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Dicembre 2013 - Cammina cammina.... la luce di una stella

Mt 2 - p. Daniele Zarantonello


 

CAMMINA CAMMINA …. LA LUCE DI UNA STELLA

Mt 2

1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». 3 All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
  

6 E tu, Betlemme, terra di Giuda,
 

non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
 

da te uscirà infatti un capo 

che pascerà il mio popolo, Israele».
  

7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». 

9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

13 Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
  

14 Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15 dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
 

Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.
  

16 Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. 17 Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
  

18 Un grido è stato udito in Rama,
 

un pianto e un lamento grande; 

Rachele piange i suoi figli 


e non vuole essere consolata, perché non sono più.
  

19 Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». 21 Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. 22 Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23 e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

 


Una volta al mese ci riuniamo come comboniani alla spiaggia del Morro, un’incantevole cattedrale naturale di Tumaco, per pregare.

Scegliamo un testo biblico, un tema che ci orienti, al momento della condivisione dei nostri vissuti, del nostro mondo interiore.

Il mare, le onde, il silenzio, la brezza…. Tutto aiuta all’incontro con Dio dentro di noi e attorno a noi.

Diciamo “quasi” tutto: ripetutamente passano sopra le nostre teste i piccoli aerei destinati alla fumigazione delle piantagioni di coca. Da più di 10 anni è iniziata attraverso le fumigazioni l’attività di controllo delle coltivazioni di coca che dal 1994 hanno invaso le rive dei fiumi Tapaje, Satinga, Sanquianga, Patía, Telembí, Chaguí, Mira e Mataje. Uno squadrone di 5,6 velivoli si alzano in volo con frequenza per ricorrere tutte queste zone lasciando al loro passo una densa nube di glifosato, che in pochi giorni lascia queste coltivazioni e tutte le altre seminate nelle vicinanze, come erba secca. Questa “soluzione” apparente alla coca ne ha ridotto la produzione per un tempo limitato, però possiamo dire con triste certezza che non risolve proprio niente. La coltivazione della coca continua, mentre le coltivazioni tradizionali sono state quasi totalmente distrutte. La ricca regione della costa del Nariño, che potrebbe essere un vivaio straordinario per fertilità e condizioni climatiche, è stata convertita in un campo di gramigna e povertà, a causa dell’impossibilità di introdurre nuove piantagioni lecite, prima o poi puntualmente devastate dalle fumigazioni. È vero, come dicono le norme vigenti ufficiali, che i contadini possono esporre denuncia alle alte autorità chiedendo un risarcimento. Però questo è praticamente impossibile: c’è bisogno di un titolo di proprietà attualizzato, si richiede una visita delle autorità competenti nel luogo dove è avvenuta la fumigazione che certifichino il reale stato del terreno devastato dal glifosato, bisogna dare dei dati che certifichino i costi reali della produzione anteriore alla fumigazione, poi bisogna aspettare che da Bogotá si studi il caso e si dia una risposta ufficiale che ci mette sempre vari mesi. Ma queste pratiche è impossibile che le possano realizzare persone che non hanno titoli di proprietà, non hanno un’istruzione nemmeno elementare – è molto alto il tasso di analfabetismo nella zona rurale di Tumaco -, non hanno né preparazione né soldi per affrontare un viaggio di 25 ore di autobus (salvo imprevisti).

Continua la fumigazione senza sosta, ammazzando piante e sogni.

Non è l’unico modo di distruggere le piantagioni di coca: si sta facendo pure la eradicazione manuale che realizza l’esercito. Tanti sforzi, fondamentalmente inutili, perché impongono con la forza quello che le nostre comunità farebbero da sole, se si desse loro l’opportunità di parlare e di essere ascoltate.

Alzo gli occhi dalla Bibbia che mi accompagna in questo ritiro, e dall’altra parte del mare vedo la costa della Ensenada, il braccio opposto del golfo dove è situato Tumaco: lì ci sono cinquanta comunità ubicate o alla riva del mare o lungo i fiumi che sboccano in questa porzione di oceano Pacifico. Sono comunità che visito regolarmente, come responsabile della formazione dei catechisti della diocesi di Tumaco.

Ieri è venuto a trovarmi Hernàn, uno dei catechisti del fiume Tablón Dulce, per avvisarmi che l’incontro di formazione che abbiamo organizzato nella sua comunità non si può fare: la presenza di 200 militari per eradicare manualmente la coca impedisce loro di andare a raccogliere i prodotti della terra. Sono già due mesi che devono rimanere a casa senza possibilità di svolgere il loro normale lavoro di tutta la vita, e devono razionare gli alimenti. Per i militari tutti i contadini sono potenziali guerriglieri. È una zona con una forte presenza della FARC-EP (Fuerza armada revolucionaria de Colombia - Ejercito del Pueblo) e gli scontri con l’esercito sono all’ordine del giorno. Alcuni sentieri sono stati minati, trasformando questo paradiso terrestre in un purgatorio ad ogni passo.

La preghiera comunitaria in questa spiaggia così bella – capirete – non ha proprio niente di romantico, né la pace che trasmette il ritmo regolare delle onde è un tranquillante per la coscienza.

Pregare qui è riempire i polmoni di Spirito Santo, è mettersi in fila dietro a Gesù per scegliere il cammino, è alzare le braccia come Mosé per aprire questo mare e attraversarlo. Pregare è discernere tempi e modi, armarsi di impotenza per intravvedere lo spiraglio della Risurrezione di questo popolo, agire comunitariamente senza far cazzate.

Ho bisogno di questo tempo di preghiera, perché il caro amico Hernàn devo andare a trovarlo, e la comunità incontrando me deve ricevere l’abbraccio di Gesù. La settimana prossima andrò a Tablon Dulce, senza soluzioni, ma con una buona notizia nel cuore, nelle mani, nei piedi, nello sguardo.

La stella di Natale, che brilla sul luogo dove nasce Gesù, ha nella Bibbia un significato preciso: non ha nulla di meteorologico, ed è inutile cercare possibili comete che passarono per di là in quel periodo. Ha un significato simbolico bellissimo: la stella che brilla nella notte è Gesù risorto! Il racconto della nascita di Gesù è un testo post pasquale, serve per illuminare il cammino e la lotta delle prime comunità cristiane, come pure il cammino e la lotta di chi a Tumaco crede e spera nella vittoria del Risorto. Gesù è il Signore della storia, però bisogna riconoscerlo come tale. Non è sufficiente guardare al cielo, bisogna sapersi ubicare sulla terra. Non è sufficiente conoscere le Scritture, bisogna sapersi mettere in fila con i pastori, non è suficiente credere, bisogna saper amare, in ginocchio davanti alla fragilità della vita, da contemplare, da accogliere, da servire.

Contemplare la stella del Risorto che brilla a Betlemme ha per me oggi un significato preciso; per vedere la stella c’è bisogno di

- disarmarsi (nella fortezza di Gerusalemme le stelle scompaiono),

- mettersi in cammino (non ci sono poltrone per chi segue Gesù),

- contemplare la presenza di Gesù vivo, in ginocchio davanti ai poveri crocifissi di oggi, come a Betlemme.

Accompagnatemi in questo viaggio, sui passi di Gesù.

Hasta pronto! Al prossimo mese. Ah, dimenticavo ….. BUON ANNO!


P. Daniele Zarantonello

 

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