. 136).

E’ vero per te che Dio fa la storia con i piccoli e non con i grandi?

Sei cosciente che sta facendo la storia con te?

Con quale attitudine noi possiamo collaborare con Lui?

Giuseppe è il discendente di Davide, colui che da a Gesù tutte le prerogative e l’eredità della famiglia di appartenenza. Per questo Gesù può essere giustamente chiamato Figlio di Davide.

Maria e Giuseppe obbediscono alle leggi di questa storia. In che termini questa obbedienza è richiesta nel piano di salvezza? Dove non è lecita?

Noi dobbiamo obbedire a tutte le leggi dello Stato?

Una linea di risposta è nel comportamento libero di Gesù: Lui sceglie la solidarietà coi fratelli e le sorelle per obbedienza al Padre.

In obbedienza all’editto di Cesare Augusto, Maria e Giuseppe si trovano la dove “si compiono i giorni del parto”, nel luogo dove deve realizzarsi la promessa del Signore. Cesare Augusto aveva ordinato un evento storico, mai accaduto prima: il censimento, pero la storia si divide in prima e dopo della nascita di questo bambino. Nato fuori dalla sua città, fuori dalla città che non l’ha accolto, ma signore della storia. Siccome l’umanità non può raggiungere Dio, è Dio che si fa umano, non in un ricco palazzo dove solo alcuni ricchi l’avrebbero visto, ma in una grotta dove tutti, i pastori, le donne, i bambini, i magi ed anche gli animali, lo possono vedere. Tutti coloro disposti a scomodarsi per andarlo a vedere.

                                                                                 
Comboni non si è spaventato del compito che gli era stato assegnato da Dio  ed anche lui si scomoda:

“Sennonché trovandomi io da solo, senza gli aiuti e i mezzi pecuniari necessari per attuare il mio Piano, col permesso dei miei Superiori, fui costretto a percorrere per tre anni l'Italia, la Francia, la Spagna, l'Inghilterra e la Germania, soprattutto l'Austria, cercando di studiare continuamente le Missioni Estere e le loro istituzioni, che in Francia e in Irlanda sono organizzate mirabilmente. Dappertutto cercai di ampliare le mie cognizioni e, con l'esposizione chiara  dell'importanza dell'opera da intraprendere, benché mi vedessi dinanzi ostacoli quasi insormontabili e difficoltà enormi contro le quali avrei dovuto lottare sia in Europa come in Africa, nondimeno confidai sempre nel Cuore divino, che patì anche per la Nigrizia. Non mi lasciò un istante la speranza nell'esito finale del mio così grande e sublime compito.”


Tu sei disposta, disposto a scomodarti?

Betlemme è la casa del pane e Gesù è deposto sulla mangiatoia, dove si mette il pasto per gli animali. Gesù si fa cibo per tutti. Ora nudo nella mangiatoia, alla fine della sua vita terrena, ancora nudo, fuori della città, sul legno della croce. Pane per tutti.

Protagonisti di questa scena sono i pastori, gli esclusi per eccellenza della loro società, perché considerati impuri a causa della loro convivenza con gli animali e non hanno diritto di parola, non sono ascoltati come testimoni perché sospettati di violare i confini territoriali. Come i primi discepoli da pescatori diverranno pescatori di uomini, così i primi che hanno creduto alla Parola, che hanno trovato il bambino, lo riconoscono come salvatore e lo annunciano sono proprio loro, gli esclusi, i pastori a cui appare l’angelo del Signore, colui che annuncia, a dare la buona notizia che Dio si è donato a noi. E’ necessario l’annuncio perché la nascita di Dio in mezzo a noi non può essere dedotta da nessun ragionamento né prodotta da nessun sforzo umano.

Chi è stato per te un angelo che ti ha fatto conoscere l’amore che Dio ha per te?

Era necessario che si rivelasse e ci desse i criteri per riconoscerlo. Questa rivelazione è fatta ai pastori. “Dio infatti ama parlare con i semplici” Pr. 3,23. Per vederlo bisogna essergli vicini. Chi può riconoscere nella sua piccolezza di Agnello “il Pastore grande della pecore” Eb. 13,20 se non dei piccoli pastori? Il cammino che essi fanno per scoprire l’Agnello, li costituirà a loro volta missionari, servi della parola che annunciano. Il vangelo dell’infanzia è l’annuncio e la celebrazione della grande gioia messianica. Gioia annunciata agli esclusi che pero è per tutti, tutte le persone, tutti i popoli, tutti i tempi. Come a Maria anche ai pastori è annunciata una grande gioia: Dio è venuto ad abitare tra noi, si è rotto per sempre il muro che separava Dio dall’umanità, si riaprono le porte del paradiso, comunione profonda con Dio. Si abbatte anche la barriera del tempo: Gesù ci porta nell’oggi di Dio, un oggi che non finisce mai e che ogni persona, in tutti i tempi lo può sperimentare. Oggi Gesù nasce nella vita dei piccoli, di coloro che lo accolgono.

