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Marzo 2014 - Profuma la vita

Mt 26,6-13 - p. Daniele Zarantonello

PROFUMA LA VITA

Mt 26, 6-13

Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso, 7 gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa. 8 I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: «Perché questo spreco? 9 Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!». 10 Ma Gesù, accortosene, disse loro: «Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un'azione buona verso di me. 11 I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete. 12 Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura. 13 In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei». 

 

Il 28-29 gennaio nella casa della Cultura di Tumaco si è realizzata un'Udienza Preliminare della Commissione Giustizia e Pace, dove si sono incontrati gli ex capi paramilitari delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), attualmente dietro le sbarre, che costituivano e coordinavano il Bloque Libertario del Sur, un gruppo illegale giunto a Tumaco nel 2000 che per vari anni ha seminato il terrore con omicidi selettivi o con vere e proprie stragi, a confronto con i parenti delle vittime delle loro atrocità: sono state ascoltate 50 persone, rappresentando 99 vittime della violenza perpetrata da questo gruppo armato illegale.
E’ un capitolo duro della storia recente della nostra piccola e martoriata Perla del Pacifico: le AUC arrivarono a Tumaco – come afferma il loro capo alias Pablo Sevillano – “per limitare il potere della guerriglia nel controllo del territorio e delle rotte commerciali del narcotraffico”, con il silenzio, l’appoggio, la complicità delle istituzioni statali e di gruppi economici locali.
Le vittime invitate a questa udienza non sapevano di trovarsi faccia a faccia con i diretti responsabili della morte dei loro familiari: “se sapevo che c’erano loro, non venivo”, “non abbiamo nessuna garanzia di protezione per quel che diremo”, “non mi fido di parlare, è troppo rischioso”, “mi sono fatta forza ed ho deciso di parlare, perché è per colpa di tanto silenzio che continuiamo a vivere nella violenza”, sono stati alcuni dei commenti.
Anche la Diocesi di Tumaco, con la presenza del vescovo Gustavo Giron Higuita, ha partecipato come vittima indiretta delle AUC, a causa dell’omicidio della religiosa Yolanda Cerón Delgado. Il 19 di settembre 2001 un sicario appartenente al Bloque Libertario del Sur, per ordine diretto del leader Guillermo Pérez Alzate, alias “Pablo Sevillano” assassinò Yolanda, coordinatrice della Pastorale Sociale della Diocesi, perché “marxista e proclive alle idee della guerriglia” e “vincolata al gruppo sovversivo ELN (Ejercito de Liberación Nacional)”.
Però la versione delle persone che conobbero Yolanda è molto differente: per i paramilitari non erano convenienti le denunce che la suora faceva sulla loro complicità con la Forza Pubblica. Poco prima di essere assassinata Yolanda scrisse una lettera pubblica dove diceva che alcuni membri della Polizia, del DAS (Departamento Administrativo de Seguridad), della Base della Marina Militare, avrebbero collaborato negli omicidi selettivi, per azione o per omissione. Ugualmente è risaputo che alcuni commercianti e palmicultori, la maggioranza di essi non nativi della regione, collaboravano finanziando i paramilitari.
Yolanda era impegnata nella titolazione dei territori delle comunità afrodiscendenti. La legge 70/1993 riconosceva alle comunità negre il diritto alla proprietà collettiva dei territori da esse abitati, la protezione della loro identità culturale, il loro diritto di esistere come gruppo etnico, e la conformazione di Consejos Comunitarios con il compito di organizzare politicamente e proteggere  questo processo.
Questa donna ha profumato con la sua presenza e il suo impegno la costa negra del Pacifico Colombiano, un profumo di Giustizia, di libertà, di organizzazione comunitaria, profumo di Resurrezione.
Mentre leggo il testo dell'Unzione di Betania (Mt 26, 6-13) penso all'odore di carne in descomposizione che doveva impregnare la casa di  Simone “il lebbroso”, e per constrasto penso al profumo costoso che quella donna versò sulla testa di Gesù ... ripenso alle tante storie di persone violate nella loro vita personale, familiare, ferite nel corpo e nello spirito, segnate dalla paura che da anni le persegue, tante storie che sanno di morte, e dentro queste storie per contrasto il profumo di Yolanda e di tutte le persone che si sono - o sono state - spezzate per dare dignità, memoria, rispetto alle vittime.
“Perché tanto spreco?” “Non era meglio vendere questo profumo e darne il ricavato ai poveri?”. Il progetto di Gesù, il Regno di Dio, non si costruisce mandando soldi ai poveri, ma dando la vita, sprecandosi. Come Gesú diede la vita per il suo popolo, per amore, lo stesso Yolanda ha dato la sua vita, per amore. Marco (Mc 14,3) aggiunge un dettaglio bello a questo incontro: non solo la donna versò il profumo, ma pure “ruppe il frasco”, ricordando il corpo spezzato di Gesù sulla croce che profuma la storia di amore, ricordando i 6 proiettili che strapparono alla vita e alla pastorale Yolanda e i suoi sogni. Il profumo ha qualcosa di bello, di armonioso, di libero: non si può impedire al profumo di inebriare i presenti, non lo puoi espellere dalla casa, se non ti va lo devi accettare, non puoi sparare al profumo per ucciderlo, non lo puoi sgridare se non ti piace: devi accoglierlo e accettare che modifichi la tua percezione delle cose. Il profumo se ne va con il tempo, però quando se ne va, ne resta la nostalgia, e quando si sente un’altra volta quel profumo o uno similare, sprigiona dentro ricordi, emozioni, sensazioni, volti.
Oggi ho la percezione che tutto il processo di riparazione delle vittime si focalizza a partire da come risarcire la perdita di un figlio, di uno sposo, di un fratello, si cerca di quantificare il danno e dar una risposta economica o simbolica equiparabile. Però questo non è possibile. Per quanto sia importante la riparazione, la risposta da dare è un’altra: bisogna profumare la realtà con il profumo del perdono e della giustizia.
Nell’udienza pubblica, la parole che più si sono ripetute sono state: “che Dio ti perdoni, perché io non lo posso fare!”, parole cariche di anni di lacrime. Non c’è futuro per il nostro popolo senza perdono, di questo ne sono convinto, però stiamo parlando di un processo che non ha niente di scontato né di buonista. Non è serio invocare il perdono quando le ferite marcano altri corpi, altre famiglie, altre vite: il perdono sboccia da dentro il sepolcro, non da chi ne è spettatore. Sono le vittime che devono spalancare le porte della Resurrezione, che potranno dare un capitolo nuovo a questa terra insanguinata. Però è troppo poco l’accompagnamento che stiamo dando loro, troppo poco il rispetto, troppo lenta la riparazione.
Come Chiesa ci fa male sentire ancora dopo quasi 13 anni che Yolanda era una guerrigliera sovversiva, e che per questo “doveva essere assassinata”, quando tutti sappiamo che era una donna piccola, fragile, umile, bella, discepola di Gesù e consegnata integralmente alla causa per la quale Gesù visse e morì. Ancora oggi ci sono persone che macchiano la sua testimonianza evangelica giustificando i  proiettili che la strapparono a questa terra, distruggendo un lavoro pastorale bellissimo e profetico. E noi tutti gli anni, in settembre, celebriamo la “settimana per la pace”, e sempre il 19 di settembre – quando la uccisero - facciamo memoria del profumo della sua testimonianza di vita, e con lei ricordiamo tutti gli altri leaders che hanno dato la vita per profumare Tumaco di Pace. Ricordando quel profumo recuperiamo forza, energia positiva, e voglia di risorgere con Tumaco. Come Gesù, Yolanda vive, nella nostra prassi.

p. Daniele Zarantonello   





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