Sei disposto e disposta a lasciarti condurre dai pastori a vedere che oggi è nato per te il Salvatore?

Hai bisogno di un salvatore? Da  cosa deve salvarti?

L’annuncio non riguarda la salvezza, un’idea astratta della persona, bensì un salvatore, una persona concreta. Questo salvatore non sarà solo il Messia, l’inviato di Dio, ma Dio stesso, il Signore. Impossibile: “oggi è nato Dio!”.
Siccome noi siamo umani, al grande annuncio abbiamo bisogno di associare un segno. Qualcosa di tangibile che ci aiuti a confermare ciò che abbiamo creduto. E Dio ce lo da: “questo per voi il segno: troverete un bambino” La grandezza dell’amore consiste nel farsi piccolo per lasciar spazio a tutti e proprio la sua piccolezza estrema dimostra la grandezza di chi si fa solidale con tutti, cominciando dall’ultimo. E inizia la festa tra cielo e terra, tolta ogni distanza tra Dio e l’umanità, possiamo celebrare la pace promessa a tutti perché Dio ci ama tutti: ogni tribù, lingua, popolo e nazione. La sua altezza si è abbassata perché lo possiamo raggiungere, la sua grandezza si è concentrata nel bambino perché lo possiamo abbracciare.

I pastori hanno ascoltato l’annuncio, hanno visto la celebrazione del cielo ed ora cominciano a parlare. Accolgono l’invito e vanno. L’annuncio muove i piedi per andare a vedere il fatto che la parola ha reso noto. Prima c’è l’udire, poi l’andare, poi il vedere. Tutti possiamo giungere a questa fede, perché tutti siamo fatti a immagine di Dio, e la sua parola in noi trova subito risonanza. Bisogna però superare le resistenze e schiavitù della menzogna che ritarda e lega la nostra accoglienza della Parola, in modo che andiamo e vediamo ciò che abbiamo conosciuto.

Sono disponibile ad ascoltare la Parola che Dio mi annuncia?

Riesco a scomodarmi per andare a vedere il segno che Dio mi indica?

Quali sono le mie resistenze, quali menzogne ritardano o soffocano il mio slancio?

Cosa mi fa indugiare?

Dio ti ha fatto conoscere qualcosa, hai il coraggio di avvicinarti per conoscerlo meglio?

Andarono in fretta, non c’è tempo da perdere, non bisogna indugiare, come i bambini che hanno sempre fretta di vedere i regali.

Vanno, vedono, trovano, incontrano Maria, Giuseppe, il bambino, il segno, nel posto del cibo, la mangiatoia, il pane. E dopo averlo visto parlano a loro volta, annunciano ciò che hanno visto e udito, sono i primi missionari di Gesù; chi ascolta, vede ed incontra non può non dire a sua volta. E’ il dinamismo missionario che porta l’annuncio “fino agli estremi confini della terra” At. 1,8.

Lo stupore è il primo passo per incontrare Dio, il primo gradino di un cuore che si apre ad accogliere qualcosa di nuovo, per lui incredibile.

Sono capace di stupirmi, di meravigliarmi? Di che cosa?

Maria conosce i fatti, pero ascolta quello che dicono i pastori e conserva tutto nel suo cuore, è la capacità di approfondire e penetrare sempre di più il mistero. La parola è sempre nuova e rivela sempre un nuovo aspetto a chi ne fa il suo tesoro. Solo alla fine sarà ricomposto nel nostro cuore quel volto che vedremo faccia a faccia. 1 Cor. 13,12

I pastori tornano, al quotidiano, alla vita di ogni giorno, ma tornano lodando Dio, hanno udito e creduto, hanno visto ciò che hanno udito. Diventano annunciatori, missionari di questa gioia che è per tutto il popolo, per tutti i popoli.

Quando ritorni a casa, nel mese che separa un incontro dall’altro, come ti comporti? Lasci passare la tua gioia a chi ti circonda o vivi come sempre e se niente fosse accaduto? Riprendi la catechesi, ciò che il Signore ti annuncia e cerchi di viverlo o neanche la porti a casa?

Hai cominciato a prendere in mano seriamente la tua vita o la vivi come viene o peggio ti lasci vivere?

Hai cominciato camminare spiritualmente? Cosa fai?  Hai cercato qualcuno che ti aiuti?

Tutto questo ti fa un po’ paura?   
Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia:

Gesù è nato per noi!

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